Nel corso della sua carriera professionale si occupò, fra l'altro, dei problemi della scuola attiva, di psicopedagogia dell'infanzia e dell'adolescenza, di riforma della scuola, oltre ad essere un noto critico d’arte e autore di un centinaio di libri sulle due discipline. Titolare della cattedra di pedagogia nell'università di Torino dal 1956 al 1988, era considerato uno dei più famosi pedagogisti della seconda metà del Novecento.

Biografia Allievo negli anni '30 nella Firenze di Ernesto Codignola, da lui imparò ad apprezzare le teorie pedagogiche di John Dewey e la visione di una scuola che abbia il compito di introdurre il lavoro come fattore formativo, al fine di assicurare un'attiva vita in comune e un apprendimento pratico di cose reali. Dopo la laurea, grazie all'amicizia di Benedetto Croce pubblicò il suo primo libro, Esistenzialismo e idealismo. Venne poi avvicinato da Adriano Olivetti che lo aveva notato per alcuni suoi articoli pubblicati sulla rivista Il Ponte diretta da Piero Calamandrei che gli permise di pubblicare, nel 1953 con la casa editrice La Nuova Italia, il saggio La pedagogia come scienza; in esso De Bartolomeis introduce il termine di Scienze dell'educazione in un momento storico nel quale, a livello accademico, si faceva difficoltà a riconoscere la pedagogia come scienza e si tendeva a considerarla la figlia povera della filosofia oppure una sottobranca della psicologia. Iniziò inoltre a collaborare alla rivista Comunità.

Dopo una breve parentesi di insegnamento nel capoluogo toscano si trasferì a Torino nel 1956 dove diventò titolare della cattedra di Pedagogia, carica che mantenne fino al 1988. Nel 1968 pubblicò, sempre per La Nuova Italia, il primo libro italiano di pedagogia dedicato alla scuola dell'infanzia, Il bambino dai tre ai sei anni, proprio nell'anno in cui la legge 444 la istituiva a livello nazionale. A Torino creò anche una collaborazione con la casa editrice Loescher, con la quale conobbe e divulgò tutti gli autori più innovativi in campo pedagogico di quel tempo. Escono in quel periodo Orientamenti attuali della scuola primaria (1967), Metodi e nuova cultura nella pedagogia d’oggi (1968), Cos'è la scuola attiva (1972) e Valutazione e orientamento: Obiettivi strumenti e metodi (1975), quest’ultimo in ossequio al fatto che ogni attività pedagogica va misurata e valutata alla stessa stregua delle altre discipline scientifiche. Ma è nel 1978 che teorizza la sua maggiore intuizione: la pratica del lavoro di gruppo. Con la pubblicazione di La pratica del lavoro di gruppo e Il Sistema dei laboratori (stavolta con Feltrinelli per garantire una più ampia diffusione) il pedagogista vide nell’approccio laboratoriale un fattore essenziale dell’educazione. Il laboratorio è luogo di ricerca, spazio della comprensione e del fare, dotato di strumenti e materiali, ossatura stessa della scuola e non una semplice attività.

Nel 1972 a Torino avviò una originale sperimentazione di laboratori a livello universitario con l’obiettivo di mettere a punto “strategie per avviare e sviluppare innovazioni nella scuola ordinaria”https://www.tecnicadellascuola.it/fare-scuola-fuori-della-scuola-del-pedagogista-de-bartolomeis-100-anni-nostra-intervista-esclusiva. Spostò i laboratori fuori dall'università per accentuare la distanza dalla pedagogia solo teorica e chiamò a tenere i corsi l'amico ed artista Piero Simondo. È in quel contesto che nasce il termine antipedagogista, che De Bartolomeis usa per criticare un certo tipo di ricerca pedagogica chiusa in una concezione e in una pratica puramente didattica, senza tenere conto né del contesto istituzionale della scuola, né delle forze che agiscono nella società. Una ricerca incapace di modificare efficacemente i metodi tradizionali di insegnamento e di apprendimento. L’antipedagogia da lui proposta, al contrario, deve convogliare nella scuola le risorse culturali e sociali più avanzate e le migliori metodologie dei vari settori del sapere, tenendo conto delle diverse situazioni reali; concetti condivisi con il movimento studentesco che in quel periodo teorizza la necessità di svecchiare i sistemi educativi. Le esperienze maturate condurranno alla pubblicazione, nel 1983 per Feltrinelli, di La ricerca come antipedagogia.

Appassionato studioso delle teorie marxiste, e consapevole che la politica possa essere uno strumento con il quale mettere in pratica le sue nuove intuizioni, nel 1975 il Partito Comunista torinese lo candida come indipendente in consiglio comunale, nel quale entra dopo che un paio di eletti si dimettono per diventare assessori. In accordo con l'assessore all'istruzione Gianni Dolino avviò l'iniziativa del tempo pieno e delle mense scolastiche nelle scuole torinesi. Rieletto nel 1980, si dimise per poter proseguire liberamente la ricerca e gli insegnamenti.

Ha fatto parte della Commissione Falcucci, che nel 1974-75 elaborò il famoso "documento" che è alla base della legge 517/77, la norma che aprì le porte della scuola italiana agli alunni con disabilità.

Nel 1981 su impulso della giunta Novelli fece parte del primo consiglio direttivo che fondò il Festival Cinema Giovani e il Torino Film Festival; rimarrà nel consiglio di amministrazione del Torino Film Festival fino al 2006.

Sempre più interessato dei rapporti tra arte e insegnamento, dopo il ritiro dall’attività lavorativa orienta il suo impegno in particolare all’arte contemporanea, cui dedicherà diverse pubblicazioni.

La sua opera pedagogica ha segnato in modo determinante l’intero periodo storico tra il secondo dopoguerra e la stagione che va dal '68 alla globalizzazione, e a tutt’oggi presenta rilevanti implicazioni con la più stretta attualità.

Onorificenze A 99 anni fu insignito ad honorem dall’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino.

A 105 anni fu insignito dell'onorificenza dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Opere principali Idealismo ed esistenzialismo (Riccardo Ricciardi, Napoli, 1944) Introduzione alla didattica della scuola attiva (1953) La pedagogia come scienza (La Nuova Italia, 1953) Orientamenti attuali della scuola primaria (Loescher, 1967) Il bambino dai tre ai sei anni e la nuova scuola infantile (La Nuova Italia, 1968) Metodi e nuova cultura nella pedagogia d’oggi (Loescher, 1968) Cos'è la scuola attiva (Loescher, 1972) Valutazione e orientamento: Obiettivi strumenti e metodi (Loescher, 1975) Scuola a tempo pieno (Feltrinelli, 1972) Psicopedagogia e didattica nella programmazione educativa (Stampatori, Torino, 1978) La pratica del lavoro di gruppo (Loescher, 1978) Il sistema dei laboratori (Feltrinelli, 1978) Scalettone pedagogico - orientamenti per il lavoro educativo (1982) La ricerca come antipedagogia (Feltrinelli, 1983) Produrre a scuola (Feltrinelli, 1983) Scuola e territorio - verso un sistema formativo allargato (La Nuova Italia, 1983) Le attività educative - organizzazione, strumenti, metodi (La Nuova Italia, 1983) L'arte contemporanea e noi. L'amore è figurativo o astratto? (La Nuova Italia, 1994) La scuola nel nuovo sistema formativo (Aracne, 1998) La tridimensionalità nell'arte contemporanea (Hopefulmonster, 2004) Riflessioni intorno al sistema formativo (Laterza, 2004) Arte oggi: il nuovo, il banale, l'offensivo (Centro Studi Piemontesi, 2007)

Note

Collegamenti esterni Francesco de Bartolomeis, su academia.edu, La ricerca come antipedagogia tra il secondo dopoguerra, il '68 e l'era della globalizzazione

Categoria:Centenari italiani Categoria:Traduttori italiani Categoria:Studenti dell'Università degli Studi di Firenze Categoria:Professori dell'Università degli Studi di Torino