Biografia Primi anni Maurras nacque in una famiglia della piccola borghesia provenzale. Fece i suoi primi studi in un collegio religioso, ma perse la fede rapidamente, quando dovette rinunciare alla carriera militare in marina della tradizione familiare, a causa di una sordità parziale che lo colpì in adolescenza.

Formazione culturale Dopo aver superato gli esami di maturità nel 1885, partì alla volta di Parigi, dove divenne giornalista letterario. Si legò ad Anatole France, che rafforzò il suo agnosticismo, e subì l'influenza del positivismo di Auguste Comte. Charles Maurras subì in seguito l'influenza filosofica di Platone e Aristotele, Joseph de Maistre, Louis de Bonald, Chateaubriand, Gobineau, Dante e Tommaso d'Aquino. Le influenze storiche vanno da Sainte-Beuve a Fustel de Coulanges passando da Hippolyte Taine e Ernest Renan. Si intravedono anche alcune idee "aristocratico-elitiste" in parallelo alla riflessione di Friedrich Nietzsche, mescolati a contraddittori sentimenti populistico-demagogici in politica. - Collana Oscar saggi n.33, Mondadori, 1971-78, pp. 106-107 - ora pubblicato col titolo Il fascismo nella sua epoca, Sugar, 1993. Egli era inoltre un classicista (nelle arti è un grande ammiratore del neoclassicismo), anti-realista (con eccezioni verso Flaubert), filo-parnassiano e anti-romantico in letteratura, lontano anche dal decadentismo. Oltre a de Maistre e de Bonald che ispirarono sempre le sue idee politiche, fu vicino alle teorie di Le Play, a La Tour du Pin e all'idea monarchica "democratico-corporativa" di Enrico d'Artois, per le sue idee economiche e sociali. Per quanto riguarda il positivismo, seguì specialmente "l'ultimo" Comte, la fase del positivismo come religione laica e le idee controrivoluzionarie del padre del positivismo, riconoscendo la validità anche della religione tradizionale in cui pure non credeva. Per questo subordinare al nazionalismo la religione, Maurras e i suoi scritti subirono la condanna papale. In seguito aderì ad un virulento antisemitismo che lo caratterizzerà sempre.

Politica: antisemitismo e nazionalismo Maurras compì una svolta radicale a partire dal 1895-1896: incontrò il nazionalista repubblicano, allora anche antisemita, Maurice Barrès, collaborò a La Cocarde, ma soprattutto, rientrò profondamente mutato da un viaggio in Grecia, dove aveva seguito i primi giochi olimpici moderni per conto della Gazette de France. Si schierò con risoluzione nel campo degli anti-dreyfusiani, e si convertì all'idea monarchica, aderendo al legittimismo-unionismo, ossia il riconoscimento degli Orléans come successori legali di Enrico V di Francia; da questo periodo nei suoi discorsi erano ricorrenti gli attacchi contro il "sindacato ebraico" in difesa di Alfred Dreyfus, anche se fosse stato effettivamente innocente (come era e come Maurras probabilmente sapevaQuando parve sempre più chiaro che le prove processuali contro Dreyfus erano dei falsi elaborati dai servizi segreti, in un tentativo di ricondurre alla ragion di Stato - per lui il dover trovare la colpevolezza morale di antipatriottismo degli ebrei - il depistaggio, Charles Maurras dirà: «Falsi sì, ma patriottici».), e fu un tema propagandistico usato continuamente da Maurras per tutta la vita, anche molto tempo dopo la morte dell'ufficiale ebreo condannato e poi graziato per tradimento verso la Germania. I dreyfusards come Émile Zola erano considerati da Maurras dei traditori filoebraici a prescindere dalla colpevolezza del militare, e responsabili secondo lui del suicidio di Hubert Henry (argomento dell'articolo con cui Maurras divenne famoso, intitolato Il primo sangue), complice del vero probabile traditore, Ferdinand Walsin Esterhazy; Erano inoltre ritenuti dai nazionalisti colpevoli dello svilimento del ruolo dell'esercito. Nel 1907, durante la solenne cerimonia di traslazione delle ceneri di Zola al Pantheon, un giornalista di estrema destra, Louis Grégori, spara due colpi di pistola ad Alfred Dreyfus, ferendolo leggermente a un braccio. Il giornalista dichiara di aver agito da solo e di non aver voluto colpire Dreyfus come persona, ma come rappresentante del dreyfusianesimo colpevole, ai suoi occhi, di «glorificare il tradimento di Dreyfus e l'antimilitarismo di Zola».

I giurati popolari lo assolvono perché in quel momento «non era responsabile dei suoi atti». Grazie a un informatore, la polizia sa che durante alcune riunioni degli estremisti di destra dell'Action Française si è parlato a lungo di compiere un «atto dimostrativo», assassinando Dreyfus durante la cerimonia per Zola. Un certo André Gaucher si offrì di compiere la missione. Un ricco monarchico offrì un premio di ventimila franchi a chi avesse ucciso il «traditore ebreo», ma chi si oppose fu proprio Charles Maurras, in quanto riteneva che avere Dreyfus vivo fosse più conveniente: «Sopprimendo Dreyfus, perdiamo la nostra migliore arma contro la Repubblica»

Fu un dirigente, poi direttore editoriale e uno dei fondatori del giornale nazionalista, germanofobo, anti-giacobino-repubblicano, anticomunista, ostile alla democrazia liberale e antisemita L'Action Française, organo del movimento politico omonimo Action française. Egli dispiegò, con i suoi principali collaboratori, una grande virulenza, arrivando fino ad appellarsi esplicitamente all'assassinio, principalmente verso Abraham Schrameck, ministro dell'Interno nel 1925 («Sarà senza odio e senza timore che darò l'ordine di spargere il vostro sangue di cane, se abuserete del potere pubblico per spargere del sangue francese sotto i proiettili e i coltelli dei banditi di Mosca che voi amate»), o contro Léon Blum, presidente del Consiglio; nellAction française del 15 maggio 1936 uscì un articolo che incitava all'eliminazione di Blum in quanto avversario del fascismo italiano di Mussolini, ammirato da Maurras:

Il suo talento letterario dava alle sue opere teoriche una grande influenza negli ambienti colti e conservatori di Francia, e le sue qualità polemiche gli assicuravano un reale ascolto in altri, come l'Académie française.

Attivismo politico

Nel 1905 fondò la Ligue d'Action Française (Lega d'Action Française) per raccogliere fondi in favore di Action Française, divenuta quotidiano e organo di stampa del movimento all'interno della politica mediatica (distribuzione di brochure di propaganda, affissioni ecc.). Apprezzava particolarmente la simbiosi tra i suoi epigoni nazionalisti italiani (Associazione Nazionalista Italiana, le camicie azzurre confluite nel PNF) e il Partito Nazionale Fascista, come scrisse su L'Action française il 18 luglio 1923. Maurras ebbe un importante ascendente ideologico su Salazar e gli intellettuali del regime salazariano portoghese. Sostenne pienamente il generale Franco in Spagna e, fino alla primavera del 1939, Mussolini, sottolineando la parentela tra un buon numero dei suoi ideali e quelli del fascismo.

La sua germanofobia gli impedì di fare lo stesso con Adolf Hitler, fino al 1941 (quando accettò un blando collaborazionismo), ma non rinnegò e continuò a collaborare con i suoi discepoli che ammiravano il nazismo: Robert Brasillach, Lucien Rebatet e la maggior parte degli altri giornalisti che collaboravano con Je suis partout, Abel Bonnard, Paul Chack, e altri, molti dei quali avevano abbandonato il partito. Fu eletto all'Académie française il 9 giugno 1938, nel seggio 16, succedendo ad Henri Robert. La sua accettazione ufficiale ebbe luogo l'8 giugno 1939.

Durante l'occupazione tedesca della Francia, Maurras fece riapparire Action française, sostenendo il regime di Vichy, che si ispirava in larga misura alle sue idee. Per lui, la salita al potere dal maresciallo Pétain era stata una "divina sorpresa" (Le Petit Marseillais, 9 febbraio 1941). Continuò le sue polemiche contro gli ebrei, i massoni e i "métèques" ("meticci" termine usato in modo offensivo per indicare gli asiatici e gli africani), con lo slogan:

Il principale torto di Pétain, ai suoi occhi, fu quello di non andare abbastanza lontano nella politica antisemita: lo "statuto degli ebrei" dell'ottobre 1940 era per Maurras e i suoi collaboratori una buona cosa, ma doveva essere indurito e applicato più rigorosamente. Il nuovo statuto, del giugno 1941, fu una parziale soddisfazione. Il governo di Vichy collaborò alle deportazioni durante l'Olocausto.

Semi-collaborazionismo ed ultimi anni Rifiutando il collaborazionismo, Maurras fu comunque, almeno in pratica, l'incarnazione di una collaborazione "nella dignità". Così scrisse nellAction française del 28 agosto 1942: «Con tutta la Francia, i prigionieri felicemente ringraziano il signor Hitler». Egli che aveva molto apprezzato Charles de Gaulle fino alla primavera del 1940Cfr i suoi articoli di elogio su Action française del 1º e del 3 giugno 1940. si scatenò contro il generale, partito per Londra.

Nonostante il suo arresto (1944) la sua condanna a vita per intelligenza con il nemico (1945), l'Académie, con l'ordinanza del 21 novembre 1944, non procedette alla radiazione di Charles Maurras, come invece farà qualche mese più tardi per il maresciallo Pétain: si accontentò, nella seduta del 1º febbraio 1945, di constatare l'esistenza della poltrona vacante e di decidere di non procedere all'elezione del successore fino alla morte del titolare. La sostituzione ebbe luogo nel 1953, con l'elezione di Antoine de Lévis-Mirepoix. Maurras si difese con vigore in tribunale e alla fine commentò la sua condanna all'ergastolo con un'esclamazione che lo definiva perfettamente, gridando in aula: «È la rivincita di Dreyfus!».

Sebbene indebolito e imprigionato, Maurras collaborò con Aspects de la France, giornale fondato da suoi seguaci nel 1947, in seguito alla proibizione di Action française.

Il processo a Maurras era stato principalmente basato sulle intenzioni e sull'ammirazione politica verso Pétain, e la condanna per collaborazionismo col nemico era per molti infondata e la pena eccessiva, paradossalmente assai simile a quello che aveva subito Dreyfus; perfino un avvocato ex dreyfusard ed ex monarchico, Daniel Halévy, suo antico nemico, di origine ebraica ma nazionalista, si batté perché Maurras ottenesse la revisione processuale e la riabilitazione.Ernst Nolte, I tre volti del fascismo, "Processo, detenzione e morte di Maurras"

Dopo 6 anni in prigione, durante i quali scrisse moltissimo, nel 1951 ottenne la detenzione domiciliare e poi la sospensione della pena per motivi di salute; fu infine trasferito alla clinica Saint-Grégoire di Tours, nel quartiere Saint-Symphorien, dove nel marzo 1952 beneficiò della grazia con decreto presidenziale, ma non riuscì più a lasciare la casa di cura e tornare a Parigi, poiché morì il 16 novembre dello stesso anno. Nelle sue ultime settimane di vita si riavvicinò alla religione (come dimostrano anche le ultime poesie di tono religioso), molto probabilmente convertendosi ufficialmente in extremis o in articulo mortis al cattolicesimo, assistito da un sacerdote inviato appositamente.

Fu sepolto nella cappella di famiglia nel cimitero di Roquevaire.

Pensiero politico

Il maurrassismo è una dottrina politica elaborata da Maurras di cui l'Action française fu la punta di lancia. Fu un'ideologia nazionalista, antisemita, germanofoba (fino al 1941 almeno), sciovinista, nazionalsindacalista e con radici anche nel secondo positivismo e nella critica positivista alla rivoluzione francese. Per Maurras, la Francia deve tornare royaliste, tradizionale e classicista nelle lettereErnst Nolte, I tre volti del fascismo, capitolo su Maurras, contro lo spirito rivoluzionario, illuminista e romantico-liberale e romantico-nazionalista tedesco, a suo avviso, rappresentato a quell'epoca dalla Germania imperiale e dagli "Stati confederati" dell'Anti-Francia, cioè gli ebrei, i protestanti, i frammassoni. Essi più che "meticci" sono descritti come cosmopoliti senza Patria, fedeli all'oro e al denaro, come meteci antichi, anche dello spirito.