Lassedio di Genova, svoltosi fra il 19 aprile e il 4 giugno 1800, ha visto contrapporsi la Prima Repubblica francese e la Seconda coalizione per la difesa della città ligure. La città, occupata dal generale francese Massena e dalle truppe dell'Armata d'Italia, resistette per quasi due mesi in condizioni estreme al blocco delle forze della coalizione, in attesa dell'arrivo dell'Armata di Riserva di Bonaparte. Superata la data prefissata da Napoleone per il proprio arrivo, il comandante francese consegnò la città.
Antefatti
Organizzazione dei francesi in Liguria
In Italia, dopo la lunga serie di sconfitte subita dai francesi nell'estate del 1799 quest'ultimi ripararono dietro l'appennino ligure, abbandonando quindi zone come la Lombardia e il Piemonte. Rimaste nello stretto spazio tra Alpi e Appennini della Liguria ed il Mar Mediterraneo, le forze dell'Armata d'Italia stavano vivendo un difficile momento, reso ancora più duro dalle condizioni di vita disagiate in cui erano forzate a vivere: le loro paghe non giungevano da mesi, il cibo del quale disponevano era insufficiente e le consegne di nuove provviste alquanto irregolari, le loro scarpe ed i loro vestiti erano ormai logori e a malapena utilizzabili. Inoltre, malattie infettive come il tifo si stavano diffondendo tra le loro file, causando numerosi morti, tra i quali il loro precedente comandante Championnet.
La drammatica situazione dell'Armata d'Italia aveva spinto Bonaparte a cercare un nuovo comandante per l'esercito francese asserragliato sulla costa ligure. Si stava cercando un nome di rilievo, un generale che potesse resistere alle potenziali offensive austriache e che potesse, almeno parzialmente ripristinare l'ordine e la disciplina tra i soldati dell'armata, prima che le diserzioni e gli ammutinamenti divenissero una piaga che non si poteva arrestare. Tra la ristretta cerchia di nomi disponibili, Napoleone optò per uno dei pochi uomini verso i quali nutriva una sincera fiducia e che sapeva avrebbe potuto svolgere un compito così delicato in maniera magistrale: affidò il comando dell'armata d'Italia al vincitore di Zurigo, il generale Andrea Massena..
Massena fece quanto in suo potere per riportare le sue truppe in uno stato di forma accettabile: la disciplina tornò a farsi vedere tra le file dei soldati, sebbene mai recuperata del tutto; le razioni di cibo vennero aumentate, per quanto comunque insufficienti, e nuovi carichi di munizioni ed indumenti arrivarono presso le linee francesi. Le condizioni dell'armata erano ancora lontane dall'essere ottimali ma il morale era tornato ad un buon livello e le truppe parevano essere capaci di montare una certa resistenza di fronte ad un attacco nemico, cosa che non era credibile solo poco tempo prima..
Altra cosa che premeva il generale francese era riuscire a difendere una zona così estesa con un numero di truppe così ridotto, soprattutto considerando che gli austriaci avevano avuto molto tempo per armarsi e rinfoltire il loro esercito. Massena doveva infatti coprire una linea di fronte che andava dai passi del Colle di Tenda e dal Moncenisio ad ovest, passando per la Bocchetta di Altare, sino al passo della Scoffera e a Sestri Levante. E doveva pure mantenere una riserva per assicurarsi che il porto di Genova non cadesse in mano nemica e con esso la principale linea di rifornimento dell'intera armata. La soluzione adottata da Massena fu quella di dividere il suo esercito in due ali: quella sinistra (circa 12000 uomini) fu affidata a Suchet ed avrebbe dovuto coprire la linea dal Moncenisio sino alla Bocchetta di Altare, mentre il resto del fronte sarebbe stato coperto dagli uomini di Soult (circa 15000),. suo braccio destro nella campagna in Svizzera.
I piani dei due eserciti
Massena si spostò dalla Svizzera all'Italia, dove gli affidato il comando di circa uomini,. sebbene una nutrita fetta dei quali non fosse al momento capace di combattere per la salvezza della repubblica francese. Il rapporto di forze tra i francesi e gli alleati faceva intuire che il principale destino dell'esercito affidato a Massena fosse quello di doversi difendere dagli attacchi austriaci e non di avanzare verso la riconquista di quanto perso l'anno precedente dai suoi predecessori contro von Melas e Suvorov. Ovviamente, il piano di Bonaparte non si limitava alla sola Italia, ma era di portata molto maggiore: il Primo Console in persona, al comando dell'Armata di Riserva, intendeva scendere attraverso la Svizzera dalle Alpi per cogliere quindi alle spalle i nemici rivolti verso Massena grazie anche al supporto fornito dal distaccamento di Claude Jacques Lecourbe e dal corpo d'Armata di Moureau impiegato nelle zone piemontesi.. In questo modo, gli austriaci, braccati da un lato dall'Armata di Riserva, dall'altro da quella d'Italia e sugli altri fronti dalle Alpi e dal mare, si sarebbero ritrovati separati dal resto del resto delle altre forze della coalizione e i francesi avrebbero potuto annientarli senza il minimo ostacolo. Ovviamente, la preparazione e l'attuazione di una strategia così complessa e articolata richiedeva non solo la massima segretezza ma anche molto tempo: l'unica variabile che avrebbe potuto mettere in seria difficoltà la riuscita del piano era un attacco in massa contro l'Armata d'Italia, la cui posizione era sempre critica, sebbene il pericolo di una offensiva da parte degli austriaci fosse, almeno per il momento, nelle primissime settimane del 1800, molto lontano..Il piano austriaco, invece, era di natura opposta e molto più semplice: considerando impossibile che un'armata francese potesse giungere alle spalle di von Melas, gli imperiali avevano concepito una strategia per la quale le loro truppe in Germania dovessero frenare le mire offensive dell'Armata del Reno del generale Jean Victor Moreau mentre quelle in Italia, dopo si erano registrati i migliori progressi l'anno precedente, avrebbero dovuto infliggere il colpo di grazia all'armata francese e proseguire verso Nizza e la Provenza.. Differentemente dai francesi, che dovevano appena raccogliere gli uomini destinati all'armata di Napoleone, gli austriaci erano riusciti a radunare nel periodo invernale un numero più che sufficiente di truppe in Pianura Padana e nella Riviera di Levante,. equipaggiandoli in maniera adeguata e rifornendoli di tutte le provviste necessarie, visti anche gli ampi depositi presenti nelle fertili pianure dell'Italia settentrionale.. Gli austriaci nel complesso avevano circa uomini in Italia, dei quali erano stati lasciati indietro per facilitare le comunicazioni con l'Austria e gestire il territorio del nord Italia, poco avvezzo all'idea del controllo imperiale sulla regione. I restanti soldati erano pienamente disponibili e von Melas ne fece un ottimo uso..
Più nello specifico, il loro piano era il seguente: il generale Ott avrebbe sferrato un attacco diversivo ad est di Genova, in modo da distrarre Massena e focalizzare la sua attenzione sul lato destro del fronte, mentre al centro il grosso delle forze austriache avrebbero sfondato le linee francesi nei pressi della Bocchetta di Altare e avrebbero attraversato al zona conquistando Savona. Presa la città, l'esercito francese si sarebbe ritrovato diviso, con Suchet da un lato e gli altri due generali dall'altro. A questo punto, sfruttando l'immensa differenza in termini di uomini, von Melas avrebbe costretto Massena e Soult a retrocedere verso Genova, dove sarebbero stati costretti ad un assedio e, complice l'aiuto della flotta inglese nel Mediterraneo, sarebbero morti di inedia o si sarebbero arresi. Eliminato quindi il grosso dell'esercito, le attenzioni degli imperiali si sarebbero rivolte verso Suchet, che seppur trincerato presso le linee difensive della Roia o del Var, non avrebbe potuto resistere a lungo.. Quest'ultima parte avrebbe dovuto coincidere con uno sbarco inglese nel Midi, ma le forze inglesi a Minorca incontrarono dei problemi gerarchici che permisero loro di agire solo quando la situazione in Italia era stata già capovolta..Nello specifico, l'ammiraglio Stuart non ricevette sufficienti uomini per compiere l'azione e si dimise. Il ministro della Difesa Dundas trovò un sostituto solamente dopo che la campagna di Napoleone era stata completata. Dopo un primo periodo di calma, durato sino alla fine di marzo, gli austriaci si misero finalmente in moto. I primi segnali dell'inizio delle loro operazioni si ebbero nei primi giorni di aprile, quando le forze di Ott scesero da Bobbio verso la costa della Liguria e le navi inglesi si fecero più audaci ed iniziarono ad avvicinarsi ai porti di Vado, Genova e Savona. Il 5 aprile, si ebbero le prime schermaglie verso la zona di Torriglia ed il giorno seguente iniziò l'attacco vero e proprio nei pressi del Monte Fasce. Massena fu completamente distratto dall'attacco di Ott e non colse affatto il vero intento di von Melas, che con circa soldati stava scendendo dal passo della Cadibona, prima rovesciando gli uomini di Marbot, rimasto ferito negli scontri, e poi costringendo alla fuga lo stesso Soult, giunto per cercare di stabilizzare la situazione. Il giorno seguente, le varie colonne che componevano l'esercito austriaco riuscirono ad impossessarsi di Savona e a separare le due ali dell'Armata d'Italia, in maniera poi rivelatasi definitiva. Massena comprese la gravità della situazione quando le comunicazioni tra lui e Suchet erano già state compromesse in modo quasi irreparabile. Tentò assieme a Soult di creare un corridoio per ricongiungere i due tronconi del suo esercito ma la difficoltà delle comunicazioni, la superiorità numerica e strategica della manovra nemica si rivelarono insormontabili, anche di fronte al valore dei soldati francesi. Nel corso dei dieci giorni tra il 8 aprile ed il 18 aprile, il disperato tentativo di un contrattacco e di riunificazione fallì e le forze repubblicane furono progressivamente spinte indietro da Varazze, attraverso Cogoleto e Voltri fino ad essere quasi completamente intrappolate a Genova..
Chiusi dal grosso dell'esercito di von Melas ad ovest, dalla divisione di Hohenzollern a nord, che aveva conquistato il Passo della Bocchetta, dalla divisione di Ott ad est e bloccati dalla flotta inglese, gli uomini di Massena erano stretti in una morsa dalla quale non sarebbero potuti uscire con le loro sole forze.
L'assedio Massena, rendendosi conto di essere stato tagliato fuori e circondato dal nemico, il 19 aprile si asserragliò con i suoi uomini dentro Genova e attese, siccome per mare era impossibile ritirarsi, poiché la Gran Bretagna con una squadra navale bloccò il porto già diverso tempo prima, impedendo quindi ogni tipo di approvvigionamento alla città. In particolare fu proprio la difficoltà di reperire cibo a mettere in ginocchio il capoluogo ligure.
La città, come già detto, soffriva da diverso tempo a causa dello scarso approvvigionamento di cibo, attenuato in parte dai pochi velieri che riuscirono a entrare in porto prima del blocco navale britannico, dimostrandosi così provvidenziali. Tuttavia, la fame nella città era dilagante, siccome, oltre agli genovesi, si aggiunsero altri profughi delle zone vicine, da sommare ai soldati di Massena, e gli scarsi approvvigionamenti portati dalle imbarcazioni che fortunosamente erano riuscite a entrare nel porto prima del blocco navale non potevano bastare.