Definito «oratore di straordinaria potenza, [che] sapeva esercitare un fascino irresistibile sull'Assemblea e sulla folla», fu uno dei principali capi della prima parte della rivoluzione francese, schierato su posizioni riformiste, illuministe, liberali e moderate, fautore della fine dell'assolutismo monarchico e dei privilegi di nobiltà e Chiesa cattolica, e dei diritti del terzo stato. Morì improvvisamente nel 1791 e la rivoluzione prese la strada radicale che avrebbe condotto al regime del Terrore e alla repubblica.
Biografia Un aristocratico liberale sotto lancien régime
Figlio maggiore di Victor Riqueti, marchese di Mirabeau, membro della famiglia Riquet e parente dei principi di Chimay ed economista di fama, e di Marie-Geneviève de Vassan, fu caratterizzato da una "bruttezza grandiosa e folgorante". Nacque con un piede storto (come quello del suo amico Talleyrand), due grandi denti e soprattutto una testa enorme, cosa che fece pensare che fosse idrocefalo. All'età di tre anni fu sfigurato da vaiolo mal curato. La sua infanzia fu segnata dalla severità di suo padre.Guy Chaussinand-Nogaret, Mirabeau, Éditions du Seuil, Paris, 1982, p. 34.André Lebois, « Comment parlait Mirabeau », dans Les Mirabeau et leur temps. Actes du Colloque d'Aix-en-Provence. 17 et 18 décembre 1966, Société des études robespierristes, Paris, 1966, p. 125.
Dopo aver partecipato alla campagna di Corsica negli anni 1768-1769, sposò Émilie, figlia del potente marchese de Marignane, con la quale ebbe un figlio morto da piccolo. Dalla relazione con Edmée Adélaïde Baignières ebbe invece il figlio illegittimo Jean-Marie-Nicolas Lucas de Montigny (1782-1852). Da Sophie de Ruffey, ebbe Sophie Gabrielle, anche lei vissuta poco.
Sua moglie chiese la Separazione dei corpi nel 1782 e fu assistita da quello che sarebbe divenuto uno degli estensori del Codice napoleonico: Jean-Étienne-Marie Portalis. Mirabeau, avvocato egli stesso, si difese da sé in questo divorzio che suscitava scandalo; perse tuttavia la causa. Serbò un certo rancore verso Portalis, per esempio impedendogli di diventare deputato del Terzo Stato agli Stati generali del 1789 su nomina di Luigi XVI.
Per sottrarlo ai creditori suo padre lo fece rinchiudere diverse volte nel castello di Vincennes e infine esiliare nel castello di Joux, nel dipartimento del Doubs, da dove fuggì nei Paesi Bassi con Sophie de Ruffey, moglie del marchese de Monnier, il presidente della Corte dei conti di Dole. Mirabeau fu condannato a morte in contumacia per sedizione e rapimento, poi catturato ed estradato ma la pena fu commutata in incarcerazione a tempo indeterminato; fu imprigionato nel castello di Vincennes dal 1777 al 1780, dove conosce il marchese de Sade, libertino e scrittore come lui, ma entrambi si detestano.Mirabeau, Honoré-Gabriel Riqueti; Guillaume Apollinaire; P. Pierrugues (1921). L'Œuvre du comte de Mirabeau. Paris, France: Bibliothèque des curieux. p. 9. Vi scrisse delle lettere, pubblicate dopo la sua morte con il titolo di Lettere a Sophie, capolavoro della letteratura di passione, e un virulento libello contro l'arbitrarietà della giustizia del suo tempo, Des lettres de cachet et des prisons d'État (Sulle lettre de cachet e le prigioni di Stato).Stephens, Henry Morse (1911). "Mirabeau, Honoré Gabriel Riqueti, Comte de". In Chisholm, Hugh (ed.). Encyclopædia Britannica. Vol. 18 (11th ed.). Cambridge University Press. pp. 566–570. Difendendosi sempre da solo, riesce a essere liberato facendo ribaltare la sentenza: fu assolto in appello e il marchese de Monnier condannato al pagamento di tutte le spese processuali.
Fu anche redattore del Journal l'Apocalypse. Incerta la sua appartenenza alla massoneria: alcuni fonti lo indicano come membro degli Illuminati di Baviera e della loggia parigina Le neuf soeurs, di cui facevano parte Benjamin Franklin, il barone d'Holbach e Voltaire nell'ultimo mese di vita.Schüttler 1988, cité dans Mondot et Ruiz 1994, p. note 18; Talmeyr 1904, p. 36; F. Chapuis, l'Enigme de Mirabeau (Éd. du Scorpion, 1964), cité dans Naudon 2012, p. note 33.; Mondot et Ruiz 1994, p. note 18.; Ligou 2004, p. 830. A Berlino conobbe Federico II di Prussia, il celebre monarca illuminato; Mirabeau commentò (la frase è attribuita anche al fratelloWayne C. Thompson, Nordic, Central, and Southeastern Europe 2015-2016, Rowman & Littlefield, 2015 p.186): "la Prussia non è uno stato che possiede un esercito, è un esercito che possiede uno Stato".Citato in Alessandro Barbero, Federico il Grande, Sellerio, Palermo, 2017, p. 52. ISBN 978-88-389-3702-6
Si avvicinò alle idee dell'illuminismo (specie a quelle di Montesquieu e Rousseau), degli enciclopedisti e specialmente della fisiocrazia, frequentando anche François Quesnay, collaboratore del padre.«La presunzione, una volta disorientata, in uno stupido causa la confusione e l'odio, in un'anima onesta genera la riconoscenza e la docilità. Questo fu il mio caso. Pregai il mio maestro di spiegarsi e di istruirmi, perché ero un povero giovincello di quarantadue anni» (a proposito del suo incontro con François Quesnay); "L'uomo, come tutto il resto della creazione, è sottomesso e inglobato nelle leggi essenziali dell'ordine naturale [...] il termine fisiocrazia è inteso proprio in questo senso: è dalle cose che gli uomini sono governati. (da Précis de l'ordre légal, Amsterdam, 1768, p. 216; citato in Miglio, p. XX.) Con Condorcet partecipò alla Società degli amici dei Neri che chiedeva l'abolizione della schiavitùKennedy, Michael L. (1982). The Jacobins Clubs in the French Revolution The First Years. Princeton, NJ: Princeton University Press. p. 204., e già prima della rivoluzione cominciò ad inviare al governo diverse proposte di riforma.
Diverse opere di Mirabeau sono molto critiche contro il cristianesimo e la religione.
La Rivoluzione francese
Il 7 maggio 1789 il giornale pubblicato dal 2 maggio da Mirabeau (il Courrier de Provence) venne sequestrato e fu emessa un'ordinanza di divieto a pubblicare le cronache delle sessioni degli Stati generali. Mirabeau non ne tenne conto e continuò a pubblicarli, insieme ad analisi sulle questioni politiche all'ordine del giorno, prima con la testata di Lettres du comte Mirabeau à ses commettants dal 10 maggio al 25 luglio 1789, poi con la testata Courrier de Provence, che continuò le pubblicazioni anche dopo la morte di Mirabeau, cessandole il 30 settembre 1791.Giuliano Gaeta,Storia del giornalismo. Volume 1, p. 342
Mirabeau si presentò in Provenza alle elezioni degli Stati generali del 1789. Respinto dalla nobiltà, pubblicò un duro discorso indirizzato ai nobili provenzali. Fu quindi nominato dal Terzo Stato, a Aix-en-Provence e a Marsiglia.Sgard Jean, Dictionnaire des journalistes : 1600-1789, Oxford, Voltaire Foundation, 1999, 1091 p. (ISBN 978-0-7294-0538-6 et 0-7294-0538-9), p. 578. Alla stessa assemblea fu eletto come deputato dalla nobiltà di Limoges suo fratello André Boniface (1754-1792), anch'egli importante oratore ma su posizioni più conservatrici. L'11 luglio morì il padre, tre giorni prima la presa della Bastiglia.
Durante la rivoluzione rapidamente divenne uno dei più energici oratori dell'Assemblea Nazionale. Al suo discorso a Versailles (del 23 giugno 1789) fa risalire la legittimazione popolare del divieto di mandato imperativo.Giampiero Buonomo, Libero mandato e “compravendita” di parlamentari: garanzie e patologia delle immunità, Questione giustizia, 16 febbraio 2017, p. 2/12.. Famosa la sua dichiarazione apocrifa durante la sessione regale del 23 giugno 1789, a Henri-Évrard de Dreux-Brézé, gran maestro di cerimonie, venuto a consegnare l'ordine di scioglimento dell'Assemblea costituente firmato dal re Luigi XVI e che Le MoniteurMoniteur Universel, 25 giugno 1789, pagina 48. Mirabeau stesso ne diede, nella sua tredicesima lettera ai suoi committenti, una versione quasi identica: «Sì, signore, noi abbiamo sentito i propositi che sono stati suggeriti al re, e voi che non sareste in grado di essere il suo emissario presso gli Stati generali, voi che non avete qui né posto, né voce, né diritto di parlare, voi non siete adatto a riportare le sue parole. Tuttavia, per evitare ogni equivoco e ogni ritardo, vi dichiaro che se siete stato incaricato di farci uscire di qui, dovete far emettere ordini di usare la forza, perché noi lasceremo i nostri posti soltanto spinti dalla potenza della baionetta.» riportò due giorni dopo in questo modo:
La tradizione la semplifica in «Va' a dire al tuo padrone che siamo qui per volontà del popolo e che ce ne andremo solo con la forza delle baionette...».Assemblée nationale - Séance du 23 juin 1789 Si oppose alla persecuzione degli emigrati, fu favorevole alla Costituzione civile del clero e la notte del 4 agosto fu tra gli oratori che convinsero l'Assemblea a votare la fine del feudalesimo e di tutti i privilegi fiscali di nobiltà e alto clero. Tentò di allearsi con La Fayette e fu particolarmente opposto ai radicali come Jean-Paul Marat mentre di Robespierre disse "quest'uomo andrà lontano, perché egli crede in tutto ciò che dice".Citato in George Rudé, Robespierre, traduzione di Maria Lucioni, Editori Riuniti, 1981.
Ai futuri giacobini del Club bretone, inizialmente rispose: «Siete Bretoni? I Francesi comandano.»Discorso all'Assemblea Costituente del 9 gennaio 1790 In seguito si unì alla prima versione del Club dei Giacobini, moderata. Nella seduta del 4 giugno 1790 alcuni membri del club proposero di appoggiare la candidatura di Emmanuel Joseph Sieyès a presidente dell'Assemblea Nazionale nella prossima seconda metà di giugno, quando fosse caduto l'anniversario della costituzione degli Stati generali in Assemblea Nazionale, della quale egli era stato animatore. La proposta fu respinta a maggioranza, perché erano in molti a diffidare di quell'uomo, considerato maestro d'intrighi, molto vicino a La Fayette, già tra i fondatori, il precedente aprile, della rivale Société de 1789. Offeso, l'abate Sieyès lasciò il club e con lui il duca di La Rochefaucauld d'Enville (cugino del più famoso duca La Rochefoucauld-Liancourt), Talleyrand, Mirabeau e La Chapelier, che confluirono nell'associazione di Lafayette.G. Walter, cit., pp. 68-70.
Mirabeau tornò però in ottobre a frequentare il club dei giacobini. Consapevole dell'autorevolezza di questi come della debolezza politica della Société de 1789 (i futuri Foglianti, assoldato dalla corte in maggio, Mirabeau sperò di poter manovrare all'interno del club, dove già agivano agenti della monarchia come Bonnecarrère, Desfieux e altri, allo scopo di provocare e sfruttare le divisioni dei rivoluzionari.A. Mathiez, La Rivoluzione francese, I, 1950, p. 237-238.
Marat, frequentatore dei Giacobini e membro di spicco dei Cordiglieri di Danton e Desmoulins, vedeva in Mirabeau uno degli aristocratici apparentemente convertiti alla Rivoluzione, personaggi che in realtà tramavano contro il popolo e intendevano ripristinare il vecchio ordine sotto una nuova vernice. Il 14 luglio, anniversario della presa della Bastiglia, pubblicò lInfernale progetto dei nemici della Rivoluzione, in cui attaccò Necker, La Fayette, Bailly e Mirabeau, chiamato «vile scellerato coperto di crimini e di obbrobrio, per il quale nulla è sacro [...] molle Sardanapalo che spoglierà la Francia dei suoi tesori, ridurrà la nazione alla miseria e finirà per mettere il regno all'asta per soddisfare le sue sudicie voluttà».
La difficoltà della monarchia causò poi un suo mutamento di politica, divenendo segretamente il più solido sostenitore di Luigi XVI e di Maria Antonietta, che incontrò privatamente nel 1790.Beraud, Henri Twelve Portraits of the Revolution (New York: Libraries for Press Inc, 1968) p Nel febbraio del 1790 Luigi XVI era stato costretto ad approvare la bozza di Costituzione. In quel periodo cominciarono i contatti diretti tra i sovrani e il conte de Mirabeau, che decise di aiutare la monarchia, indirizzandola verso un modello costituzionale.