Il monastero di Santa Maria Assunta è un ex monastero sito nel comune di Cairate, in provincia di Varese, oggi adibito a museo e area espositiva. La sua edificazione, promossa da re Liutprando, risale al 737 e proseguì in epoche successive con numerose modifiche, che proseguirono quando nel 1801 l'edificio fu acquistato da tre privati, che lo adibirono ad uso abitativo. Oggi il complesso è di proprietà della provincia di Varese.
Storia Epoca romana e tardoantica: l'uso agricolo L'area su cui oggi sorge il monastero, in epoca romana era occupata da una fattoria, una villa rustica a due ali disposte a L che delimitavano un cortile, chiuso da un muro di cinta sul lato che affacciava sul fiume Olona, che all'epoca era in parte navigabile e consentiva il trasporto delle merci..
Nell'area oggi occupata dalla chiesa era situato un granaio scandito internamente da setti murari rivestiti in malta bianca e con pavimentazione in laterizi e cocciopesto. La costante presenza di acqua usata per le attività produttive del rustico era garantita a cisterne che raccoglievano l'acqua piovana e da un fossato che correva a ovest del fabbricato e che si riforniva di acqua grazie a una sorgente naturale sita poco più a nord; le acque venivano poi incanalate in un secondo fossato posto a settentrione e, dopo un salto, finivano a congiungersi con le acque del fiume.
Nel cosiddetto cortile di San Pancrazio, posto a nord rispetto all'attuale chiostro, sono stati rinvenuti i resti di una necropoli.
All'inizio dell'età tardoantica la villa subì importanti interventi di ristrutturazione che interessarono soprattutto il corpo meridionale. Il granaio fu smantellato e affiancato da una struttura, probabilmente una torre, costituito da robuste murature in pietra. Il nuovo complesso era probabilmente sviluppato su due piani. L'area precedentemente utilizzata come necropoli fu livellata e destinata a orto cintato.
IV-VI secolo: la prima chiesa Il complesso agricolo sopra descritto rimase in uso per tutto il IV secolo, quando l'area del cortile affacciata sull'Olona venne gradualmente a cambiare uso: si formò una necropoli che si sviluppò fino al VI secolo. È ipotizzabile, per via di alcuni ritrovamenti archeologici nella necropoli, per la probabile presenza di una torre e per la posizione favorevole sulla valle Olona e non distante da Castelseprio, che la villa ospitasse un castrum..
La necropoli vedeva due nuclei distinti: uno composto da un mausoleo e da un secondo edificio a pochi metri di distanza verso nord; l'altro con una ventina di tombe disposte sull'asse nord-sud lungo il muro di cinta orientale. Le sepolture erano costituite da casse in muratura o semplici fosse nel terreno coperte da lastre in pietra o tegoloni disposti a doppio spiovente. In queste sepolture, oltre a resti ossei mal conservati, sono stati rinvenuti tegami e olle in ceramica, olpi, fibbie per cinture, coltelli, cesoie, chiodini per calzature, punte di freccia e, in una sepoltura, due monete. Questi corredi permettono di datare le sepolture tra il IV e il V secolo, anche se sono presenti altre sepolture, prive di corredo, risalenti al tardo VI secolo.
Tra la fine del V e l'inizio del VI secolo, in seguito alla distruzione del sopracitato granaio e alla ristrutturazione degli edifici che componevano la villa rurale, venne ricavata all'interno di un'ala del complesso una piccola chiesa funeraria di cui oggi restano alcune tracce come l'abside e parte del muro di facciata e dei setti perimetrali a nord e sud. Alcune sepolture erano disposte immediatamente all'esterno dell'abside, mentre altre erano disposte al suo interno, in sarcofagi interrati. Questa chiesa rimase utilizzata senza sostanziali modifiche per gran parte dell'alto medioevo..
Dalla fine del VI all'VIII secolo: la conquista longobarda e la nuova classe dirigente
I territori del Varesotto e del Ticinese videro l'occupazione dei longobardi in epoca più tarda rispetto al resto della penisola italiana. Dopo un decennio di anarchia senza un re, sotto i regni di Autari e Agilulfo (dal 584 al 616) i longobardi dovettero conquistare nuovi territori per rafforzare i propri confini. Il Seprio era una zona strategica visti gli importanti collegamenti stradali da Milano ai laghi e alla Svizzera e qui vennero posti al governo alcuni funzionari di nomina regia. È a questo periodo dell'VIII secolo che risalgono numerosi documenti che testimoniano la presenza di possedimenti terrieri della classe nobiliare nel territorio del Seprio e dell'Altomilanese: si trattava principalmente di una classe nobiliare che affiancava i funzionari regi nel governo del territorio e di famiglie di mercanti che ne sfruttavano le abbondanti risorse..
Negli anni successivi alla conquista longobarda del Seprio, l'area settentrionale della necropoli di Cairate mantenne la sua funzione funeraria e fu realizzata un'area sepolcrale, contigua alla chiesa, riservata agli individui appartenenti ai ceti più elevati, dove le sepolture erano realizzate in parte utilizzando alcune strutture tombali precedenti. Furono in seguito posizionate nuove sepolture sull'asse est-ovest, perpendicolarmente a quelle più antiche che correvano lungo la cinta affacciata sul fiume Olona. Si trattava probabilmente (a causa della vicinanza delle tombe) di un'area recintata riservata a un gruppo familiare appartenente all'aristocrazia caratterizzata da una tomba dipinta e da un'altra sepoltura imponente posta centralmente rispetto al gruppo.
Fino al IX secolo: il primo nucleo monastico
Le modificazioni edilizie al complesso edilizio iniziate nel VII secolo perdurarono fino al IX secolo: sull'area meridionale della necropoli furono realizzati alcuni edifici in edilizia povera e probabilmente furono riutilizzate anche alcune strutture dell'antico complesso della villa rurale, dove si andò a insediare il primitivo nucleo monastico..
Il monastero venne fondato da re Liutprando, che lo assoggettò al vescovo di Pavia, tanto che rimase dipendenza extradiocesana pavese fino al 1799. Al mausoleo quadrangolare posto al centro dell'insediamento fu aggiunto un'abside a est e divenne il nuovo oratorio funerario, dove vennero sepolte esclusivamente donne, probabilmente le prime monache. La piccola chiesa posta a sud non subì importanti modifiche strutturali, ma al suo esterno fu impiantato un ampio cimitero caratterizzato da una stratificazione di sepolture.
Sul finire dell'epoca longobarda crebbero sia l'abitato di Cairate sia la comunità monastica e divenne necessario ingrandire la chiesa meridionale; l'oratorio fu abbandonato e anche le monache iniziarono ad essere sepolte nell'area esterna alla chiesa.
XI-XII secolo: il monastero romanico A partire dall'XI secolo iniziò un importante processo di rinnovamento del monastero. In particolare, fu ampliata la chiesa e il complesso fu organizzato intorno a un chiostro centrale quadrato attorno al quale furono realizzati nuovi edifici destinati alla vita monastica, con spazi destinati all'alloggio, alla preghiera e al lavoro..
Nell'area settentrionale, nota con il nome di Cortile di San Pancrazio, venne ricostruita la cinta muraria affacciata sul fiume Olona e l'ala occidentale fu interessata da importanti interventi edilizi. Dell'apparato decorativo di quest'epoca rimangono alcuni elementi scultorei oggi conservati nei musei di Milano e Gallarate.
Nell'XI secolo fu ampliata la chiesa con l'aggiunta della navata meridionale absidata e un nuovo ingrandimento fu attuato nel XII secolo: la chiesa assunse così l'assetto a tre navate scandite da pilastri e terminanti con tre absidi, di cui la centrale di più grandi proporzioni. Al suo interno furono poste poche sepolture, una delle quali al centro della navata centrale. All'esterno della chiesa, a ovest della facciata, era collocato un cimitero destinato alla popolazione del borgo.
Si ipotizza che la cucina del monastero, il refettorio, la sala capitolare e la lavanderia delle monache fossero posti nelle ale di nord ed est, mentre non è chiara la disposizione degli ambienti nelle aree di sud e ovest. I locali di servizio, l'infermeria, gli spazi per le attività artigianali, la foresteria, le stalle, i magazzini e gli alloggi per i famigliari delle monache erano posti in spazi affacciati sul Cortile di San Pancrazio..
La chiesa era aperta alla popolazione del borgo, con un ingresso ancora esistente a ovest, ma era anche presente una parte antistante il coro riservata esclusivamente alle monache.
Nel 1176 l'esercito imperiale era acquartierato nei pressi del borgo di Cairate e molto probabilmente Federico Barbarossa trascorse la notte nella foresteria del monastero prima della battaglia di Legnano.
Durante il Rinascimento
La chiesa già rimaneggiata nel XII secolo fu trasformata prima del 1560 (periodo in cui Aurelio Luini realizzò il suo affresco dellAssunzione della Madonna) per separare completamente i luoghi di vita delle monache dall'esterno secondo le regole della Controriforma, che rafforzò le regole della clausura. Risale alla stessa epoca la cripta sepolcrale posta nel medesimo ambiente. Nel 1579 il cardinale Ippolito de' Rossi, vescovo della diocesi di Pavia sotto cui ricadeva il monastero di Cairate, effettuò qui una visita e impose modifiche a porte e finestre, oltreché alla condotta morale delle monache..
La chiesa venne divisa in due parti: a est una piccola aula riservata alle monache e a ovest una seconda aula per la comunità del borgo. Già dal 1564 la chiesa del monastero non era più la parrocchiale di Cairate, ma continuò a servire come chiesa funeraria.
Fu durante questi interventi che la badessa Antonia Castiglioni fece elevare l'ala sudorientale di un piano creando un appartamento dotato di una stanza privata con camino e "comoda" (ovvero un sedile forato ad uso di gabinetto). Di grande interesse l'apparato pittorico che corre lungo la parte alta delle quattro pareti di questa stanza, che per i soggetti raffigurati le ha dato il nome di "stanza della musica"..
XVII-XIX secolo
Nel XVII secolo il monastero subì un ulteriore ampliamento. Risale invece al 1710 l'arco ancora oggi visibile all'esterno del complesso, che fungeva da ingresso trionfale del convento. L'altare barocco della chiesa risale invece al 1724.
Il 4 febbraio 1799 l'ente religioso fu soppresso su ordine di Napoleone e nel 1801 l'edificio e i terreni furono acquistati da tre nuovi proprietari privati: Gaspare Ponzoni, Gaetano Belloni e Giovanni Girondelli, che ne modificarono l'assetto per adeguarlo agli usi abitativi. Tra i più evidenti interventi di questo periodo c'è la realizzazione di un soppalco in quella che era l'aula della chiesa riservate alle monache e da cui oggi si può ammirare nella sua interezza l'affresco dellAssunzione della Vergine. A seguito di questi interventi furono ingenti le perdite del patrimonio artistico.
Il monastero oggi Nella seconda metà del Novecento il complesso fu acquistato dalle amministrazioni del comune di Cairate e della provincia di Varese che avviarono importanti interventi di restauro conclusisi negli anni 2000. Oggi l'area del monastero intorno al chiostro, di proprietà della provincia, è adibita a museo e area espositiva, mentre il cosiddetto Cortile di San Pancrazio, di proprietà comunale, ospita alcuni uffici municipali e un parco pubblico.
Architettura e apparato decorativo Come visto nella sezione precedente, l'odierno monastero di Cairate è il frutto di innumerevoli mutamenti alle strutture avvenuti nel corso dei secoli. Oggi il complesso si mostra con un nucleo centrale quadrangolare sviluppato intorno a un chiostro e disposto su due piani. Qui si trova la parte centrale del museo e degli spazi espositivi. A questo nucleo è affiancato un ulteriore corpo di fabbrica che parte dell'angolo nordorientale dell'edificio principale e che oggi ospita uffici comunali. Un terzo fabbricato si aggancia al medesimo angolo, ma si sviluppa verso ovest anziché verso nord.