Pontebba (, , ) è un comune italiano di abitanti del Friuli-Venezia Giulia.

Geografia fisica

Il territorio del comune è interamente compreso nel Canal del Ferro al confine a est con la val Canale, in una zona di confine tra Alpi Carniche e Alpi Giulie con il confine tra l'Austria e l'Italia a nord. È collegato: all'Austria (Hermagor-Pressegger See) a nord tramite il passo di Pramollo lungo il confine italo-austriaco, nei pressi del quale sono localizzati l'omonimo lago di Pramollo ed il comprensorio sciistico italo-austriaco di Nassfeld-Pramollo con il territorio del comune Moggio Udinese (val d'Aupa) attraverso la sella di Cereschiattis. con il territorio del comune di Dogna attraverso il Canal del Ferro con il territorio del comune di Malborghetto Valbruna attraverso la val Canale con quello carnico di Paularo attraverso il passo del Cason di Lanza, lungo la val Pontebbana e la val di Lanza.

L'abitato principale è attraversato dal torrente Pontebbana, che fino al 1919 segnava il confine italo-austriaco, dividendo il paese in due comuni: Pontebba (Italia-Provincia del Friuli) e Pontafel (Austria Ungheria-Carinzia). Tale antico confine, risalente all'epoca veneziana, ha costituito per secoli una barriera non solo politica, ma anche culturale tra la val Canale (di lingua slovena e tedesca) e le altre valli friulane. Il torrente confluisce poi nel fiume Fella che costeggia il paese scendendo dalla Val Canale.

Clima

Origini del nome La genesi del nome di Pontebba non è del tutto chiara: alcuni sostengono che derivi dall'etimo pons aquae, pons viae o pontem viae, ossia una derivazione dal ponte. Altri, invece, ritengono che il nome provenga dal torrente Pontebbana, che vanta indubbiamente una primogenitura rispetto al ponte; da rilevare, inoltre, che in antico giustamente si scriveva la Ponteba, genere femminile in netto contrasto, quindi, con il maschile ponte. Certo è che il torrente segnava da sempre il confine e il paese, il primo nucleo abitativo è sorto conseguentemente al torrente, alle sue acque-confine. Per analogia storica un'ipotesi, riguardante Pontafel, farebbe pensare a un Pons Fellae poiché l'abitato lambisce il fiume Fella e, quindi, immediato il riferimento (sempre come ipotesi) alla provenienza del nome Ponteba dal torrente oppure Ponteba ossia dall'etimo pons aquae, quale nome del ponte sulla Pontebbana.

Il valore delle interpretazioni sulle genesi del nome devono altresì tener conto anche delle influenze linguistiche conseguenti agli influssi delle infiltrazioni migratorie, soprattutto slave, che si sono sommate nei secoli e che tardivamente compaiono nelle citazioni storiche. L'evoluzione del nome nei secoli parte solamente dopo l'anno Mille: il testamento del conte Cacellino cita nel 1084 Poltabia, un documento del 1324 Poltajbam (chiaro riferimento in questo caso al centro abitato), dal 1333 al 1396 s'identificano i nomi di Polteyba, Ponteba o Poltabia e Pontaiba, in altro documento del 1408 Pontebia. In lingua friulana il toponimo è indicato come Pontèibe (il più usato), Pontèbe e raramente Poltèbe o Puintèibe.

Storia Patriarcato Dopo la scomparsa dell'Impero romano, nel corso dei secoli il territorio di Pontebba subì importanti dominazioni, politiche e religiose, che ne determinarono l'aspetto culturale.

Il patriarcato di Aquileia dominò il territorio dal 737 al 1420 e tra le pertinenze dell'abbazia di Moggio Udinese dal 1119 al 1773.

Le cronache riportano l'esistenza di una piccola chiesetta a Pontebba nel 1104, poi nel 1106 inizia la costruzione della chiesa di santa Geltrude a San Leopoldo.Il 10 agosto 1342 il patriarca Bertrando con un diploma istituiva il mercato "publico, libero et generale" in occasione della festa della Natività della Vergine l'8 settembre. Il 22 maggio 1362 il capitano di Venzone invadeva la Villa de Ponteba incendiando le case e facendo prigionieri; la costruzione della chiesa di Pontafel è del 1368.

Il 10 settembre 1442 il si adoperò per la ricostruzione della chiesa parrocchiale e del campanile; nel 1478 il paese fu interessato dalle incursioni turche del Friuli.

Nicolò Cocetto (Cozèt) nel 1489 fu il primo gastaldo (sindaco) di Pontebba.

La Repubblica di Venezia La Repubblica di Venezia diede un'impronta alla storia di Pontebba, dal 1420 fino all'invasione francese nel 1797, quando le truppe di Napoleone comandate dal generale Andrea Massena risalirono il Canal del Ferro e la Val Canale saccheggiando Pontebba e respingendo l'esercito del Sacro Romano Impero. Il 17 ottobre 1797, con il trattato di Campoformido, la Val Canale è assegnata all'Austria e il confine è stabilito sul torrente Pontebbana, tra Pontebba e Pontafel.

In quel periodo Pontebba conosce un primo sviluppo economico e demografico, nonostante diversi eventi negativi come guerre, terremoti e invasioni.

Età moderna Alla fine del XVIII secolo, a seguito di ricorrenti inondazioni che distrussero tra il 1747 e il 1769 buona parte dell'abitato di Pontebba, furono eseguite importanti opere pubbliche tra cui la costruzione di opere di canalizzazione (note come belle roste) del rio Pontebbana volute dal luogotenente della Repubblica di Venezia Girolamo Civrano e realizzate tra il 1624 e il 1626.

A seguito di questi lavori venne alla luce una lapide romana con un'iscrizione ancora leggibile, conservata dal 1876 presso il Museo civico di Udine.

Simboli

Il Regio Commissario distrettuale di Moggio, il 12 febbraio 1877, accompagnava all'autorità governativa il timbro della giunta municipale di Pontebba con la seguente nota: «Lo stemma è rappresentato da un mezzo ponte ad arcate di muratura, ed accenna al confine fra i domini della Veneta Repubblica e gli stati imperiali. Riscontrasi nelle vecchie pergamene, e più visibilmente nell'arma sovrapposta al portone della casa comunale è scolpita nella chiave dell'arco.» Nel 1928-1930 su uno stampato d'ufficio del comune si legge: «Scudo sannitico al ponte di due archi interrotto, sormontato di due torri, una cimata del leone veneto, l'altra cimata dalla bandiera, posta su una riviera, accompagnate in capo da una cometa posta in sbarra.» Lo stemma è stato ufficialmente riconosciuto con Decreto del Capo del Governo del 13 novembre 1934 e blasonato:

Il gonfalone è un drappo di rosso.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture civili

Il Palazzo municipale, edificato nel 1923 per opera dell'architetto Provino Valle, sorge sulla piazza principale di Pontebba. Il Comune acquistò l’intera area in piazza Garibaldi, dove sorgeva un grande albergo internazionale di proprietà delle sorelle Englaro, distrutto dai bombardamenti durante la prima guerra mondiale, per costruirvi il nuovo Palazzo Municipale. Gli uffici del vecchio municipio erano ubicati in Via Roma, dove si trovano la Macelleria e Fioreria, luogo del tutto inadeguato all'esigenza di un nuovo grande comune.

I lavori iniziarono il 9 aprile 1923 e la posa della prima pietra, in forma molto semplice, ebbe luogo il 1º maggio. Il Leone in pietra della Serenissima Repubblica Veneta del XVI secolo, rinvenuto nello sterro della stessa piazza Garibaldi, fu immurato “per volere del popolo” sulla balaustra della facciata centrale del Municipio.

Gli splendidi lavori di ferro battuto sono stati eseguiti dalle Officine Meccaniche Magro & Mencacci di Udine, il prof. Antonio Morocutti, insegnante per 40 anni all’Istituto d’Arte di Venezia, ha eseguito gli affreschi di tutte le stanze, del teatro, della Sala Consigliare, dove la grande tela rappresentante l’esodo, la distruzione e la ricostruzione di Pontebba, è considerato uno dei suoi migliori capolavori. I lavori del nuovo Palazzo Municipale furono ultimati il 18 giugno 1924. L’inaugurazione avvenne in forma semplice con la sola benedizione dei locali da parte del Pievano don Boria. Nel paese vi sono diverse case storiche degne di nota: Casa Micossi (XVIII secolo): situata sulla via più rappresentativa del Paese, Via Roma, l'edificio, di origine settecentesca, è inserito nella cortina edilizia. Appartenne fin dalla sua origine ai Micossi, famiglia che giunse a Pontebba dalla vicina Carinzia agli inizi del 1500. Il palazzo, ristrutturato in seguito al terremoto del 1976, ha conservato solo in parte le caratteristiche originarie. Al piano terra, probabilmente già alla fine dell'Ottocento, sono state ricavate le aperture rettangolari per le vetrine dei negozi. La facciata conserva il massiccio arco d'ingresso realizzato con conci di pietra e chiave in aggetto con incisa la data 1720 e, al primo piano, la semplice bifora riquadrata in pietra. Casa di Gaspero Rizzi (secolo XVII): l'edificio, situato tra Via Roma e Via Cavallotti, è uno dei più antichi del paese. Risalente al XVII secolo, è stato sede, durante il secolo scorso, della "bacheria" del Signor Leonardo Di Gaspero, che nel 1870 realizzò una filanda. La facciata lungo Via Roma, severa ed essenziale, è caratterizzata dall'ingresso ad arco ribassato che riporta superiormente la data 1616. Attraverso l'ingresso si accede all'ampio androne passante, pavimentato in ciottoli, caratterizzato da un soffitto con volte a crociera e peducci in pietra. Il fronte sul retro, costituito da un caratteristico loggiato a volte su tre piani con archi e pilastri in tufo, rappresenta la parte più pregevole dell'edificio. Casa Brunetti Bonfioli de' Cavalcabò (sec. XIX) Casa Schiavi (sec. XIX) Casa Micossi Nassimbeni (sec. XIX)

I leoni veneziani - risalenti ai secoli XVII e XVIII - sono bassorilievi scolpiti e inseriti nell'argine destro del torrente Pontebbana nei pressi di piazza Garibaldi (Il leone della Rosta), nella balaustra del palazzo comunale e nel muraglione dell'argine stesso.

Architetture religiose Pieve di Santa Maria Maggiore: edificata a cavallo fra il XV e il XVI secolo e ricostruita tra il 1883 e il 1903 su progetto di Girolamo D'Aronco. All'interno si possono ammirare il Flügelaltar, in lingua tedesca significa "altare alato". Questo è il nome del prezioso altare ligneo conservato nella chiesa di S. Maria Maggiore a Pontebba. Il nome deriva dal fatto che esso è costituito da un corpo centrale con due portelle mobili. Gioiello più fulgido della Chiesa, è stato dichiarato monumento nazionale. Questo altare tardo-gotico è datato 1517 ed è, probabilmente, per la qualità degli intagli, il capolavoro del Maestro Enrico da Villaco, fondatore e maggior esponente della bottega di Villaco. Pare inoltre che sia il prototipo, di qualità mai più eguagliata, di una serie di altari, simili per l'impostazione, che la bottega di Villaco diffuse in diverse chiese austriache. Sia le sculture che le pitture denotano un certo influsso rinascimentale italiano, assumendo un aspetto meno cupo e più naturalistico. La pitture, presumibilmente rientranti nell'ambito della scuola danubiana, si distinguono per la loro alta qualità, riflesso di un modello colto. In questo altare una parte di primaria importanza è rivestita da Maria, fulcro vero e proprio dell'opera. Dal punto di vista esecutivo l'altare si distingue per una superba e raffinatissima tecnica di realizzazione, fin nei minimi particolari, minuziosamente realizzati. Lo scrigno custodisce un grande tesoro: i "misteri della nostra salvezza". Gli sportelli si aprono come si apre un libro: è un libro di preghiera.