Considerato uno dei primi protagonisti del cinema indipendente moderno,. diresse tredici film in ventisei anni di carriera e in particolare divenne celebre per aver realizzato The Legend of Boggy Creek (1973) e La città che aveva paura (1976), entrambi divenuti dei cult.
Visse nell'Arkansas per buona parte della sua vita e proprio lì ambientò The Legend of Boggy Creek, il suo debutto dietro la macchina da presa. Un falso documentario dal basso budget ispirato alla leggenda del mostro di Fouke, guadagnò circa 25 milioni di dollari al botteghino e spinse Pierce a proseguire nella produzione di pellicole poco costose e ambientate nello Stato del sud degli Stati Uniti, tra le quali spicca per l'appunto La città che aveva paura, basata sulla storia vera degli omicidi del fantasma di Texarkana.
La sua carriera proseguì negli anni ottanta, quando co-scrisse con Earl E. Smith il soggetto per il film diretto da Clint Eastwood Coraggio... fatti ammazzare, del 1983, del quale affermò di aver ideato la frase «Go ahead, make my day», divenuta una delle più celebri della storia del cinema. Dopo anni di pressioni da parte dei produttori, egli accettò di realizzare nel 1985 il sequel di The Legend of Boggy Creek, Yeti - La leggenda continua (Boggy Creek II: And the Legend Continues), che fu stroncato da critica e pubblico, tanto da venire ritenuto il punto più basso della sua carriera. Inoltre fu il soggetto della sesta puntata della decima stagione della serie televisiva Mystery Science Theater 3000. In seguito a L'uomo delle grandi pianure (1987), del quale non ebbe il final cut, Pierce perse quasi ogni interesse per il cinema, dirigendo negli anni novanta solo due pellicole per l'home video.
Biografia I primi anni
Primo di tre figli, Charles Bryant Pierce nacque ad Hammond, cittadina dell'Indiana, il 16 giugno 1938, da Mack McKenny Pierce e Mayven Bryant Pierce. Quando aveva ancora pochi mesi di vita, la sua famiglia si trasferì ad Hampton, nel sud dell'Arkansas. Là divenne vicino e amico d'infanzia del futuro regista Harry Thomason, con il quale si divertì a realizzare dei filmini nel cortile di casa con una cinepresa da 8 millimetri.. Verso la metà degli anni sessanta, ebbe la sua prima incursione professionale nell'intrattenimento mediatico presso l'emittente televisiva KTAL-TV di Shreveport (in Louisiana), dapprima come direttore artistico e poi come meteorologo e presentatore per uno spettacolo di cartoni animati per bambini.
Pierce continuò a lavorare nelle stazioni televisive della Louisiana e del Texas fino al 1969, quando si trasferì a Texarkana, sempre in Arkansas, e acquistò una macchina fotografica con pellicola a 16 millimetri, avviando un'agenzia pubblicitaria. Iniziò con un contratto con la Ledwell & Son Enterprises, un'azienda texana che costruiva rimorchi a diciotto ruote e attrezzature agricole, per la quale realizzò degli spot pubblicitari (composti da riprese effettuate a bordo dei veicoli sull'autostrada) che andarono in onda in tutti gli Stati Uniti del sud-ovest e che contribuirono, come egli stesso raccontò più avanti, a creargli una certa reputazione e a lanciare la sua carriera cinematografica. Nello stesso periodo interpretò un personaggio chiamato Sindaco Chuckles in The Laffalot Club, uno spettacolo televisivo per bambini di una rete locale.. Fu nei primi anni settanta che scelse di intraprendere la strada del cinema, secondo i principali biografi e studiosi lavorando come arredatore di scena per numerosi episodi di serie TV (come Per favore non mangiate le margherite, del 1966, o Hondo, del 1967) e film (tra cui Pookie di Alan J. Pakula, del 1969, e Il pirata dell'aria di John Guillermin, uscito nel 1972), venendo accreditato come Charles Pierce. Ciononostante non è chiaro se avesse effettivamente svolto quell'attività (protrattasi per tutta la sua carriera), dato che la figlia Amanda Squitiero, nell'intervista The Art of the Possible: Charles B. Pierce’s Arkansas Cinema condotta da Daniel Kremer per il webzine Filmmaker Magazine, affermò che «Quello era totalmente un altro Charles Pierce». Sicuramente intorno al 1971 decise di realizzare in maniera indipendente un suo lungometraggio e così chiese dei finanziamenti a L.W. Ledwell, proprietario della Ledwell & Son Enterprises. Questi si disse scettico all'idea ma alla fine accettò di dargli circa dollari del budget dei necessari per produrre quello che sarebbe stato The Legend of Bobby Creek..
The Legend of Boggy Creek
The Legend of Boggy Creek, come accennato, fu ispirato alla leggenda del mostro di Fouke, una creatura alta due metri e simile al Bigfoot che vivrebbe nelle paludi vicino a Fouke, nell'Arkansas. Pierce, dopo aver intervistato i residenti della città che affermavano di aver incontrato l'essere, rimase talmente colpito dall'autenticità e attinenza col reale di quelle testimonianze oculari,. che ingaggiò Earl E. Smith, un suo conoscente del settore pubblicitario, per adattarle in una sceneggiatura.. Le riprese si svolsero sia a Fouke che a Texarkana e Shreveport, sfruttando una cinepresa che il regista si era fabbricato a casa. Venne adottato lo stile del falso documentario e le reali interviste ai cittadini vennero alternate a drammatizzazioni dei loro presunti incontri con la creatura.
I finanziatori e gli attori non erano mai stati coinvolti in una produzione cinematografica prima d'allora: molti di questi ultimi di fatto erano dei semplici clienti di una stazione di servizio di Fouke ed erano stati avvicinati dal cineasta, che li aveva scelti in base alla parte alla quale si sarebbero potuti meglio adattare. Vennero anche assunti studenti delle scuole superiori come membri della troupe, addetti a caricare e spostare le attrezzature.. Per quanto riguarda il mostro, il regista decise di mostrarlo soltanto come una figura in ombra in lontananza perché sentiva che l'opera sarebbe stata molto più spaventosa se le sue fattezze fossero state lasciate all'immaginazione dello spettatore. Una volta completato il girato, mise la bobina nel bagagliaio della sua auto e andò a Los Angeles per effettuare la post-produzione.. Là incontrò Jamie Mendoza-Nava, che possedeva una piccola società che offriva proprio quel servizio e che accettò di lavorare per una retribuzione anticipata limitata e una piccola percentuale delle entrate al botteghino. Si offrì anche per comporre la colonna sonora e la canzone This is Where the Creature Goes, che venne poi cantata da Pierce stesso. Non si riuscì mai a trovare un grande studio disposto a distribuire la pellicola, quindi nel 1972 venne noleggiato per una settimana un cinema a Texarkana (successivamente noto come Perot Theatre) per proiettarla.
Il lungometraggio suscitò un inaspettato interesse, tant'è che per tutti e sette i giorni si registrarono file di spettatori che arrivarono in alcuni casi addirittura oltre i confini del quartiere dove era situato il locale. Pierce ne rimase stupito e riuscì ad allungare il periodo di proiezione per altre due settimane, ricavando in totale circa di dollari. Alla fine stipulò un accordo di distribuzione con Joy N. Houck, proprietario della società indipendente Howco che gli pagò 1,29 milioni di dollari per un interesse del 50% nel film. Entrambi poi firmarono con l'American International Pictures per le eventuali messe in onda e dislocazioni straniere dell'opera.. Questa si rivelò un successo nei drive-in e ottenne infine lo status di cult movie, portando al suo creatore un briciolo di fama.. E, sebbene le poche recensioni che ricevette da parte dei critici furono abbastanza contrastanti (anche se la rivista Newsweek lo definì «il miglior film sul Bigfoot mai fatto».), alla fine dell'anno guadagnò più di 25 milioni di dollari al box office (ovvero circa 145 milioni, rettificati con l'inflazione del 2017), classificandosi al decimo posto delle pellicole col più alto incasso negli Stati Uniti d'America. Pierce, galvanizzato, giunse ad affermare, in alcune interviste giornalistiche, che avrebbe vinto dei Premi Oscar, ai quali però non fu neanche candidato. Sull'ondata di questo trionfo commerciale, negli anni successivi vennero prodotti film sullo stesso stile riguardanti fenomeni strani e presumibilmente veri; allo stesso tempo tuttavia Julius E. "Smokey" Crabtree, un residente di Fouke che aveva interpretato sé stesso, rimase scontento della società di produzione e intentò una causa contro i produttori e il regista (il quale da allora rifiutò sempre di parlare ai media del fatto e dei suoi svolgimenti). L'opera venne successivamente pubblicizzata con la tagline:
Bootleggers, i western e La città che aveva paura
Dopo il successo di The Legend of Boggy Creek, a Pierce venne proposto di girare un sequel, ma egli rifiutò perché voleva cimentarsi in progetti differenti e non riciclare la stessa idea:
Continuò a realizzare film a basso costo ambientati nell'Arkansas e dintorni e principalmente destinati al pubblico di piccole città e zone rurali. Secondo quanto riferito dai suoi familiari, in questo periodo era molto prolifico e iniziava una nuova produzione immediatamente dopo aver terminato l'ultima. Nel 1974 realizzò Bootleggers, una commedia drammatica su due famiglie rivali di contrabbandieri che fanno distillazione clandestina nell'altopiano d'Ozark, in cui recitarono Slim Pickens e Jaclyn Smith (qui in uno dei suoi primi ruoli prima di interpretare Kelly Garrett nella celebre serie televisiva Charlie's Angels).. La pellicola si rivelò un discreto successo commerciale, guadagnando 4,2 milioni di dollari, ma le recensioni furono miste (però concordi nell'apprezzare il lavoro svolto da Tak Fujimoto, la cui «lussureggiante fotografia di paesaggi dell'Arkansas ha dato peso alla trama»).
Nella prima metà del 1976 il regista decise di girare due western, genere al quale era particolarmente legato per l'ammirazione che provava per John Ford, co-scritti con il suo partner Earl E. Smith.. Il primo fu Cheyenne (Winterhawk), che tratta dei frequenti tafferugli che scoppiavano tra i nativi americani e gli abitanti dei villaggi bianchi e la cui produzione fu funestata da maltempo e problemi con i cavalli sul set;. venne però accolto da recensioni molto più positive dei due precedenti lavori. Il secondo invece fu Venti d'autunno (The Winds of Autumn), che invece fu snobbato da critica e pubblico. In entrambi recitarono alcuni collaboratori di Ford (come Slim Pickens, Jack Elam, Ben Johnson, Paul Fix, Jeanette Nolan, Woody Strode, Denver Pyle, Iron Eyes Cody, Leif Erickson e Elisha Cook Jr.), e degli amici dell'autore (aspetto che sarebbe poi diventato ricorrente nella sua filmografia) ed egli stesso si ritagliò delle piccole parti. In parallelo, proseguì anche la sua attività di decoratore di scena in Johnny lo svelto (Black Belt Jones) di Robert Clouse e Foxy Brown, sempre di Hill (1974).