Per relazioni bilaterali tra Italia e Jugoslavia si intendono i rapporti culturali e politici tra Italia e Jugoslavia nel periodo che va dalla nascita di quest'ultima nel 1918, subito dopo la conclusione della prima guerra mondiale, fino al 1992, anno della sua dissoluzione.

Periodo tra le due guerre (1918-1940) Confine in Dalmazia Il 26 aprile 1915, il Regno d’Italia firmò con le potenze della Triplice intesa il Patto di Londra, un accordo segreto con cui l'Italia si impegnava a dichiarare guerra alla Triplice alleanza. In cambio, avrebbe ottenuto la Venezia Giulia, la Dalmazia settentrionale e un protettorato sull'Albania.

Nel marzo 1918, Ante Trumbić, rappresentante del Comitato jugoslavo, e il delegato italiano Andrea Torre sottoscrissero un’intesa in cui si stabiliva che la futura frontiera tra il Regno di Jugoslavia (ossia l'unione tra il Regno di Serbia e lo Stato degli Sloveni, Croati e Serbi) e l'Italia sarebbe stata definita secondo criteri democratici.

Nel novembre 1918, dopo la resa dell'Impero austro-ungarico in seguito all'armistizio di Villa Giusti, l'Italia occupò militarmente la Venezia Giulia, l'Istria, il Quarnaro e la Dalmazia, tutti territori appartenuti all'Impero asburgico. Lungo la costa dalmata, Roma istituì il Governatorato della Dalmazia, con la funzione provvisoria di accompagnare il territorio verso la piena integrazione nel Regno d'Italia, sostituendo gradualmente la legislazione precedente con quella nazionale.

Tuttavia, il Patto di Londra venne annullato con il Trattato di Versailles, a causa dell'opposizione del presidente statunitense Thomas Woodrow Wilson. L'Italia ottenne soltanto la Venezia Giulia, la città dalmata di Zara, nonché le isole di Cherso, Lussino e Lagosta. Un gran numero di italiani, , si vide costretto ad abbandonare le aree della Dalmazia assegnate alla Jugoslavia e a trasferirsi in Italia (principalmente a Zara). Con la fine della Prima guerra mondiale e la dissoluzione dell'Impero austro-ungarico, la Dalmazia entrò a far parte del neocostituito Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, poi denominato Regno di Jugoslavia.

Dopo il fallimento dei negoziati sui confini alla Conferenza di pace di Parigi, le trattative tra Roma e Belgrado proseguirono. Nel 1920 il governo italiano subì forti pressioni interne affinché espandesse i confini nazionali, ritenuti una compensazione dovuta per i sacrifici della guerra e il debito bellico. Un esempio di questa pressione fu la pubblicazione di una lettera, rivelatasi un falso, che il presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln avrebbe scritto nel 1853 allo scienziato italiano Macedonio Melloni nella quale venivano riconosciute le coste dalla laguna di Venezia fino a Fiume ed alle bocche di Cattaro territorio italiano.Pubblicata da Mussolini sul quotidiano il Popolo d'Italia l20 April e 920 Le relazioni sembravano stabilizzarsi con la firma del Trattato di Rapallo e l'annessione dello Stato libero di Fiume da parte dell'Italia.

I rapporti con il Regno di Jugoslavia rimasero tuttavia tesi e conflittuali, soprattutto a causa delle controversie sulla Dalmazia e sulla città portuale di Fiume. Quest'ultima, inizialmente proclamata Stato libero sotto il controllo della Società delle Nazioni, era stata occupata da un gruppo di irregolari italiani guidati da Gabriele D'Annunzio. Nel 1924, con un nuovo accordo, la città venne divisa tra Italia e Jugoslavia per via del trattato di Rapallo.

Nel frattempo, l'avvento del fascismo in Italia (1922) introdusse una politica fortemente nazionalista e assimilazionista, che comportò una drastica riduzione dei diritti delle minoranze presenti nei territori annessi.

Nel 1925, i due Paesi firmarono la convenzione di Nettuno, ma la sua ratifica da parte del Parlamento jugoslavo avvenne solo nel 1928, dopo l'assassinio del politico croato Stjepan Radić.

La questione albanese Prima di diventare Duce, Benito Mussolini aveva chiaramente espresso il proprio punto di vista nei confronti della Jugoslavia. Egli distingueva nettamente tra Serbia e Jugoslavia, affermando che l'Italia avrebbe mantenuto una politica amichevole verso la Serbia, ma avrebbe avuto buone relazioni con la Jugoslavia solo se quest'ultima avesse accettato che il suo destino fosse nell'Egeo e non nell'Adriatico.Lausanna talks between Benito Mussolini and Yugoslav foreign minister Momčilo Ninčić on 20 November 1922 I rapporti tra i due Stati si interruppero dopo la firma del patto di amicizia tra il Regno d'Italia e il Regno d'Albania, avvenuta il 27 novembre 1926. Tale evento portò alle dimissioni del ministro degli Esteri jugoslavo Momčilo Ninčić, che ritenne la propria politica sconfittaAnonymous (8 December 1926). "Serious Effect of The Italo-Albanian Pact". The Daily Telegraph. p. 9. e decise di lasciare l'incarico; le sue dimissioni furono seguite da quelle di altri membri del governo. Con la stipula di questo patto, agli occhi del re Alessandro I, l'Italia entrava nella zona d'influenza jugoslava. Mussolini, tuttavia, non diede alcun peso alle proteste diplomatiche provenienti da Belgrado. In risposta, la Jugoslavia firmò un patto militare segreto con la Francia l'11 novembre 1927.

In questo periodo avvennero i primi contatti tra Ante Pavelić, che cercava l’appoggio italiano per la distruzione della Jugoslavia e la creazione di una Croazia indipendente, e rappresentanti ufficiali italiani. Dopo la proclamazione della dittatura in Jugoslavia, nell'ottobre 1929 Pavelić lasciò il paese e si rifugiò in Italia. Mussolini affidò all’'esponente parlamentare Fulvio Suvich il compito di stabilire e mantenere i contatti con i separatisti croati. Dopo la proclamazione della dittatura del 6 gennaio 1929, le relazioni con gli Stati confinanti rimasero «una delle principali preoccupazioni del governo di Belgrado. Il governo jugoslavo mostrò grande interesse per il rinnovo del patto di amicizia italo-jugoslavo firmato a Roma nel 1924. Il ministro degli Esteri Vojislav Marinković e il ministro ad interim Kosta Kumanudi condividevano la stessa linea di politica estera, mentre il primo ministro Petar Živković dichiarò che la politica del suo governo sarebbe stata pacifica e avrebbe seguito le stesse direttive già perseguite dal governo del re Alessandro. Ciononostante, Belgrado continuò a osservare con attenzione gli sviluppi interni in Albania, in particolare la crisi che portò alle dimissioni di Elias Vrioni, considerato molto vicino a Mussolini.Moore, Martin (19 January 1929). "Jugoslavia and Italy". The Daily Telegraph. p. 12.

Le tensioni tra i due regni si manifestarono in modo evidente negli anni 1928 e 1929. Le prime difficoltà diplomatiche sorsero quando Zog I di Albania, con l'appoggio italiano, si proclamò re degli Albanesi. Poiché gran parte della popolazione del Kosovo jugoslavo era di etnia albanese, Belgrado interpretò tale proclamazione come un invito alla creazione di una Grande Albania sotto influenza italiana. Questi timori furono confermati nel 1929, quando l'Italia rifiutò di firmare un nuovo accordo di amicizia con la Jugoslavia. L'anno seguente Roma consentì a Pavelić di stabilirsi in Italia, dove egli fondò il movimento degli Ustascia, organizzazione fascista croata di orientamento anti-jugoslavo.

Alla fine del 1930 la Jugoslavia avviò negoziati segreti con l'Italia. Per esercitare maggiore pressione su Belgrado, Mussolini pronunciò alcuni discorsi in cui lanciò il motto «Dalmazia o morte!»;Discorso di Benito Mussolini a Napoli, 25 ottobre 1931 la reale richiesta, tuttavia, era che la Jugoslavia riconoscesse la supremazia italiana in Albania. Dopo il rifiuto di tale proposta nel 1932, Belgrado iniziò a cercare nuovi alleati per contrastare le pretese italiane. Di conseguenza, nel marzo 1934 la Jugoslavia firmò un accordo commerciale con la Germania nazista.

Anni successivi Il re jugoslavo Alessandro I fu assassinato il 9 ottobre 1934 da membri dell'Organizzazione Rivoluzionaria Interna Macedone, con l’aiuto degli Ustaša. L’Italia venne criticata per aver sostenuto e finanziato tali gruppi, fornendo loro campi di addestramento chiusi, assistenza logistica e supervisione diretta.Court hearing of Mile Budak Gli ustascia, tuttavia, non dimenticarono le azioni ostili del "controllore" italiano Ercole Conti.

Sotto la pressione della Francia, il Regno di Jugoslavia decise di non sollevare la questione delle responsabilità italiane nel regicidio dinanzi alla Società delle Nazioni. Con l'ascesa al potere di Milan Stojadinović, i rapporti tra i due regni migliorarono sensibilmente. Il 1º ottobre 1936 fu firmato un accordo commerciale, seguito da nuovi negoziati che portarono, il 25 marzo 1937, alla stipula di ulteriori intese e all'avvio di relazioni ufficialmente amichevoli. In tale occasione vennero anche risolte le questioni di confine, mentre l'Italia fornì a Belgrado informazioni sull'identità e sul luogo di residenza di 510 membri degli ustascia. Nel 1939, Galeazzo Ciano negoziò direttamente con Stojadinović l’annessione dell'Albania all’Italia. In quella circostanza, il reggente jugoslavo, Paolo Karađorđević, destituì e fece arrestare Stojadinović; da quel momento, le relazioni italo-jugoslave si deteriorarono rapidamente.

Negli ultimi due anni che precedettero lo scoppio della Seconda guerra mondiale, i contatti diplomatici tra Roma e Belgrado furono quasi interrotti, mentre l'Italia avviò trattative con la Germania e con gli ustascia. Nel 1940 l'Italia richiamò il generale Gastone Gambara dalla Spagna affinché assumesse il comando delle forze destinate ad attaccare la Banovina di Croazia (una provincia jugoslava).National Archives and Record Administration, Washington – Microfilm publication, Record of Italian Armed Forces L'offensiva venne rinviata solo a causa della dichiarazione di guerra dell'Italia contro la Francia, il 10 giugno 1940. Già nel febbraio 1940 erano stati elaborati piani italiani d’invasione della Jugoslavia, con l’obiettivo principale di occupare Sebenico, Spalato e Cattaro, così da consolidare la posizione italiana sull'Adriatico. L'unico ostacolo a tale progetto fu la volontà di Adolf Hitler di creare un'alleanza tra i due regni contro la Grecia. Durante i negoziati alla fine del 1940, l'Italia offrì a Belgrado la città di Salonicco, ma la proposta fu respinta. Solo quando Hitler avanzò un'offerta analoga nel marzo 1941, la Jugoslavia accettò, aderendo alle potenze dell'Asse il 25 marzo 1941. Dopo il colpo di Stato del 27 marzo, Hitler ordinò l’attacco contro la Jugoslavia. Due giorni più tardi, il nuovo primo ministro jugoslavo, Dušan Simović, chiese all'Italia di mediare per ristabilire i rapporti con la Germania, avvertendo Roma che, in caso di dichiarazione di guerra da parte dell'Asse, la Jugoslavia avrebbe invaso l'Albania italiana.Newspapers Novo vreme of 17 October 1943 and Spremnost of 31 October 1943 Il conflitto ebbe inizio il 6 aprile 1941 e si concluse con la distruzione del Regno di Jugoslavia l'aprile successivo, il 17 aprile 1941.

Seconda guerra mondiale

Invasione italo-tedesca della Jugoslavia L'invasione della Jugoslavia (identificata con il nome in codice Operazione 25 dall'Asse) fu l'attacco delle potenze dell'Asse al Regno di Jugoslavia, iniziato il 6 aprile 1941 durante la seconda guerra mondiale. L'invasione si concluse con la resa incondizionata dell'esercito reale jugoslavo il 17 aprile 1941, con l'annessione e l'occupazione del territorio da parte delle potenze dell'Asse e con la creazione dello Stato Indipendente della Croazia. L’Italia annetté l'area che costituiva la provincia di Lubiana, la unì alla provincia di Fiume e alle aree costituenti il Governatorato della Dalmazia.