La piazza Garibaldi, prima del 1880 "piazza del Mercato", è la piazza principale di Sulmona (AQ). Storia La piazza sino al XIII-XIV secolo era pressoché vergine, e vi si trovavano alcune abitazioni periferiche del nucleo romano di Sulmo. Durante il Medioevo, Sulmona venne elevata a capoluogo del Giustizierato d'Abruzzo (1233), per il volere di Federico II di Svevia, e iniziò a subire l'afflusso di vari abitanti della vallata, e di mercanti di varie terre, divenendo ben presto il polo culturale, economico e sociale della nuova macroregione nel Regno di Napoli.

Alcuni studiosi vogliono che prima della costruzione del nuovo acquedotto medievale, da parte del re Manfredi di Svevia (1256), esistessero già le rovine di un precedente acquedotto romano, che captava le acque del fiume Gizio. Fatto sta che il nuovo monumentale acquedotto venne ricostruito, divenendo l'acquedotto meglio conservato, oggi, dell'Abruzzo, nel frattempo intorno all'attuale piazza si svolgeva il mercato settimanale, e vi sorsero i principali monasteri della città, il monastero di San Salvatore (oggi chiesa della Madonna del Carmine), la grancia di Santa Lucia, gestita dai padri Celestini della Badia Morronese (Porta Napoli), il monastero di San Francesco della Scarpa, il cui fianco si affacciava sulla piazza, con un grande portale tardo romanico, detto "Rotonda", mentre la facciata volgeva su via Panfilo Mazara.

Insomma, si erano creati tre piccoli nuclei che nel 1302 erano perfettamente definiti, recintati in una seconda cerchia muraria, vale a dire il borgo San Salvatore o Sant'Agata, il borgo di Santa Maria della Tomba, dal nome della chiesa, e il borgo Pacentrano o di Porta Orientale, che ad est si univa con il Sestiere di Porta Manaresca.La piazza era anche il fulcro economico e sociale, vi si svolgeva la tradizionale processione del Cristo risorgo il giorno di Pasqua (anche se la tradizione come oggi la si vede prese definitivo aspetto nel XVIII secolo), le sedute pubbliche presso il Sedile (attuale chiesetta di San Rocco), e l'evento tradizionale della Giostra cavalleresca.

Con il terremoto del 1706 Sulmona fu in gran parte distrutta, la ricostruzione interessò gran parte della piazza, tuttavia non andò perso il caratteristico aspetto ad ellisse, di originale rimasero la chiesetta di San Rocco, la "rotonda" di San Francesco della Scarpa, benché la torre campanaria risultò mutilata, la chiesa di San Filippo Neri, che alla fine dell'800 si dotò del portale gotico, smontato, proveniente dalla distrutta chiesa di Sant'Agostino sul corso Ovidio. In fotografie e filmati d'epoca è possibile vedere come le superfetazioni barocche, soprattutto le abitazioni popolari, avessero occupato in gran parte l'area dell'acquedotto manfrino, dato che non serviva più a captare l'acqua dal 1706. L'acquedotto era oscurato parendo dalla gradinata che scende dalla Rotonda di San Francesco sulla piazza, sino all'altezza del sagrato della chiesa di Santa Chiara, dove riapparivano solo tre arcate, e per questo a volte questo piccolo spiazzo era indicato come "Piazza Tre Archi".

L'acquedotto verrà riportato allo splendore originario solo dopo la guerra, demolendo le case che vi insistevano sopra. Nel 1880 la pizza verrà intitolata, per volere della giunta comunale, all'eroe Giuseppe Garibaldi.

Descrizione

La piazza è una delle più suggestive d'Abruzzo, perché vi si affacciano vari monumenti storici della città, inoltre dal lato ovest offre una panoramica del gruppo del Monte Morrone.Ha impianto ellittico, e introduce, da nord verso sud, ai tre "borghi" del centro storico sulmonese: Borgo Pacentrano, Borgo San Salvatore-Porta Fliamabili, e Borgo Santa Maria della Tomba.

I monumenti sono:

Chiesa di San Filippo Neri

La costruzione della chiesa risale al XVII secolo, conclusa nel 1677; benché la congregazione dei Gesuiti ebbe la sede ufficiale nella chiesa di Sant’Ignazio nella Piazza XX Settembre fino al 1706, ne condivideva la sede. La chiesa ha origini molto più remote, nel XIV secolo, dedicata a Sant’Agostino, che però fu distrutta dal terremoto del 1706, rimanendo in piedi solo la facciata col portale gotico oggi ancora intatto.La ricostruzione avvenne nel 1785 per volere del barone Giambattista Mazaram, conclusasi nel 1794, in occasione della visita del re Ferdinando IV di Borbone. Nel 1799 la soppressione dell’Ordine dei Filippini costrinse i padri a lasciare la chiesa, che fu usata per vari scopi, come se della Guardia di Finanza. Oggi la chiesa di San Filippo è visitabile, insieme all’ex monastero. L’aspetto rilevante è la facciata che si mostra su Piazza Garibaldi, appartenente alla primitiva chiesa di Sant’Agostino, datata 1315. Fu rimontata nel 1885 quando la vecchia chiesa fu demolita definitivamente: il portale ha arco a sesto acuto con strombatura sottolineata da una sequenza di colonne tortili e pilastri con ricchi capitelli, e dalla grande cornice a ghimberga che lo sovrasta. Il frontone cuspidato mostra gli stemmi delle famiglie D’Angiò e Sanità, che elargirono diverse somme di denaro per l’arricchimento della chiesa. Al centro dell’architrave c’è un Agnello Mistico crocifero, mentre ai lati quattro stemmi nobili. L’interno della chiesa è a navata unica, con impianto rettangolare settecentesco, decorato da quattro altari laterali, diviso in due campate quadrate coperte da false cupole, a base circolare su pennacchi. Il soffitto è a volta a botte lunettata, la parte del presbiterio è ornata da dipinti settecenteschi: la Madonna col Bambino tra angeli di Amedeo Tedeschi, l’altare maggiore del 1888 ha invece le tele del Sacro Cuore di Gesù e Maria e l’Immacolata Concezione di Vincenzo Conti.

Chiesa monasteriale di Santa Chiara d'Assisi

La fondazione del monastero che si affaccia su Piazza Garibaldi è del 1260, e fu completato nove anni dopo, per volere della beata Floresenda di Tommaso da Palena. Si tratta di uno dei monasteri delle Clarisse più antichi del Regno di Napoli, e fino alla soppressione tra i maggiori d’Abruzzo. Nell’Ottocento il monastero, malgrado le soppressioni dei vari ordini nel 1799 e nel 1806, continuò la sua attività, fino alla chiusura nel 1866: venne adibito a scuola, e successivamente ospitò la sede del Ministero della Giustizia fino al 1907, quando nei decenni successivi divenne sede del Museo Diocesano.La chiesa costituisce uno degli elementi artistici più esemplari del barocco abruzzese, con una profusione di stucchi elegantemente distribuiti su pareti e volte. La ristrutturazione di Fantoni si limitò a conferire una nuova veste all’edificio medievale, senza alternarne la volumetria antica. La spazialità interna venne però trasformata grazie alla sopraelevazione dell’area presbiteriale con l’inserimento di una cupola ellittica a profilo ribassato, e alla creazione di nicchie laterali con altari lignei della scuola di Pescocostanzo. Le pareti sono scandite da paraste corinzie, che sostengono un’alta trabeazione modanata, su cui imposta la copertura a volta a botte. Sulle pareti laterali sono collocati sei cori in legno intagliato, destinati alle monache di clausura fino al 1866. L’altare maggiore è del 1735 con la pala della “Gloria di Santa Chiara” di Sebastiano Conca; il primo altare lungo il fianco destro è ornato da una tela della Natività, e quelli successivi contengono i dipinti di San Francesco d’Assisi, con la tomba della beata Floresenda, lo Sposalizio della Vergine di Alessandro Salini e il dipinto di Sant’Antonio abate.

Dalla gradinata della piazza Garibaldi del 1714, attraverso un ampio portale settecentesco, si accede al cortile conventuale dove si affacciano la chiesa e due portali di ingresso al parlatoio. In corrispondenza dell’ingresso c’era la ruota per i neonati orfani da accudire; originalmente il convento aveva una pianta ad L, poi trasformata in forma quadrata, con il porticato del 1518 che circonda i lati settentrionali del chiostro, Il parlatoio è del 1623, e presso una sala rimasta nell’aspetto medievale, si trovano preziosi affreschi medievali della vita di San Francesco.

Chiesa di San Rocco o del Sedile

Si affaccia su Piazza Garibaldi; era precedentemente intitolata a San Sebastiano, e poi cambiò il nome per la forte venerazione verso San Rocco, che dilagò in Abruzzo dopo la pestilenza del Seicento. La chiesa venne donata nel 1484 alla regina Giovanna II di Napoli, Principessa di Sulmona, come attesta lo stemma aragonese sulla facciata. L'insolita tipologia a pianta quadrata con ampie arcate su tre lati fa pensare all'uso della chiesa come zona di benedizione dei cavalieri della Giostra. Altri studiosi pensano che la chiesa fosse il Sedile popolare nel XV secolo, dove si riuniva la rappresentanza popolare dei tre sindaci della città. La chiesa fu danneggiata nel 1706 dal terremoto, e ricostruita.La facciata presenta un coronamento curvilineo, convesso al centro, con decorazioni laterali a lanterna; sull'apice centrale si trova un piccolo campanile barocco a vela, con lesene scanalate e archetti a tutto sesto. Il vano interno è a navata unica con una calotta circolare decorata a cassettoni. Si conserva la statua di San Rocco, con lo stile napoletano.

Palazzo Anelli Si trova in Piazza Garibaldi, ricostruito dopo il 1706. Nel 1844 il palazzo, nominato Zampichelli, divenne proprietà di Luigi Anelli-La Rocca. La struttura ha imponente facciata articolata su tre livelli principali: il piano terra con le botteghe con portali di pietra a sesto ribassato e finestre quadrotte; il piano nobile fasciato di sotto da cornici marcapiano e marcadavanzale, sulle quali poggiano le finestre a timpano mistilineo; il secondo piano dove si alternano finestre a timpano curvilineo, spezzato con volute. La facciata si conclude con l'alto cornicione di pietra su mensole; lo spigolo orientale che immette su via Margherita, è sottolineato dal possente cantonale in pietra che si alleggerisce verso l'alto, seguendo il passo delle cornici marcapiano del prospetto sulla piazza. Il portale è ad arco con voluta in chiave, inquadrato da un ordine di paraste tuscaniche che sorreggono l'architrave sormontato da un fastigio barocco con volute a conchilione.

Acquedotto Svevo e Fontana del Vecchio

Secondo alcune fonti, all'epoca romana esisteva già un acquedotto; quello attuale fu ostruito nel XIII secolo da Manfredi di Svevia, che lo inaugurò nel 1256, per creare un canale nel centro per il trasporto acquifero del fiume Gizio. L'acquedotto fu ridimensionato nel XVII secolo, tagliato dopo il terremoto del 1706 per la costruzione di abitazioni, e ripristinato dopo la seconda guerra mondiale, tanto che le abitazioni avevano occupato gran parte della struttura, da lasciarne in vista solo tre archi. Il 3 giugno 1979 si verificò un incidente mortale per un autobus di tifosi aquilani in trasferita per Cassino. L'autobus rimase incastrato in uno degli archi, e alcuni ragazzi che si erano sporti dal finestrino rimasero uccisi all'istante.

L'acquedotto si trova nella parte occidentale di Piazza Garibaldi, delimitandone il confine con il corso Ovidio; è composto da tre tronchi: il primo lungo 76 metri con 15 archi gotici, il secondo 24 metri con 5 archi, e l'ultimo pezzo che ha un solo arco a tutto sesto lungo 4,92 metri. Il dislivello complessivo tra il primo e l'ultimo punto dell'acquedotto è di 106 metri di lunghezza, per un totale di 10 metri di dislivello.La Fontana del vecchio è collegata all'ultimo troncone dell'acquedotto, che si collega al corso Ovidio. Fu realizzata nel 1474 da Polidoro Tiberti da Cesena. Nel 1901 la vasca quadrangolare originale fu sostituita da un sarcofago ellittico, quello attuale. La struttura si conserva perfettamente, con molte decorazioni presso la parte superiore o trabeazione: due putti angelici sorreggono lo stemma sulmonese con la scritta S.M.P.E., dai versi di Ovidio. Il nome proviene dal mascherone centrale a forma di fauno, o vecchio, affiancato lateralmente da due tondi a motivi floreali.