Egli è docente di filosofia teoretica presso lo Studio Filosofico Domenicano di Bologna e di teologia dogmatica presso la Facoltà teologica dell'Emilia-Romagna.

Padre Barzaghi è inoltre professore presso la Scuola di anagogiaA. Postorino, La scienza di Dio. Il tomismo anagogico di Giuseppe Barzaghi...Data l'importanza dell'anagogia nel pensiero di Barzaghi, gli è stata commissionata la stesura dell'omonima voce sullEnciclopedia filosofica (Bompiani 2006), nonché, sul versante teologico, la voce «mistica anagogica» sul Nuovo dizionario di mistica dell’Editrice vaticana., fondata dal cardinale Giacomo Biffi. In gioventù fu allievo del filosofo Gustavo Bontadini e successivamente divenne interlocutore privilegiato di Emanuele Severino sulle problematiche relative all’esistenza di Dio e sul Cristianesimo.

Biografia Giuseppe Barzaghi è nato a Monza il 5 marzo 1958. Dopo la maturità classica, è entrato nell'Ordine dei Frati Predicatori (Domenicani), proseguendo il proprio percorso formativo presso lo Studio Filosofico Domenicano di Bologna.

Successivamente ha conseguito la laurea in filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove ha studiato sotto la guida dei docenti Gustavo Bontadini e Adriano Bausola. Ha poi ottenuto il dottorato in teologia presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum) di Roma.

È stato ordinato sacerdote nel 1988 a Bologna.

Padre Barzaghi è docente di filosofia teoretica presso lo Studio Filosofico Domenicano di Bologna e teologia dogmatica presso la Facoltà di Teologica dell’Emilia-Romagna. In precedenza ha insegnato anche teologia presso l’Università Cattolica di Milano ed ha inoltre tenuto corsi di specializzazione presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino.

È stato inoltre il direttore della rivista “Divus Thomas” dal 1992 al 2009.

Il pensiero Nella sua opera Oltre Dio, Barzaghi si interroga dapprima sull’essenza del cristianesimo per giungere ad affermare la necessità, per il credente, di assumere alcune fondamentali posizioni filosofiche riguardo alla vera comprensione della realtà: «Se il Cristianesimo è essenzialmente la partecipazione della vita di Dio, cioè della vita eterna, per comprenderlo occorrerà porsi dal punto di vista di Dio, cioè dell’eterno» (p. 13). Secondo Barzaghi, l’Essere assoluto «non può essere inteso come qualcosa accanto ad altre cose, e conseguentemente diviene il punto di vista rigoroso per l’ispezione del tutto» (p. 17). In questo senso, la filosofia di Emanuele Severino, che si presenta come alternativa al teismo, offre in realtà per Barzaghi il fianco a un nuovo percorso argomentativo in favore dell’esistenza di Dio (un Dio però non inteso come oggetto: da qui il titolo dell’opera, che evoca esplicitamente un’espressione di DionigiDionigi, I nomi divini (testo critico di M. Morani – commento di G. Barzaghi), Bologna, ESD, 2010, II, 3.): se ogni cosa è eterna, e tale dunque è anche il suo apparire, esso deve continuare ad apparire, eternamente, anche quando “non appare”. «Dunque – afferma il filosofo –, se tale apparire non permane nell’orizzonte dell’apparire che è la mia coscienza, perché consta l’apparire-scomparire dell’ente, deve comunque continuare ad apparire […] in modo determinatissimo, dunque alla sola scienza di Dio cui eternamente appaiono gli eterni. Non ammettere questa scienza di Dio, cioè Dio, significa ammettere che l’apparire, che è pur un non-niente, sia un niente nel momento in cui non appare più determinatamente, individualmente» (p. 24). Questa scienza – chiamata nel linguaggio tomista scientia Dei visionis – «ha la fisionomia dellapparire infinito di cui parla Severino nei suoi scritti» (p. 17).

Nel pensiero barzaghiano, il punto di vista sub specie aeternitatis (dal punto di vista dell’eternità) diventa la condizione imprescindibile di tutta la riflessione teologica e filosofica. In teologia, solo questa prospettiva riesce a rendere metafisicamente plausibile l’affermazione rivelata dell’«Agnello immolato nella stessa fondazione del cosmo» di cui parla il libro dell’Apocalisse, così da poter parlare di una «inseità redentiva dell’atto creatore»Cfr. G. Barzaghi, Lo sguardo di Dio. Nuovi saggi di teologia anagogica, Bologna, ESD, 2012, pp. 157-270. Nella riflessione filosofica, poi, la prospettiva sub specie aeternitatis consente di avere uno sguardo «dialetticamente onninclusivo», per cui ogni ente rispecchia in sé l’eternità del tutto e di ogni altro ente secondo la nozione di exemplar.

Ne Il fondamento teoretico della sintesi tomista, Barzaghi propone appunto l’idea di exemplar come cardine speculativo, approfondendo e oltrepassando la proposta di S. M. Ramírez, neotomista spagnolo (1891-1967)Santiago María Ramírez op, De ordine placita quaedam thomistica, Salamanca, San Esteban, 1963. di individuare nella “dottrina dellordine” la struttura più sintetica di tutto il pensiero di Tommaso d'Aquino. Lexemplar rappresenta «il minimo di complessità per muoversi nel massimo della complessità» (p. 31). Ma per compiere questa operazione di analisi, occorre esprimersi attraverso lanalogia, «riflesso logico gnoseologico dell’ordine ontologico [e] mezzo inventivo ed espressivo del conoscere» (p. 47), che acquisisce conseguentemente una notevole importanza nel pensiero di Barzaghi. Nellesemplare (exemplar) si trova il centro della spiegazione causale, dal momento che in esso si presenta in modo simultaneo tutto l’ordine che lega le cause aristoteliche: il fine, l’agente che intende il fine, la forma implicata, e la materia che la deve accogliere. E l’esemplare trascende la mera dimensione funzionalistica: in quanto contiene tutto (compreso lesemplante nel suo riferirsi all’esemplato), è una totalità, e possiede quindi caratteristiche di liberalità e assolutezza: è «sottratto alla dipendenza e al dominio» (p. 90). In una frase, che sintetizza bene il punto di vista anagogico della filosofia e della teologia di Barzaghi: «Dio, conoscendo se stesso, conosce tutte le possibili realizzazioni similitudinarie della propria essenza, cioè tutte le essenze create e creabili» (p. 96). Seguendo infine l’esempio specifico di Bontadini, suo maestro, egli fa risiedere nell’atto creatore intemporale la consistenza della totalità delle cose, cioè delle creature, giacché queste sono «nulla come aggiunta a Dio» (p. 98). Secondo tale prospettica dellexemplar, si può così realizzare, senza aporie dogmatiche, la visione del Deus omnia in omnibus (Dio tutto in tutto)G. Barzaghi, Lo sguardo di Dio. Saggi di teologia anagogica, Siena, Cantagalli, 2003, p. 33..

Il dibattito con Severino

Il primo dibattito fra Giuseppe Barzaghi ed Emanuele Severino avvenne nel 1995 nella forma di disputa tra le posizioni della teologia cattolica tomista e quelle della filosofia severiniana. Il dibattito trovò, al di là delle aspettative degli organizzatori, alcuni punti di possibile convergenza, che portarono il filosofo-teologo alla pubblicazione di Soliloqui sul divino (1997), in cui Barzaghi cercò per la prima volta di rileggere le intuizioni di Severino in un modo che egli definirà più tardi voler essere quello con cui Tommaso d'Aquino, filosofo e teologo cristiano, leggeva e faceva tesoro dell’insegnamento filosofico di Aristotele, filosofo pagano.

Ciò rese il rapporto fra i due pensatori un dialogo di reciproca conoscenza e stimaSi veda ad esempio: E. Severino – G. Barzaghi, L’alterità tra mondo e Dio: la verità dell’essere e il divenire, in: “Divus Thomas” 3 (1998), pp. 57-81.. Il 2 novembre 1999 Severino dedicò a Barzaghi un articolo sul Corriere della Sera, in cui indicava il sacerdote monzese come il fautore del più interessante tentativo di riportare la sua filosofia al contesto cristiano da cui si era volontariamente staccato. In tale articolo, il filosofo bresciano (la cui teoria rappresenta il tentativo di superamento dello scontro tra ateismo e fede religiosa, in quanto ricerca di una verità assoluta) definiva “aperto” il dilemma sulla possibilità o meno per il cristianesimo di porsi come casa abitabile per l’uomo contemporaneo, a patto però di diradare, sull’esempio di Barzaghi, la nebbia che circonda il discorso religioso attraverso una ripulitura dei concetti a partire dal punto di vista dell’eterno. Indubbiamente Severino vide una sorta di Panenteismo in alcuni aspetti del pensiero del filosofo tomista, che potevano in qualche modo essere compatibili con la propria filosofia. Seguirono poi altri dibattiti pubblici, come quello del 29 novembre 2001 a Milano e quello del 12 giugno 2015 a Bologna.

Opere

Libri

Filosofia della grammatica, EDS, Bologna 2025.

Contributi e articoli (lista parziale)

Il bene comune secondo S.Tommaso d’Aquino, in “Communio” 157 (1998), pp. 30-39. L’alterità tra mondo e Dio: la verità dell’essere e il divenire (conferenza-dibattito con Emanuele Severino), in “Divus Thomas” 3 (1998), pp. 57-81. Ambientazione teologica del concetto di “gioia” severiniano, in I. Valent (a cura di), Cura e la salvezza. Saggi dedicati a Emanuele Severino, Bergamo, Moretti & Vitali, 2000, pp. 229-243. I fondamenti metafisici della mistica, in M. Vannini (ed.), Mistica d’oriente e occidente oggi, Milano, Paoline, 2001, pp. 11-31. La potenza obbedienziale dell’intelletto agente come chiave di volta del rapporto fede-ragione, in “Angelicum” 2 (2003), pp. 271-307. Articolazione teoretica della teologia trinitaria in chiave tomistica, in A. Petterlini, G. Brianese, G. Goggi (a cura di), Le parole dell’Essere. Per Emanuele Severino, Milano, Bruno Mondadori, 2005, pp. 57-74. Desiderio e abbandono. Maestro Eckhart e Tommaso d’Aquino: le due facce di un'unica metafisica, in C. Ciancio (a cura di), Metafisica del desiderio, Milano, Vita e Pensiero, 2003, pp. 173-201. Anagogia epistemica, in R. Serpa (a cura di), Antropologia, metafisica, teologia. Studi in onore di Battista Mondin, filosofo, teologo, ciclista, Bologna, ESD, 2003, pp. 33-367. L’unum argumentum di Anselmo d’Aosta e il fulcro anagogico della metafisica. Essere logici nel Logos, in T. Rossi (a cura di), Figurae fidei. Strategie di ricerca nel Medioevo, Studi 2003, Roma, Angelicum University Press, 2003, pp. 99-123. Anagogia: voce in “Enciclopedia Filosofica”, Milano, Ed. Bompiani, 2006. L’epistemologia teologica di Tommaso d’Aquino. Analisi e approfondimento, in G. Grandi – L. Grion (a cura di), Rivelazione e conoscenza, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2007, pp. 43-78. L’intero antropologico. Con Gentile oltre Gentile verso una rifondazione metafisica dell’antropologia tomista. Ovvero le virtualità tomistiche del discorso filosofico sull’autocoscienza e la corporeità umana, in “Divus Thomas” 1 (2007), pp. 29-48. Il luogo poetico e contemplativo del sapere filosofico-teologico. L’anima del giudizio scientifico, in “Divus Thomas” 2 (2007), pp. 186-220. Mistica cristiana come estetica assoluta, in AA.VV., Mistica forum, Bologna, Lombar Key, 2008, pp. 27-53. Fenomenologia, metafisica e anagogia, in “Divus Thomas” 2 (2008), pp. 11-21 Il bisbiglio del “Logos” e il suo riflesso nella ragione, in “Divus Thomas” 1 (2009). Il destino sempiterno dell’Occaso. L’inseità mistica della ragione, in A. Olmi (a cura di), L’eredità dell’occidente. Cristianesimo, Europa, nuovi mondi, Firenze, Nerbini, 2010, pp. 12-25. La commozione come filosofia del valore. Saper nuotare negli affetti, in I. De Gennaro (ed.), Value. Sources and Readings on a Key Concept of the Globalized World, Leiden – Boston, Brill, 2012, pp. 349-358. L’ambiente invisibile della vita cristiana: il Fondamento, in V. Lagioia (a cura di), Storie di invisibili, marginali ed esclusi, Bononia University Press, Bologna 2012, pp. 19-24. Abitare teologicamente la natura. Lo sguardo metaforico di Tommaso d’Aquino, in I. De Gennaro, Sergiusz Kazmierski, Ralf Lüfter (a cura di), Wirtliche Ökonomie. Philosophische und dichterische Quellen (Erster Teilband), Nordhausen, Verlag Traugott Bautz, 2013.