Il pianeta vivente (The Living Planet: A Portrait of the Earth) è una serie di documentari naturalistici della BBC scritta e presentata da David Attenborough, trasmessa per la prima volta nel Regno Unito a partire dal 19 gennaio 1984 e andata in onda in Italia su Rai 1, all'interno del programma Il mondo di quark.

Seguito della pionieristica serie La vita sulla Terra, Il pianeta vivente analizza le modalità con cui gli organismi viventi, uomo compreso, si adattano al loro ambiente. Ciascuno dei dodici episodi (uno in meno della serie precedente) di 55 minuti ha per protagonista un ambiente diverso. La serie venne prodotta da Richard Brock e la musica venne composta da Elizabeth Parker del BBC Radiophonic Workshop.

A questa serie, parte del progetto Life di David Attenborough, farà seguito Le sfide della vita (1990). Tuttavia, prima di quest'ultimo, Attenborough scrisse e presentò due serie più brevi: Il primo paradiso (1987), sulle relazioni tra l'uomo e gli ambienti naturali del Mediterraneo, e I fossili: impronte del passato (1989), sui resti giunti fino a noi della vita preistorica.

Produzione I programmi risultarono ambiziosi da produrre quanto quelli della serie precedente, in quanto anche in questo caso i cameramen dovettero visitare una serie di location disseminate in diverse parti del globo.

Uno dei luoghi più difficili, in termini logistici, fu il Sudan, dove la troupe dovette essere trasportata per via aerea, in quanto non vi erano piste o strade. Zone come l'Himalaya, invece, non potevano essere raggiunte nemmeno con gli elicotteri, quindi la troupe dovette recarsi sul posto a piedi. In Sudamerica, a causa del numero insufficiente di imbarcazioni, un cameraman fu costretto a caricare il suo equipaggiamento su un gommone e spingerlo nuotandogli dietro.

Filmare altre scene richiese difficoltà di altro genere: il team di produzione dovette aspettare due anni prima che giungessero notizie da un vulcano in eruzione e dovette sospendere tutte le altre riprese nella speranza che fosse ancora attivo quando lo avessero raggiunto. Nell'Artico, il cameraman Hugh Miles dovette spingersi a 25 metri di distanza da un orso polare per poterne riprendere un primo piano.

Per l'episodio «Il cielo sopra di noi» i produttori della serie riuscirono ad usufruire dell'appoggio della NASA, che diede loro la possibilità di utilizzare il suo velivolo per le ricerche sulla gravità, noto affettuosamente come Cometa del Vomito.

Tuttavia, la sequenza più dispendiosa in termini di tempo - non per quanto riguarda la difficoltà nelle riprese, ma nella loro preparazione - è quella che mostra delle oche dal collo rosso in volo. Gli uccelli dovettero essere allevati a mano fin dalla schiusa in modo che potessero rispondere alla voce della loro «madre»; così facendo, fu possibile riprenderle mentre volavano da un'auto in movimento priva di tettino.

Grazie alle nuove tecniche di ripresa che si andavano evolvendo, fu possibile utilizzare una nuova muta da sub con una grande maschera frontale completamente ermetica, che consentiva ad Attenborough di parlare (ed essere visto farlo) sott'acqua.

In un'intervista riguardo alla realizzazione della serie, Attenborough ha molto sminuito il suo contributo:

Episodi

1. «Le fornaci della terra» (The Building of the Earth) Trasmesso il 19 gennaio 1984, il primo episodio inizia nella valle più profonda del mondo: quella del fiume Kali Gandaki nell'Himalaya. Le sue temperature variano da quelle dei tropici nel fondovalle a quelle dei poli più in alto. Costituisce quindi un buon esempio per mostrare come le creature si adattano a vivere in determinati ambienti. Man mano che Attenborough si spinge più in alto, più il terreno diventa desolato e montuoso, e più adattati sono gli animali che vi vivono. Tuttavia, tali adattamenti sono relativamente recenti: queste montagne si sono sollevate dal fondo del mare circa 65 milioni di anni fa. Per mostrare la forza della natura responsabile di questo, Attenborough si spinge di fronte a un vulcano in eruzione in Islanda e maneggia un pezzo di basalto; il Selciato del gigante è un esempio di quel che può accadere nell'arco di un lungo periodo di tempo. I vulcani islandesi rappresentano l'estremità settentrionale di una fenditura, prevalentemente sottomarina, che corre lungo un lato del globo formando isole vulcaniche nei punti in cui si spinge sopra il livello del mare. È questa attività dal profondo della Terra, nota come tettonica delle placche, che ha separato l'Africa e il Sudamerica e ha creato l'oceano Atlantico. Le riprese dell'eruzione del Mount Saint Helens nel 1980 mostrano la distruzione che ha causato. Tuttavia, questa impallidisce in confronto alla devastazione causata dal Krakatoa nel 1883, che Attenborough riferisce in dettaglio. Quando tale pressione sotto la Terra si attenua, si formano sorgenti calde e grotte - che a loro volta consentono la sopravvivenza a determinate forme di vita.

2. «Il mondo della neve e dei ghiacci» (The Frozen World) Trasmesso il 26 gennaio 1984, questo episodio descrive gli habitat inospitali dove dominano la neve e il ghiaccio. Il Monte Rainier in America è un esempio di posto simile: non c'è vegetazione, quindi non vi si trovano né erbivori, né, di conseguenza, carnivori. Tuttavia, sotto la superficie gelata, crescono le alghe e alcuni insetti, come le coccinelle, visitano i pendii. Le montagne dell'Africa sono permanentemente coperte di neve e sotto cime come il Kilimangiaro e il Monte Kenya si trovano comunità di piante e animali che resistono ad escursioni termiche giornaliere estreme: di notte corrono il rischio di congelamento, mentre di giorno devono fronteggiare la perdita di umidità. Le lobelie fanno fronte a questo problema producendo pectina o ricoprendosi con numerosissime foglie analoghe a un manto di pelliccia. Le Ande corrono lungo tutto il Sudamerica e sono circondate dall'Altiplano. Su queste pianure d'alta quota vi è una grande e variegata popolazione di animali. L'Antartide è più grande dell'intera Europa ed è per lo più priva di vita. Tuttavia, le sue coste e le sue acque sono fertili e ospitano otarie orsine, la loro fonte di cibo principale (il krill) e diverse specie di pinguini. Al contrario, a causa della sua connessione con regioni più temperate, l'Artide è stata colonizzata da una grande varietà di specie, tra cui volpi artiche, orsi polari, lemming e gufi delle nevi, nonché dai cacciatori più formidabili della regione, gli inuit. È anche una dimora temporanea per animali migratori come il caribù e l'oca delle nevi.

3. «Le grandi foreste del Nord» (The Northern Forests) Trasmesso il 2 febbraio 1984, questo episodio prende in esame le foreste di conifere boreali. La puntata inizia nella Norvegia settentrionale, 500 chilometri a nord del circolo polare artico. Qui, la luce è appena sufficiente per permettere ai pini di sopravvivere, ma durante l'inverno il freddo è estremo. I pinoli presenti all'interno delle pigne forniscono uno dei pochi alimenti disponibili in questo periodo dell'anno e anche grandi erbivori come l'alce devono fare affidamento sulle loro riserve di grasso. Tuttavia, vi sono anche predatori, come linci, ghiottoni e gufi reali. La foresta di conifere si sviluppa in una cintura intorno al globo larga circa 1900 chilometri nel suo punto di maggiore estensione. In ogni continente, molti animali migratori arrivano qui in primavera, e ancora di più durante l'estate. Nelle annate in cui le arvicole sono particolarmente numerose, il numero dei loro predatori principali, i gufi, aumenta di conseguenza e questi animali si diffondono su un territorio più vasto. Più a sud, con l'aumentare delle temperature, i pini lasciano il posto ad alberi di latifoglie, quali la quercia e il faggio. Più che in qualsiasi altro periodo dell'anno, è d'estate che gli uccelli occupano in maggior numero le chiome degli alberi, nutrendosi di una miriade di insetti. All'inizio dell'inverno, molti animali di queste foreste vanno in letargo e, in America, Attenborough scopre la tana di un orso nero, che può dormire per sei mesi di fila. Infine, ancora più a sud, Attenborough rivela gli effetti degli incendi boschivi, che non sono così distruttivi come sembrano - le aree colpite si rigenerano in un paio di mesi, con più fiori di prima.

4. «I misteri della giungla» (Jungle)

Trasmesso il 16 febbraio 1984, questo episodio è dedicato alle giungle dei tropici. Attenborough sale su un kapok nella foresta pluviale sudamericana per osservare «uno degli ambienti più ricchi di vita che si possa incontrare sul nostro pianeta». Sono due le cause principali di questo rigoglio: calore e umidità. Poiché questo clima è costante, non ci sono stagioni, quindi gli alberi variano notevolmente nei loro cicli di fioritura. Tuttavia, ogni specie lo fa allo stesso tempo e, a causa della mancanza di vento, fa affidamento su uccelli e insetti per l'impollinazione. Le Bromeliacee accolgono numerosi visitatori, in gran parte a causa delle loro rosette di foglie simili a calici che trattengono l'acqua. Questa viene usata da alcuni per bere o, come nel caso del dendrobate, per depositare i girini. Attenborough mostra anche quelle specie che hanno perfezionato l'arte del camuffamento, come i fasmidi. La parte più densamente popolata della giungla è quella costituita dai suoi strati superiori. Negli strati medi c'è poca vita, a parte quelle specie che fanno il nido nelle cavità, come le are, o usano i tronchi e le liane per spostarsi. Il pavimento della giungla non è molto fertile, perché la pioggia lava via qualsiasi nutrimento dal suolo. Le radici degli alberi fanno quindi affidamento su una specie di compost formato da foglie in decomposizione - un processo che è notevolmente accelerato dall'umidità naturale. Dopo una tempesta tropicale, un vecchio albero di kapok si schianta a terra, lasciando un'apertura nella canopia soprastante. Ha quindi inizio il processo di rinnovamento, con gli alberelli che corrono a riempire lo spazio creatosi.

5. «Mari d'erba» (Seas of Grass)