Durante la cosiddetta "monarchia di luglio" (1830–1848), il Parlamento francese iniziò ad avere un ruolo più centrale nella vita politica del Paese. Mentre durante la Restaurazione (1815–1830) il potere esecutivo e legislativo era rimasto sostanzialmente nelle mani del sovrano, che seppur limitato tendeva a nominare governi affini alla sua volontà e ideali politici, sotto il regno di Luigi Filippo si era avuta una svolta in senso costituzionale delle istituzioni, dove il re nominava il governo ma tenendo sempre conto degli equilibri e delle forze presenti nella Camera dei deputati, nelle parole del nuovo sovrano una "aurea moderazione" tra la democrazia popolare e le prerogative del sovrano.
La trasformazione della monarchia in senso costituzionale, con la necessità del voto di fiducia per ogni governo, trasformò il dibattito politico da una contrapposizione parlamento-sovrano in un esercizio intraparlamentare, dove i vari esponenti politici si dividevano in gruppi, guidati da figure di spicco, che si scontravano o accordavano nelle nomine dei ministri di un governo. Ad eccezione dei due poli estremi, ovvero i repubblicani a sinistra ed i legittimisti (fedeli al vecchio regime) a destra, i restanti gruppi che già da prima erano uniti nell'opposizione liberale alla svolta autocratica di Carlo X ora formavano i vari partiti di una sorta di "arco costituzionale": benché tutti Orléanisti (quindi leali al sovrano), si dividevano in gruppi liberali, conservatori e centristi costantemente in lotta per la guida del governo ed il favore del sovrano, che pure mal vedeva i tentativi di "parlamentizzare" e l'eccessivo poteri dei vari leader politici.
Un sistema bipolare: il "Movimento" e la "Resistenza" Dopo la fine della rivoluzione di luglio (9 agosto 1830), presso la borghesia ed i deputati che avevano aiutato Luigi Filippo ad ottenere il trono, si sollevarono voci contro i club repubblicani, reputati focolai di agitazione e sediziosi verso il nuovo quanto il vecchio regime. Tuttavia il guardasigilli Dupont ed il procuratore generale di Parigi si opposero ad iniziative in tal senso, essendo loro stessi repubblicani che appoggiavano l'avvento dell'Orléans come meno peggiore del vecchio Carlo X. Apparentemente un problema minore, la questione divenne rapidamente importante per il valore etico: il governo provvisorio quindi si divise tra chi, vedendo la Rivoluzione più una lotta contro l'autoritarismo, voleva garantire a prescindere la libertà d'espressione e di associazione e chi invece voleva ristabilire l'ordine pubblico e impedire una svolta democratica delle istituzioni.
il 25 settembre 1830, durante un'interrogazione in merito nella Camera dei deputati, il ministro degli interni Guizot difese la necessità di porre fine alle agitazioni.Antonetti, 1994, p. 632. Dello stesso avviso si dichiara il ministro di stato Périer, che tuttavia viene contestato da un notevole gruppo nel Parlamento. Da questo momento, si avrà la scissione all'interno del gruppo dottrinario (che dominava il nuovo parlamento) tra due poli antagonisti che si frapporranno per il resto del regime orléanista: a sinistra, il partito detto "del Movimento" (in francese: Parti du Mouvement), supportato dal giornale Le National, guidato dal banchiere Laffitte e sostenuto da Talleyrand, che voleva estendere l'ondata costituzionale in tutta l'Europa (vedi moti del 1830-1831). La denominazione di "Movimento" era riferito all'intenzione di "muovere" il sistema verso la democratizzazione. a destra, il partito detto "della Resistenza" (in francese: Parti de la Résistance), gravitante intorno al Journal des débats, guidato da Guizot e Périer e "resistente" ad ogni degenerazione in senso popolare dei sistema politico e contrario all'interferenza negli affari esteri di altre nazioni.
I due poli contrapposti, benché generalmente associati con i gruppi rispettivamente di centro-sinistra e centro-destra, non furono mai settari, a volte unendo le forze anche con gli estremi o "partiti pivot" nella Camera in nome di determinate leggi o questioni di grandi rilevanza, come la scelta della maggioranza "resistente" di condannare i ministri di Carlo X a pene lievi o comunque ben più clementi della pena capitale richiesta dai "movimentisti".
Gruppi parlamentari Sinistra
La sinistra è naturalmente incarnata dai sostenitori di un regime repubblicano, che vedono come la naturale evoluzione istituzionale dopo la rivoluzione di luglio. Penalizzati dal sistema elettorale a suffragio censitario, i repubblicani riescono grazie ad accordi con il centro-sinistra di Jacques Laffitte a garantirsi una certa presenza nel Parlamento, nonché a mantenere influenza negli ambienti accademici ed universitari, oltre che presso le classi popolari dei centri urbani.
Come il centro-sinistra, i repubblicani appoggiano la diffusione degli ideali liberali e repubblicani espressi dai moti del 1830-1831 in tutta Europa, facendo eco ai futuri nazionalisti e romantici. Ostili al "sistema del Congresso", i deputati repubblicani premono per aiuti agli insorti belgi (agosto 1830), polacchi (novembre 1830) e italiani (febbraio 1831). L'operato dei repubblicani francesi è particolarmente benvisto negli Stati Uniti, dove il movimento della Giovine America (appoggiato tra gli altri dai futuri presidenti Polk e Pierce) si fa sempre più influente nella macchina politica del Partito Democratico, che vede con favore una svolta liberale in tutta Europa. Dopo un'iniziale fase di collaborazione nel governo provvisorio (agosto-novembre 1830) ed il governo Laffitte (novembre 1830-marzo 1831), i gruppi repubblicani vedono svanire le loro speranze di fronte alla svolta conservatrice di Luigi Filippo, desideroso di mantenere intatto il suo potere reale e conciliante con le forze del Congresso di Vienna (specialmente l'Austria), e che si limita a concessioni simboliche come la reintroduzione del tricolore francese, l'approvazione di una Costituzione che limita di poco il suo operato, e la concessione di medaglie simboliche agli insorti di luglio. Per stroncare le agitazioni repubblicane, il re iniziò a dare maggior peso alle figure del centro-destra, come François Guizot, e uomini d'arme come il maresciallo Soult, che si prodigano nel "partito della Resistenza" per chiudere i club repubblicani e reprimere con la forza le manifestazioni popolari.
Il 27 dicembre 1830, i repubblicani passarono definitivamente all'opposizione, con le dimissioni del guardasigilli Dupont dal governo di Jacques Laffitte e la rimozione di La Fayette dalla guida della Guardia Nazionale.Gilmore 1997, pp. 141-142. Di fronte alla situazione, i repubblicani si dividono sui mezzi da adottare per rovesciare l'istituzione monarchica. Radicali e moderati Il gruppo repubblicano può vantare, rispetto agli altri gruppi, una certa organizzazione politica grazie alla partecipazione popolare ai club repubblicani della Società degli Amici della Libertà e dalla Società degli Amici del Popolo, la seconda di propensione più radicale e fortemente antagonista verso il nuovo sovrano Luigi Filippo. Si profilano quindi due gruppi:Gilmore 1997, pp. 143-144. i radicali, ovvero l'estrema sinistra repubblicana e anti-istituzionale, incarnata prima dagli Amici del Popolo e, dopo la sua scomparsa nel 1832, dalla Società dei diritti dell'uomo (fino al 1834) e la Società delle Stagioni (chiusa nel 1839). I suoi principali esponenti furono Paulmy d'Argenson, Godefroi Cavaignac (figlio del montagnardo primo-repubblicano Jean-Baptiste e fratello del generale Cavaignac), Étienne Arago (co-editore de Le Figaro), lo scienziato Raspail, il filosofo Auguste Blanqui ed il matematico Évariste Galois; nel 1848 diventeranno i nuovi Montagnardi; i moderati, costituenti l'ala garantista ed incline a collaborare con le istituzioni monarchiche pur di progredire verso la democrazia. Inizialmente riuniti negli Amici della Libertà, sono appoggiati dal quotidiano Le National. I rappresentanti principali di questa tendenza furono inizialmente il generale La Fayette e Dupont, a cui poi si aggiunsero Armand Carrel (editore de Le National), Étienne Cabet, Pierre Daunou e Armand Marrast.
Inizialmente dominante, il primo gruppo finisce per essere surclassato dal secondo dopo il fiasco dell'insurrezione repubblicana del giugno 1832. Grazie al processo di "istituzionalizzazione" percorso dal gruppo repubblicano nel Parlamento, verso la fine degli anni'40 del 1800 i repubblicani riescono a guadagnare supporto anche tra i banchi del centro, come Alphonse de Lamartine, e della destra legittimista e anti-orléanista. A causa delle leggi di censura e i divieti d'associazione imposti da Luigi Filippo nel 1847, le opposizioni repubblicana e legittimista sfruttano un cavillo legale per organizzare banchetti pubblici, dove vengono discusse questioni politiche e si stringono accordi tra le parti. Nell'arco di pochi mesi si tengono oltre 70 banchetti, la cui risonanza del fenomeno porterà a definirlo "campagna dei banchetti", e le opposizioni sembrano pronte a presentare in Parlamento una legge per l'introduzione del suffragio universale, proposto il 7 novembre 1847 dall'avvocato Alexandre Ledru-Rollin, con lo scopo di sconfiggere la maggioranza conservatrice guidata da François Guizot. Il 19 febbraio 1848, la decisione di quest'ultimo di impedire anche i banchetti provocherà la rivoluzione di febbraio, che il giorno 24 dello stesso mese porterà all'abdicazione e fuga del sovrano ed al trionfo del repubblicani, che faranno nascere la Seconda Repubblica.
Centro-sinistra
Il gruppo del centro-sinistra, nel Parlamento, coincide generalmente con il "partito del Movimento" (francese: Parti du Mouvement). I suoi membri sono fermamente orléanisti, persino più del centro-destra, in quanto avevano costituito durante la rivoluzione di luglio quall'ala politica liberale apertamente ostile a Carlo X e che aveva tramato sin da subito per deporlo e sostituirlo con Luigi Filippo. Inizialmente il leader del centro-sinistra era stato il banchiere Jacques Laffitte, animato da un forte liberalismo, che aveva cercato di conciliare la tendenza progressista della rivoluzione con il mantenimento della monarchia, seppur trasformata in senso parlamentare, come appariva inizialmente prospettato da Luigi Filippo. I principali propositi del centro-sinistra erano, similmente ai repubblicani, l'introduzione del parlamentarismo, la decentralizzazione amministrativa, l'espansione del suffragio e la difesa dei vari insorti europei durante i moti del 1830-1831 dalla repressione dei rispettivi governi.
L'operato del governo Laffitte, in carica dal novembre 1830 al marzo 1831, causò non solo la definitiva rottura fra le varie anime della rivoluzione, ma anche lo screditamento della sua formula politica, che non aveva posto rimedio ai disordini repubblicani che ancora dilagavano a Parigi ed aveva fallito nel creare un compromesso tra elementi liberali e conservatori del nuovo sistema. Dopo la caduta del governo Laffitte, si delineano nel centro-sinistra due diverse tendenze: il centro-sinistra propriamente detto, guidato da Adolphe Thiers e gravitante intorno al Journal des débats, che alterna fasi di forte connivenza con il centro-destra a opportunistici ritorni "al movimento"; la sinistra dinastica, guidata prima da Laffitte e poi da Odilon Barrot, appoggiata dal giornale Le Siècle e fervente sostenitrice delle posizioni democratiche e liberali del loro leader.