La cattedrale di Sant'Alessandro è il principale luogo di culto cattolico della città di Bergamo, chiesa madre dell'omonima diocesi.
È dedicata a sant'Alessandro, patrono di Bergamo, ed è situata nella città alta, in piazza del Duomo, di fianco al palazzo della Ragione e alla basilica di Santa Maria Maggiore.
La cattedrale, che nacque con la devozione a san Vincenzo, cambiò il suo titolo quando la chiesa di Sant'Alessandro, la prima dedicata al santo e luogo della sua sepoltura, fu demolita nel 1561 per volere dell'amministrazione veneziana per la costruzione delle nuove mura
Storia La struttura paleocristiana La storia della cattedrale è stata controversa e oggetto di numerose supposizioni negli ultimi secoli a causa della mancanza di reperti archeologici e fonti scritte antecedenti l'età medievale. Soltanto durante i lavori di restauro, iniziati nel corso dell'anno 2004, sono stati rinvenuti resti risalenti all'età romana, che hanno permesso di ricostruire con particolare precisione sia gli edifici che si sono susseguiti nell'area che l'impianto urbano della zona in cui si trova il duomo. Sotto la pavimentazione difatti sono emersi differenti strati, ognuno dei quali corrispondente ad altrettante epoche.
Il più antico ha evidenziato la presenza di un primo luogo di culto paleocristiano, risalente al V secolo, del quale si era soltanto ipotizzata l'esistenza. L'antica cattedrale di San Vincenzo
Si ritiene che il cristianesimo nella bergamasca, venne portato dai prigionieri romani cristiani di origine orientale, i Damnati ad Metalla che erano condannati a lavorare nelle miniere di ferro e sassi in alta val Seriana. Diventando liberti si spostarono creando diverse comunità, anche in Bergamo. Erano comunità povere che trovarono in san Vincenzo di Saragozza martire, ma vittorioso in Cristo, il patrono per il proprio diaconato..
A questo santo venne dedicato il primo luogo di culto, in architettura romana, aveva dimensioni importanti, tanto che il perimetro dello stesso era pari a quello nuovo, e venne costruito al centro dell'assetto urbanistico del tempo, stravolgendone l'identità. Negli scavi compiuti sotto la cattedrale, è stato ritrovato in buono stato un tratto del cardo cittadino, muri appartenenti a ville patrizie e mosaici risalenti al I secolo. Questo sta a indicare la notevole importanza che la comunità cristiana ebbe da subito nella cittadina. Inoltre sono affiorate tombe di età longobarda e affreschi attribuibili al Maestro della Rocca di Angera, autore anche di altre opere in chiese della città nella seconda metà del XIII secolo.
Il primo documento che testimonia l'esistenza della chiesa dedicata a san Vincenzo è del maggio 774, il testamento di Taido fu Teuderolfo con un lascito alla ecclesia Beatissime semper virginis et Dei genitrice Marie et Sancti Vincenti ecclesie Bergomensis conservato presso la biblioteca Angelo Mai, mentre dell'840 un Privilegio di Lotario I che concede al vescovo di Bergamo, Aganone, la facoltà di inquisire sui beni delle ecclesiae Alexandri scilicet et Vincentii beatissimorum martyrum per sanare le usurpazioni subite.. Le reliquie del santo non sono mai state presenti della basilica, un documento riporta che il vescovo Ambrogio I (971-973) si recò a Cortona a prenderne la reliquia, ma arrivò con pochi giorni di ritardo, era stato infatti preceduto dal vescovo di Metz, Deodato. Ancora non si conosce il luogo dove queste reliquie siano conservate, si ritiene presso la cattedrale di Lisbona.. Lo spazio antistante la chiesa era chiamato Platea Sancti Vincentii.
Nel 1561, venne distrutta la chiesa di sant'Alessandro in Colonna per la costruzione delle mura veneziane. La salma di sant'Alessandro venne quindi traslata in san Vincenzo, facendo convivere le due devozioni, e i canonici dei due differenti capitoli. Si deve al vescovo Daniele Giustiniani, che nel 1687 aveva convocato il sinodo nella chiesa ancora intitolata a san Vincenzo, ma ormai dal 1688 distrutta, e il 4 novembre 1689, l'atto di sciogliere per riunire in un unico Capitolo i canonici di San Vincenzo e di San Alessandro.
La basilica venne definitivamente dedicata a sant'Alessandro nel 1704, con la traslazione delle reliquie del patrono nella nuova urna d'argento posta sotto l'altare maggiore. Gli altri santi bergamaschi, tra san Narno di Bergamo e san Viatore di Bergamo, san Giovanni, Esteria, Proiettizio e Giacomo sono conservati in urne di legno nel reliquiario a due ante, esposto presso la cappella dedicata a papa Giovanni XXIII. Di san Vincenzo, antico titolare della chiesa, non c'erano le reliquie, il vescovo Luigi Ruzzini, donò una cassa con il corpo di un martire delle catacombe di Roma di nome Vincenzo, ma questo, non poteva sopperire alla mancanza delle reliquie originali, non fu quindi mai dai cittadini considerato devozionale..
A san Vincenzo venne dedicata la cappella laterale del presbiterio, a opera di Bartolomeo Manni con la pala di Carlo Ceresa che era in precedenza di sant'Alessandro. Del primo patrono di Bergamo ne rimangono poche tracce. Il museo del duomo permette di visitare i resti della primitiva chiesa e della sua trasformazione.
La nuova costruzione A metà del Quattrocento il vescovo Giovanni Barozzi decise la costruzione di un nuovo edificio religioso di maggiori dimensioni in luogo del precedente, affidando il progetto all'architetto fiorentino Filarete, che stabilì per la nuova cattedrale, intitolata non solo a san Vincenzo ma anche a sant'Alessandro, una pianta a croce latina con un'unica navata con affiancate tre piccole cappelle semicircolari per parte e con una cupola a padiglione ottagonale, mentre la chiesa precedente era a tre navate. Non fu un lavoro facile e veloce, serviva acquisire parte delle proprietà cittadine, avendo possibilità di sviluppo solo su di un lato della piazza distruggendo l'antica scalinata che dava accesso da quella che era piazza nuova al Palazzo della Ragione.
Il 3 maggio 1459 venne posata la prima pietra. e già nel 1467 venne completata la prima cappella sul lato sinistro, dedicata a santa Caterina e san Girolamo. Tuttavia dopo un paio di anni i lavori subirono una brusca interruzione a causa della morte del Filarete e alla contestuale elezione del vescovo Barozzi a patriarca di Venezia che portò al suo allontanamento. L'abbandono dei lavori, l'incendio nel 1513 dell'attiguo Palazzo della Ragione porterà il Marcantonio Michiel nel 1516 a scrivere: la celebre San Vincenzo a giacere incolta e deserta, non essendo compiuto il ristoramento delle sue rovine.
Per circa trent'anni i lavori rimasero fermi, dopodiché proseguirono a rilento: nel 1611 venne nominato a dirigere i lavori l'architetto Vincenzo Scamozzi. Il cantiere riprese vigore sul finire del secolo quando, nel 1689, l'edificio subì una ristrutturazione a opera di Carlo Fontana,. il quale innalzò la cupola, allungò l'abside e terminò finalmente i lavori nel 1693.
Nel frattempo, all'inizio del XVII secolo il vescovo Giovanni Emo aveva riunito i canonici e il 18 agosto 1697, il vescovo san Gregorio Barbarigo ottenne da papa Innocenzo XI la bolla Exponi nobis che stabiliva un'unica cattedrale, dedicando a sant'Alessandro quella che era stata san Vincenzo, e un unico capitolo. A san Vincenzo rimase una cappella sulla destra e il transetto con una pala dipinta da Carlo Ceresa.
L'edificio subì altri rimaneggiamenti che interessarono sia il campanile, la cupola, la cappella del Crocifisso e l'interno nel corso del XIX secolo, epoca a cui risale anche la facciata, che venne inaugurata il 26 agosto 1889, giorno della festa di sant'Alessandro.
Il 26 agosto 2008 il vescovo Roberto Amadei ha inaugurato l'altare dopo le ristrutturazioni iniziate nel 2004 che hanno permesso il ritrovamento dei reperti precedentemente descritti. Dal 2012 sotto la cattedrale è aperto al pubblico il Museo della cattedrale che permette di visionare e comprendere l'evoluzione del duomo fin dalla sua primitiva formazione.
Descrizione Esterno
L'esterno della cattedrale di Sant'Alessandro è caratterizzato dalla facciata ottocentesca in marmo bianco di Botticino. Questa dà su piazza del Duomo ed è posta perpendicolarmente rispetto a quella posteriore del palazzo della Ragione. La facciata del duomo venne iniziata nel 1866 e terminata soltanto nel 1889, seppur priva di alcuni elementi decorativi previsti dal progetto originario di completamento, realizzato tra il 1878 e il 1879 da Angelo Bonicelli.
Il prospetto è preceduto da una scalinata in granito rosa di Baveno, e presenta, nella parte inferiore, un portico a tre fornici, ciascuno dei quali è costituito da un arco a tutto sesto sorretto da pilastri. Ognuna delle due campate laterali del portico è decorata con una cupoletta internamente affrescata ed esternamente sormontata da una statua bronzea; nella fornice centrale vi sono due medaglioni raffiguranti i santi Pietro e Paolo opera di Luigi Pagani, e sopra vi è una statua più grande, raffigurante Sant'Alessandro opera di Paolo Sozzi, mentre le due statue poste sui due vani laterali raffiguranti le virtù teologali Fede e Speranza sono opera di Luigi Pagani. La parte superiore della facciata è a capanna, con una grande finestra rettangolare inquadrata fra due colonne corinzie; il coronamento è costituito da un timpano triangolare.
In corrispondenza della crociera, si eleva la cupola, terminata nel 1829 ma oggetto di un importante restauro strutturale già nel 1853. Questa presenta un alto tamburo con finestre quadrangolari e una copertura in rame sormontata da una statua di Carlo Broggi raffigurante Sant'Alessandro vessillifero (1851), opera dorata solo nel 1984.
Sul lato a sud-ovest, sono rimaste leggibili i diversi passaggi della costruzione della basilica, identificabili i blocchi di squadrati in arenaria. La parte superiore il muro lasciato a rustico del XVIII secolo. La parte invece sotto il porticato del Palazzo della Ragione dà accesso all'area archeologica che presenta le vari fasi della storia della basilica fin dal periodo paleocristiano.
Alla sinistra dell'abside sorge la torre campanaria, costruita nel 1690 e sopraelevata nel 1850. La cella campanaria si apre su ciascuno dei quattro lati del campanile con un'ampia monofora a tutto sesto e ospita un concerto di sei campane in Mi♭ maggiore.
Area archeologica
Sotto il portico del Palazzo della Ragione vi è l'accesso all'area archeologica che porta direttamente sotto la basilica e che permette di cogliere i vari passaggi della storia della cattedrale fin dal periodo paleocristiano. Superata una scala d'accesso ci si trova di fronte al basamento di due delle grandi colonne portanti del precedente edificio che dividevano la chiesa in tre navate, è possibile vedere anche un tratto del mosaico pavimentale del V secolo. La chiesa era di grandi dimensioni, calcolata in 45 metri di lunghezza per 24 di larghezza, sicuramente il luogo di culto più grande della città. Diversi lacerti di mosaico pavimentale sia della chiesa che di una abitazione di epoca romana, permettono la ricostruzione dei diversi periodi avendo direzioni diverse le porzioni delle musive. La pavimentazione testimonia una parte già abitata nel X secolo a.C. con residenza commerciali e civili. A conferma che la chiesa fosse anche un cimitero, vi sono due sarcofagi e altre tombe posizionati nella parte che era presbiteriale. Uno di questo conteneva due feretri riccamente abbigliati con un bastone dipinto a fasce policrome.
Nella parete di fondo vi è un pluteo con iconostasi medioevali in pietra di Zandobbio sulle cui arcate superiori vi sono affreschi di epoche differenti non tutte identificabili, tra questi la raffigurazione di san Giovanni e una “Sant'Anna Metterza” con a fianco due donatori in preghiera e san Pietro. Le raffigurazioni proseguono anche sul pilastro di destra con santa Caterina e san Bartolomeo, un crocifisso a testimoniare che ci doveva essere un registro superiore difficile da identificare..