Il concerto per pianoforte e orchestra n. 14 in Mi bemolle maggiore K 449 fu completato da Wolfgang Amadeus Mozart a Vienna il 9 febbraio 1784. Stabilitosi nella capitale asburgica come compositore e pianista indipendente, Mozart organizzava periodicamente concerti destinati ai propri abbonati, riscuotendo notevole successo.

Storia Contesto Dopo essersi stabilito a Vienna nel 1781, Mozart intraprese l'attività di musicista indipendente, rinunciando a un impiego stabile presso una corte e, a metà degli anni '80, si trovava nel periodo di maggiore affermazione della propria carriera, sia come compositore che come pianista. Mozart sosteneva la propria attività attraverso diverse fonti di reddito, fra cui il mecenatismo, le commissioni operistiche, la pubblicazione delle proprie opere, l'insegnamento privato e l'organizzazione di concerti. Fra queste, le esecuzioni pubbliche dei suoi concerti per pianoforte rappresentavano la principale risorsa economica e uno dei mezzi più efficaci per consolidare la propria reputazione artistica.

Poiché durante la quaresima e l'avvento la programmazione operistica era ridotta, questi due periodi erano comunemente scelti dai compositori per presentare nuovi lavori strumentali. Mozart dunque organizzò, negli anni, una serie di accademie per sottoscrizione, cioè concerti su abbonamento destinati a raccogliere fondi a beneficio del compositore, esibendosi in numerose occasioni che contribuirono ad accrescere la sua notorietà presso il pubblico viennese e favorendo l'acquisizione di nuovi allievi e committenti. Complessivamente, Mozart tenne quattro concerti in abbonamento nel 1784 e dieci nel 1785. Inoltre, si esibì in salotti privati almeno diciotto volte nel 1784 e cinque volte nel 1785..

Il fatto di scrivere per sé come solista gli consentì di non dover adattare la parte pianistica alle caratteristiche tecniche di altri esecutori, come era invece avvenuto in diversi concerti risalenti agli anni del periodo salisburghese. Ne derivò una maggiore libertà compositiva, evidente sia nella scrittura pianistica, sia nell'organizzazione formale delle idee, che riflettono in modo diretto la concezione musicale del compositore.

Composizione, prima esecuzione e pubblicazione La data di completamento del concerto per pianoforte e orchestra n. 14 è nota con esattezza perché Mozart, durante gli anni della sua maturità, tenne un catalogo completo delle proprie opere, nel quale inserì questa composizione il 9 febbraio 1784. L'analisi della grafia e della carta, tuttavia, ha mostrato che l'autore aveva già cominciato a comporre il primo movimento nel 1782-83, arrivando almeno fino alla battuta 170.. Il manoscritto reca anche la destinazione: «». A differenza dei concerti per pianoforte precedenti, che Mozart aveva composto prevalentemente per sé stesso, questo lavoro era infatti destinato a Barbara Ployer, una delle sue allieve più dotate. La composizione risponde sia all'esigenza di Mozart di disporre di nuovo concerto per le proprie esibizioni pubbliche, sia alla necessità di fornire alla sua allieva un'opera adeguata alle sue capacità.

Il concerto venne eseguito per la prima volta, con Mozart stesso al fortepiano come solista e direttore, il 17 marzo 1784 durante un'accademia per sottoscrizione presso il Trattnerhof di Vienna. Il Trattnerhof era uno dei più imponenti edifici privati nella capitale asburgica del tardo Settecento. Si trattava di un grande complesso residenziale e commerciale fatto costruire dal tipografo, editore e libraio Johann Thomas Trattner fra il 1773 e il 1776 sul Graben, nel cuore della città. Mozart vi abitò, in un appartamento al terzo piano, da gennaio a settembre 1784. La Trattnersaal, un grande salone all'interno del complesso, poteva essere affittata per tenere concerti, balli e banchetti.

L'esecuzione ebbe un'accoglienza favorevole e contribuì al successo della stagione concertistica del compositore, che nello stesso periodo aveva raccolto un numero considerevole di sottoscrittori. In una lettera a suo padre Leopold del 20 marzo 1784, Mozart scrisse infatti che: «Il primo concerto, il 17 di questo mese, è andato bene: la sala era strapiena e il nuovo concerto che ho eseguito è stato accolto straordinariamente bene. Ovunque si vada si sente parlare solo delle lodi di questo concerto».

Nello stesso anno anche Barbara Ployer eseguì il concerto in un contesto privato, ottenendo anch'ella un'accoglienza positiva. Mozart, inoltre, realizzò una copia e la inviò a Salisburgo, affinché anche sua sorella Maria Anna ne potesse disporre. La composizione si colloca nel periodo di crescente affermazione di Mozart nella vita musicale viennese. Dopo il trasferimento a Vienna, il compositore aveva sviluppato un'intensa attività concertistica e didattica, inserendosi progressivamente negli ambienti aristocratici e musicali della città. Il 1784 fu inoltre l'anno in cui ebbe inizio la sua amicizia con Franz Joseph Haydn, destinata ad avere particolare rilievo nella sua maturazione artistica.

Per dimensioni e caratteristiche dell'organico, il concerto per pianoforte e orchestra n. 14 si colloca in una posizione più contenuta rispetto ad altre composizioni di Mozart. Paragonandolo ai grandi concerti n. 15 in Si bemolle maggiore, n. 16 in Re maggiore e n. 17 in Sol minore, in una lettera del 26 maggio 1784 indirizzata a suo padre Leopold, Mozart scrisse: «Il concerto che il signor Richter ha tanto lodato a mia sorella è quello in Si bemolle maggiore, il primo che ho composto e che, all'epoca, mi aveva detto che gli era piaciuto molto. Non sono in grado di scegliere fra questi due concerti, li considero entrambi concerti che fanno sudare. Tuttavia, per difficoltà, quello in Si bemolle maggiore supera quello in Re maggiore. Per il resto sono molto curioso di sapere quale dei tre concerti, in Si bemolle, Re maggiore e Sol minore, piaccia di più a te e a mia sorella. Quello in Mi bemolle maggiore, invece, non appartiene affatto alla categoria degli altri. È un concerto di genere del tutto particolare, scritto più per una piccola orchestra che per una grande».

Da una lettera di Leopold Mozart a sua figlia Maria Anna del 12 marzo 1785 si ricava che, in occasione delle esibizioni a Vienna, Wolfgang suonava il proprio fortepiano personale, che veniva trasportato di volta in volta dalla sua abitazione al luogo del concerto. La stessa lettera attesta inoltre che lo strumento era provvisto di una pedaliera separata, collocata sotto il fortepiano e presumibilmente impiegata per rinforzare la linea del basso: «Da quando sono qui, il fortepiano di tuo fratello è stato trasportato almeno dodici volte da casa a teatro o in un'altra abitazione. Si è fatto costruire una grande pedaliera per il fortepiano, che sta sotto lo strumento; è più lunga di tre spanne rispetto alla cassa ed è straordinariamente pesante».

Il manoscritto autografo del concerto per pianoforte e orchestra n. 14 venne venduto, insieme a circa 270 altri autografi, dalla vedova Constanze Mozart nel 1799 all'editore e compositore Johann Anton André di Offenbach sul Meno, che ne rimase in possesso fino alla morte, avvenuta nel 1842. Nel 1873 il manoscritto venne venduto dagli eredi di André alla Biblioteca di Stato di Berlino, dove rimase fino al 1941, anno in cui un grande numero di manoscritti venne trasferito fuori città per proteggerli dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nel 1945, con la nuova suddivisione territoriale del dopoguerra, i depositi dove erano stati trasferiti i manoscritti vennero a trovarsi in territorio polacco e furono quindi incorporati nelle raccolte della Biblioteca Jagellonica di Cracovia, dove si trovano attualmente. Il manoscritto originale può essere consultato online. Il concerto per pianoforte e orchestra n. 14 circolava già in numerose copie manoscritte prima che Johann Anton André acquistasse l'autografo da Constanze Mozart nel 1799. La prima edizione a stampa, basata pertanto su una copia manoscritta allora disponibile e non sull'autografo, fu pubblicata nel 1792 da André a Offenbach sul Meno.

Strumentazione La partitura è scritta per un'orchestra composta da:

Archi: violino 1° e 2°, viola, violoncello. Legni: oboe 1° e 2°. Ottoni: corno 1° e 2°. Solisti: un pianoforte (originariamente un fortepiano).

Struttura e analisi

Il concerto è formato da tre movimenti: Allegro vivace, in Mi bemolle maggiore, tempo 3/4. Andantino, in Si bemolle maggiore, tempo 2/4. Allegro ma non troppo, in Mi bemolle maggiore, tempo 2/2.

L'esecuzione integrale dura circa 30 minuti. Seguendo una prassi ampiamente diffusa nel XVIII secolo, il compositore era solito improvvisare parte della scrittura pianistica durante l'esecuzione. In questo concerto, tuttavia, Mozart mise per iscritto almeno la cadenza solistica prevista nel primo movimento. Una eventuale cadenza autografa del terzo movimento, invece, non è stata tramandata. L'organico orchestrale è relativamente contenuto e presenta caratteristiche che distinguono l'opera da altri concerti per pianoforte di più ampie proporzioni composti da Mozart. Una peculiarità di questo concerto è la possibilità, indicata dall'autore stesso, di poterlo eseguire con il solo quartetto d'archi come accompagnamento.

In questa configurazione le parti dei fiati possono essere omesse senza compromettere la struttura musicale fondamentale della composizione. L'impiego di oboi e corni, infatti, contribuisce soprattutto ad ampliare e arricchire il colore dell'insieme, mentre il rapporto fra pianoforte e archi rimane al centro della costruzione sonora. In una lettera a suo padre Leopold del 15 maggio 1784, riferendosi ai concerti n. 14 in Mi bemolle maggiore, n. 15 in Si bemolle maggiore, n. 16 in Re maggiore e n. 17 in Sol minore, Mozart scrisse infatti che: «Ho inoltre pensato, e continuo a pensare, che non potrete fare molto uso della musica perché, a eccezione del concerto in Mi bemolle maggiore, che può anche essere eseguito da un quartetto d'archi, senza gli strumenti a fiato, gli altri tre concerti hanno strumenti a fiato obbligati per tutta la loro durata, e voi raramente eseguite musica di questo genere».

L'indicazione relativa all'esecuzione con il solo quartetto d'archi permette di considerare il concerto sia come destinato all'esecuzione orchestrale, sia come composizione suscettibile di una resa cameristica. Quest'ultima configurazione mette particolarmente in risalto la scrittura degli archi e il dialogo con il pianoforte, mentre l'aggiunta dei fiati amplia la gamma timbrica, senza però modificare sostanzialmente l'impianto dell'opera. Il concerto per pianoforte e orchestra n. 14 è spesso collocato all'inizio della serie dei concerti per pianoforte della maturità, nella quale il virtuosismo strumentale viene integrato da una concezione sempre più complessa della forma e dell'interazione fra pianoforte e orchestra.

Nel pentagramma in chiave di basso del pianoforte Mozart inserì la dicitura ColB., cioè Col Basso, che designa la prassi, diffusa fino alla fine del Settecento, secondo cui il solista, durante i passaggi dell'intera orchestra, raddoppiava con la mano sinistra la linea del basso eseguita da violoncelli e contrabbassi. Tale indicazione riflette il tradizionale ruolo del pianista maestro al cembalo che, oltre a eseguire la propria parte solistica, partecipava al tutti orchestrale mediante la realizzazione del basso continuo. Con l'affermarsi della distinzione moderna tra le figure del direttore d'orchestra e del solista, all'inizio del XIX secolo, l'uso di raddoppiare con la mano sinistra la linea del basso cadde progressivamente in disuso e, nelle esecuzioni contemporanee, viene omessa. Inoltre, il suono del fortepiano si fondeva agevolmente con quello dell'orchestra, ma seguire questa prassi su pianoforti a coda moderni risulta inappropriato a causa della loro sonorità molto diversa rispetto agli strumenti del periodo di Mozart.