Il Teatro Verdi era un teatro italiano, sito nella città di Terni. Un tempo si trattava del principale teatro cittadino all'interno del quale si svolgevano spettacoli di lirica, prosa e danza.

Storia

Le origini del teatro di Terni Nel XIII secolo, il libero Comune di Terni decise di costruire un palazzo per ospitare il magistrato municipale e i priori che da tempo si riunivano nella chiesa di San Francesco o nell'abitazione di qualcuno tra loro. Si acquistarono così alcune casupole nel rione Fabri. Al loro posto, una volta demolite, fu costruito il Palazzo dei Priori, che sorgeva così lungo la strada principale della città, la Flaminia, oggi è Corso Vecchio. Dopo qualche tempo il municipio della città si spostò nell'adiacente seicentesco Palazzo Carrara, mentre il Palazzo dei Priori venne abbandonato e in seguito utilizzato addirittura come forno pubblico cittadino, chiamato Forno del Pan Venale. Quando questo venne chiuso, lo stabile rimase inutilizzato per lungo e si pensò a un suo recupero. Ci si rese conto che il cosiddetto Teatro dell’Accademia dei Costanti, costruito nel 1661, chiamato nel 1736 Nobile Teatro Ternano e dal 1859 Teatro Goldoni, era divenuto insufficiente per la popolazione che stava crescendo, ma soprattutto lo si volle chiudere per l'elevato pericolo d'incendi a causa del vetusto impianto d'illuminazione e della costruzione che era interamente di legno.

La costruzione del teatro A inizio Ottocento, in un clima di grande fervore nazionale per l'elezione al soglio pontificio di Pio IX, ci si rese conto della necessità di avere un teatro che si potesse definire tale, secondo il gusto dell'epoca, moderno e funzionale, atto a ospitare grandi produzioni di opere liriche, balletti e prosa, seguendo la moda del tempo ma soprattutto il crescente diffondersi di nuove opere che mettevano in competizione città e paesi d'Italia che miravano a portarle in scena prima di altri. Grazie alla lungimiranza dello Stato Pontificio si pensò di inserire il nuovo teatro all'interno del tessuto cittadino e si considerò l'ipotesi di costruirlo lungo l'antica Via Flaminia che al tempo attraversava la città passando per l'antico Ponte Romano al Forte del Cassero, con la cosiddetta Porta Romana, fino a Porta Spoletina. Si pensò dunque di ricavarlo dall'antico Palazzo dei Priori intervenendo su quell'antica costruzione per dotarsi di una struttura che fosse consona alla città; poiché però l'edificio era ormai abbandonato e completamente fatiscente fino alle sue fondamenta, fu interamente demolito, ma se ne recuperò qualche elemento architettonico come la scalinata esterna.

La costruzione del nuovo teatro fu affidata a Luigi Poletti, Architetto Pontificio dei Sacri Palazzi Apostolici, che a Roma si era occupato della ricostruzione della Basilica di San Paolo fuori le mura, senza considerare numerosi e altri importanti interventi. Fu il primo teatro all'italiana che il Poletti realizzò nello Stato Pontificio, seguito dal Teatro Galli di Rimini (ricostruito dalle sue ceneri e riaperto nell'ottobre 2018) inaugurato nel 1857, e dal Teatro della Fortuna di Fano (anche questo ricostruito su progetto del Poletti e riaperto nel 1998) inaugurato nel 1863. Per la costruzione del teatro di Terni, Poletti vinse la concorrenza di un architetto perugino e la posa della prima pietra avvenne nel 1840 alla presenza dell’architetto nonché direttore dei lavori. Il teatro fu infine inaugurato il 12 agosto 1849 con il nome di Nuovo Teatro o Teatro Comunale, scritto anche sul timpano del pronao, con la messa in scena delle opere “Giovanna D’Arco” e “Saffo” di Giovanni Pacini. Dal libro "Terni" di G. Bergui per la collana “Latina Gens” del 1931, nel capitolo specifico dedicato al teatro comunale cittadino, sappiamo che in occasione dell'inaugurazione il sipario era stato dipinto con una scena dell'opera "Saffo", in seguito tolto e sostituito con un altro in velluto come da consuetudine; quello della Saffo fu probabilmente custodito all'interno del teatro o nella pinacoteca comunale. All'epoca il teatro poteva contenere novecento persone.

Dal 1849, per ben undici anni, il Teatro Comunale di Terni rimase sotto lo Stato Pontificio fino a quando, nel 1860, anche Terni non fu annessa al Regno d'Italia. Ciononostante, il Teatro Comunale non perse di lustro, anzi, in anticipo rispetto ad altre città italiane, vi passavano le prime di molte rappresentazioni teatrali come le opere liriche di Giuseppe Verdi. Si immagini dunque quanta importanza potesse avere questo teatro di provincia nel XIX secolo. Al fine di controllare l'adeguato andamento artistico, all'epoca vi era addirittura una deputazione nominata ogni cinque anni dal podestà. Il Comune all'epoca stanziava una somma per sovvenzionare il principale spettacolo lirico della stagione, in quota con i proprietari dei palchetti (palchettisti), perché come in ogni teatro che si rispetti, all'epoca i palchetti erano acquistati in "possesso condominiale"; nello specifico i palchetti erano di quelle persone che all'epoca avevano contribuito con delle quote alla costruzione del teatro. Il palchetto passava poi di generazione in generazione.

Passarono cinquant'anni per la prima ristrutturazione del teatro di Terni voluta dall'amministrazione comunale nel 1893, che dotò la struttura di una torre scenica in muratura, antistante al palcoscenico, nel quale furono ricavati i camerini per gli artisti poiché fino ad allora si trovavano dietro le quinte ed erano ricavati in ingombranti strutture di legno in fondo al palcoscenico.

Il teatro nel Novecento Il teatro fu protagonista nel 1908 di una nuova ristrutturazione che portò all'ampliamento del palcoscenico e all'adeguamento dell'impianto elettrico che era stato uno dei primi impianti elettrici teatrali attuati, non solo in Terni ed in Italia, bensì in Europa.

Fu proprio in quell'anno che il Teatro Comunale prese la denominazione di "Giuseppe Verdi", inaugurando la nuova stagione e il nuovo teatro del 1908 con la rappresentazione dell'Otello, penultima opera del compositore morto solamente otto anni prima. Nel 1927 la città fu elevata a capoluogo di provincia.

Nel 1930 si ebbe un restauro generale del teatro che apportò miglioramenti a tutta la struttura per la quale, addirittura, si lamentava l'esigua capienza che si ricorda era appena 900 posti circa. Furono eseguiti numerosi ritocchi in tutte le sale del teatro, dalla cavea dell'orchestra, all'ingresso coi locali di guardaroba, biglietteria e buffet nel foyer, dal restauro del velario, all'adeguamento dei servizi igienici e degli impianti elettrici, idraulici, di riscaldamento e di ventilazione. Anche in questo caso avvenne una nuova inaugurazione e la stagione si aprì l’8 ottobre 1930 con la prima di Turandot di Giacomo Puccini rappresentata per la prima volta qualche anno prima, nel 1926, al Teatro alla Scala di Milano.

Il Teatro continuò a funzionare sino alla seconda guerra mondiale per poi essere irreparabilmente danneggiato durante i bombardamenti che rasero quasi al suolo l'intera città, facendo perdere buona parte dei palazzi storici di Terni. Tutto andò distrutto, le bombe non risparmiarono il Verdi al cui posto rimase una voragine che fece andare in fumo stucchi, decori e affreschi originali. Si salvarono muri perimetrali e la facciata con la sua scalinata antica.

Il dopoguerra e la ricostruzione Nell'immediato dopoguerra avvenne la ricostruzione della città ma non si pensò di tenere conto d'uno stile artistico che mirasse a conservare le tracce d'un importante passato medievale, quanto più di una ricostruzione facile e veloce che portasse a riavere più palazzi e più abitazioni nel minor tempo possibile. Fu così che anche il Teatro Verdi dovette subire questa ricostruzione secondo lo stile contemporaneo dell'epoca: pur ripristinando l’originario pronao neoclassico, avvenne una ricostruzione che mantenne sì le murature perimetrali polettiane, ma l’interno fu completamente modificato inserendo grandi strutture di platea e galleria in cemento armato, per un totale di circa mille posti a sedere, per l’adattamento a cinema cittadino dal Lucioli che godette per cinquant'anni della concessione del teatro fatta a lui dal comune. Rimase in funzione dal 1947 con un cartellone costituito principalmente di prosa, una delle tante sedi del Teatro Stabile dell'Umbria, con capienza e fruibilità sempre decrescenti sino al 2009, allorché fu dichiarato inagibile per una inadeguatezza rispetto alle caratteristiche funzionali e strutturali prescritte dalle normative vigenti per i locali di pubblico spettacolo, senza contare inidoneità dai punti di vista strutturale – antisismico e prevenzione incendi; salubrità, accessibilità e requisiti igienico-sanitari di un edificio pubblico. Fu pertanto chiuso al pubblico e a oggi risulta inaccessibile.

Dalla chiusura ai giorni d'oggi

Nel gennaio 2010 crollò una parte del controsoffitto del pronao del teatro, cosa che fece mobilitare molti cittadini e molte associazioni ternane, fra le quali anche Casapound che appose uno striscione con la scritta “La città cade a pezzi. Vergogna” fra le colonne dell'ingresso. Nel frattempo tutti gli eventi culturali della città furono spostati al Teatro Secci, inaugurato il 22 maggio 2010, ricavato negli spazi del vecchio stabilimento chimico della SIRI, riutilizzato come spazio culturale col nome di CAOS (Centro Arti Opificio Siri). Da quel momento in poi tutti gli spettacoli, più o meno importanti, ivi compresi quelli degli allievi dell'importante Istituto Superiore di Studi Musicali Giulio Briccialdi, hanno trovato spazio solo ed esclusivamente al Secci la cui capienza è però limitata a soli 301 posti. Altri piccoli teatri di Terni, situati uno a Palazzo Primavera, l'altro a Palazzo Gazzoli, hanno anch'essi capienza assai limitata e dunque sono sempre risultati poco adatti a spettacoli di grande richiamo.

Si provvide immediatamente alla messa in sicurezza della struttura da parte dell'allora amministrazione comunale, senza avere la benché minima idea su cosa fare del teatro. La facciata del teatro, col pronao, venne sistemata, rafforzata sostituendo gli elementi portanti in legno già esistenti con i nuovi in legno lamellare, puntellando, perforando e inserendo travi in acciaio atte al momentaneo sostegno della struttura muraria superiore. Scalinate e colonne furono ripulite e sbiancate, mentre i muri furono tinteggiatati a nuovo. Furono interventi di messa in sicurezza, consolidamento al foyer e al pronao, valorizzando la facciata con una adeguata illuminazione, ma con l'intera struttura non si fece niente.