Con il termine golden age of porn o porno chic, si intende l'"epoca d'oro del cinema pornografico americano", un periodo protrattosi per una quindicina d'anni (dal 1969 al 1984 circa) nel quale il cinema porno statunitense ottenne attenzione mediatica a livello internazionale, ricevendo anche recensioni positive da riviste mainstream, critici cinematografici, e dal pubblico in generale. Tale lasso temporale ebbe inizio con l'uscita nelle sale nel 1969 del film Blue Movie diretto da Andy Warhol, e del lungometraggio Mona nel 1970 (il primo film pornografico distribuito legalmente). Queste pellicole furono i primi film per adulti che mostravano scene di sesso esplicito a ricevere una diffusa distribuzione negli Stati Uniti. Entrambi influenzeranno la produzione di celebri pellicole a luci rosse quali La vera gola profonda (Deep Throat, 1972) con protagonista Linda Lovelace e diretto da Gerard Damiano, Dietro la porta verde (Behind the Green Door, 1972) con Marilyn Chambers e regia dei Mitchell Brothers, Miss Jones (The Devil in Miss Jones) con Georgina Spelvin sempre di Damiano, e A bocca piena (The Opening of Misty Beethoven, 1976) con Constance Money di Radley Metzger. Secondo Warhol, Blue Movie fu anche una delle influenze maggiori del film Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci.

A seguito della menzione da parte di Johnny Carson nel suo popolare Tonight Show e di Bob Hope sulla tv generalista, La vera gola profonda divenne uno dei maggiori successi al botteghino dell'epoca, nonostante fosse girato in maniera alquanto rudimentale rispetto agli standard hollywoodiani. Nel 1973, il più compiuto, ma ancora a basso budget film Miss Jones fu il settimo incasso più alto dell'anno, ricevendo anche buona accoglienza presso i media, inclusa una recensione favorevole da parte del noto critico cinematografico Roger Ebert. Il fenomeno della diffusione del porno venne discusso pubblicamente da molte celebrità, e preso seriamente dalla critica, uno sviluppo che fu definito dal critico Ralph Blumenthal del The New York Times, con il termine "porno chic". Divenne presto ovvio che i ritorni al botteghino di film erotici per adulti a basso budget avrebbero potuto finanziare ulteriori progressi nei valori tecnici e di produzione del porno, rendendolo estremamente competitivo con i film di Hollywood. Si temeva che, se non fosse stata controllata, la vasta redditività di questi film avrebbe portato Hollywood a essere influenzata dalla pornografia.

Prima di ciò, migliaia di leggi e ordinanze anti-oscenità statunitensi statali e comunali affermavano che la partecipazione alla creazione, distribuzione o consumo di pornografia costituiva un atto criminale. Le interpretazioni multi-giurisdizionali dell'oscenità resero questi film altamente suscettibili di azioni penali e responsabilità penali per atti di oscenità, limitando così notevolmente la loro distribuzione e il potenziale profitto. Tuttavia, la decisione della Corte suprema degli Stati Uniti d'America del 1973 nella causa "Miller v. California", creò un precedente restringendo e semplificando la definizione di oscenità, portando a un drastico aumento del numero dei procedimenti penali a livello nazionale contro i film a luci rosse. La rinnovata libertà creativa, il rilassamento dei costumi conseguenza della rivoluzione sessuale degli anni sessanta, maggiori budget e gli incassi ottenuti dai film hard uniti a una "mentalità hollywoodiana" contribuirono a questo periodo.

Tuttavia, con l'accresciuta diffusione e disponibilità dei videoregistratori per uso privato negli anni ottanta, le videocassette soppiantarono le sale cinematografiche come mezzo di diffusione preferito per la pornografia, che quindi tornò rapidamente a produzioni scadenti a basso budget, ponendo fine alla cosiddetta "golden age". Attualmente, il termine "golden age of porn" si applica anche alla produzione di film pornografici prodotti negli anni settanta-ottanta in altre nazioni al di fuori degli Stati Uniti d'America, dando così vita alla definizione di "epoche d'oro del cinema porno" francese, tedesco, svedese, italiano, ecc...

Antefatti Nei primi anni venti del XX secolo i film pornografici erano prodotti amatoriali, intesi per la visione nei bordelli o da parte di gruppi di uomini. Negli Stati Uniti, la disapprovazione sociale e morale verso tali prodotti era così grande che spesso gli attori porno maschi si camuffavano con maschere o barbe e baffi finti per non essere riconosciuti. Molte poche persone furono effettivamente identificate in questi filmini; e le attrici di sesso femminile erano spesso semplici prostitute che si "esibivano" nella loro abituale professione davanti alla macchina da presa. Una rara eccezione fu Candy Barr, apparsa negli anni cinquanta nel film porno Smart Alec, che riuscì ad ottenere una certa notorietà nell'ambiente grazie alla partecipazione a prodotti del genere.

Negli Stati Uniti, durante la fine degli anni sessanta, esisteva una produzione regolare di filmini porno a livello semi-underground, anche se ancora su modesta scala. Dopo aver risposto a un annuncio per modelli di nudo maschile su un giornale di New York, Eric Edwards e Jamie Gillis, tra gli altri, parteciparono a queste produzioni, film muti in bianco e nero e di scarsa qualità, spesso girati per i pornoshop che proliferavano nei dintorni di Times Square. I prodotti di questa prima rudimentale industria del porno con sede a New York venivano distribuiti clandestinamente a livello nazionale da gente come Robert DiBernardo, che commissionò la produzione di gran parte di questo materiale, e spesso erano finanziati dalla criminalità organizzata.

Epoca d'oro

Inizi Blue Movie di Andy Warhol, uscito nei cinema nel giugno 1969, e, più ampiamente, Mona the Virgin Nymph, prodotto da Bill Osco, distribuito poco tempo dopo nell'agosto 1970, furono i primi film a mostrare scene di sesso esplicito non simulato a ricevere ampia distribuzione nelle sale cinematografiche degli Stati Uniti d'America. Sebbene Blue Movie comprendesse anche scene di sesso, il film, con protagonisti Viva e Louis Waldon, era più un esperimento artistico di cinema d'avanguardia che una pellicola erotica e include un dialogo sostanziale sulla guerra del Vietnam e la rappresentazione sullo schermo di varie banali attività quotidiane. A paragone, il film Mona differisce da Blue Movie essendo in possesso di una vera e propria trama: Mona (interpretata da Fifi Watson) ha promesso alla madre di rimanere vergine fino al suo imminente matrimonio. Blue Movie, oltre ad essere opera seminale nell'industria dell'hard, secondo Warhol, avrebbe ispirato anche il regista italiano Bernardo Bertolucci per la realizzazione di Ultimo tango a Parigi (1972), controverso film erotico e drammatico con Marlon Brando che fece scandalo all'epoca.

Circa in questo stesso periodo, nel giugno 1970, un cinema di New York iniziò a programmare Censorship in Denmark: A New Approach, un documentario sulla pornografia, diretto da Alex de Renzy. Secondo Vincent Canby, un recensore del New York Times, la voce narrante nel documentario faceva notare come la "pornografia fosse più stimolante e più economica delle iniezioni di ormoni" e "sottolineava il fatto che dalla legalizzazione della pornografia in Danimarca, i reati di carattere sessuale fossero diminuiti". Nondimeno, il 30 settembre 1970, l'assistente del procuratore distrettuale Richard Beckler, fece arrestare il direttore del cinema, tale Chung Louis, per oltraggio al senso del pudore. Il giudice Jack Rosenberg, affermò: «[Il film] è palesemente offensivo per la maggior parte degli americani perché sostiene concetti che vanno contro la morale pubblica della comunità, relativamente alla descrizione o alla rappresentazione di questioni sessuali».

Poco tempo dopo, nell'ottobre 1970 fu distribuito nelle sale History of the Blue Movie, un altro documentario sulla pornografia diretto da Alex de Renzy, che includeva una compilation di spezzoni tratti da filmini erotici e porno databili dal 1915 al 1970. Il critico cinematografico Roger Ebert recensì il film, assegnandogli 2 stellette su quattro.

Nel dicembre 1971, il film porno gay Boys in the Sand, uno dei primi lungometraggi per adulti usciti dopo Blue Movie nel 1969 ad essere recensito su Variety,Stevenson pag. 113 venne distribuito a livello internazionale.Rutledge (1989) pag. 63 Il titolo della pellicola è una parodia della pièce teatrale The Boys in the Band (1968) di Mart Crowley, e del suo adattamento cinematografico del 1970, Festa per il compleanno del caro amico Harold.

Gola profonda

La "golden age of porn" proseguì nel 1972 con l'uscita di La vera gola profonda (titolo originale Deep Throat), che ebbe la sua prima ufficiale al World TheaterWorld Theater at CinemaTreasures.org di New York City il 12 giugno 1972. Interpretato da Linda Lovelace e diretto da Gerard Damiano, fu uno dei primi film porno ad avere una trama vera e propria, personaggi abbastanza delineati e standard produttivi relativamente alti. Alla sua uscita nei cinema Gola Profonda diventò un successo clamoroso e ricevette attenzione anche da un pubblico che di solito non frequentava le sale a luci rosse, uscendo dalla nicchia riservata al cinema hard per diventare un caso nazionale negli Stati Uniti. Johnny Carson parlò del film nel suo talk show televisivo diffuso a livello nazionaleChuck Traynor, nel documentario Inside Deep Throat (2005) e Bob Hope lo menzionò in tv, dato che Deep Throat era diventato un grosso successo commerciale che non si poteva più ignorare. Nel suo secondo anno nelle sale, il film sfiorò di poco la classifica dei top 10 di Variety. Tuttavia, il successo maggiore del periodo 1972–1973, relativamente all'industria dell'hard, fu Miss Jones (The Devil in Miss Jones), con Dietro la porta verde (Behind the Green Door), che lanciò la giovane Marilyn Chambers, in terza posizione dietro Deep Throat.Lewis, pag. 211-212

The Devil in Miss Jones

Miss Jones nel 1973 si classificò alla posizione numero sette nella lista di Variety relativa ai maggiori incassi dell'anno, nonostante la mancanza di un'ampia diffusione e del marketing professionale di Hollywood. Alcuni critici descrissero il film, insieme a Deep Throat, come uno dei migliori film "erotici" della storia del cinema. William Friedkin definì Miss Jones un "grande film", in parte perché era uno dei pochi film erotici per adulti con una trama coerente. Roger Ebert scrisse che The Devil in Miss Jones era il "meglio" che il genere avesse da offrire e gli assegnò tre stellette su quattro. Ebert suggerì anche che gli introiti generati dal film sarebbero serviti come una sorta di "lavanderia" per riciclare il denaro sporco derivante da attività illegali, sebbene un tale metodo avrebbe richiesto che la criminalità organizzata pagasse le tasse sul reddito ottenuto illegalmente.Reefer Madness: Sex, Drugs, and Cheap Labor in the American Black Market, Eric Schlosser, pag. 144

The Devil in Miss Jones fu uno dei primi film ad essere inserito nella XRCO Hall of Fame. Sonoro, fotografia, e sceneggiatura erano considerevolmente superiori rispetto a qualsiasi altro film porno dell'epoca. La protagonista, Georgina Spelvin, alterna scene di sesso sfrenato a una recitazione degna di una produzione convenzionale.

"Porno chic" Un influente articolo di cinque pagine pubblicato sul New York Times nel 1973 a firma Ralph Blumenthal, descrisse il fenomeno del porno discusso pubblicamente in televisione da celebrità e sociologi, e preso seriamente dai critici, coniando il termine "porno chic". Alcuni espressero l'opinione che i film pornografici a breve termine avrebbero esteso la loro diffusione presso il pubblico generalista finendo per condizionare pesantemente l'industria cinematografica di Hollywood.Da un'intervista del 1970 a Linda Lovelace, mostrata nel documentario Inside Deep Throat (2005).

La causa "Miller v. California"