La critica cinematografica è quel genere letterario che si propone di raccontare, analizzare, spiegare e giudicare un'opera cinematografica. Può essere genericamente divisa in due correnti, differenziate dallo scopo primario dell'operazione critica come dal luogo editoriale in cui è esercitata: la critica giornalistica, ossia la recensione, e la critica teorica, ossia lo studio del cinema.
La critica giornalistica
I critici cinematografici che scrivono su quotidiani, riviste e pubblicazioni via web, così come quelli che lavorano in televisione (vedi: Critica televisiva) o in radio, si occupano per la maggior parte di film di recente o prossima uscita. Solitamente, il loro compito è fare da mediatore tra l'opera e coloro ai quali essa si rivolge, realizzando una recensione che possa indirizzare il pubblico verso il film trattato oppure allontanarlo da esso. Sostanzialmente, quindi, il lavoro del critico consiste nel far sapere se un film vale la pena di essere visto o meno.
Le case di distribuzione cinematografica organizzano delle proiezioni speciali per i critici di Roma e Milano normalmente anticipate di qualche giorno rispetto alla data di uscita nelle sale italiane, più raramente anticipate di qualche settimana. È anche possibile che per alcune particolari pellicole il distributore fornisca ad alcuni critici o ad alcune testate una copia in Blu Ray o DVD del film, così da dar loro modo di parlarne in tempo.
Nello svolgere il suo lavoro, dunque, il critico cinematografico affronta in particolare due problemi: il poco tempo a disposizione per scrivere, e il poco spazio a disposizione per trattare il film. Nello spazio e nel tempo che gli è concesso, il critico deve riassumere la storia raccontata dal film, condendola possibilmente di notizie sull'autore e sul contesto che ha portato alla realizzazione della pellicola; deve spiegare i significati del film e gli intenti degli autori, mettendo in relazione il film con i precedenti degli stessi autori o dello stesso genere; e deve esprimere un giudizio che valuti il valore effettivo dell'opera, la sua riuscita.
L'efficacia di una recensione è tanto maggiore quanto più il film è "anonimo" e non ha una solida base di appassionati. Film di genere, film in qualche modo tratti da opere precedenti (sequel, remake, adattamenti...) o film di registi e attori particolarmente noti non hanno bisogno di una risposta positiva da parte della critica cinematografica per raggiungere il proprio pubblico. Per questo motivo, certe volte in Italia di queste pellicole non vengono organizzate anteprime stampa (negli Stati Uniti, invece, si usa non far vedere ai critici i film che sicuramente otterrebbero da loro un responso negativo). Al contrario, un film che sia espressione di una cinematografia poco nota, sia distribuito da un distributore poco potente o abbia un tema particolarmente sottile, necessita del supporto della critica per trovare un pubblico che sia interessato: in questo caso, il critico è l'unico mezzo che il pubblico ha per venire a sapere di che tipo di film realmente si tratti.
Marcos Uzal su Cahiers du cinéma ha avuto modo di riportare, con un certo humour, una considerazione di André Bazin del 1955 (Cahiers n. 48) dove, in sostanza, il critico francese sottolinea una disciplina monacale da parte del critico che, riprendendo il suo posto di lavoro dopo aver assistito a un film, gli sembra di aver vissuto in un altro universo, quello del film, fatto di ordine, di rigore e di regole di cui il cinema costituisce l'unità spirituale e di cui lo spettatore troverà poi eco in riviste come Cinemonde o Match. Lo stesso Uzal scrive poi che sarebbe un errore dimenticare che la critica non è questione di opinione, ma di pensiero.
Il voto Morando Morandini fu uno dei primi critici cinematografici ad introdurre in Italia, nel 1975 nella stampa quotidiana, nel giornale "La Notte", il sistema delle "stellette" mutuato dalla critica statunitense, ossia un giudizio sommario dato al film attraverso l'attribuzione di piccole stelle (o asterischi, o pallini) a seconda del valore dello stesso. Generalmente la scala utilizzata è di cinque stelle, ma molte pubblicazioni usano attribuire anche i mezzi voti. La rivista mensile "Cinema" iniziò ad usare il voto con le stellette sino dalla fine degli anni 30.
Esistono anche metodi di valutazione diversi a seconda della pubblicazione. Alcune testate preferiscono dare un'etichetta al film piuttosto che un giudizio di merito, utilizzando un aggettivo che possa servire a comunicare istantaneamente il tipo di film trattato. Altre danno il voto in decimi, altre ancora usano soltanto quattro stellette, ma il sistema più utilizzato è di gran lunga quello delle cinque stellette.
Per quanto possa venir facile paragonare il voto che un critico dà ad un film a quello che lo stesso critico ha dato in passato ad altri film, in realtà il voto è da considerarsi a sé stante. Roger Ebert, il primo critico cinematografico a vincere il Premio Pulitzer e uno dei critici più influenti d'America, nella sua recensione di Shaolin Soccer ha bene espresso questo concetto: "Il sistema delle stellette è da considerarsi relativo, non assoluto. Quando chiedete ad un amico se Hellboy è un bel film, non gli chiedete se è un bel film rispetto a Mystic River, gli chiedete se è un bel film rispetto a The Punisher. E la mia risposta sarebbe che, se in una scala da 1 a 4 Superman è 4, allora Hellboy è 3 e The Punisher è 2. Allo stesso modo, se American Beauty è un film da 4 stelle, allora Il delitto Fitzgerald ne merita due".
Il rischio di assegnare un voto ad un film è quello che il lettore si fermi al voto e non legga poi la recensione. In realtà il voto è nato come compendio alla recensione, come riassunto del giudizio critico da esso non separabile. In teoria il voto dovrebbe servire per incuriosire il lettore nei confronti del film e della recensione stessa.
I dizionari di cinema Lo statunitense Leonard Maltin è stato il primo critico cinematografico a realizzare un volume che catalogasse e valutasse tutti i film disponibili sul mercato cinematografico e dell'home video nazionale. La prima edizione del suo Leonard Maltin's Movie and Video Guide fu pubblicata nel settembre del 1969. A partire dal 1987, ogni anno viene pubblicata la versione aggiornata e corretta.
In Italia il primo dizionario di cinema è quello firmato da Pino Farinotti, pubblicato per la prima volta nel 1979. Ci sono poi il dizionario curato da Morando Morandini, pubblicato da Zanichelli, e quello a cadenza biennale di Paolo Mereghetti, edito da Baldini Castoldi Dalai. Questi tre critici si avvalgono per la stesura dei loro dizionari della collaborazione di altri critici, che non firmano le singole recensioni ma sono regolarmente riconosciuti del lavoro svolto nei crediti del volume.
La funzione di questi dizionari è quella di essere per il lettore una guida a rapida consultazione dei film che è possibile noleggiare in versione home video o vedere trasmessi in televisione. Nel giro di poche righe, il dizionario propone un breve sunto della trama del film ed uno stringato commento critico, seguito dal giudizio sommario espresso in stellette. La critica cinematografica nella sua forma più estrema.
La critica e il marketing Tra gli autori che più hanno affrontato questo tema teorizzando la separazione tra i due ambiti, c'è il critico Sergio Frosali, il quale osservava già negli anni '60 una progressiva mercificazione del cinema e della critica stessa, attribuendo questo fenomeno a dinamiche socio-culturali e di mercato. Inizialmente, il critico godeva di un'autonomia considerevole, con poca pressione dal mercato, poiché il cinema era percepito più come un fatto di cultura che di consumo. Tuttavia, col tempo, il critico è diventato un "agente di una divulgazione ormai sempre più arresa alla fatalità dei consumi di massa". Questa resa è legata anche al bisogno crescente dei giornali di "cavalcare tutte le mode per ricavarne crescite di tiratura". Frosali denunciava una "censura del mercato" e un "embrassons-nous fra il capitale cinematografico e quello editoriale" che condizionano la libertà della critica..
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Ritenendo che citare una recensione particolarmente positiva avesse un buon appiglio sul pubblico, nell'estate del 2000 la Columbia Pictures iniziò a citare più volte nelle sue locandine frasi del critico del Ridgefield Press David Manning. Un anno dopo, il giornalista John Horn rivelò in un articolo per Newsweek come David Manning fosse una creazione della Columbia e le sue "recensioni" fossero pura invenzione. Lo scandalo fu talmente grosso che la Columbia dovette pagare oltre 300.000 dollari allo stato del Connecticut (dove ha sede il Ridgefield Press) e fu denunciata da un'associazione di spettatori, raggiungendo con essa un accordo secondo cui avrebbe restituito parte del prezzo del biglietto a chiunque avrebbe dichiarato di aver visto al cinema i film "recensiti" da Manning.
La critica su internet
La storia della critica cinematografica on line in Italia è iniziata negli anni novanta con la comparsa di numerosi siti specializzati. La prima pubblicazione a riconoscere la presenza della critica cinematografica on line è Cyber Show. Cinema e teatro con internet (Ubulibri, 1996) di Fabio Paracchini. La sua esplorazione è però limitata alla segnalazione della rivista web Tempi Moderni: "Per una volta l'Italia non ha niente da invidiare agli States: è infatti tutta italiana una delle migliori e-zine cinematografiche (o videorivista di cinema, come si autodefinisce ) che si possano trovare in Internet. Curata da Maurizio Imbriale, si avvale di una folta redazione (Sandra Bordigoni, Claudio Fuiano, Luigia Parravano, Gian Guido Spinelli, Sebastiano Tecchio, Francesco Troiano, Luigi De Angelis) e ha sede (se di sede si può parlare per una rivista telematica) a Roma (...) Quello che rende Tempi Moderni il migliore sito italiano di cinema sono i contenuti: attraverso una nutrita serie di interventi si può avere (nella nostra lingua) un panorama sulla situazione cinematografica paragonabile a quello offerto dalle migliori riviste cartacee, e in più si hanno i vantaggi della multimedialità che caratterizza l'interfaccia web".
Al di là del grado di professionalità dei singoli siti, la critica cinematografica via internet è l'evoluzione delle fanzine cartacee del XX secolo, ma mentre le fanzine erano e sono per lo più specializzate in argomenti particolari, non è infrequente trovare siti di critica a tutto tondo. La critica "militante" o comunque specialistica o di genere è sempre molto presente sul web, non solo italiano, ma la maggioranza dei siti si occupano di critica cinematografica in generale. Quasi tutti i siti più seguiti offrono all'utente la possibilità di lasciare commenti e quindi interagire col sito stesso.
Nonostante una costante confusione di ruoli, competenze e professionalità di tre mezzi d'espressione diversi come le testate cinematografiche, blog personali e blog professionali di cinema, confusione per lo più imputabile alla superficialità con la quale la stampa cartacea solitamente identifica i colleghi della rete (genericamente ritenuti tutti "blog"), la critica in rete ha assunto negli ultimi anni una dimensione più strutturata grazie al posizionamento di alcune testate specializzate come MyMovies, quest'ultimo è da tempo il sito di critica cinematografica più visitato in Italia. Concentrando sulle loro pagine la maggior parte del trafficoDati Audiweb Agosto 2010, contando su uno staff di critici ristretto e fisso (a differenza dei siti meno strutturati che sono soliti appoggiarsi ad appassionati genericamente in alcuni casi anche non retribuiti per il proprio lavoro) e mescolando infine critici formatisi online ad altri provenienti dalla carta (come Giancarlo Zappoli e Pino Farinotti), la testata ha contribuito a mutare il pregiudizio prevalentemente negativo sulla critica online.