Il centro storico di Chieti si compone di 6 rioni storici (Porta Pescara o Santa Maria, Civitella, Colle Gallo, San Paolo, Porta Monacisca o San Giovanni, Piano Sant'Angelo) più uno di antiche origini (Porta Sant'Anna), ma sviluppatosi nel Novecento, attuale quartiere Sacro Cuore.
Storia Teate romana
In breve, i rioni si svilupparono sopra l'antico abitato italico romano di Teate Marrucinorum, la capitale del popolo dei Marrucini, stanziati in villaggi nella piana del fiume Alento, sino alle pendici orientali della Maiella, avendo il centro principale a Teate, condividendo il porto di Aternum (Pescara) con i Vestini ed i Frentani, per i traffici marittimi, punto di comunicazione nell'entroterra anche con la via Tiburtina Valeria.
L'abitato italico di Teate si estendeva lungo la strada consolare maggiore, dove passava il tratturo per raggiungere, dalla via Claudia Valeria, sia il porto di Aterno che la strada per le Pugliecfr. Raffaele Bigi, Il quartiere della Civitella a Chieti, pp. 6-11; cfr. Francesco Vicoli, Monografia della Città di Chieti, Napoli 1859, vale a dire l'attuale Corso Marrucino, anticamente detto "strada Grande", nell'Ottocento anche corso "Ferdinando Galiani" sino al 1896 quando assunse con i lavori di risanamento l'attuale denominazione. Lungo il corso si trovavano le abitazioni patrizie e le botteghe commerciali, a poca distanza ad ovest si trovava il Foro, l'attuale piazza dei Tempietti, con i templi dedicati alla Triade Capitolina.
Prima della dominazione romana, Teate era sviluppata più in alto del corso e dell'area dei Tempietti, nell'area del colle della Civitella, dove si trovava la cittadella fortificata con l'acropoli e i templi dedicati alla Triade Italicacfr. Raffaele Bigi, Op. cit., pp. 30-31 a, uno di questi con la conquista romana, secondo gli storici patei Camarra e Nicolino, verrà dedicato all'eroe mitico Achille, che secondo la leggenda avrebbe fondato Teate in onore della madre Teticfr. Girolamo Nicolino, Historia della città di Chieti, 1657; cfr. Lucio Camarra, De Teate antiquo, II. Con l'arrivo dei romani e la nomina della città a municipium, l'area sacra di Teate si spostò nel I secolo a.C. più a valle, e sopra l'arx italica fu costruito l'anfiteatro della Civitella, ancora oggi in piedi.
I confini della città di Teate si trovavano pressappoco all'incrocio del corso Marrucino nord con la via Arniense e via dei Toppi, che discende nel quartiere di Santa Maria, zona inedificata all'epoca romana, dove si trovavano più che altro dei sepolcri, e che poi dal Medioevo (XIII-XIV secolo) diventerà uno dei quartieri più grandi, noto come "Teti Maggiore"R. Bigi, Op. cit., p. 13; cfr. Raffaele Bigi, Chieti città d'arte, di storia, di cultura, di musei, Carabba, 2010; aree cimiteriali furono scoperte anche in due zone fuori le mura, nella parte sud-ovest nell'area della chiesa di Santa Maria Calvona (la necropoli popolare), e nell'area orientale della chiesa di Sant'Anna del cimitero, la necropoli dei patrizi.
Nuovi quartieri medievali a Chieti Durante il dominio dei longobardi, poi dei franchi, dei normanni e degli angioini, Chieti vide la costruzione di vari piccoli nuclei fortificati attorno alla città romana di Teate: sorsero i quartieri di castello Trivigliano o di Santa Maria (come venne iniziato a chiamare dal XVII secolo per la presenza di un convento delle Clarisse) nell'area nord, tale rione secondo Nicolino era uno dei più popolari di Chieti, sviluppatosi nell'era angioina ed era nominato anche Teti Maggiore, il quartiere di colle San Paolo, presso l'area dei tempietti, un piccolo abitato franco-longobardo a impianto circolare (detto anche "pallonetto" nell'area dello storico Largo Taddei, oggi viale Silvio e Bertrando Spaventacfr. Raffaele Bigi, Il quartiere della Civitella, p. 65, area dove la tradizione vuole si trovasse la casa del patrizio Asinio Pollionecfr. M. D'Alessandro, P. Gentile, Il Borgo Antico. Alla riscoperta di Chieti e del suo passato, F.lli Brandolini, Chieti, p. 12), qui il tempio maggiore dei Dioscuri fu riconsacrato a chiesa di San Pietro e San Paolo; a seguire il rione di Santa Caterina poi di San Gaetano con la Porta de Noculis, il rione di Colle Gallo (secondo Raffaele Bigi il nome deriverebbe dalla presenza di una villa del patrizio Asino Gallo, nipote di Pollione, che avrebbe dato il nome anche alla cinta fortificata di Porta Gallo poi Porta Zunica), sorto nell'altura periferica occidentale, sopra una basilica romana o secondo Camarra in tempio dedicato a Marte, dove venne eretta la prima cattedrale di Chieti, dedicata a Santa Maria, in seguito a San Tommaso, e poi solo nell'XI secolo al patrono San Giustino da Chieti.
A seguire sorsero il rione di Porta Monacisca ad oriente, dove si trovava la chiesa di San Giovanni dei Cavalieri di Malta (per questo è detto anche quartiere San Giovanni), nell'area dell'anfiteatro della Civitella sorse il rione della Fiera con il complesso monumentale di Santa Maria dei Celestini alla Civitella, una porta di accesso a ovest (Porta Napoli) e a sud dall'orto dell'ex convento di Sant'Andrea nel XV secolo, accanto alla chiesa della Trinità, e un'altra porta scomparsa delle mura, all'incrocio del corso Marrucino con viale Spaventa, detta Portello San Nicola F. Verlengia, "La leggenda di San Nicola a Chieti" in "Scritti", 2007.
Infine il rione più recente fu il quartiere del Piano Sant'Angelo (piazza Matteotti), detto "Terranova" perché edificato in più fasi a partire da un abitato longobardo con una chiesa di san Michele in piazza Matteotti, ampliatosi poi coi monasteri di Sant'Antonio, delle Clarisse, e delle Benedettine dell'Annunziata.
Questo piccolo rione, composto da orti e aree inedificate, cinto dalle mura di piazza Matteotti, via Nicola da Guardiagrele col torrione, porta Sant'Anna e piazza Garibaldi, si collegava al rione Trivigliano mediante via Santa Lucia e Porta Pescara. L'accesso al quartiere avveniva da est, da una porta con due torri, oggi scomparsa, chiamata Porta Sant'Anna.
Caratteristiche dei quartieri e le mura
Il punto baricentrico della vita sociale, politica e religiosa, presto divenne, dal XV secolo, il Largo del Pozzo, oggi piazza Giangabriele Valignani, così chiamato per la presenza di un pozzo italico sacro, oggi interrato, situato nel punto esatto della fontana luminosa costruita nel 2010. Vi convergono i rioni di Colle Gallo, San Giovanni mediante l'ex via Ulpia (il prolungamento a nord del corso Marrucino, zona chiesa di San Francesco d'Assisi), e Colle San Paolo, mediante il corso Marrucino vero e proprio, e l'ara dello storico palazzo dei Valignani di Vacri e dell'ex convento dei Domenicani, rispettivamente occupati, dal 1920 circa dalla sede della Banca d'Italia, e dal Palazzo della Provincia. Nel XV secolo doveva inoltre già esistere il palazzo arcivescovile, come dimostra la torre del 1470 voluta dal vescovo Nicolantonio Valignano.
Il centro di Chieti era ben munito di mura, che circondavano tutto il perimetro, partendo dall'area di San Giustino, con 9 porte, di cui oggi rimane in piedi solo Porta Pescara, nel rione Santa Maria. la piazza Grande, poi dal 1860 Piazza Vittorio Emanuele, e di nuovo durante il fascismo piazza San Giustino, era il centro religioso principale della città, con la cattedrale, il palazzo del Capitano Regio (oggi occupato dal neogotico palazzo di Giustizia), e il palazzo dei Valignani, poi trasformato nell'Ottocento nel palazzo d'Achille, sede municipale sino al 2009.Le mura partivano proprio da questa piazza, con Porta Gallo poi Porta Zunica, e andando in senso antioriario, circondavano le aree di Largo Cavallerizza, viale Asinio Herio, con ingresso al rione San Gaetano, viale G. Salvatore Pianell con ingresso alla Civutella dal teatro romano, mediante la scomparsa Porta Napoli, circonvallazione di tutto il colle dell'anfiteatro romano e dell'ex convento di Santa Maria dei Celestini, ridiscendendo in via Nicoletto Vernia, arrivano in piazza Trento e Trieste, con la chiesa della Santissima Trinità, e la scomparsa porta Sant'Andrea, di cui rimane un torrione inglobato nella chiesa; una piccola porta, portello San Nicola, immetteva al corso Marrucino, lungo la fascia orientale del centro storico, le mura seguivano l'ex via Orientale, oggi via Principessa di Piemonte, con ingresso murario a Porta Monacisca, scomparso, presso la chiesa di Materdomini, risalendo in seguito, il tratto murario, di cui oggi sono visibili vari resti inglobati nelle case costruitevi sopra, compiva la circonvallazione di viale Papa Giovanni XXIII, e via delle Terme Romane, con un piccolo ingresso nello spiazzo di Sant'Angelo, oggi piazza Matteotti, continuando presso l'orto murato dell'ex convento della Maddalena (via Nicola da Guardiagrele), e terminando all'ingresso di via Arniense da porta Sant'Anna, scomparsa, nell'area di piazza Garibaldi, costituitasi nella seconda metà dell'Ottocento, con la costruzione della caserma militare "Vittorio Emanuele II", poi dedicata al Tenente Francesco Spinucci.
La parte settentrionale del percorso murario, seguiva il muro dell'orto dei Cappuccini, seguendo via Federico Salomone, e poi via Silvino Olivieri a Porta Pescara, dall'ingresso tardo settecentesco realizzato come gabella del dazio per il pesce proveniente appunto da Pescara, poiché l'arco angioino del XIII secolo si trova più arretrato nelle mura, inglobato tra i palazzi settecenteschi, tra cui palazzo Toppi-Sanità-Spatocco. Continuando il percorso lungo la circonferenza del rione Santa Maria, le mura incontravano un secondo accesso in Largo Porta Santa Maria, presso l'ex convento, poi divenuto la caserma Pierantoni, e risalivano sino a Porta Bocciacia (scomparsa), che dava sbocco sul Largo Cavallerizza venendo da via Arniense, per tornare alla Porta Gallo, poi dal XVII secolo Port Zunica con i "tre archi" per il principale accesso a piazza San Giutino.
Questa porta a tre archi venne demolita nel 1894 per permettere il passaggio del tram della filovia alla principale stazione di piazza Vittorio Emanuele (cioè piazza San Giustino), presso il palazzo Sirolli, appunto davanti al sagrato di San Giustino.
Le antiche porte di Chieti
Le porte maggiori in tutto erano 9, più alcuni accessi secondari. Di queste sopravvive solo Porta Pescara: Porta Pescara - via di Porta Pescara (rione Trivigliano): è l'unica porta che sopravvive, la cinta muraria storica con la porta, era più arretrata rispetto all'attuale circonvallazione di via S. OlivieriRaffaele Bigi, Chieti: passato, presente e futuro, voce "Porta Pescara", Carabba, 2012. L'arco gotico è tipico del XIII secolo con elementi angioini, un arco ogivale con la cornice incassato in una mostra in conci di pietra squadrati, che forse alla sommità aveva delle merlature. Nel XVIII secolo una seconda porta più monumentale, con l'allargamento del quartiere di Santa Maria, fu realizzata come nuovo ingresso. La seconda porta fu usata come gabella per il pagamento del dazio del pescare proveniente dell'Adriatico, e da Pescara. La porta è un monumentale arco a tutto sesto incassato in una mostra elaborata in laterizio, ai fianchi dell'arco si trovano due coppie di paraste a capitello dorico, che sorreggono una trabeazione aggettante con la cornice marcapiano, il secondo livello della porta ha due cuspidi piramidali angolari, il corpo centrale è ristretto, presenta un orologio centrale realizzato nel primo Novecento, in quanto prima era una semplice meridiana. Questo corpo si conclude con timpano triangolare. Porta Santa Maria (Largo di Porta Santa Maria, presso la caserma Pierantoni, rione Trivigliano): questa porta era la seconda del quartiere, insieme a Porta Pescara. Non si hanno descrizioni o immagini, sicché è difficile stabilire che aspetto avesse. Era l'accesso più settentrionale, dotato sempre di una gabella del dazio, e di un sistema fortificato a guardia del convento di Santa Maria. Demolita nel XIX secolo, rimase il toponimo.