La tavoletta di reclamo ad Ea-nāṣir è un'antica tavoletta in argilla risalente alla civiltà babilonese, datata circa al 1750 a.C., scritta in caratteri cuneiformi. Il testo riportato è un reclamo rivolto da un commerciante di nome Nanni a un altro commerciante chiamato Ea-nāṣir, colpevole di avergli venduto dei lingotti in rame di qualità scadente. La tavoletta venne rinvenuta a Ur dall'archeologo Leonard Woolley e fu acquisita nel 1953 dal British Museum di Londra. Viene scherzosamente definita "la lettera di reclamo più antica al mondo", al punto da essere stata riconosciuta dal guinness dei primati. È anche diventata virale su internet per la vicenda dietro la tavola.

Contesto Alcune informazioni su Ea-nāṣir sono state parzialmente ricostruite a partire dai numerosi reperti (in larga parte altre tavolette di argilla contenenti registri e corrispondenza con la clientela) rinvenuti all'interno di quella che Woolley identificò come la sua abitazione presso Ur. Si trattava di un mercante dedito soprattutto alla vendita di lingotti in rame (il cui centro principale era all'epoca la città di Dilmun), che commerciava viaggiando per l'impero babilonese. Acquistava anche oggetti in oro, avorio, corallo e lapislazzuli, che poi rivendeva una volta tornato in città. Dall'analisi dei testi delle altre tavolette trovate nei pressi è emerso che anche altri si lamentarono con Ea-nāṣir. In una lettera di un uomo chiamato Arbituram, quest'ultimo si lamenta di non aver ricevuto ancora il suo rame e un altro è stanco di ricevere rame di bassa qualità.

Contenuto della tavoletta La tavoletta, alta 11,6 centimetri, larga 5 centimetri e spessa 2,6 centimetri, contiene la lamentela di Nanni, che protesta per il modo in cui è stato trattato il suo servitore inviato a gestire l'affare. Nanni era probabilmente un rivenditore locale di rame a Ur, che come altri mercanti si affidava ad Ea-nāṣir, in quanto quest'ultimo si recava spesso a Dilmun per comprare rame all'ingrosso con il denaro affidatogli dai propri clienti. Lo sdegno da parte di Nanni, riscontrabile pure in altre lettere rinvenute dagli archeologi, è presumibilmente dovuto anche al carattere sacro che secondo la cultura babilonese avevano gli accordi commerciali, i quali venivano stipulati sotto la protezione del dio del Sole Šamaš, presso il cui tempio potevano essere depositati i contratti scritti.

Il testo, tradotto dall'accadico, recita:

Note

Voci correlate Leonard Woolley Scrittura cuneiforme

Altri progetti

Categoria:Iscrizioni cuneiformi Categoria:Reperti mesopotamici nel British Museum