La scienza nel Medioevo si fondava su una visione organica del sapere, per la quale i diversi fenomeni della natura risultavano strutturalmente interconnessi e collegati al tutto, ed il loro aspetto apparentemente oggettivo non era slegato dalla soggettività dello scienziato, che doveva anzi venire coinvolta nel processo di svelamento della verità:
Caratteristiche A differenza di quella odierna, la scienza medievale concepiva la natura come animata da essenze recondite e principi spirituali nascosti dietro la materialità apparente delle sue parti, che andavano pertanto disvelati: il mondo non era un assemblaggio casuale di componenti meccaniche, da studiare in maniera distaccata, ma ogni fenomeno era portatore di un significato da decifrare e ricomporre entro una visione armonica d'insieme. Tale significato poteva essere compreso nella sua verità solo grazie a un'intima corrispondenza tra l'oggetto e la mente umana (adaequatio rei et intellectus).Espressione usata per la prima volta dal filosofo ebraico Isaac Israeli ben Solomon, o forse dall'islamico Avicenna, poi fatta propria da Tommaso d'Aquino, (cfr. La Somma contro i Gentili: libro primo e secondo, Edizioni Studio Domenicano, 2000, pag. 46).
Per i pensatori e gli scienziati medievali esisteva dunque un collegamento non solo di tipo allegorico, ma anche analogico tra piani verticali della realtà, che consentiva di accomunare concetti diversi tra loro, quali pianeti, metalli, colori, animali, parti anatomiche del corpo umano, secondo la loro appartenenza a una medesima idea spirituale. È quanto avveniva principalmente in astrologia, dove elementi apparentemente avulsi tra loro come ad esempio il leone, l'oro, il cuore, il rosso ecc. rientravano nell'archetipo planetario del Sole.Cfr. Edy Minguzzi, La struttura occulta della Divina commedia, pp. 47-49, Libri Scheiwiller, 2007.
Contesto storico
Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, gran parte dell'Europa aveva perso contatto con le conoscenze già acquisite nel passato. Mentre l'Impero Bizantino aveva ancora centri di studio quali Alessandria d'Egitto e Costantinopoli, la conoscenza in Europa occidentale si concentrò dapprima nei monasteri, poi progressivamente nelle scuole annesse alle cattedrali, fino alla nascita delle prime università medievali nel XII e XIII secolo. Pertanto, anche il Medioevo fu ricco di invenzioni, come gli occhiali, l'organo a canne per scopi liturgici, i primi orologi da torre, i martelli idraulici per meglio sfruttare la forza dei mulini a vento, la bussola ideata da Flavio Gioia.Alberto Torresani, Medioevo scientifico e tecnologico, ne "Il Timone", 2006, n. 62, pp. 39-41.
Decisiva fu la fondazione del sistema scolastico, voluto da Carlo Magno, che garantiva una sostanziale uniformità di insegnamento in tutta Europa: oltre alla filosofia e alla teologia, esso si proponeva lo studio della natura per conoscere le leggi iscritte da Dio nella creazione, e consentire una sempre migliore intellegibilità della sua opera. In quest'ambito valevano come auctoritas anche filosofi dell'epoca greca e persino pensatori di origine islamica.Ubaldo Nicola, Atlante illustrato di filosofia, Demetra, 2000, pag. 206. Due furono in particolare le scuole di pensiero, attestate peraltro su posizioni alquanto distanti tra di loro, che elaborarono ognuna un proprio metodo scientifico: quella di Parigi, facente capo ad Alberto Magno, seguito dal suo discepolo Tommaso d'Aquino, e quella di Oxford, dove fu attivo Ruggero Bacone.
Mentre Tommaso e i suoi scolari privilegiavano un'analogia verticale intesa in senso prevalentemente qualitativo, diversa da quella tra enti di pari natura intercorrente su un piano solamente orizzontale, la scuola inglese di Oxford ignorò di fatto il significato dell'analogia tomista basata su un processo astrattivo, adottando invece una scienza empirica di tipo logico-matematico che precorrendo il metodo di Galilei avrebbe escluso dallo studio della natura tutto ciò che non fosse riconducibile a rapporti numerici e quantitativi.«Si trattava di un vero e proprio fraintendimento del significato dei termini: ciò che a Parigi era analogo finì, di fatto, per essere univoco a Oxford. Di conseguenza, adottando una concezione univoca dell'ente, Ruggero Bacone e la scuola inglese non potevano che prospettare una scienza di tipo matematizzato, mentre la scuola di Parigi [...] non aveva difficoltà a concepire, insieme alle scientiae mediae, [...] anche delle scienze non matematizzate» (James A. Weisheipl, Alberto Magno e le Scienze, trad. di Alberto Strumia, Bologna, ESD, 1994, p. 6). Soltanto recentemente il concetto tomista di analogia entis e di astrazione è stato recuperato in alcuni ambiti della filosofia della scienza.F. Bertelè, A. Olmi, A. Salucci, A. Strumia, Scienza, analogia, astrazione. Tommaso d'Aquino e le scienze della complessità, Padova, Il Poligrafo, 1999.
Le scienze
Astrologia
«Regina delle scienze» era ritenuta nel Medioevo l'astrologia,Piero Martinetti, Saggi filosofici e religiosi, Bottega d'Erasmo, 1972, p. 302.AA.VV., La Parola e il Libro, vol. 50, p. 587, Biblioteca popolare, 1967. che all'epoca era un tutt'uno con l'astronomia. Basandosi sulla cosmologia greca, i teologi cristiani identificavano nove cieli fondamentali, i primi sette corrispondenti alle orbite dei pianeti visibili a occhio nudo: costituiti da una sostanza spirituale, eterea e priva di ogni difetto, contenevano il pianeta ad essi associato incastonato come una gemma, trascinandolo con sé nel loro movimento; di questi cieli, il più elevato era quello di Saturno. Ad essi si aggiungeva un cielo delle stelle fisse (o firmamento) contenente lo Zodiaco, e un Primo mobile (Primum mobile) che dava il moto a tutti gli altri. Vennero poi aggiunti, talvolta, altri due cieli cristallini e infine la sede di Dio, detta Empireo, che portavano il computo finale a 12, numero importante per la mistica cristiana.
Secondo il modello di Aristotele, perfezionato in seguito da Claudio Tolomeo, Dio costituiva un motore immobile che ingenerava un impulso al movimento in queste sfere, le quali cercando di imitare la sua perfetta immobilità risultavano contraddistinte dal moto più regolare e uniforme che ci fosse, quello circolare. Tale movimento tendeva tuttavia a corrompersi progressivamente dalla sfera più esterna verso quella terrestre, trasformandosi da circolare-uniforme in rettilineo.Aristotele, Fisica, libro VIII. Cfr. anche di Aristotele il De Coelo. In tal modo la dottrina aristotelica poteva fornire un fondamento metafisico all'astrologia, poiché riconduceva tutti i mutamenti del mondo al movimento del primo cielo: il divenire terrestre cioè poteva essere previsto e spiegato astrologicamente, con cause non solamente meccaniche, ma soprattutto finalistiche, dotate di senso e destino.
La visione organica e unitaria della cosmologia medievale fu magistralmente sintetizzata da Dante Alighieri nel Convivio (1307), che associò ad ognuno dei nove cieli un pianeta dell'astrologia, ed anche una delle nove gerarchie angeliche della tradizione cristiana risalente a Dionigi l'Areopagita.Cfr. il suo trattato De coelesti hierarchia, oggi attribuito ad uno pseudonimo di Dionigi del V secolo. Come nell'antichità greco-romana ogni divinità era collocata in un suo proprio cielo, allo stesso modo risultava così collocato ogni coro degli angeli in una precisa sfera, preposto al moto di rivoluzione del suo rispettivo pianeta.Dante, Convivio, II, cap. IV, 1-9.
Ogni cielo era inoltre identificato da Dante con una scienza:
L'ordine dei nove cieli medioevali, più l'Empireo, elencati secondo la loro progressiva distanza dalla Terra, risultava dunque il seguente: SferePianetiGerarchieScienzeI CieloLunaAngeliGrammaticaII CieloMercurioArcangeliDialetticaIII CieloVenerePrincipatiRetoricaIV CieloSolePotestàAritmeticaV CieloMarteVirtùMusicaVI CieloGioveDominazioniGeometriaVII CieloSaturnoTroniAstrologiaVIII CieloStelle fisse (Zodiaco)CherubiniFisica e MetafisicaIX CieloPrimo mobileSerafiniEticaX CieloEmpireoDioTeologia Per Alberto Magno la scienza astrologica si esplica nello studio della luce emessa dagli astri con cui quest'ultimi esercitano i loro influssi sugli eventi della Terra. Egli si occupò soprattutto di astrologia elettiva, quella usata cioè per decidere il momento propizio per intraprendere una determinata azione (come partire per un viaggio, avviare un affare, ecc.), pur mostrando di conoscere anche l'astrologia giudiziaria.James A. Weisheipl, Alberto Magno e le scienze, pp. 190-201, Edizioni Studio Domenicano, 1993.
Numerologia
Notevole importanza rivestivano i numeri, studiati più per il loro significato qualitativo che per la loro funzione meramente quantitativa; la matematica era così sostanzialmente una scienza affine alla numerologia. I numeri che più destavano interesse erano il 3, il 4, il 7, e il 12: il numero tre, considerato perfetto poiché rappresentava la divina Trinità, veniva riferito alla suddivisione delle tre età della vita umana, ovvero gioventù, maturità e vecchiaia, seguendo lo schema di Aristotele.Aristotele, Retorica II, 12-13. Ad esso corrispondevano, fra le arti liberali, le materie del trivio, cioè grammatica, retorica e dialettica; il numero quattro era ritenuto particolarmente rilevante perché incrementava la perfezione spirituale del 3 portandola su un piano concreto e tangibile, dando luogo ai quattro elementi in cui consisteva il creato. Il 4 lo si ritrovava perciò in ogni manifestazione della natura, nelle quattro stagioni, nei quattro punti cardinali, nei quattro temperamenti umorali, corrispondenti ad altrettante età della vita (infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia), nei quattro evangelisti simboleggiati dal tetramorfo. Ad esso corrispondevano, fra le arti liberali, le materie del quadrivio, ovvero aritmetica, geometria, musica e astronomia, che costituivano i fondamenti della numerologia matematica, essendo:Daniele Corradetti, Gioni Chiocchetti, Le forme e il divino. Elementi di geometria sacra, Il Pavone, 2009. l'aritmetica (in quanto «assenza di ritmo»)Dalla probabile etimologia greca composta da alfa privativo + ῥυθμός, rythmòs (cfr. Claudio Cardella, Stefano Costa, Il sogno dei filosofi, pag. 231, Ciquadro, 2017). la scienza dei numeri immobili; la geometria la scienza dei numeri immobili in forma di figure visualizzabili; la musica la scienza dei numeri in movimento; l'astronomia la scienza dei numeri sotto forma di figure in movimento;Iamblichus, Summa pitagorica, a cura di Francesco Romano, pag. 632, Bompiani, 2006. il numero sette, sommando in sé il 3 ed il 4, approdava ad una sorta di completezza ed esaustività, seppur dinamica, rinvenibile ad esempio nei sette pianeti classici, nei giorni della settimana con cui secondo la Genesi era avvenuta la creazione, nelle sette virtù, inclusive delle tre teologali e delle quattro cardinali, alle quali si contrapponevano i sette vizi capitali. Anche al 7 veniva attribuita una suddivisione delle età della vita seguendo lo schema di Isidoro di Siviglia; il numero dodici, ripetendo 4 volte la perfezione del 3, conferiva un'esaustività molto più stabile e definitiva rispetto al 7, poiché rappresentava i dodici segni dello Zodiaco, ovvero la fissità delle stelle supreme che costituivano lo scenario entro cui si muovono i pianeti. Ad esso corrispondevano i dodici apostoli, le dodici tribù di Israele, i dodici mesi dell'anno, le dodici ore della giornata, ecc.François Arnauld, Numerologia. Significato dei numeri e loro interpretazione, pag. 127, R.E.I., 2014.
Medicina
Anche nella medicina medievale prevaleva una visione d'organica d'insieme che portava a considerare l'uomo come il riflesso in miniatura dell'ordine universale macrocosmico.