Diano d'Alba (Dian in piemontese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cuneo, in Piemonte.

Il comune è situato nelle Langhe, su un rilievo collinare a sud di Alba, in posizione panoramica sul territorio circostante. Dal capoluogo, posto a circa 500 metri di altitudine, la vista si estende sulle colline delle Langhe e del Roero sino all'arco alpino piemontese e valdostano.

Il territorio comunale comprende, oltre al capoluogo, le frazioni e borgate di Ricca, Valle Talloria e Conforso; le prime due si sviluppano alla base dei versanti della collina dianese, rispettivamente nelle valli dei torrenti Cherasca e Talloria.

Il paesaggio, caratterizzato dalla presenza estesa dei vigneti, è strettamente legato alla tradizione vitivinicola delle Langhe: la produzione vinicola costituisce storicamente una delle principali attività economiche del territorio.

Geografia fisica Territorio

Diano d'Alba è situato nelle Langhe, pochi chilometri a sud di Alba, su una dorsale collinare che domina il territorio circostante. Il comune si estende su una superficie di 17,54 km² e presenta un'altitudine media di s.l.m.

Il capoluogo occupa la parte sommitale della collina, a circa di quota, in posizione dominante rispetto alle vallate circostanti. La particolare collocazione geografica ne fa un punto panoramico sulle Langhe: dal rilievo lo sguardo si estende verso il Monferrato, il Roero e la pianura piemontese fino all'area torinese, mentre all'orizzonte è visibile l'arco delle Alpi piemontesi e valdostane.

La morfologia del territorio è caratterizzata dalle colline e dai versanti tipici delle Langhe, profondamente modellati dall'attività agricola e in particolare dalla viticoltura. I pendii che circondano il capoluogo sono infatti estesamente occupati da vigneti, favoriti dall'esposizione e dalle caratteristiche dei terreni collinari; la produzione vitivinicola costituisce uno degli elementi maggiormente caratterizzanti del paesaggio dianese.

Ai piedi dei due principali versanti della collina si sviluppano le frazioni di Ricca e Valle Talloria. La prima sorge nella valle del torrente Cherasca, sul versante rivolto verso Alba, mentre Valle Talloria è situata sul versante opposto, lungo l'omonimo torrente Talloria. Il reticolo idrografico minore ha contribuito alla formazione delle incisioni vallive che separano le dorsali collinari del territorio.

Il comune confina con Alba, Benevello, Grinzane Cavour, Montelupo Albese, Rodello e Serralunga d'Alba.

Clima Diano d'Alba appartiene alla zona climatica E e presenta gradi giorno.

Per la sua collocazione nell'area collinare delle Langhe, il territorio risente delle caratteristiche climatiche del Piemonte meridionale, con inverni freddi ed estati calde. Le differenze di esposizione dei versanti e la disposizione delle vallate determinano inoltre variazioni microclimatiche locali, particolarmente rilevanti per la coltivazione della vite.

Origini del nome Il toponimo Diano è tradizionalmente posto in relazione con Diana, dea romana della caccia, alla quale sarebbe stato dedicato un luogo di culto sulla collina occupata dall'attuale abitato. La stessa tradizione è richiamata dal motto comunale latino , traducibile come «consacrato a Diana».

Secondo la tradizione storica locale, prima della completa romanizzazione del territorio le colline circostanti erano abitate da popolazioni Liguri, presso le quali la caccia rivestiva particolare importanza. Con l'inserimento dell'area nell'orbita romana, il culto della dea Diana avrebbe trovato sul colle una particolare diffusione. La tradizione vuole che nei dintorni di Alba Pompeia esistessero diversi boschi sacri: quello consacrato a Diana sarebbe sorto sul colle di Diano, mentre un altro, dedicato a Marte, sarebbe stato situato nell'area dell'odierna Barbaresco.

A testimonianza della persistenza di questa tradizione, la documentazione storica locale ricorda inoltre l'esistenza, lungo l'antica strada tra Alba e Diano, di un'edicola ricavata nella roccia e associata al culto di Diana. Il luogo venne successivamente cristianizzato e, poco prima del 1888, trasformato in una cappella dedicata a Santa Lucia.

Il collegamento del nome del paese con la divinità romana, pur profondamente radicato nella tradizione locale e ripreso anche dalla simbologia civica, deve essere considerato una ricostruzione tradizionale dell'origine del toponimo e non un'etimologia definitivamente accertata.

Storia Le origini dell'insediamento sono ricondotte all'epoca antica e alla presenza delle popolazioni Liguri, successivamente assoggettate a Roma. Il territorio seguì quindi le vicende della vicina Alba Pompeia, centro principale dell'area in età romana. La tradizione locale, che collega il toponimo al culto di Diana, ricorda la presenza sul colle di un bosco sacro dedicato alla dea; nel territorio sono inoltre segnalati reperti di età romana, tra cui bassorilievi e pietre scolpite.

Medioevo Il periodo di maggiore importanza politica e militare di Diano ebbe inizio nel Medioevo. Intorno all'anno Mille venne costruito il primo nucleo del castello di Diano, sorto in posizione dominante sulla sommità della collina, nell'area oggi occupata dal belvedere. Secondo la ricostruzione storica riportata dal Comune, la fortificazione nacque con finalità difensive, anche in relazione alle incursioni che interessarono il Piemonte meridionale nell'alto Medioevo.

Tra il X e il XII secolo, nel quadro della frammentazione politica seguita alla dissoluzione dell'Impero carolingio, si rafforzò nell'Albese il potere temporale dei vescovi di Alba. Sotto il loro dominio il castello dianese venne progressivamente ampliato e fortificato, assumendo una notevole importanza strategica. La fonte comunale lo descrive come una delle maggiori fortezze dell'area e attribuisce a Diano, per un certo periodo, il ruolo di centro di un territorio soggetto all'autorità vescovile esteso verso l'alta Langa.

I rapporti con Alba furono particolarmente stretti. Il 18 settembre 1197 gli abitanti di Diano si fecero cittadini di Alba; la comunità continuò tuttavia a riconoscere la signoria del vescovo albese, dalla quale tentò di emanciparsi alla fine del XIII secolo, per poi riconoscerne nuovamente l'autorità.

Nei secoli successivi il possesso del borgo e della sua fortezza divenne oggetto delle contese che coinvolsero le principali potenze dell'Italia nord-occidentale. Nel 1361 Diano venne occupata da una compagnia di ventura inglese; nel 1372 il controllo della località fu recuperato dal marchese Manfredo di Busca.

Particolarmente travagliate furono le vicende dell'inizio del XV secolo, quando il territorio fu coinvolto nelle contrapposizioni tra i marchesi di Busca, i marchesi del Monferrato e i Savoia. Una rivolta sostenuta dal vescovo di Alba e dal marchese di Monferrato sottrasse Diano a Raimondo di Busca; il 21 novembre 1412 il castello fu quindi affidato in deposito a Oddone Roero, conte di Monticello, nel tentativo di comporre la contesa.

Raimondo di Busca riuscì a recuperare la località nel 1413, ma il conflitto non si concluse. Il 4 ottobre 1416 rimise infine i propri diritti su Diano ad Amedeo VIII di Savoia, ricevendo in compensazione un censo. Pochi anni dopo, nel 1420, il duca restituì il possesso al marchese del Monferrato.

Con la pace di Ferrara del 26 aprile 1433, che ridefinì gli equilibri territoriali dell'Italia settentrionale, Diano e Alba rientrarono tra i possedimenti dei marchesi del Monferrato. Il territorio dianese rimase quindi per circa due secoli inserito nell'orbita monferrina, attraversando successivamente la fase del governo dei Gonzaga, duchi di Mantova e marchesi, poi duchi, del Monferrato.

La rilevanza raggiunta dalla comunità in età moderna è testimoniata anche dalla produzione normativa locale. Presso l'Archivio di Stato di Torino sono conservati gli statuti della comunità di Diano del 3 maggio 1560, una conferma di privilegi del 28 novembre 1594 e una copia degli statuti civili e criminali e del governo politico della comunità, pubblicati a stampa nel 1623.

Dal Monferrato ai Savoia Il definitivo mutamento politico avvenne nel contesto della guerra di successione di Mantova e del Monferrato. Con il trattato di Cherasco del 6 aprile 1631, una parte del territorio monferrino, comprendente Diano e altre località dell'Albese, passò sotto il dominio di Vittorio Amedeo I di Savoia.

Il passaggio non avvenne senza resistenze. Secondo la ricostruzione tramandata dalle fonti locali, gli abitanti di Diano tentarono inizialmente di opporsi alle truppe sabaude; le forze ducali collocarono quindi le artiglierie sulle alture sovrastanti il paese e iniziarono a colpire l'abitato. Venuta meno la prospettiva di un intervento in loro favore da parte del Monferrato, i dianesi si arresero.

Poco dopo Vittorio Amedeo I ordinò la completa demolizione del castello, che per secoli aveva costituito il principale elemento difensivo e il simbolo dell'importanza militare di Diano. Della grande fortificazione medievale non rimangono oggi strutture emergenti significative: la sua area corrisponde sostanzialmente all'attuale belvedere, dal quale si domina il paesaggio delle Langhe.

Il 12 ottobre 1631 il duca concesse quindi la giurisdizione di Diano, con titolo comitale, a Ruffino Ottavio Ruffino di Savigliano, già signore di Castiglione Falletto. La famiglia Ruffino mantenne un ruolo di primo piano nella storia locale nei secoli successivi; la sua residenza, il Palazzo Ruffino, costituisce uno dei principali edifici storici del paese.

Venuta meno la funzione militare che aveva caratterizzato il borgo medievale, il centro conservò la propria vocazione prevalentemente agricola, strettamente connessa allo sfruttamento delle colline circostanti e alla viticoltura, destinata a diventare uno degli elementi fondamentali dell'economia e del paesaggio dianese.

Nel corso dell'XIX secolo si concluse anche la lunga presenza dei Ruffino: la casata si estinse nel 1856 e il palazzo signorile passò al Comune, che lo destinò a sede municipale, funzione che l'edificio conserva tuttora.

Età contemporanea Tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX secolo anche Diano fu coinvolta nei profondi mutamenti politici che interessarono il Piemonte in seguito all'espansione della Francia rivoluzionaria e alla successiva incorporazione dei territori piemontesi nell'Impero napoleonico. L'occupazione francese determinò la cessazione dell'esercizio dei diritti feudali dei Ruffino sul paese, pur senza porre fine alla presenza della famiglia a Diano.

Con la Restaurazione, il territorio tornò nel 1814 sotto la sovranità sabauda e seguì da allora le vicende del Regno di Sardegna. Nel corso dell'Ottocento l'assetto del paese andò progressivamente assumendo caratteri differenti rispetto all'antico borgo fortificato: ormai scomparsa la funzione militare del colle, l'economia e il paesaggio locale rimasero strettamente legati all'agricoltura e, in particolare, alla coltivazione delle colline.

Un passaggio importante nella storia amministrativa e urbanistica del paese avvenne nel 1856, quando si estinse la famiglia dei conti Ruffino. Palazzo Ruffino, che per oltre due secoli aveva costituito la residenza dei feudatari e dei loro discendenti, venne ceduto al Comune di Diano, che vi stabilì la propria sede municipale. L'edificio conserva ancora tale funzione e rappresenta una delle principali testimonianze monumentali della storia moderna del paese.

A seguito del processo di unificazione italiana, nel 1861 Diano entrò a far parte del Regno d'Italia, seguendo successivamente le vicende amministrative della provincia di Cuneo.