La pagina illustra i palazzi di Lanciano, situati sia nel centro storico (i quattro quartieri Lancianovecchio, Civitanova, Sacca e Borgo), la parte moderna, e nelle contrade.

Centro storico

Quartiere Piazza Plebiscito La Piazza era l'antico centro attivo della città, stratificatasi nei secoli con colmature di un piccolo fossato, con un percorso archeologico sotterraneo scavato nel 1992-1999, è stata rifatta a più riprese, nel XV secolo, a basolato in ciottoli di fiume locali, come è stato riportato alla luce nel 1992, e in seguito nel XVIII secolo, quando ha preso più o meno la conformazione attuale. I palazzi che si affacciavano, compresa la Basilica cattedrale, erano collegati da un ampio porticato con funzione di deambulazione e di vendita e stipula di atti notarili. I portici furono quasi tutti demoliti tra il 1819 e la metà dell'Ottocento, solo una piccola parte è sopravvissuta. Nel 1799 durate i tumulti di francesi, fu assaltato il Palazzo Carabba, che chiudeva la piazza a ovest, verso la discesa di piazza Garibaldi, che a fine '800 verrà abbattuto. Nel 1904 sarà aperta la fontana pubblica, sostituita nel 1926 dal Monumento ai caduti.

Palazzo comunale: risalente al XVI secolo, come palazzo delle Scuole Pie col monastero dei Padri Scolpi di San GiuseppeF. Sargiacomo, Lanciano e le sue chiese, Lanciano 2000, ad vocem, verrà costruito soltanto dopo il 1861 su progetto di Filippo Sargiacomo, Il vecchio municipio aveva sede vacante, ed era ospitato dal XVI secolo, presso il convento dei Francescani, come "Palazzo dell'Università". Il progetto di Sargiacomo, dopo che il monastero degli Scolopi era stato adibito a teatro comunale, fu quello di demolire ciò che restava delle vecchie carceri comunali, che saranno trasferite nell'ex convento dei Padri Rocchettini di Santa Giovina. Il palazzo fu tirato a nuovo, con l'aggiunta di un avancorpo sulla piazza a loggiato, per ospitare la Sala di Conversazione. Questa fu progettata dal Sargiacomo nel 1900 e realizzata dall'impresa Giacinto LucianiArchivio storico comunale di Lanciano, sezione Archivio F. Sargiacomo, busta XXII, fasc. 18, una zona polivalente per conferenze ed eventi di gala. In quel tempo Lanciano era frequentata da diverse personalità, la famiglia D'Ovidio, l'avvocato De Giorgio, i Carabba, i Colalè, Giovanni Papini, Paolo Orano, Cesare de Titta, Luigi Illuminati, Augusto Romagnoli. I lavori furono voluti dai sindaci Gerardo Berenga e Giulio Petragnani, si conclusero nel 1902, le volte interne furono dipinte dai lancianesi Augusto de Arcangelis e Vincenzo Gagliardi, chiamati anche a dipingere la volta del Teatro comunale

La Casa di Conversazione è stata distrutta, insieme con la facciata antica, dai bombardamenti del 1944, e ricostruita seguendo il progetto originale, ma senza il cornicione superiore decorato coi fasci littori. La struttura esterna ha pianta quadrata, molto imponente, con un loggiato alla base che si affaccia verso Piazza Plebiscito. Il loggiato è sormontato da un blocco con tre finestre ad arco a tutto sesto, sede della Sala di Conversazione, e ancora più in alto da due piani, posti più indietro, che ospitano gli uffici del comune. Lo stile della struttura è neoclassico, con aggiunte varie in stile misto, sculture di muse del Cav. Croce, e sculture lignee di Paolo Spoltore. La sala grande è dedicata l prof. Benito Lanci.

Teatro comunale "Fedele Fenaroli": salendo la via dei Frentani, è posto sulla destra, attaccato al palazzo comunale, sede di un originario convento dedicato a San Giuseppe con il Collegio degli Scolopi. La pianta, è stata progettata nel 1834 da Taddeo Salvini di Orsogna (la facciata è del 1840, e l'inaugurazione ci fu nel 1847). I lavori incominciarono nel 1834, dopo la sconsacrazione della chiesa di San Giuseppe, e chiamato "Teatro San Ferdinando", e divenne uno dei principali teatri d'opera d'Abruzzo insieme con il Teatro Marrucino di Chieti e il Teatro dell'Aquila. Gli interni sono stati decorati nella volta con le pitture di Augusto De Arcangelis, andati persi coi danneggiamenti della guerra. Il teatro ha vissuto periodi alterni di fama e di chiusura, come la prima avvenuta nel 1876; fu restaurato varie volte. Diverse furono le Filodrammatiche locali che vi hanno preso parte, tra gli attori e drammaturghi di maggiore fama che produssero opere, si ricordano Francesco Masciangelo, Cesare de Titta, Giulio Sigismondi, Eduardo Di Loreto, Ugo Di Santo, Guglielmo Polzinetti, Cesare Fagiani, Alfredo Bontempi e Benito Lanci.Il teatro è a pianta quadrangolare irregolare. La facciata è rialzata rispetto al dislivello della salita, decorata in stile post-classico, la parte del primo livello con le colonne fu terminata dal Sargiacomo, la parte superiore ha aspetto neoclassico, frutto del restauro dell'era fascista del 1939 che mostra i tipici caratteri classicheggianti-razionalisti della facciata: l'ingresso è preceduto da quattro colonne doriche, che sorreggono la balaustra centrale, sormontata da cinque finestre sovrastate da placche rettangolari in rilievo con iscrizioni latine presso tre di queste, che ricordano il restauro del 1939 e la data di fondazione; l'architrave del tetto spiovente è triangolare. L'interno è costituito dall'aspetto classico del teatro d'opera all'italiana, a forma di ferro di cavallo, con 44 posti a sedere nei 4 palchi, suddivisi da festoni decorativi in stile tardo-barocco, con elementi vegetali e figure antropomorfe. Il palcoscenico è decorato da un tendone in rosso porpora, con in alto lo stemma civico di Lanciano. Il teatro fu chiuso per anni a causa di incuria, e fu riaperto nel 1998 dopo corposi lavori di restauro. Il vestibolo di ingresso ha i due busti in bronzo dei musicisti lancianesi Fedele Fenaroli e Francesco Masciangelo; il foyer del teatro è stato inaugurato nel 2014, dedicato all'attore lancianese Alfredo Cohen.

Quartiere Lancianovecchia

Palazzo Cappuccini de Riseis: si trova all'ingresso della salita dei Frentani, in corrispondenza con il Teatro Fenaroli. Appartenne in origine alla famiglia Cappuccini, di origine toscana, la cui ultima discendente, donna Rosalia Cappuccini, sposò il 10 febbraio 1793 il Barone Camillo de’ Riseis di Scerni. Nel catasto onciario del 1618 troviamo la famiglia Cappuccini menzionata fra quelle più importanti del quartiere di Lanciano Vecchio. Con atto del notar Palazzi, nel 1662, la famiglia Cappuccini è annoverata fra la nobiltà cittadina. Numerose personalità spiccarono tra i membri della famiglia de’ Riseis. Panfilo de Riseis, nato a Scerni il 20 agosto 1795 e morto a Napoli il 10 agosto 1883 fu Senatore del Regno nel 1880, che progettò la ferrovia Sangritana per il collegamento di Lanciano con Napoli, presentato nel 1853. Il palazzo è ricordato per un delitto efferato, ricordato nelle memorie di Filippo Sargiacomo: "[La Baronessa Clementina de Riseis] fu seppellita nella Chiesa di S. Agostino, sotto il pilastro rimpetto il sepolcro del Barone Gigliani, nell'altro lato della Chiesa. Avvenuto l'assassinio la Giustizia si mise subito alla ricerca dello assassino, e per raggiungere più facilmente lo scopo, si cercò di rintracciare il fabbro ferraio che fece il coltello, cosicché il detto coltello fu presentato a tutti i fabbri ferrai della città, e fu il ferraio Fazia che riconobbe essere quello il coltello da lui manifatturato, a richiesta di Domenico Sangiuliani, che gli disse di occorrergli nella prossima Pasqua per uccidere gli agnelli. Saputosi così il nome dell'assassino, non tardò molto ad essere rintracciato, e quindi preso ed incarcerato. Espletatesi le formalità di legge pel regolare processo, la causa fu trattata nel Tribunale Criminale di Chieti, la di cui sentenza fu quella della pena capitale, e detta sentenza fu eseguita nella setta città di Chieti, coll'essere ghigliottinato con una generale esasperazione"F. Sargiacomo, Lanciano tra Ottocento e Novecento, a cura di Filippo Sargiacomo jr., Lanciano 1999 pp. 224Il palazzo rinascimentale dà l'ingresso sulla salita: è decorato da fasce in bugnato lungo i lati, con scolpite delle figure antropomorfe e mitologiche, come una sirena, e in cima lo stemma della famiglia De Riseis. Un porzione del palazzo nell'era fascista fu usata come Casa del Fascio. L'interno ha una piccola corte trapezoidale, un tempo col pavimento in acciottolato; i piani superiori hanno le volte dipinte con motivi mitologici neoclassici, opera di Augusto de Arcangelis.

Palazzo De Crecchio: si trova lungo via dei Frentani, posto davanti a Palazzo Vergilj. Costruito nel XVIII secolo, completato nel 1811. Fu eretto sopra il Palazzo d'Avalos, famiglia vastese che governò Lanciano come feudo dal 1646 sino al 1734, e che a sua volta era stato riadattato dall'antico Palazzo del Governatore Regio. Il palazzo ha dato i natali al senatore e medico Luigi De Crecchio, ricordato con un monumentale bassorilievo sulla facciata, con inserti in bronzo. Oggi il palazzo è usato come biblioteca regionale "P. Salvucci" e Centro servizi culturali Regione Abruzzo, e sede convegni, dopo il restauro e l'inaugurazione nel 1981. Per dimensioni e qualità costruttiva, il palazzo è uno dei più interessanti del centro storico; per lo stile è detto anche "palazzo Vanvitelli", forse progettato da un suo allievo: la facciata principale presenta un forte sviluppo orizzontale, con un corpo centrale coronato da timpano triangolare, aggettante rispetto alle altre ali, definito da piano nobile da un ordine di quattro lesene a capitelli ionici. Le tre campate da queste definite hanno balconi ai lati e vano cieco di uguale dimensione nella campata mediana; i livelli sono due, separati da cornice marcapiano che fa da contrappunto alla fascia di raccordo delle finestre del pianterreno, intercettante i portali ad arco all'altezza d'imposta. La muratura è in mattoni faccia vista, il pianterreno ha fasce orizzontali in bugnato liscio, in corsi di altezza costante, interrotte dai portali a tutto sesto. All'interno si apre, attraverso un vestibolo voltato a botte, il giardino terrazzato, utilizzato oggi per fini culturali; il palazzo è dotato anche di un antico pozzo, e di stanze nei piani interrati per la servitù e le stalle.