La Biblioteca Nazionale Braidense appartiene allo Stato e dipende dalla Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, del Ministero della Cultura; è la quinta biblioteca italiana per ricchezza del patrimonio librario, comprensivo di circa 1.500.000 unità. In virtù delle normative vigenti sul diritto di stampa, la Biblioteca riceve dagli editori di Milano e provincia il 40% delle pubblicazioni nazionali, il che concorre ad accrescerne di continuo il posseduto.

Tra i maggiori sottoinsiemi di quest’ingente patrimonio ricordiamo: i 2.367 manoscritti, i 40.000 autografi, i 2.368 incunaboli, le 24.401 cinquecentine, le oltre 23.000 testate di periodici di cui 4.500 correnti, le 5.200 stampe fotografiche anteriori al 1950, i 50.000 negativi su lastra, le 30.000 bobine di microfilm che riproducono 1.300 testate di periodici, le 120.000 microforms.

Dal luglio 2015 è confluita nel sistema museale della Pinacoteca di Brera. È sita a Milano, in via Brera 28.

Storia La Biblioteca Nazionale Braidense fu istituita nel 1770 dall'imperatrice Maria Teresa, per supplire alla mancanza "di una biblioteca aperta ad uso comune di chi desidera maggiormente coltivare il proprio ingegno, e acquistare nuove cognizioni". La Biblioteca Ambrosiana, "ricca bensì di manoscritti", ma non di "libri stampati", veniva infatti considerata inadeguata allo scopo. In considerazione di ciò, l’imperatrice decise di destinare ad uso pubblico la biblioteca del conte Carlo Pertusati, che nel 1763 era stata acquistata dalla Congregazione di Stato per la Lombardia su iniziativa del ministro di Maria Teresa, principe di Kaunitz, risoluto a garantire la permanenza a Milano della pregevole raccolta. Negli intenti del funzionario austriaco, il fondo Pertusati avrebbe dovuto costituire la pietra d’angolo di una biblioteca ad uso pubblico, in linea con l’azione riformatrice teresiana nel campo dell’istruzione.

Nel 1773, con la soppressione della Compagnia di Gesù, le biblioteche del Collegio Braidense e delle case professe gesuitiche di San Fedele e San Girolamo divennero proprietà dello Stato e andarono così ad accrescere il fondo Pertusati di 34.000 unità. Alcune sale del Palazzo braidense, anch’esso statalizzato, furono riadibite a biblioteca, in conformità a una precedente direttiva di Maria Teresa, che aveva palesato la sua volontà di inaugurare il nuovo istituto “in un sito opportuno e per quanto possibile vicino al centro della città, di facile e comodo accesso a ciascuno che vorrà frequentarla”. Nel 1778 fu acquistata e incorporata la biblioteca di Albrecht von Haller, medico e botanico svizzero di chiara fama. Con i suoi 24.000 volumi, il fondo Haller avrebbe dovuto nutrire un settore scientifico sin lì piuttosto carente.

Forte del suo considerevole patrimonio di 80.000 volumi, la Regia Imperialis Biblioteca Mediolanensis poté aprire i battenti nel 1786. Gradatamente, gli esemplari provenienti da diverse raccolte private e monastiche e poi i duplicati della Biblioteca Imperiale di Vienna andarono ad affollare gli scaffali dell’istituto. In data 30 aprile 1788 fu emanata dalla Regia Intendenza politica di Milano una legge per la regolamentazione del “diritto di stampa”. A ogni tipografo attivo in Lombardia si prescriveva il deposito obbligatorio in Biblioteca di una copia per ogni documento stampato. Con l’entrata in vigore della nuova disciplina, la Biblioteca poté quindi incamerare tutte le pubblicazioni dello Stato di Milano, il che rese ancora più ampia e diversificata la sua offerta libraria. Durante la Restaurazione l’obbligo di deposito ricadde su tutte le pubblicazione del Regno Lombardo-Veneto. In seguito fu nuovamente delimitato alla sola provincia milanese.

La Biblioteca è ancora oggi titolare del deposito legale relativo a tutte le pubblicazioni cittadine.

Nel corso del XIX secolo la Braidense fu preposta sia alla conservazione sia alla pubblica lettura e dal 1861 la frequentazione del pubblico fu agevolata dall’apertura serale.

La sede La Biblioteca ha sede nel palazzo di Brera, costruzione monumentale il cui nucleo originario ospitava l’ordine degli Umiliati, soppresso nel 1571 per volontà del pontefice Pio V.

Tacciati di devianza rispetto alle norme tridentine (per il tenore di vita opulento o, secondo altri, per la prossimità alle tesi calviniste) gli Umiliati furono spossessati di tutte le loro sostanze. Su disposizione di San Carlo Borromeo, il palazzo e gli altri beni dell’ordine andarono a beneficio dei padri gesuiti, che dapprima affidarono a Martino Bassi un ampliamento dell’edificio e poi commissionarono a Francesco Maria Richini un progetto di sostanziale ristrutturazione, avallato dal Generale dei Gesuiti nel 1651. Dalla seconda metà del Settecento, per diretto interessamento dei regnanti asburgici, il palazzo fu oggetto di un gran numero di ampliamenti e migliorie. Maria Teresa d'Austria e i suoi successori erano infatti intenzionati a fare dell’area braidense il cuore pulsante della città. La denominazione di “Brera” rinvia a braida, voce tardolatina di presunta derivazione longobarda, con la quale si designava il suburbio incolto. Il palazzo inoltre ospita la Pinacoteca di Brera, l'osservatorio astronomico di Brera, l'orto botanico, l'Istituto Lombardo di scienze e lettere e l'Accademia di belle arti.

Le sale

Superato lo scalone d’onore si ha accesso all'ampio atrio d’ingresso, arredato con scaffalature in noce e radica risalenti al tardo Seicento, modificate nel 1785 circa da Giuseppe Piermarini. Un prezioso complemento ornamentale è offerto dagli affreschi che Gaetano Vaccani eseguì intorno al 1823.

Attraversato l’atrio, si è immessi nella sala di lettura, altrimenti detta sala Teologica, in quanto precedentemente adibita a biblioteca religiosa. La sala è sormontata da una grande volta affrescata e anche qui la scaffalatura e il relativo ballatoio in noce e radica risalgono alla fine del Seicento. In fondo alla sala campeggia il grande ritratto dell'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe (1830 – 1916), prospiciente a quello dell'imperatore Francesco II d'Asburgo-Lorena (1768– 1835), collocato al di sopra della porta d’entrata.

Alla destra dell’atrio, la Sala Maria Teresa, ricavata dalla precedente aula di lettura del Collegio. Il ritratto della sovrana (commissionato al maestro Agostino Comerio nel 1834) giganteggia poco dopo l’entrata; ancora una volta, l’elegante scaffalatura in legno di noce e il ballatoio continuo si devono al Piermarini, che disegnò il progetto in maniera tale da armonizzare tra loro gli arredi delle diverse sale; al Vaccani si accreditano gli affreschi classicheggianti che adornano la volta soprastante.

I due grandi lampadari a goccia in cristallo di Boemia furono assemblati utilizzando le magre rimanenze dell’impianto d’illuminazione settecentesco un tempo sfavillante nel Salone delle Cariatidi di Palazzo Reale, devastato dagli incendi e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Appena dopo l’ingresso, schermato da una teca, un globo terrestre che un tempo aveva trovato una provvisoria sistemazione nell’adiacente Sala Cataloghi, non a caso nota come Sala del globo. Realizzato nel 1829 sotto la direzione scientifica dell’Osservatorio, il globo riproduceva con esattezza le ultimissime rilevazioni geodetiche, dunque si presentava sotto la specie di un ellissoide anziché di una sfera. Il cerchio dell’orizzonte è attorniato da una fascia d’ottone su cui erano state incise le coordinate delle principali città del mondo, nonché le altezze delle montagne più importanti. (la sala contiene circa 24.000 volumi).

Con circa 180 posti a sedere, la sala è oggigiorno utilizzata per esposizioni e manifestazioni culturali e viene anche data in uso per eventi culturali.

Lungo la parete destra si aprono due ulteriori spazi: la Sala Gerli (ex sala Manzoniana nel 1886), dove ha trovato ricetto la biblioteca liturgica dei Duchi di Parma, con la sua ricca messe di rarissimi libri delle ore e di preziose legature, e la Sala Lalla Romano. Inaugurata l’11 marzo 2014, la Sala Lalla Romano è stata progettata ed allestita pro bono publico dall’architetto Jacopo Gardella, con il generoso sostegno della Fondazione Cariplo. Nella sala ha trovato una consona sistemazione il fondo della scrittrice, contemplante i manoscritti, i carteggi, i libri, i dipinti, i disegni e i materiali fotografici dell'autrice, nonché il mobilio da lei stessa ideato nel 1932, in vista delle nozze con il banchiere Innocenzo Monti. Il fondo è stato donato al Ministero dei Beni Culturali nel 2005, su concessione del giornalista, saggista e fotografo Antonio Ria, unico erede della Romano.

Ganglio vitale dell’intera struttura è la Sala Cataloghi, in cui si trovano le postazioni informatiche per la ricerca in OPAC, il bancone della distribuzione e del prestito, i servizi di informazione e riproduzione. Qui è anche possibile consultare il catalogo cartaceo a schede per autori e per soggetti, nonché i ponderosi volumi contenenti di cataloghi più antichi, a cui purtroppo è ancora necessario ricorrere perché non tutto il posseduto è presente nell'OPAC.

La sala fu edificata sulle macerie della vecchia sartoria dei Gesuiti, abbattuta per dare spazio a nuovi ambienti. La costruzione, su progetto dell’architetto Pietro Gilardoni, fu ultimata nel 1818. Scaffalature e ballatoi in legno ben si accordano agli arredi delle sale già passate in rassegna. Il soffitto, ancora una volta affrescato dal Vaccani, è a finte cupole cassettonate. In fondo, sulla destra, la Sala Manoscritti, un tempo conosciuta con la più esotica denominazione di Sala della Mummia. Dal 1816 al 1919, nelle tre salette alla sinistra dell’atrio, ebbe il suo domicilio il Gabinetto Numismatico fondato da Gaetano Cattaneo, che dopo la grande guerra prese la via per il Castello Sforzesco per essere conglobato nel Medagliere civico. Nei nuovi spazi sgomberati poterono essere allestite la Sala di Consultazione e l'attuale Sala Manzoniana.

Nella prima è possibile interrogare a scaffale aperto repertori bibliografici ed altri strumenti di ricerca. La volta che sovrasta la sala è ornata dagli affreschi del Vaccani, raffiguranti la dea Minerva e alcuni uomini illustri dell’antichità classica, del Rinascimento e dell’epoca dei Lumi.

La Sala Manzoniana fu inaugurata il 5 novembre 1951, alla presenza del presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Già sul finire dell’Ottocento, al fondo Manzoniano era stata consacrata una sala ad hoc, ma dato il continuo afflusso di nuovi materiali si erano resi ben presto necessari degli spazi aggiuntivi.

Al di sopra della porta d'ingresso è possibile ammirare un ritratto a olio dello scrittore, firmato nel 1835 da Giuseppe Molteni. L’opera si staglia sullo sfondo di una veduta del lago di Como dipinta da Massimo d'Azeglio.

Ultimo costituente di questa “galleria manzoniana” è il mezzobusto marmoreo scolpito da Francesco Confalonieri nel 1886 e donato da re Umberto I.

Dagli affreschi è possibile arguire l’originaria destinazione della sala a Gabinetto Numismatico: sopra le scaffalature, infatti, si dispiega una fascia con dodici medaglie, recanti in rilievo le effigi degli antichi sovrani di cui il Gabinetto conservava le monete.

La Sala è attualmente in uso per la consultazione dei manoscritti e dei libri rari della Braidense, oltre che del Fondo Manzoniano e dell'Archivio Storico Ricordi.

Le raccolte librarie La Braidense ha al suo attivo più di cinquanta fondi librari, di cui si elencano quelli più significativi.

Nucleo primigenio della biblioteca, il fondo del Collegio gesuita, comprensivo di 34.000 volumi che negli annessi cataloghi erano già stati coscienziosamente disposti secondo una rigorosa scansione per “argomenti”. L’ampia raccolta del collegio rifrangeva gli innumerevoli interessi e orientamenti dell’ordine, i cui orizzonti culturali erano abbastanza vasti da includere anche apporti extraeuropei e contributi scientifici d’ultimissima stampa.