Dal 18 novembre 2019 al 14 luglio 2022 è stato Presidente dello Sri Lanka, dopo aver vinto le elezioni presidenziali.

Biografia Nandasena Gotabaya Rajapaksa è nato in una delle famiglie più influenti dello Sri Lanka. Il padre fu sia deputato che ministro. Gotabaya Rajapaksa è il quinto di nove figli. Suo fratello Mahinda Rajapaksa è stato presidente del Paese per due mandati. Altri due fratelli hanno ricoperto incarichi governativi di alto livello.

Si è arruolato nell'esercito nel 1971, formandosi presso l'Accademia militare dello Sri Lanka (SLMA); in seguito è stato coinvolto in vicende di frode e corruzione.

Nel 1998 lui e la sua famiglia emigrarono negli Stati Uniti d'America. Tornarono in patria nel 2005, quando suo fratello Mahinda Rajapaksa fu eletto presidente, sostenuto dalla coalizione dell'Alleanza della Libertà del Popolo Unito.

Dal novembre 2005 al gennaio 2015 è stato a capo del Ministero della Difesa durante le fasi finali della guerra civile nello Sri Lanka, guidando la repressione militare dei combattenti delle Tigri Tamil presenti nella regione nord-orientale dell'isola. Durante quel periodo il fratello Mahinda Rajapaksa governò il Paese in modo autoritario, agendo duramente contro i ribelli. Nelle fasi finali della guerra scomparvero migliaia di persone, molte delle quali furono torturate o uccise. Al termine del conflitto furono denunciate numerose sparizioni forzate di oppositori politici della famiglia Rajapaksa: uomini d'affari, giornalisti e attivisti furono rastrellati e mai più rintracciati.

Nel 2015 il fratello perse il potere a vantaggio dell'opposizione del Nuovo Fronte Democratico, guidata da Maithripala Sirisena.

Durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2019 fece principalmente leva sul nazionalismo singalese.

Il 17 novembre 2019 sconfisse Sajith Premadasa, candidato dello United National Party (UNP), che fino a quel momento deteneva la maggioranza.

Il 9 luglio 2022 Rajapaksa assistette alla vandalizzazione e all'occupazione del palazzo presidenziale da una località inizialmente ignota, poi identificata come una nave della marina. A seguito della rivolta, causata dalla grave crisi economico-finanziaria e dalla forte penuria di beni, comunicò l'intenzione di dimettersi con decorrenza dal 13 luglio, decisione ribadita lo stesso giorno dal Presidente del Parlamento. Tuttavia non si dimise come annunciato: nella notte tra il 12 e il 13 luglio riuscì a fuggire dal Paese con destinazione Maldive a bordo di un aereo militare, dopo essere stato precedentemente fermato in un tentativo di fuga verso gli Stati Uniti.

Nelle ore successive si trasferì con la famiglia a Singapore, dove rassegnò le dimissioni via e-mail con un giorno di ritardo rispetto alla scadenza che aveva fissato come fine del suo mandato. In seguito rientrò nel Paese, una volta placatesi le proteste.

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