La provincia di Viterbo è una provincia italiana del Lazio di abitanti, con capoluogo Viterbo.

Comprende 60 comuni e si estende nella parte settentrionale della regione, su un territorio tradizionalmente identificato in larga parte con la Tuscia. Il capoluogo concentra le principali funzioni amministrative provinciali; la sede centrale dell'ente è ospitata a Palazzo Gentili, in via Saffi 49.

Istituita nel 1927, contestualmente alla soppressione della precedente sottoprefettura di Viterbo, la provincia occupa l'estremità nord-occidentale del Lazio. Confina a nord-ovest con la provincia di Grosseto e a nord con la provincia di Siena, entrambe in Toscana, e con la provincia di Terni in Umbria; a est confina con la provincia di Rieti, a sud con la città metropolitana di Roma Capitale, mentre a ovest è delimitata dal mar Tirreno.

Geografia fisica

Territorio La provincia di Viterbo occupa la parte nord-occidentale del Lazio, estendendosi dal mar Tirreno, a ovest, fino alla valle del Tevere, che ne delimita per lunghi tratti il settore orientale. Il territorio provinciale presenta una notevole varietà morfologica, determinata soprattutto dalla presenza dei sistemi vulcanici dell'Alto Lazio, alternati a zone collinari, pianure costiere e valli fluviali.

Procedendo dalla costa verso l'interno si distinguono la fascia pianeggiante della Maremma laziale, il vasto settore collinare e vulcanico dell'entroterra, caratterizzato principalmente dai Monti Volsini e dai Monti Cimini, e il versante occidentale della valle del Tevere. A queste unità si aggiunge, nella parte meridionale della provincia, il settore settentrionale dell'apparato vulcanico sabatino.

La fascia occidentale comprende il litorale tirrenico e l'entroterra della Maremma laziale, caratterizzato da quote generalmente modeste e da un paesaggio prevalentemente pianeggiante o debolmente ondulato. Verso nord e nord-ovest si sviluppa invece il territorio dell'Alta Tuscia, nel quale assume particolare rilievo il sistema vulcanico dei Volsini, al cui centro si trova il lago di Bolsena.

Il settore centrale e sud-orientale è dominato dai Monti Cimini e dall'apparato vulcanico vicano, che circonda il lago di Vico. Più a est il territorio degrada verso la valle del Tevere, che costituisce uno degli elementi geografici principali della provincia e la separa in parte dall'Umbria.

Il capoluogo Viterbo è situato nel settore centrale della provincia, ai margini occidentali dei Monti Cimini e tra i sistemi vulcanici cimino-vicano e vulsino. La sua posizione corrisponde a una zona di transizione tra i rilievi dell'interno e le aree che degradano verso la Maremma e il Tirreno.

Orografia e geologia

Il rilievo provinciale è costituito prevalentemente da sistemi collinari e montuosi di origine vulcanica. Le principali elevazioni appartengono ai Monti Cimini, complesso dell'Antiappennino laziale formatosi in seguito all'attività vulcanica che interessò questa parte dell'Italia centrale.

La massima elevazione della provincia è il Monte Cimino, che raggiunge i m s.l.m. nel territorio di Soriano nel Cimino. Il rilievo rappresenta il principale edificio dell'antico sistema vulcanico cimino, la cui attività è collocata tra circa 1,35 milioni e 800.000 anni fa. Intorno al rilievo principale l'attività magmatica ha determinato la formazione di numerose alture minori.

Al sistema cimino-vicano appartengono anche il monte Fogliano, il Poggio Nibbio e il monte Venere, che circondano in parte la conca del lago di Vico. Il paesaggio di questo settore è quindi caratterizzato dall'alternanza di rilievi vulcanici, conche e pianori.

Nella parte settentrionale della provincia si sviluppano i Monti Volsini, complesso di rilievi prevalentemente collinari disposto intorno alla conca del lago di Bolsena. La morfologia dell'area è strettamente connessa all'attività del sistema vulcanico vulsino, i cui prodotti costituiscono una parte considerevole dei terreni della Tuscia settentrionale.

Nel complesso, la geologia della provincia è stata profondamente modellata dal vulcanismo quaternario. Nel territorio affiorano prodotti riconducibili ai sistemi vulsino, vicano, cimino e sabatino, che hanno contribuito alla formazione di rilievi, altopiani tufacei e depressioni vulcano-tettoniche. Le grandi conche occupate oggi dai laghi di Bolsena e di Vico costituiscono gli elementi più evidenti di questa evoluzione geologica.

Idrografia

L'idrografia provinciale è caratterizzata dalla presenza di grandi bacini lacustri di origine vulcanica e da una rete di corsi d'acqua diretti sia verso il mar Tirreno sia verso il bacino del Tevere. I principali elementi idrografici sono i laghi di Bolsena e di Vico e lo stesso Tevere.

Il lago di Bolsena, situato nell'Alta Tuscia, costituisce il maggiore bacino lacustre della provincia. Ha una superficie di circa 113,5 km² ed è il quinto lago italiano per estensione. Il bacino, di origine vulcanica, occupa una vasta depressione del sistema vulsino e presenta al proprio interno le isole Bisentina e Martana. Sulle sue rive sorgono, tra gli altri, i centri di Bolsena, Marta e Capodimonte, mentre Montefiascone è posto in posizione sopraelevata rispetto alla conca lacustre.

Dal lago di Bolsena ha origine il Marta, suo emissario, che attraversa il settore occidentale della provincia e raggiunge il Tirreno nei pressi di Tarquinia. Al sistema idrografico tirrenico appartiene anche il Fiora, che interessa il territorio settentrionale della provincia prima di dirigersi verso la costa.

Il lago di Vico occupa invece una depressione vulcanica compresa nel sistema dei Monti Cimini. Il bacino e una parte considerevole dei rilievi circostanti costituiscono un'area di particolare interesse naturalistico e forestale.

Tra i bacini minori si trovano il lago di Mezzano, nel territorio di Valentano, e il lago di Monterosi, entrambi inseriti nel paesaggio vulcanico della provincia.

Il Tevere interessa il margine orientale del territorio provinciale e costituisce per alcuni tratti il confine amministrativo con le province di Terni e Rieti. Nel suo bacino confluiscono diversi corsi d'acqua provenienti dall'entroterra; tra quelli che interessano la provincia figura il Paglia, che raggiunge il Tevere poco a valle di Orvieto.

Vegetazione e patrimonio forestale

Il patrimonio forestale costituisce una componente significativa del paesaggio della provincia, soprattutto nei settori collinari e montuosi dell'interno. La sua consistenza varia tuttavia sensibilmente a seconda della metodologia di rilevazione utilizzata. Il Piano territoriale provinciale generale riportava, sulla base del quinto Censimento generale dell'agricoltura, ettari di superficie classificata come bosco, comprendendo i castagneti da frutto secondo la normativa regionale, pari al 16,3% del territorio provinciale. La cartografia elaborata dal Sistema informativo territoriale della Provincia stimava invece ettari di aree boscate, corrispondenti a un indice di boscosità del 21,6%.

La distribuzione della vegetazione riflette le differenze di altitudine, clima e substrato presenti tra la costa tirrenica, la Maremma e i rilievi vulcanici. Nei settori a quota inferiore sono diffuse formazioni di vegetazione mediterranea e boschi di querce, mentre sui rilievi dell'interno assumono maggiore importanza il cerro, il castagno e, alle quote superiori e nelle condizioni microclimatiche più favorevoli, il faggio.

I boschi di cerro sono particolarmente diffusi nel territorio provinciale e si estendono dalla fascia maremmana fino ai rilievi cimini. Nei settori più bassi possono essere associati ad altre specie, tra cui leccio, sughera, carpini, olmi e orniello. Salendo verso i rilievi vulcanici, acquistano invece maggiore importanza le formazioni di castagno, presenti soprattutto sui Monti Cimini e nelle altre aree caratterizzate da terreni vulcanici.

La castanicoltura costituisce uno degli elementi tradizionali del paesaggio dei Cimini. Accanto ai boschi cedui sono presenti castagneti da frutto, mentre altre aree sono caratterizzate da boschi misti di cerro, castagno e faggio.

Particolare interesse naturalistico rivestono le faggete del Monte Cimino e del Monte Raschio, nel territorio di Oriolo Romano. Entrambe fanno parte del sito seriale transnazionale delle Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d'Europa, riconosciuto come patrimonio mondiale dall'UNESCO.

La presenza del faggio anche a quote relativamente basse costituisce una peculiarità di alcune aree forestali della Tuscia. In particolare, le condizioni microclimatiche locali hanno favorito la conservazione di faggete in posizioni altimetriche inferiori rispetto a quelle generalmente occupate dalla specie nell'Appennino, contribuendo alla particolare diversità degli ambienti forestali provinciali.

Storia Antecedenti amministrativi L'istituzione della provincia di Viterbo nel 1927 si inserì in una tradizione amministrativa territoriale precedente all'Unità d'Italia. Durante lo Stato Pontificio, Viterbo aveva infatti svolto funzioni di capoluogo nell'ambito del Patrimonio di San Pietro in Tuscia, conservando un ruolo amministrativo sovralocale anche dopo la parentesi dell'amministrazione napoleonica.

Dopo l'annessione di Roma e del Lazio al Regno d'Italia nel 1870, il territorio viterbese fu compreso nella provincia di Roma. Viterbo divenne sede dell'omonimo circondario, una circoscrizione amministrativa dipendente dalla sottoprefettura locale. Tale organizzazione rimase in vigore fino al riordinamento delle circoscrizioni provinciali attuato nel 1927.

Istituzione della provincia La provincia di Viterbo fu istituita dal governo fascista nell'ambito della generale riorganizzazione delle circoscrizioni amministrative dello Stato disposta con il regio decreto-legge n. 1 del 2 gennaio 1927. Il provvedimento istituì diciassette nuove province e stabilì espressamente che quella di Viterbo, con capoluogo nella città omonima, comprendesse i comuni appartenenti al precedente circondario di Viterbo. Lo stesso provvedimento soppresse contemporaneamente i circondari e le sottoprefetture, facendo quindi venir meno la precedente circoscrizione viterbese e trasferendone il territorio alla nuova provincia.

Al momento della costituzione la nuova circoscrizione comprendeva i 60 comuni dell'ex circondario di Viterbo. Le successive aggregazioni comunali interne ne ridussero tuttavia rapidamente il numero. Sulla base del censimento del 1921, il territorio attribuito inizialmente alla provincia contava abitanti e si estendeva per ettari.

La delimitazione della provincia fu modificata già nello stesso anno. Con il regio decreto-legge n. 468 del 31 marzo 1927, il comune di Monte Romano, appartenente all'ex circondario di Civitavecchia, fu distaccato dalla provincia di Roma e aggregato a quella di Viterbo.

Ampliamento territoriale e primi ordinamenti Un ampliamento più consistente avvenne l'anno successivo con la legge n. 2735 del 2 dicembre 1928, recante Ampliamento della Provincia di Viterbo. Furono trasferiti alla provincia di Viterbo i comuni di Montalto di Castro e Tarquinia, appartenenti all'ex circondario di Civitavecchia, e quelli di Monterosi, Nepi, Oriolo Romano e Sant'Oreste, precedentemente compresi nell'area amministrativa romana.

La circoscrizione così definita non coincideva ancora completamente con quella attuale. Sant'Oreste rimase infatti nella provincia di Viterbo fino al 1941, quando fu nuovamente aggregato alla provincia di Roma.

Parallelamente alla definizione dei confini provinciali furono effettuate numerose modifiche delle circoscrizioni comunali. Con il regio decreto n. 866 del 9 aprile 1928, furono soppressi e aggregati diversi comuni: Bagnaia, San Martino al Cimino e gran parte di Grotte Santo Stefano furono incorporati nel comune di Viterbo, mentre altre porzioni territoriali furono attribuite a Graffignano e Celleno.

L'amministrazione durante il periodo fascista