Il nome di Doriot resta legato al socialismo radicale, al fascismo francese e al collaborazionismo.
Operaio metallurgico, fu segretario generale della Jeunesse communiste (Movimento Giovani comunisti di Francia). Condannato per le sue posizioni contro la guerra del Rif, Doriot uscì di prigione grazie all'elezione alla carica di deputato a Saint-Denis nel 1924, città di cui egli sarebbe diventato sindaco nel 1930. Fu espulso dal Partito Comunista Francese (PCF) nel 1934 per aver voluto, con due anni d'anticipo, creare il Fronte Popolare (ciò che Mosca respingeva all'epoca). Si oppose alla politica di Maurice Thorez e del Comintern che rifiutavano qualsiasi ipotesi di fronte unico con i socialisti, e si orientò verso una certa forma di fascismo.
Fondò il Partito Popolare Francese (PPF) e il giornale La Liberté nel 1936, prendendo stavolta posizione contro il Fronte Popolare. Sostenitore del collaborazionismo, contribuì alla creazione della Legione dei Volontari Francesi contro il Bolscevismo (LVF) e combatté al fianco dei tedeschi sul fronte russo. Si rifugiò in Germania nel 1944, e tentò di fondare un Comitato di liberazione francese. Fu ucciso nel mitragliamento della sua automobile da parte di due aerei, forse di nazionalità tedesca. Secondo alcuni, Doriot sarebbe stato vittima di divergenze all'interno del Partito Nazista.
Gli anni comunisti L'inizio della sua carriera politica
Jacques Doriot, nato il 26 settembre 1898 a Bresles nell'Oise, proveniva da una famiglia operaia: suo padre era fabbro e sua madre sarta. Doriot iniziò a lavorare in una fabbrica a 15 anni e in seguito trovò lavoro in una vicina latteria. Nel 1915, all'età di 17 anni, si trasferì a Saint-Denis e lavorò come operaio metallurgico in diverse fabbriche. Nel 1916 Doriot si iscrisse alla sezione locale dei Giovani socialisti che condividevano le idee pacifiste della SFIO. Visse in un ambiente operaio fino alla guerra.
Nell'aprile 1917 fu arruolato e nel 1918 la sua unità fu decimata allo Chemin des Dames. Doriot fu decorato con la croce di guerra per aver soccorso un compagno ferito, ma fu anche condannato a un mese di prigione per indisciplina, fatto questo che rivela il suo carattere al tempo stesso ribelle e solidale. Congedato nel 1920, ritornò a Saint-Denis e si unì alla corrente favorevole alla Terza internazionale in seno alla SFIO. In ottobre i Giovani socialisti entrarono a far parte dell'Internazionale comunista dei giovani, cambiando nome in Giovani comunisti, e Doriot fu eletto al comitato nazionale.
Segnato dalla guerra, senza legami familiari, Doriot diventò un esperto rivoluzionario professionista. Dal 1921 al 1923 rappresentò i Giovani comunisti francesi a Mosca nell'Internazionale comunista dei giovani. Durante il suo soggiorno in Unione Sovietica, iniziò il suo tirocinio all'attività rivoluzionaria e redasse testi di propaganda. Viaggiò moltissimo, intervenne in numerose riunioni politiche, e conobbe Lenin per il quale nutriva grande ammirazione. Al suo ritorno in Francia nel 1922, fu posto a capo della Gioventù comunista. Sotto la sua direzione, queste diventarono uno strumento di bolscevizzazione del Partito Comunista Francese (PCF) che continuava a essere fortemente marcato dal modello socialista. Nel 1923 Doriot, che aveva allora 25 anni, fu condannato ad un anno di prigione per aver scritto una serie di articoli invitando i soldati a disobbedire. Nel 1925 il numero degli effettivi della Gioventù comunista crebbe fino a raggiungere il culmine negli anni 1920.
Doriot godette in quegli anni di una grande popolarità nel partito, appariva come un elemento promettente. La sua carriera politica spiccò il volo a quell'epoca. Molto ambizioso, mirava al raggiungimento di posti direttivi, ma l’Internazionale non gli conferì la posizione ambita. Ripiegò quindi sul partito francese sul quale aveva molta influenza e dove era molto apprezzato, e iniziò il suo distacco dalla direzione dell’Internazionale. Da militante bolscevico che era, si trasformò progressivamente in un politico abile e calcolatore. Le sue relazioni con il gruppo dirigente erano tese, e dovette fronteggiare come rivale Maurice Thorez. Nel 1931 Doriot venne eletto sindaco di Saint-Denis, che diventò un baluardo del PCF ma anche la sua piazzaforte personale. Dei dirigenti comunisti francesi, egli era uno dei più competenti riguardo alle questioni internazionali: portaparola del partito, denunciò il trattato di Versailles e l'imperialismo francese, proclamò il diritto dei popoli all'autodeterminazione, includendovi l'Alsazia-Lorena.
A partire dagli anni trenta, il nazismo e il comunismo crebbero d'importanza. Doriot ebbe occasione di recarsi in Germania per portare al Partito Comunista di Germania il sostegno del PCF, e osservò oltre Reno il folgorante successo del partito nazista. Negli anni 1932-1934, la forza e l'influenza del partito comunista francese diminuirono. Alle elezioni legislative del 1932, mentre il partito subiva un importante arretramento, Doriot ottenne una schiacciante vittoria, ma fu il solo eletto comunista al primo turno. Approfittò di questo successo per recarsi a Mosca e tracciò un severo bilancio della situazione del partito. Mise allora in valore la sua riuscita personale per ottenere la direzione di tutta la regione parigina, che rappresentava un terzo degli effettivi del PCF, ma il Comintern non gli diede soddisfazione. In effetti, le ambizioni di Doriot, la sua ricerca d'interessi personali trasparivano dai suoi discorsi, tanto da renderlo poco affidabile agli occhi dei dirigenti diffidenti. Doriot decise di restare nel movimento comunista, anche se in una posizione scomoda. A questo si aggiunse l'instaurazione della dittatura hitleriana e l'annientamento del Partito comunista di Germania, che rappresentava per l’Internazionale la più grande sconfitta della sua storia.
Divergenze con il Comintern Nel 1933 si intavolarono trattative tra socialisti della SFIO e comunisti in vista dell'organizzazione di dibattiti pubblici sul tema dell'unità operaia, ma queste trattative vennero rotte, con la delusione di Doriot che voleva creare un fronte comune. Infatti Doriot desiderava sfruttare l'indebolimento della SFIO, che aveva espulso la sua ala destra neo socialista e la sua ala d'estrema sinistra, l'Action socialiste. Il suo scopo era di ravvicinare i due partiti, per far sì che il comunismo recuperasse la sua influenza. L'Internazionale respinse la sua proposta, che venne giudicata opportunista. Doriot insistette nella sua tesi di cambiare tattica dimostrando i vantaggi che potevano derivarne: le proposte del fronte unico che si trattava d'inviare alla direzione socialista avrebbero permesso di allargare la scissione della destra e di far aderire al partito comunista anche il gruppo dell'Action socialiste. E soprattutto, l'avvicinamento con il partito socialista avrebbero potuto permettere al partito comunista di mettersi alla testa di un movimento di massa antifascista. Ma l'Internazionale continuò a respingere questa proposta e Thorez rammentò che il partito socialista era un nemico. Effettivamente i socialisti, collaborando con la borghesia, erano percepiti come nocivi alla lotta delle classi.
Doriot era esasperato dalla rigidità del Comintern. Nel 1934 denunciò la minaccia fascista che si era manifestata in occasione dei moti del 6 febbraio. Rimise nuovamente in questione la direzione del partito e domandò la formazione di una coalizione con i socialisti per combattere questa minaccia. Avvertiva, come numerosi uomini della sinistra, che la divisione tra i socialisti e i comunisti in Germania aveva giocato in favore di Hitler e voleva evitare di vedere il medesimo errore prodursi in Francia. Ma questo appello volto a cambiare linea di condotta venne considerato come una trasgressione alla disciplina del partito da Thorez e dal Comintern. Thorez si valse allora del giornale L'Humanité per appannare la reputazione di Doriot e modificare la sua posizione. Doriot reagì: l'8 febbraio 1934, approfittò della reazione della sinistra nei confronti dei moti del 6 febbraio per negoziare con i responsabili della SFIO a Saint-Denis, senza tener conto degli ordini del PCF. Partecipò alla creazione del Comitato di vigilanza antifascista di Saint-Denis costituito da comunisti e da rappresentanti locali della SFIO e dalla CGT.
Per reazione, Thorez organizzò una riunione dei responsabili comunisti di Parigi per far rientrare Doriot nei ranghi. Fu l'occasione per una votazione sulla rimessa in causa della politica del partito, dove una maggioranza di delegati si pronunciò in favore della linea di condotta ufficiale. Come protesta davanti a questo insuccesso, Doriot decise di rinunciare alla sua funzione di deputato e di sindaco di Saint-Denis. L'11 aprile, redasse una lettera indirizzata al Comintern per esporre nuovamente la sua volontà di unire socialisti e comunisti contro il fascismo. Andò anche più lontano presentando un progetto alternativo coerente, che metteva da parte la rivoluzione del proletariato e mirava a raggiungere il potere grazie ad una politica fondata sulla collaborazione delle classi. L’Internazionale convocò Doriot a Mosca, ma egli rifiutò di recarvisi. Poco più tardi, in giugno, l’Internazionale adottò una politica d'alleanza con la sinistra, che pure era considerata prima come eretica. Ma il rifiuto di Doriot di andare a Mosca, le sue disubbidienze e le sue ambizioni nei confronti del PCF non vennero tollerati. Al congresso annuale di giugno, Thorez propose di espellere Doriot dal partito e la mozione venne votata all'unanimità.
Doriot temette di essere escluso dai giochi politici a causa della collaborazione che era stata avviata ufficialmente tra i due grandi partiti operai. Come reazione, Doriot decise di rilanciare l'unità operaia; il 5 luglio 1934 lanciò la parola d'ordine «una sola classe, una sola CGT, un solo partito». Per far conoscere il suo punto di vista, si avvalse dellÉmancipation nationale, giornale che egli dirigeva. Tentò di costituire un partito di sintesi, ma rifiutò ogni legame con un partito esistente. Per lui, la divisione dei movimenti operai era la principale ragione della sconfitta di fronte al fascismo, e cercò la soluzione in qualche cosa di nuovo, con lui come dirigente. Ma Doriot non riuscì ad aprirsi il varco che sperava, e rimase un elemento isolato in seno all'estrema sinistra francese. La sua politica di lotta contro il comunismo diventò sempre più chiara e si accompagnò a una lotta per la pace che passò al primo posto della sua propaganda. Egli affermò una volontà d'intesa con la Germania nazista.
Questa campagna di pace segnò una svolta nella vita politica di Doriot. Abbandonò la lotta a profitto della conciliazione e annunciò una battaglia aperta contro il partito comunista. Questa politica determinò pure il fallimento dell'unità operaia che egli cercava. Nel 1935 poteva sempre essere considerato un uomo politico di sinistra. Le elezioni del 1936 confermarono la situazione precaria di Doriot e la sua perdita d'influenza. Poco dopo queste elezioni, Gabriel Leroy-Ladurie, presidente della banca Worms, prese contatto con lui. Egli rappresentava le grandi imprese che volevano distruggere la base del Fronte Popolare, e chiese a Doriot di formare un partito politico per aiutarlo in questa manovra.
Il Partito Popolare Francese La creazione del partito e la sua crescita