Biografia I primi anni

Holst nacque nel 1874 a Cheltenham, nel Gloucestershire. La sua famiglia, di origine svedese, si era trasferita in Inghilterra nel 1807 dopo aver soggiornato in Russia, dove un suo antenato aveva avuto incarichi di compositore di corte, e in Germania. Suo padre era un pianista e insegnante di musica (la madre era una delle sue allieve) e lavorava come organista presso la Chiesa di Ognissanti a Pittville. Holst perse la madre a otto anni e suo padre si risposò con un'altra allieva. L'ambiente culturale della casa era vivace; si leggevano Oscar Wilde e Arthur Conan Doyle, si apprezzava l'arte, la pittura e la musica di Wagner, Čajkovskij e Puccini. Di salute assai cagionevole e asmatico, Holst fu educato alla musica sin dalla più tenera età; detestava il violino ma suonava con piacere il pianoforte, cui dovette però rinunciare a causa dell'aggravarsi di un disturbo neurologico alle mani (soprattutto la destra), che gli impediva l'esercizio prolungato.

A sedici anni compose un'operetta in due atti che convinse il padre a compiere uno sforzo economico e mandarlo a studiare presso il Royal College of Music di Londra, che era stato fondato proprio in quegli anni. Studiò con il compositore irlandese Charles V. Stanford e strinse una solida amicizia con il compagno di studi Ralph Vaughan Williams, anche lui destinato ad un'importante carriera di compositore. In quel periodo si professò wagneriano convinto (fu molto colpito dall'ascolto di alcuni capolavori wagneriani) e fu impressionato dall'ascolto della Messa in Si minore di Bach. Non riuscendo a sostenere il necessario esercizio tecnico per lo studio del pianoforte a causa della malattia, studiò il trombone, che gli consentì sia di lavorare come orchestrale (esperienza che in seguito giudicò importante per la composizione), che di rinforzare le sue capacità respiratorie, indebolite dall'asma.

Le influenze culturali Sotto la guida di Stanford, nel 1895 compose un'opera, The Revoke, che inaugurò il suo catalogo come op. 1. In questo periodo si avvicinò alla poesia di Walt Whitman e alle dottrine socialiste; seguì le conferenze di George Bernard Shaw e di William Morris, con cui condivideva la scelta del vegetarianismo. La sua salute, già cagionevole, risentì ulteriormente della sottonutrizione determinata dalla difficoltà pratica nel seguire una tale filosofia alimentare. Patì anche di un sensibile calo della vista e di problemi digestivi, che l'avrebbero accompagnato per tutta la vita.

Il cosiddetto Sanskrit Period L'arco di tempo compreso tra il 1895 e il 1914 viene definito Sanskrit Period in quanto Gustav Holst manifestò forte interesse verso l'Oriente e in particolare verso l'India, la produzione letteraria in sanscrito e il misticismo indiano. Secondo Imogen Holst (figlia del compositore e sua principale biografa), il musicista iniziò a interessarsi alle traduzioni delle opere sanscrite a partire dal 1899, attratto dal misticismo del Ṛgveda, dal fascino del poema epico Rāmāyaṇa e dalla filosofia della Bhagavadgītā. In un primo momento, sempre seguendo la narrazione di Imogen, egli iniziò a raccogliere e collezionare tutte le traduzioni che riusciva a trovare, cambiando qualche parola o semplificando le frasi secondo la sua sensibilità, ma il sistema non gli pareva soddisfacente.

Si colloca a questo punto della narrazione l'aneddoto – spesso riferito dai biografi successivi – secondo cui Holst, approdato nella sala di lettura delle Oriental Languages del British Museum, chiese di consultare una cospicua serie di testi ma, quando gli portarono la pila di volumi, si rese conto che erano scritti in lingua sanscrita e quindi erano per lui inintelligibili. Dopo un iniziale momento di smarrimento egli avrebbe pensato di dedicarsi allo studio della lingua sanscrita e, pur avendo poca facilità nell'apprendere le lingue straniere, si sarebbe iscritto alla School of Oriental Languages, frequentando le lezioni di Miss Mabel Bode (di cui fu il primo allievo) e stringendo ben presto amicizia con lei. L'ipotesi che appare più verosimile è che – come suggerito anche dalla figlia – Holst abbia lavorato soprattutto sulle traduzioni, apportando ad esse le varianti stilistiche che gli parevano più utili.

Gli esordi nella professione Nel 1897 lasciò a malincuore il Royal College perché per potersi mantenere aveva accettato un posto da trombonista nella Carl Rosa Opera Company. In seguito dichiarò che tale esperienza fu importante per la sua comprensione pratica dei meccanismi orchestrali e gli fu utile nella composizione. Nel 1899 iniziò un'opera, Sita, in tre atti, basata sul poema epico indiano Rāmāyaṇa. La completò nel 1906. Nel 1900, scrisse la Cotswold Symphony, elegia scritta in memoria di William Morris, e completò il suo primo lavoro dato alle stampe, l'Ave Maria.

Nel 1901 sposò Isobel Harrison, un soprano che aveva conosciuto alcuni anni prima nei circoli socialisti, e decise di dedicarsi completamente alla composizione. Nel 1903 scrisse Indra, un poema sinfonico basato sulla figura dell'omonimo dio hindu. Fu un periodo duro, gli editori rifiutavano sistematicamente le brevi composizioni che Holst proponeva loro e le ristrettezze in cui versava alla fine lo convinsero a dedicarsi all'insegnamento. Nel 1905 assunse l'incarico di Direttore Musicale nella scuola femminile "St.Paul's Girls' School" di Hammersmith, Londra. Poco dopo, compose The Mystic Trumpeter, un pezzo per soprano e orchestra basato su testo di Walt Whitman, dalle forti influenze wagneriane. Musicò anche liriche di Thomas Hardy e Robert Bridges.

Il primo viaggio Nel 1906 la sua opera appena finita, la già menzionata Sita, fu sconfitta nel concorso di composizione indetto dall'editore Ricordi. Tale battuta d'arresto amareggiò molto Holst poiché è probabile che la sconfitta fosse da attribuirsi al suo vecchio professore di composizione, Stanford. Holst dovette trascorrere un periodo di riposo, per risollevarsi dallo stato di depressione in cui era caduto; viaggiò in Algeria, visitando tra l'altro una zona del Sahara in bicicletta e venendo a contatto con popolazioni locali. Fece rivivere le sensazioni e i colori dei luoghi visitati nella suite orchestrale Beni Mora, composta al suo ritorno, che ricevette considerazione dalla critica solo negli anni successivi, dopo che Holst aveva già raggiunto la fama.

Nuove opere e nuovi incarichi d'insegnamento Nel 1907 compose la Somerset Rhapsody e iniziò una nuova opera d'ispirazione indiana, Savitri, che completò l'anno dopo, iniziando nel contempo a comporre la prima serie dei summenzionati Choral Hymns from Rig-Veda, per voce e pianoforte, basati su passi del Rig Veda tradotti dal compositore stesso. Accettò inoltre il posto di direttore musicale in un'altra scuola, il Morley College, tenendo l'incarico (assieme a quello della St.Paul's) per tutta la vita.

Il viaggio in Spagna Nel 1912 dovette affrontare il parziale insuccesso della prima esecuzione dell'opera corale The Cloud Messenger, alla cui composizione si era dedicato negli anni precedenti. Per ritemprare le forze e il morale, già provato, partì alla volta della Spagna in compagnia dei musicisti Balfour Gardiner (padre del direttore John Eliot Gardiner) e Arnold Bax e il librettista e studioso di astrologia Clifford Bax, in un viaggio finanziato con i fondi di una donazione anonima. Nonostante la sua timidezza, Holst era affascinato dalla gente e dalla società e aveva sempre pensato che il miglior modo per conoscere bene una città era perdersi al suo interno. A Gerona, in Catalogna, spariva spesso, e soltanto diverse ore dopo i suoi amici lo ritrovavano a intrattenere discussioni astratte con i musicisti locali. Fu proprio in Spagna che Clifford Bax avvicinò Holst all'astrologia, che in seguito ha praticato durante tutta la sua vita stilando gli oroscopi dei suoi amici, e che ha ispirato la famosa suite I pianeti.

La riscoperta della tradizione popolare britannica e le influenze delle avanguardie Nel 1913 la sua scuola inaugurò una nuova ala destinata alla musica e Holst scrisse per l'occasione un'opera orchestrale di successo, che viene eseguita ancora oggi: la St. Paul's Suite. A causa della sua attività didattica, in questi anni era venuto in contatto con il movimento di riscoperta (che in quel periodo coinvolgeva molti compositori inglesi, tra cui l'amico Vaughan Williams) di molta musica popolare inglese medievale, dei madrigalisti del primo Seicento William Byrd e Thomas Weelkes e di Purcell. Lo studio di tale materiale e della musica del folklore inglese lo influenzò sensibilmente in tutte le composizioni successive.

Altre forti influenze di questo periodo furono Igor' Fëdorovič Stravinskij (era ancora vivo lo scandalo causato dalla prima de La sagra della primavera, nel 1913) e Arnold Schönberg, di cui Holst poté sentire, nel 1914, i 5 pezzi per orchestra, modernissima opera espressionista. Nonostante in passato avesse commentato satiricamente gli aspetti più stravaganti della cosiddetta musica moderna, Stravinskij e Schoenberg influenzarono la sua produzione successiva.

I pianeti: il trionfo mondiale La suite I pianeti (The Planets) fu e rimane ancora oggi l'opera più amata e ammirata di Holst. Fu concepita a partire dal 1914 sulla scia del grande interesse per l'astrologia e la teosofia che Holst aveva sviluppato a partire dal viaggio in Spagna e dalla conoscenza con C. Bax, e delle letture (soprattutto dell'opera dell'astrologo Alan Leo). Holst e la moglie risiedevano spesso nella casa di campagna di Thaxted, nell'Essex, immersi in un ambiente ricco di suggestioni del passato, a cominciare dall'architettura medievale e dal paesaggio.

È una serie di bozzetti musicali ispirati da 'umori' legati ai pianeti, piuttosto che qualcosa di concretamente collegato all'astrologia. Holst aveva comunque certamente tratto ispirazione dal libro The Art of Synthesis di Alan Leo, che è diviso in capitoli ognuno dei quali è dedicato ad un pianeta e ne descrive le caratteristiche della personalità e i valori ad esso associati, così che per esempio, nel libro di Leo Marte - Indipendente, ambizioso, caparbio Venere - Amore che rinasce, emotività Mercurio - Il messaggero alato degli dèi, pieno di risorse, eclettico Giove - Portatore d'abbondanza e perseveranza.

Holst fu inoltre influenzato da un astrologo del XIX secolo chiamato con lo pseudonimo di Raphael, il cui libro verte sul ruolo che giocano i pianeti nei destini del mondo. L'opera venne completata in due fasi: dapprima Marte, Venere e Giove, quindi Saturno, Urano, Nettuno e Mercurio dopo una pausa dedicata ad altre composizioni. L'ultima nota fu scritta nel 1916. L'influenza di Stravinskij fu colta da un critico, che definì la suite "la Sagra della Primavera inglese". È possibile scorgervi anche influenze di Debussy e Richard Strauss, oltre che dell'amico Vaughan Williams.

È inoltre interessante notare che The Planets è stato fonte d'ispirazione per varie colonne sonore cinematografiche. È noto che il regista George Lucas usò Marte, assieme ad altri brani di musica classica, come musica provvisoria non originale durante la lavorazione di Guerre stellari e in seguito John Williams ne citò palesemente alcuni temi nella sua colonna sonora originale definitiva. Si notano anche somiglianze tra la colonna sonora (di Alan Silvestri) di The Abyss e Nettuno, tra la colonna sonora (di Bernard Herrmann) di La donna che visse due volte e Viaggio al centro della Terra e Saturno, tra quella (opera di James Horner) di Titanic e Nettuno o Braveheart - Cuore impavido con "Giove" e infine tra quella de La Bibbia (1966) e - ancora una volta - Saturno.

La prima parte della suite fu di ispirazione ai musicisti Butler e Iommi per l'intro del brano Black Sabbath che diede il nome all'omonimo album