Lauditorium Santa Lucia è una sala da concerto allestita nell'omonima chiesa sconsacrata, già di Santa Maria in Pensulis, situata nel centro storico di Gaeta, in provincia di Latina, in via Ladislao, 27.

È la più antica chiesa della città, essendo frutto dell'ampliamento dell'XI secolo di un preesistente luogo di culto di epoca altomedievale; chiusa al culto nel 1966, venne sconsacrata nel 1972 ed è di proprietà del comune di Gaeta. L'edificio è, insieme alla chiesa di San Giovanni a Mare, esempio dell'architettura romanica gaetana, caratterizzata da influssi paleocristiani e bizantini.

Storia La chiesa altomedievale

Nel sito dell'attuale edificio venne costruito un primitivo luogo di culto tra l'VIII e il IX secolo.E. Tosti, Lo sviluppo architettonico e i problemi conservativi delle chiese di Santa Lucia e del Salvatore a Gaeta, in Esso era situato nel centro abitato della città, aveva orientamento ortogonale rispetto all'odierno, con l'ingresso sull'antico decumano (l'attuale via Ladislao); la sua lunghezza (12 m) era pari alla larghezza dell'aula odierna, e la sua larghezza (6 m circa) corrispondeva alle prime due campate attuali. La chiesa era a navata unica, nella cui parete di fondo si apriva una piccola abside semicircolare in parte scavata nella roccia. L'ambiente era probabilmente coperto con soffitto a capriate lignee ed era illuminato da due bifore che si aprivano della parete di destra e che tuttora sono visibili, tamponate, sulla facciata della chiesa (che presenta, nella parte inferiore, un paramento murario differente rispetto al resto della costruzione, con inserti in opus spicatum, la cui disposizione, però, non sarebbe quella originaria) e da due monofore ad arco anch'esse attualmente murate e visibili all'interno dell'edificio, nelle prime due campate della navata sinistra al di sopra dell'antica porta d'accesso.E. Tosti, Lo sviluppo architettonico e i problemi conservativi delle chiese di Santa Lucia e del Salvatore a Gaeta, in

La chiesa altomedievale era dedicata probabilmente al Santissimo Salvatore (da non confondere con quella omonima in vicolo Caetani, attualmente ridotta in stato di rudere) e si tratterebbe del medesimo edificio citato con tale titolo nel Codex diplomaticus cajetanus nel 887 lungo la platea maior (identificabile con l'attuale via Ladislao), un documento in cui viene dichiarato che il sacerdote Mellito, operante in San Salvatore, riceve in enfiteusi un magazzino con botteghe situato nella città dal conte Giovanni figlio di Ramfo.E. Tosti, Lo sviluppo architettonico e i problemi conservativi delle chiese di Santa Lucia e del Salvatore a Gaeta, in Nel medesimo scritto è citata anche la non lontana chiesa di San Benedetto che poi, entro il 1024, ne avrebbe acquisito la titolazione.D. Mastrorilli, D. Quadrino, A. Vella, Gaeta tardoantica e altomedievale: topografia cristiana e arredo scultoreo, in L'indicazione fornita da Salvatore Ferraro di santa Lucia come dedicataria dell'edificio originario a partire da un documento del 976 del Codex diplomaticus cajetanus all'interno del quale, in una vertenza relativa ai beni della chiesa di San Nicola sull'isola di Zannone, si fa riferimento ad un Giorgio, arciprete della chiesa di Santa Lucia martire, sarebbe errata in quanto farebbe riferimento non all'edificio di Gaeta bensì alla scomparsa chiesa e diaconia di Santa Lucia in Septisolio a Roma.E. Tosti, Lo sviluppo architettonico e i problemi conservativi delle chiese di Santa Lucia e del Salvatore a Gaeta, in In una relazione compilata nel 1591 dal vescovo Alfonso Laso Sedeño per la Regia Camera della Sommaria, la parrocchia omonima viene definita una delle più antiche in assoluto della città, insieme a quelle di San Pietro, San Tommaso e San Giorgio, motivo per cui il parroco aveva diritto ad indossare la mitria, tradizione caduta in disuso nel XIX secolo. Il duca di Gaeta Giovanni III promosse dei restauri alla chiesa.

La ricostruzione bassomedievale

Nel XI secolo la chiesa venne ricostruita prendendo come modello la basilica abbaziale di Montecassino, riedificata dall'abate Desiderio a partire dal 1066 e consacrata nel 1071. L'asse venne ruotato di 90°, cosicché l'antica facciata venne inglobata nella parete laterale di sinistra; l'ambiente assunse una pianta basilicale di derivazione paleocristiana, a tre navate separate da archi poggianti su colonne di spoglio e coperte con soffitto a capriate. La chiesa gaetana, nella sua nuova conformazione, differiva dalla basilica desideriana per l'assenza del transetto ed aveva un aspetto analogo a quello della basilica di Sant'Angelo in Formis, nei pressi di Capua, o della chiesa di Santa Maria in Foro Claudio, a Ventaroli. Nell'ambito del medesimo intervento venne edificata anche la torre campanaria a base quadrangolare.

A partire dalla ricostruzione dell'XI secolo, la chiesa assunse la titolazione di Santa Maria in Pensulis (per la frequente presenza nella zona di giardini pensili), testimoniata per la prima volta in un documento del 1218 relativo alla donazione al monastero di Sant'Erasmo in Formia di un'abitazione situata nei pressi della chiesa, e presente anche nell'atto di fondazione dello Stabilimento della Santissima Annunziata (1322); essa venne mantenuta fino a tutto il XVII secolo, come testimoniato da due lapidi sepolcrali presenti all'interno della chiesa e rispettivamente datate 1480 e 1681, prima di venire sostituita dall'attuale che si era andata ad affiancare alla precedente almeno dalla seconda metà del XV secolo, venendo citata per la prima volta nel censimento del 1459.E. Tosti, Lo sviluppo architettonico e i problemi conservativi delle chiese di Santa Lucia e del Salvatore a Gaeta, in

La chiesa fu oggetto di restauro nel XIII secolo, probabilmente in seguito al terremoto del 1º giugno 1213, che ebbe epicentro sotto i Monti Aurunci e causò ingenti danni nell'area circostante, all'interno della quale ricadeva la città di Gaeta. In tal frangente l'originaria copertura a travi lignee venne sostituita, in tutte e tre le navate, con volte a crociera; per questo motivo fu necessario rinforzare le pareti dotandole di contrafforti (nella navata laterale di sinistra) e aumentandone lo spessore (nella navata centrale). Per tutto il medioevo, dall'VIII-IX secolo fino al XV,G. Bordi, I dipinti murali in palinsesto della chiesa di Santa Lucia a Gaeta, in l'interno della chiesa venne arricchito con affreschi, in alcuni casi anche coprendo quelli più antichi.

Durante la permanenza a Gaeta di Ladislao di Durazzo, re di Napoli, e di sua moglie Costanza Chiaramonte, che soggiornarono insieme alla corte nella città dal 1387 al 1399, la chiesa di Santa Maria in Pensulis svolse la funzione di cappella palatina per la vicinanza con il palazzo ove dimorò il sovrano.

Gli interventi rinascimentali e barocchi

Nel corso dei secoli successivi la chiesa non subì modifiche sostanziali, il che le permise di mantenere pressoché inalterata la sua struttura medioevale: gli interventi condotti furono finalizzati ad arricchire l'interno dell'edificio con elementi decorativi in stile rinascimentale e barocco.

Nel 1456 venne commissionata dal parroco Giuliano D'Orca la realizzazione di un trittico raffigurante lIncoronazione della Vergine, da collocarsi sopra l'altare maggiore, al pittore Giovanni da Gaeta, che successivamente per la chiesa dipinse anche un Crocifisso dipinto. Nel corso del XV secolo vennero edificati alcuni altari laterali lungo le navate minori.

Nel 1646 per volere del parroco Giambattista D'Aino (o Daino) Della Croce, la chiesa fu oggetto di un importante intervento di restauro in chiave barocca: l'interno venne arricchito con sobrie decorazioni in stucco e scagliola poste ad ornare le sottostanti membrature medioevali, assumendo un aspetto non dissimile da quello attuale della collegiata di San Pietro in Minturno. Vennero edificati quattro nuovi altari in luogo del precedente, dedicati rispettivamente a san Giuseppe, san Filippo Neri, al Crocifisso e a santa Lucia. L'altare maggiore venne inglobato all'interno di un retablo in legno dorato posto immediatamente davanti all'arco absidale: i due settori laterali erano costituiti da altrettante nicchie ad arco riccamente decorate con bassorilievi e contenenti le statue rispettivamente di San Pietro (a sinistra) e San Paolo (a destra), mentre quello centrale era formato dal trittico di Giovanni da Gaeta inserito all'interno di una cornice; quest'ultima, ascrivibile alla cerchia di intagliatori di Giovanni Francesco Mormando e costituita da un'alta trabeazione con fregio a bassorilievo, sorretta da due colonne corinzie scanalate tortili e sormontata dalle statue di Sant'Erasmo (a sinistra), San Marciano (a destra) e San Michele arcangelo (al centro), era probabilmente la parte anteriore dell'organo a canne costruito nel XVI secolo per la cattedrale di Gaeta; nei campi lasciati vuoti in alto dal trittico erano dipinti gli Evangelisti. Al di sopra del retablo, a occludere completamente l'abside, si trovava una ricca decorazione a stucco raffigurante un velario tenuto aperto da due angeli, che dipartiva da una corona lignea di notevoli dimensioni.

Nel 1654 la chiesa, oltre ad essere parrocchia, divenne sede di una cappellania, fondata dal parroco D'Aino e affidata al sacerdote Francesco Varlone; vi era anche una confraternita dedicata a san Filippo Neri, che si riuniva presso l'omonimo altare, testimoniata nel 1751 e non più presente nella seconda metà del secolo successivo. Nuovi restauri vennero condotti per volere del parroco Francesco Orecchia Sales, al termine dei quali, il 13 luglio 1755, il vescovo di Gaeta Gennaro Carmignani consacrò tre nuovi altari:M. Gianandrea, Iterazioni culturali ai confini del Regno. I pannelli marmorei ricomposti nella cattedrale di Gaeta, in

L'8 maggio 1765 lo stesso vescovo procedette alla dedicazione della chiesa:M. Gianandrea, Iterazioni culturali ai confini del Regno. I pannelli marmorei ricomposti nella cattedrale di Gaeta, in

Nel corso del XIX secolo la chiesa, troppo piccola per essere riadattata a scopi militari, continuò ad essere sede di parrocchia e a venire officiata regolarmente pur versando in uno stato precario che verrà più volte registrato fino all'intervento degli anni 1930.E. Tosti, Lo sviluppo architettonico e i problemi conservativi delle chiese di Santa Lucia e del Salvatore a Gaeta, in Nel 1852 Giacomo Guarinelli, maggiore e comandante del Genio, nonché architetto in quegli anni attivo a Gaeta anche per l'ampliamento e rifacimento in stile neogotico del tempio di San Francesco, venne incaricato di restaurare alcune chiese della città tra cui quella di Santa Lucia, dove in particolare avrebbe voluto recuperare i frammenti cosmateschi del pavimento e i bassorilievi allora considerati parte dell'antico e perduto ambone della cattedrale; i lavori non ebbero mai luogo. Onorato Gaetani dell'Aquila d'Aragona, sindaco di Gaeta nel 1870-1876, durante il suo mandato avrebbe voluto trasferire la parrocchia alla vicina chiesa di Santa Caterina d'Alessandria per trasformare la chiesa di Santa Lucia, una volta sconsacrata, in museo d'arte e storia locale.

I restauri dei secoli XX e XXI Il restauro del 1934-1937

Tra il 1934 e il 1937 la chiesa fu oggetto di un radicale intervento di restauro condotto da Gino Chierici per volere dello storico e Ministro della pubblica istruzione Pietro Fedele (originario di Minturno) e dell'arcivescovo di Gaeta Dionigi Casaroli.