Monasterolo Casotto (Mostaireu nella varietà alto-monregalese locale, Monasteireu in piemontese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cuneo in Piemonte.
Geografia fisica Territorio Monasterolo Casotto si trova su un territorio interamente montagnoso, ad un'altitudine compresa tra i 750 e i 950 m s.l.m.
È classificato nella zona sismica 3A (sismicità bassa).
Clima Il comune è stato inserito nella zona climatica F ed ha un fabbisogno termico di 3110 gradi giorno. La normativa attuale non pone limiti all'accensione degli impianti di riscaldamento.
Storia
Un'antica iscrizione ritrovata presso il santuario di San Colombano attribuisce origini romane al piccolo comune di Monasterolo Casotto, il cui nome va comunque attribuito ad un monastero di Benedettini che qui si insediarono successivamente intorno al 1000, ma che vedeva già in epoca longobarda la presenza di un antico monastero di monache benedettine collegato con il convento di Pogliola di Morozzo.
L'aggiunta di “Casotto”, dal nome del torrente che ne solca la valle, risale al 1862, quando un regio decreto concesse ai comuni della provincia di Cuneo la facoltà di adottare un nuovo nome.
In quell'occasione venne anche adottato un nuovo stemma che raffigura una chiesa addossata ad un monastero su cui si erge una torre bianca, contornati da due rami di agrifoglio.
La storia di Monasterolo Casotto vede passarne la proprietà dal Conte di Bredolo a quello di Alba ed al Marchese di Ceva (su disposizione del Marchese Bonifacio di Savona che aveva diviso gli stati nel 1142). I Signori di Monasterolo abitarono il Castello, ormai distrutto, presso il torrente Feia (Faja nel dialetto locale), castello che fu sede di dazio e di giustizia durante le sanguinose "Guerre del Sale" svoltesi tra il 1680 e il 1699.
I territori furono contesi fra il Marchese di Ceva e la corte Sabauda, dopodiché anche gli abitanti di Monasterolo furono coinvolti nelle varie guerre che interessarono il Piemonte prima (in particolare le sanguinose Guerre del sale) e l'Italia in seguito con i conflitti mondiali. Monasterolo fu luogo d'azione di numerose brigate partigiane, in particolare la "FAM Valcasotto", tra il 1943 e il 1945, poi coinvolte nella battaglia della Val Casotto nel 1944 e della tragedia dei rastrellamenti nazifascisti.
Il comune fu annesso a quello di San Michele Mondovì durante il regime fascista, più precisamente dal 1928 fino al 1947, anno in cui gli fu nuovamente riconosciuta l'autonomia.
Attualmente il paese è diviso in due borgate principali, la Sottana a 735 m di quota e la Soprana a 824 m. A metà strada sorge la chiesa parrocchiale costruita all'inizio del Novecento per unificare le due precedenti parrocchie: quella di San Bernardo in borgata Soprana e quella di Sant'Antonio in Borgata Sottana. È dedicata ai santi Giacomo e Giovanni e mantiene la campana che era stata della chiesa di San Bernardo.
Simboli Lo stemma civico è troncato: nella parte superiore è rappresentato il santuario di San Colombano al naturale; quella inferiore è scaccata di argento e di nero.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Santuario di San Colombano: posto su un'altura oltre la borgata Soprana, figura nello stemma comunale e fu costruito intorno all'anno 1000 dai monaci benedettini che lo dedicarono a questo santo di origine irlandese, fondatore della vita monastica nel regno di Francia nel VII secolo. Nelle Valli Monregalesi san Colombano era raffigurato come un soldato romano, forse per simboleggiare il forte legame tra azione religiosa e politica dei monasteri. La chiesa attuale è formata da due corpi di epoca differente: uno longitudinale più antico ma di datazione incerta, con campanile incorporato e uno a pianta quadrata, barocco (datato al 1645). Nel corso degli anni sono state apportate alcune modifiche alla struttura, in ultimo, nel 1884, fu rifatto il porticato con tetto a vista dell'attuale facciata. All'interno sono ancora visibili quadretti ex voto a testimonianza della devozione al Santo, mentre all'esterno vi è l'antica Arbi (termine del dialetto locale per indicare le vasche e le conche), una pietra con incavo dove si racconta che si raccogliesse un liquido oleoso dalle proprietà miracolose;
Chiesa di San Bernardo: chiesa posta al centro di Borgata Soprana, costituiva fino a inizio XX secolo una delle due parrocchiali del paese insieme alla Chiesa di Sant'Antonio, posta in Borgata Sottana; Chiesa di Sant'Antonio: attualmente sconsacrata, è posta all'inizio di Borgata Sottana di fronte al municipio e costituiva fino a inizio Novecento una delle due parrocchiali del paese insieme alla chiesa di San Bernardo, posta in Borgata Soprana. La piazza antistante a essa e al municipio è attualmente oggetto di riqualificazione; Chiesa di San Giacomo: chiesa parrocchiale costruita all’inizio del 1900 per unificare le due precedenti parrocchie: quella di San Bernardo in borgata Soprana e quella di S. Antonio in borgata Sottana. È dedicata ai Santi Giacomo e Giovanni e mantiene la campana che era stata della chiesa di San Bernardo.
Architetture civili Complesso fortificato del castello medievale del marchesato di Ceva: presente all'uscita dal paese (Borgata Sottana), costituisce sito archeologico nel quale rimane visibile parte della cinta muraria e la torre, esplorabile all'interno mediante una scala di recente costruzione che permette di raggiungerne la cima e di godere della vista panoramica sull'intera valle circostante. La fine del castello viene attribuita ad Amedeo VIII di Savoia che nel 1414 lo distrusse assieme a quello di Pamparato. Oggi sono ancora visibili alcuni spezzoni del muro ed è leggibile il tessuto perimetrale assieme alla torre che, ancora pressoché integra, sfida il tempo. Il complesso fortificato dell'antico castello è stato oggetto di restauro e valorizzazione storico-archeologica in anni recenti da parte dell'Università di Torino e, sul sito del Fai, nella sezione "Luoghi del cuore", è possibile votare la torre; Panchina Gigante, dal caratteristico colore arancione, dalla quale è possibile ammirare il vasto panorama delle montagne circostanti e della pianura monregalese sottostante. Questa panchina fa parte del progetto Big Bench Community Project, nel quale sono comprese le numerose Panchine Giganti presenti nel territorio della Provincia di Cuneo, in particolare nelle vicine Langhe. Vecchia cava di marmo di Valtardita (Val Tardìa): accessibile percorrendo il sentiero che dalla Colla scende verso Scagnello, vi si estraevano fino agli anni '60 marmi neri e verdi. La cava fu poi chiusa per gli eccessivi costi di gestione ed estrazione.
Sentiero del Landandé Il territorio comunale, in particolare le borgate Soprana e Garassini, sono attraversate dal 2021 dall'Anello Giallo del "Sentiero del Landandé" (in dialetto monregalese: Dove andare), percorso lungo poco più di 9 km da effettuare a piedi e in mountain bike che si articola sulle vie di collegamento, asfaltate e sterrate-boschive, tra Monasterolo e i paesi confinanti, in particolare Viola.
Lungo il percorso del Landandé, specificamente nel punto conosciuto come "La Colla" (Řa Còla) è possibile visitare la locale Panchina Gigante.
Società Evoluzione demografica Lo spopolamento delle valli alpine ha determinato, a partire dal 1871, una perdita del 85% della popolazione residente.
Negli ultimi 3 decenni questo paesino in inverno è stato abitato dai soli residenti: negli ultimi anni, con l'organizzazione delle ciaspolate dopo le nevicate e in virtù del sentiero del Landandé, la tendenza si è parzialmente modificata. In estate il paese si popola di villeggianti, in maggioranza torinesi (solitamente membri o discendenti di famiglie originarie del luogo) e liguri, ma anche stranieri.
Negli ultimi anni ha aperto in Borgata Soprana un negozio che, oltre al servizio bar, fa da rivendita di prodotti tipici gestito direttamente da una famiglia residente. La locale Pro Loco, durante l'estate, viene gestita dai giovani che vivono in paese e/o vi si recano in villeggiatura, i quali organizzano cene, castagnate ed eventi sportivi seguite, non di rado, da serate musicali e danzanti in piazza o presso il locale campo sportivo.
Lingue e dialetti Il dialetto locale costituisce una varietà specifica dei dialetti piemontesi classificati come alto-monregalesi. Esso è connotato da un'attitudine all'indurimento e all'ingrossamento generalizzato dei suoni nella fonetica – il che lo fa percepire all'ascolto e alla pronuncia come più "massiccio" e "secco" – che si inscrive nella complessiva conservazione di tratti arcaici nel vocabolario e nel lessico, questi ultimi fortemente originali e generalmente intrisi, appunto, di arcaismi e termini propri (es: svoerà, "allungato per terra"; entsampironesse, "inciampare"). Di seguito sono elencati alcuni dei tratti che lo rendono peculiare nell'ambito delle parlate del monregalese, non di rado indicatori di un continuum linguistico-geografico con e tra le parlate delle zone circostanti (langarolo, Val Tanaro e val Bormida):
Tratto costante, specifico e inconfondibile del dialetto monasterolese è la trasformazione delle finali in -ìn, che si aprono fino a diventare -é-n (sigilìn > sigilé-n), e delle finali in -ón, che si trasformano in -ò-n (dabón > dabò-n). In entrambi i casi appena citati e in tutte le parole che terminano con la -n, la pronuncia della 'n' finale è solitamente tagliata (pà-n, sigilé-n, dabò-n), se la parola si trova alla fine di una frase (spesso avviene anche nel mezzo di una frase), oppure molto leggera e più palatale che faucale (-ŋ), in particolare se deve legarsi eufonicamente alla parola successiva. Tale tratto è assai peculiare del dialetto monasterolese, ravvisabile secondo una certa "parentela" linguistica anche nelle parlate circostanti, come quelle di Viola e di Garessio (sebbene quest'ultima presenti maggiori influssi delle parlate della zona geograficamente adiacente di Albenga). La n faucale (-ŋ) tende a raddoppiarsi, in maniera tuttavia differente per pronuncia e trascrizione rispetto a quella monferrina e ligure: mon. n-n ≠ monf. e lig. nn-. Nello specifico, viene prima pronunciata la faucale e poi la nasale semplice. In appendice al punto precedente, pressoché tutte le parole che nel piemontese di koiné e nel monregalese sono pronunciate con la o/ó subiscono processi di velarizzazione e vengono pronunciate con la ò: torna > tòrna, "di nuovo"; corea > còrea, "cintura"; lord > lòrd, "sporco"; forn > fòrn, "forno"; roa > ròa, "ruota". Tale regola vale nella coniugazione dei verbi, in particolare per la terza persona plurale, la cui desinenza viene tendenzialmente pronunciata -ò-n (la pronuncia della n è solitamente tagliata ma si può talvolta avvertire, per motivi di eufonia o di semplice discrezione della persona che la opera): es. pìjò-n, "prendono"; pàgò-n, "pagano"; travajàvò-n, lavoravano. In quest'ultima fattispecie, essa può anche essere pronunciata con la classica o del piemontese di koiné. La coniugazione della prima persona singolare dei verbi esci (essere), andé (andare), sté (stare) e dé (dare), influenzata dal punto sopra elencato, è irregolare e condizionata dalla presenza di una vocale o di una consonante a seguire (vedansi le tabelle sottostanti): le forme mi i sò-n, mi i vò-n e mi i dòn e in mi i sògn/vògn/stògn/dògn (se seguito da vocale) o mi i sòin/vòin/stòin/dòin (se seguito da consonante). In presenza di altro accento all'interno della stessa parola, l'accento sulla lettera o sta a indicare la pronuncia. La coniugazione della seconda persona singolare al presente indicativo dei verbi voràj (volere) e podàj (potere) non è rispettamente veuri e peuri, come nel resto del monregalese, ma veu e peu.