Hercules è il titolo di una miniserie TV statunitense del 2005 con protagonista l'eroe della mitologia greco-romana Ercole.

Trama Antica Grecia. L'odio che divide Giove e Giunone ha diviso anche i mortali in due fazioni: chi adora la "dea madre terra" Giunone e chi continua a seguire Giove come loro vero Dio.

Alcmena, regina di Tirinto e sacerdotessa di Giunone, durante la festa del raccolto compie con le sue ancelle ninfe degli illegali sacrifici umani alla dea, uccidendo uomini per lei, mentre suo marito Anfitrione, seguace di Giove, sta tornando a casa dopo aver sterminato gli assassini della famiglia della moglie a Creta. Alcmena, sul punto di sacrificare un uomo si accorge che è ermafrodito e non può quindi sacrificarlo, ma si limita acceca graffiandogli gli occhi con un suo ciondolo affilato. La vittima sacrificale, che risponde a nome di Tiresia, ottiene il potere della preveggenza e avverte la regina che quella stessa notte verrà punita da Giove. Intanto, la galera di Anfitrione sta affrontando una tempesta e quando uno degli schiavi cretesi gli dice che quella è la punizione della sua dea Giunone, Anfitrione lo punisce facendogli una cicatrice a forma di saetta, il simbolo di Giove, sul braccio. Lo schiavo, picchiando il capitano e rubandogli il mantello, fugge a nuoto verso la riva, dove trova Alcmena, che lo scambia per il marito, e la violenta. Il giorno dopo, Anfitrione torna a palazzo e amoreggia con lei, ma scopre che un uomo con una saetta sul braccio potrebbe averla messa incinta ieri sera. A confermare ciò è Tiresia, che dice ai sovrani che Alcmena attende due figli, uno dei quali è il figlio di Giove.

Non volendo avere il figlio del suo dio nemico, Alcmena, incapace di distinguere i due neonati, si dirige a Stinfalia dove interroga due sorelle Arpie su come individuare il figlio di Giove, dicendo a loro che chiamerà il suo legittimo figlio Ificle. Le Arpie riconoscono il semidio, notando una forza straordinaria in lui, e consigliano alla regina di chiamarlo Hercules, "la gloria di Giunone". Mentre Anfitrione cresce in simpatia Hercules, Alcmena preferisce prendersi cura solamente di Ificle, inoltre, per "volere di Giunone", infila due serpenti nella culla di Hercules, ma questi li strozza come se niente fosse.

I due fratelli vengono quindi cresciuti a Tebe, presso il palazzo di loro cugino Euristeo e la cugina Megara, dove sono istruiti nel combattimento dal centauro Chirone e nelle arti dall'aedo Iolao, che Hercules pare uccidere dopo averlo colpito in testa con la lira, dopo che questi lo aveva ammonito per non essere né bravo né acculturato. Mentre i due allievi scappano spaventati a corte a riferire tutto, Iolao viene salvato dalla ninfa di Diana, la vergine Deianira, che lo salva dalla morte grazie alle sue doti curative. Hercules non viene accusato di omicidio, data la scomparsa del corpo, ma viene punito con l'esilio nelle campagne, dove userà la sua forza bruta per proteggere i pascoli reali dai predatori. Prima di andarsene, Anfitrione gli rivela che lui è il figlio di Giove e gli regala due bracciali ornati con i serpenti che uccise nella culla.

Passano gli anni, ed Hercules passa più tempo a fare il dongiovanni con le ninfe che a badare al pascolo e a seguire le lezioni di Chirone, finché un giorno, inseguendo il violento cinghiale che mette zizzania nel gregge, incontra Deianira mentre sta facendo il bagno in un lago e la corteggia con insolenza. Iolao, che è vive con la ninfa come suo aiutante, fingendosi un fantasma, impone a Hercules di chiedere scusa a Deianira e di comportarsi da uomo. Hercules, spaventato dall'apparizione, si scusa con Deianira, incappando anche nei suoi parenti che, accompagnati dal prode Teseo, sono a caccia del cinghiale. Hercules si unisce a loro, intenzionato a fare bella figura davanti a sua cugina, ma Euristeo finisce col prendersi la gloria abbattendo la bestia dopo che Hercules l'aveva fermato e Deianira l'aveva ferito. Giorni dopo, Hercules si ritrova a spiare i riti a Giunone della festa del raccolto e Megara, ubriaca dopo il suo rito di iniziazione, ha un rapporto sessuale con Hercules, del quale se ne pente il giorno dopo. Passano i mesi, e dopo aver scacciato un forte ladro di bestiame chiamato Anteo, soprannominato "il Toro di Creta", Hercules viene accusato di stupro dal padre di Megara, Creonte, dopo che ha partorito tre gemelli. Hercules fugge con Chirone nel villaggio dei centauri sulle montagne, dove trova asilo.

Hercules, parlando con il padre, capisce che potrà ritornare a Tebe solo dopo essersi dimostrato leale e abile, perciò si mette ad allenarsi duramente per poter diventare forte quanto Anteo, sollevando ripetutamente un cavallo per anni. L'occasione di redimersi arriva quando a Tebe giunge un mostro bicefalo, l'Idra, a cui Anfitrione e Creonte danno la caccia. Arrivato a valle, Hercules non solo scopre che Iolao è ancora vivo, ma che l'Idra è giunta per distruggere l'accampamento reale. Hercules combatte valorosamente il mostro assieme al padre e assistito da Iolao che gli consiglia di bruciare le teste che taglia affinché non gliene ricrescano altre due. Durante lo scontro, Anfitrione perde la vita, ma Hercules riesce ad abbattere la bestia. Per il valore dimostrato, Creonte decide di ritirare l'esilio di Hercules e di dargli in sposa sua figlia. Megara, già riluttante a sposare Hercules, viene plagiata da Alcmena, che la convince a eliminare i tre bambini (essendo nipoti di Giove) e figliare con Euristeo per avere una vita serena come regina di Tirinto. Ificle anche si unisce alla loro trama. Durante la prima notte di nozze, dopo aver mescolato nel vino una pozione malefica datagli da Alcmena per far impazzire Hercules, Ificle manda i suoi nipoti, con cui l'eroe stava costruendo un rapporto amorevole, a colpirlo con delle spade, facendo loro credere che sia tutto un gioco, ma Hercules dopo essere stato colpito, vedendoli come demoni sotto gli effetti della pozione, li uccide a sangue freddo. Sul punto di uccidere anche il fratello, Hercules rinsavisce e si accorge di ciò che ha commesso, fuggendo dalla reggia in preda al dolore. Giunto nel bosco, abbatte numerosi alberi e li usa per costruirsi una pira su cui darsi fuoco e suicidarsi, ma un fulmine lo paralizza facendolo svenire, mentre la pioggia spegne le fiamme della sua pira. Prendendolo come un segno, Creonte decide di non condannarlo, in quanto protetto da Giove, ma ordina che vada a consultare l'Oracolo di Delfi affinché possa chiedere come fare penitenza per il suo figlicidio.

Dopo aver passato giorni in coma presso le cure di Deianira, Hercules si risveglia ed è messo al corrente della volontà di Creonte e parte con Iolao a Delfi. L'Oracolo, che si scopre essere Tiresia, dice a Hercules che deve farsi imporre da Euristeo, che ha sposato Megara, sei ardue prove che gli permetteranno di liberarsi dal suo tormento. La prima prova imposta è uccidere gli uccelli di Stinfalia ed Hercules torna vittorioso con le teste delle due Arpie, una delle quali viene rianimata da Alcmena e Megara, affinché gli consiglino quale prossima prova mortale proporre. La seconda prova consiste nell'uccidere il Leone Nemeo, che uccide i poveri pastori che si avventurano vicino alla sua tana, dove pare esserci prigioniera una donna, usata come esca dal leone. Hercules e Iolao si dirigono a Nemea, trovano la tana del Leone e cercano di liberare la fanciulla, ma questa si rivela essere la belva: è una Sfinge dalla pelliccia dura come la pietra. Hercules riesce a ucciderla usando i suoi stessi artigli per ferirla e scuoiarla, poi usa la sua pelle come mantello. Per la terza prova, su consiglio di Chirone, dovrà catturare il bandito Toro di Creta e portarlo vivo a palazzo. Con l'aiuto del villaggio devastato di Nestore, Hercules affronta Anteo, scoprendo la fonte della sua forza: la madre terra che tanto adora. Dopo averlo buttato in acqua, Hercules non ha alcuna fatica nel sollevarlo e portarlo a Tirinto senza fargli mettere piede a terra, purtroppo, durante la lotta, Chirone muore per mano del bandito. Nonostante le richieste del popolo, Hercules ed Euristeo rifiutano di annullare le fatiche, ma acconsentono a una sospensione per concedere all'eroe un po' di riposo. Durante la pausa, Hercules scopre che Deianira ha adottato un orfano di nome Illo, anche se Iolao ha capito che si tratta del figlio che ha concepito approfittando del coma dell'eroe. Tiresia, intanto, giunge a Tebe per avvertire Euristeo che la figlia che ha avuto da Megara, Iole, porta con sé una profezia: se si sposerà, suo marito ucciderà Euristeo. Non volendo ciò, Euristeo proclama suo cugino Ificle suo successore ed erede, impedendo così alla figlia di salire al trono. Megara prende offesa a ciò e scopre anche che Alcmena l'ha manipolata per far liberarsi i suoi figli solo eavvantaggiare la successione del proprio, sempre giustificandolo come "il volere di Giunone".

Megara offre a Hercules la prossima sfida, consigliatale dal prigioniero Anteo: domare le puledre cannibali di Lemno e di portare la collana dorata che porta la capo-gruppo della mandria. Hercules e Iolao partono con Giasone, che farà tappa a Lemno per la sua missione, scoprendo che Illo è salito di nascosto sulla nave per seguire Hercules, con cui ha instaurato un rapporto amorevole. Arrivati a Lemno, gli Argonauti sono accolti dalle Amazzoni e da Teseo. Egli racconta di come è naufragato sull'isola e abbia sposato la loro regina Ippolita, che cerca di spingerli ad andarsene per evitare che le cavalle li uccidano quando passeranno proprio quella notte, ma gli Argonauti rifiutano e riescono a tenere testa alle cavalle. Hercules riesce a strappare alla leader la cintura d'oro, scoprendo che le cavalle sono le Amazzoni trasformate a seguito di un loro rito a Giunone a cui però Hercules fa capire che non è la dea a richiederlo, ma loro che si erano convinte di farlo su sua richiesta. A Tebe, intanto, Megara si vendica di Alcmena facendo assumerle la pozione malefica che aveva reso folle tempo prima Hercules affinché, durante il rito di Giunone, sacrifichi alla dea suo figlio Ificle, ripagandola con la sua stessa moneta per poi sciogliere l'alleanza con la rinsavita Alcmena. Hercules, gli Argonauti e le Amazzoni tornano a Tebe dove non solo prova che ha "domato" le cavalle, ma distrugge davanti a tutta la corte la cintura stregata, ottenendo il rispetto di Creonte che fa mettere fine anche alla festa del raccolto, informando poi Hercules della morte del fratello.