La battaglia di Lechfeld, nota come prima battaglia di Augusta nella storiografia ungherese,. fu uno scontro avvenuto nel 910 nei pressi di Augusta che vide contrapposti gli Ungari da una parte e l'esercito imperiale tedesco guidato da Ludovico il Fanciullo dall'altra; la lotta si concluse con una netta vittoria magiara. Situata a sud di Augusta, Lechfeld è una pianura alluvionale che si estende lungo il fiume Lech. In quel momento storico, il Gran principe d'Ungheria era Zoltán d'Ungheria, ma la sua partecipazione alla schermaglia non viene riferita dalle fonti coeve. Dopo la battaglia, gli Ungari fecero per la prima volta la propria apparizione in Franconia. Il 22 giugno, lo stesso esercito magiaro sconfisse un'armata composta da soldati giunti dai ducati di Franconia, Lotaringia e Baviera nella battaglia di Rednitz. Gli sconfitti furono costretti a pagare ingenti tributi e, come conseguenza delle vittorie, nel 911 gli Ungari varcarono il Reno per la prima volta partendo dal bacino dei Carpazi.
La battaglia ha suscitato ampio interesse da un punto di vista tattico-militare, considerato che in quell'occasione fu chiaramente dimostrata l'efficacia della tattica della finta ritirata da parte dei guerrieri nomadi. Inoltre, si comprese come anche la guerra psicologica poteva rivelarsi determinante in guerra.
Fonti
Le fonti utilizzate per la ricostruzione della battaglia comprendono l'Antapodosis, scritta da Liutprando di Cremona,. il Continuatore Reginonis, gli Annales Alamannici. e infine i necrologi dei conti tedeschi (Gozberto e Managolto), uccisi durante la battaglia in esame. La cronaca intitolata Annalium Boiorum VII, realizzata nel XVI secolo dall'umanista bavarese Giovanni Aventino, risulta una fonte assolutamente preziosa, in quanto narra in modo dettagliato gli eventi basandosi su fonti oggi andate perdute. Tuttavia, l'autore o le fonti a cui si ispira commettono alcuni errori, indicando come anno della schermaglia il 907 e ritenendo che essa avvenne subito dopo la battaglia di Presburgo. Inoltre, l'opera afferma che gli scontri si verificarono a Ennsburg, in Baviera, e che invece degli Svevi vi presero parte i Bavari.
Luogo e data La maggioranza degli storici considera verosimili le informazioni fornite da Liutpraneo di Cremona in merito alla data e al luogo della battaglia (il 910 ad Augusta). L'opera di Liutprando fu scritta nel 950, ovvero soltanto pochi decenni dopo gli eventi, ma ciononostante lo storico ungherese Torma Béla ha ritenuto che Aventino, il quale scrisse nel XVI secolo, avesse ragione a ritenere che lo scontro avvenne nel 907 e a Ennsburg, non ad Augusta, come indicato da Liutprando. Si tratta comunque di una ricostruzione che, per quanto fornita da uno studioso autorevole, è stata abbracciata da pochi altri esperti.
Antefatti La battaglia rientra nel più ampio novero della lotta per il possesso della pianura pannonica che vide contrapposti gli Ungari, insediatisi alla fine dell'VIII secolo nel bacino dei Carpazi (honfoglalás), e il regno dei Franchi Orientali. Gli scontri cominciarono a partire dal 900, anno in cui i magiari si imposero definitivamente nell'area del Transdanubio. Dopo la battaglia di Presburgo, gli ungari continuarono le loro campagne contro il regno dei Franchi Orientali, per sottomettere completamente i germanici, sconfitti nel 907. Nel 908 un esercito ungaro invase la Turingia, uccidendo, nella battaglia di Eisenach, il suo duca, Bucardo, il duca Egino e Rodolfo I, vescovo di Würzburg. Nel 909 un altro esercito invase la Baviera, ma fu sconfitto da Arnolfo, duca di Baviera nel contesto di una piccola lotta verificatasi vicino a Pocking.
Desideroso di ripetere le vittoriose campagne del suo antenato Carlo Magno contro gli Avari, conclusesi con la sottomissione di questi ultimi (benché noncurante della sorte toccata a Liutpoldo nella battaglia di Presburgo tre anni prima), il re Ludovico IV detto il Fanciullo si convinse della necessità di coalizzare le forze di tutti i ducati tedeschi contro gli invasori ungari. Il sovrano minacciò persino di mettere a morte coloro che non si sarebbero uniti sotto la sua bandiera. Ciò fa presumere che Luigi radunò un «grande esercito», come Liutprando lo definisce nel suo Antapodosis.. Non si conosce il numero esatto degli uomini a disposizione, ma si può presumere che fosse molto più numeroso dell'esercito ungaro, circostanza la quale spiega perché i magiari si fossero dimostrati assolutamente cauti e avessero atteso un tempo insolitamente lungo (più di dodici ore) prima degli scontri. Ciò innervosì e provò il nemico, applicando al contempo la tattica delle schermaglie su piccola scala, oltre a sfruttare delle tattiche psicologiche per confonderli, prima di compiere il decisivo passo tattico.
Lo storico Igaz Levente ha affermato che la campagna ungara del 910 perseguiva lo luogo di impedire un'altra campagna tedesca contro i territori magiari come quella del 907, terminata con la disastrosa sconfitta dei franchi orientali nella battaglia di Presburgo. Sebbene si concluse con una schiacciante vittoria, gli Ungari probabilmente pensarono che fosse più sicuro condurre operazioni militari in Germania, piuttosto che nelle loro stesse terre.. Tale campagna viene spesso citata come un brillante esempio della strategia di guerra preventiva.
Il re e le sue truppe giunsero a ridosso della città di Augusta, nelle pianure di Gunzenle, vicino al fiume Lech, e attesero che si palesasse l'esercito della Franconia guidato da Gebeardo, duca di Lotaringia e si unisse a loro contro gli acversari. L'esercito del re era comandato dal conte Gozbert, perché Ludovico aveva solo 16 anni all'epoca. Non è noto agli ordini di chi rispondessero i guerrieri magiari, in quanto il loro Gran principe tra IX e X secolo non prese mai parte a una battaglia al di fuori delle terre magiare. Le campagne militari furono probabilmente condotte da più comandanti minori, forse dal gyula di turno, dall'harka o da uno dei figli del Gran principe.
Gli Ungari vennero a conoscenza dei piani di Ludovico e mandarono rapidamente un'armata, che si precipitò per impedire che l'intero esercito delle forze imperiali si radunasse. Dall'opera di Aventino, il volume VII degli Annalium Boiorum, si può ricostruire anche il percorso compiuto dalle truppe: dopo aver attraversato la Baviera attraverso il fiume Enns, essi raggiunsero Augusta passando per il lago Tegernsee, quindi arrivarono a Sandau, fermandosi vicino a Landsberg am Lech.. Augusta si presentò a ridosso dell'obiettivo dopo aver marciato assai rapidamente, cogliendo totalmente alla sprovvista Ludovico. Si tratta di un'ulteriore prova dell'incredibile efficienza delle attività di spionaggio compiute dal Principato d'Ungheria e dai guerrieri nomadi in generale. L'apparizione inaspettata prima della battaglia di Augusta rende difficile credere che fosse solo una coincidenza. Ciò dimostra che lo spionaggio magiaro funzionava in modo molto efficace non solo in Ungheria, ma anche nel territorio nemico, rendendo possibile compiere efficaci operazioni belliche anche in aree ostili. Liutprando di Cremona conferma che il re non si aspettava che gli Ungari arrivassero così in fretta nei suoi domini. I suoi piani di radunare tutte le forze a disposizione (ovvero le sue truppe, perlopiù sveve, e l'esercito franco-lorenese-bavarese) prima della battaglia svanirono e ciò sembrava favorire inevitabilmente gli Ungari, che potevano affrontare le due armate separatamente. Ludovico IV si dimostrò indeciso sul da farsi, considerando che la concentrazione di truppe ostili era tale da rendere tempestiva la necessità di intervenire. Tuttavia, dal resoconto fornito da Liutprando di Cremona si può intuire che, anche senza l'aiuto degli altri rinforzi franchi, gli uomini del re superavano il numero di combattenti ungari.
Lo storico Lipp Tamás ha ipotizzato che una piccola unità magiara tenne impegnato l'esercito franco fino alla fine della battaglia di Augusta. I guerrieri nomadi usarono tattiche simili altrove, distraendo i nemici con semplici manovre funzionali a occultare altre operazioni di spostamento che celavano il proprio reale intento. Un esempio simile è rappresentato dalla battaglia della Brenta.
La battaglia All'alba del 12 giugno 910, i cavalieri ungari eseguirono un attacco a sorpresa lanciando delle frecce dalla distanza sull'accampamento avversario, uccidendo molti nemici nel sonno o poco dopo essersi svegliati. Tale incursione eseguì tuttavia soltanto lo scopo di fiaccare l'animo degli avversari, in quanto subito dopo gli aggressori si ritirarono.
I tedeschi si prepararono dunque alla lotta vera e propria disponendosi in formazione, e assaltarono i loro nemici, probabilmente schieratisi in piccoli gruppi di arcieri a cavallo. Gli arcieri ungari colpirono i tedeschi continuarono a scagliare delle frecce, i quali si proteggevano con un muro di scudi. Poco più tardi, gli Ungari si ritirarono fingendo di essere sconfitti e quando i cavalieri pesanti tedeschi li inseguirono. I magiari quindi continuarono a bersagliare con delle frecce i tedeschi, uccidendone molti, mentre i loro cavalli continuavano a ritirarsi. Nel corso della giornata, tale tattica venne adoperata più volte.. Probabilmente l'esercito tedesco era composto da fanteria e cavalleria pesante, con pesanti scudi, lance e spade, mentre le forze ungare consistevano di cavalleria leggera, con arco e frecce come armi principali. Ciò spiega come mai esclusivamente la pesante cavalleria tedesca inseguì gli Ungari, mentre la fanteria formò un solido muro e rimase ferma. A causa delle loro armi e armature leggere, gli Ungari erano più veloci, ma allo stesso tempo più vulnerabili alle armi nemiche. Tuttavia, i loro archi compositi erano superiori in termini qualità alle controparti europee e per questo avevano una maggiore efficacia contro i nemici. Anche i cavalli ungari erano più veloci di quelli nemici, in quanto avevano meno peso da trasportare. Un'ulteriore scelta compiuta dai magiari fu quella di colpire i punti deboli della linea avversaria, salvo poi scappare infondendo nel nemico la falsa speranza che si stessero ritirando. Ciò spingeva i tedeschi a rompere le proprie formazioni, rendendo maggiormente agevoli le manovre belliche degli Ungari e causando pesanti perdite tra i combattenti tedeschi.
Scoccate le sette di sera, erano trascorse più di dodici ore dall'inizio della battaglia (all'alba), e Ludovico IV pensò che le sue truppe stessero per prevalere nella battaglia. In quel momento, gli Ungari scatenarono un attacco generale, ricorrendo di nuovo alla tattica della finta ritirata. Non se ne conosce con certezza il motivo, ma è verosimile che in quel frangente i tedeschi fosse assai sicuri di aver battuto i loro avversari e si scagliarono perciò contro i nemici in ritirata, lasciando le loro linee difensive, prima ben protette, e rompendo la loro formazione di battaglia nella loro corsa per raggiungere l'avversario. Quest'ultimo si ritirava in linee ordinate, stando molto attento a non disorganizzare il proprio ordine di battaglia.