Il quarto assedio di Scutari del 1478-1479 fu uno scontro combattuto tra l'Impero ottomano e la Repubblica di Venezia, assieme alla resistenza albanese,Kemal Pashazade (ca. 1520) cited from Ibn Kemal, Tevarih-i al-i 'osman, def. VII (Ankara 1957), cited in Pulaha, Selami. Lufta shqiptaro turke në shekullin XV: burime osmane. Tirana: Universiteti Shtetëror i Tiranës, 1968. p. 207. a Scutari durante la prima guerra ottomano-veneziana (1463-1479). Lo storico orientalista Franz Babinger ha definito l'assedio «uno degli episodi più importanti della lotta tra l'Occidente e la Mezzaluna».Babinger, Franz. Mehmed the Conqueror and His Time. New Jersey: Princeton University Press, 1978. Una forza di circa uomini veneziani e albanesi, assieme a un numero molto più piccolo di donne,Buda, Aleks. "Hyrja" published in Barleti, Marin. Rrethimi i Shkodrës. Tiranë: Instituti i Historisë, 1967. affrontò una massiccia forza ottomana dotata di mezzi d'artiglieriaKinross, John Patrick Douglas Balfour. The Ottoman Centuries: The Rise and Fall of the Turkish Empire. New York: Harper Perennial, 2002. e un esercito stimato (sebbene ampiamente contestato) in soldati.Von Hammer, Joseph. Geschichte des osmanischen Reiches, Grossentheils aus bisher unbenützten, Handschriften und Archiven. Pest: C.A. Hartlenben’s Verlage, 1828. La battaglia fu così importante per Mehmed II che egli giunse personalmente ad assistere al trionfo.
Dopo diciannove giorni di bombardamenti sulle mura del Castello di Rozafa, gli ottomani lanciarono cinque attacchi consecutivi che si conclusero tutti con la vittoria dei veneziani. Mehmed II decise allora di attaccare e distruggere le piccole fortezze circostanti di Žabljak, Crnojevića, Drisht e Alessio; tornò quindi a Costantinopoli lasciando la fortezza di Scutari sotto assedio con lo scopo di far morire di fame gli occupanti.
Alla fine della prima guerra turco-veneziana, il 25 gennaio 1479, Venezia e l'Impero ottomano firmarono un accordo di pace a Costantinopoli. In tale trattato Scutari veniva ceduta all'Impero ottomano. I difensori della fortezza furono condotti a Venezia, mentre altri albanesi della regione si ritirarono sulle montagne.Shpuza, Gazmend. “La Lutte pour la défense de Shkodër dans années 1474 et 1478–1479,” in Studia Albanica, VI, 1968, pp. 181–90. Scutari divenne poi sede del nuovo sanjak ottomano, il sangiaccato di Scutari. Gli ottomani controllarono la città fino a quando il Montenegro ne prese possesso nell'aprile 1913, dopo un assedio durato sei mesi.
Contesto storico
Scutari, nota anche come Shkodër, Skadar e Shkodra, era una città strategicamente importante nell'Albania Veneta. Dopo essere stata governata dalla nobile famiglia Balšić (Balsha) dal 1355, Scutari fu espugnata dagli ottomani nel 1393. Essa venne poi riconquistata da Đurađ II Balšić nel 1395, per essere poi ceduta (insieme alle vicine fortezze di Drivast, Dagnum e Šas) alla Repubblica di Venezia nel 1396.Prifti, Kristaq, et. al. Historia e popullit shqiptar në katër vëllime, vol. 1. Tirana: Toena, 2002.
Dopo aver portato a termine con successo l'assedio di Costantinopoli del 1453, il sultano Mehmed II voleva conquistare la costa albanese per avere accesso all'Adriatico e poter marciare su Roma.
Il condottiero albanese Giorgio Castriota Scanderbeg aveva contrastato il successo ottomano in Albania per un quarto di secolo attraverso la sua Lega di Alessio, un fronte unito delle forze albanesi che si formò nel 1444 per resistere ai turchi.Vickers, Miranda. The Albanians: A Modern History". pp. 8-9. La lega venne sconfitta nel 1468 e Scanderbeg morì nello stesso anno. Nell'ambito dell'assedio di Kruja del 1466-1467 e di altre schermaglie minori, alcune guarnigioni albanesi settentrionali erano riuscite a resistere grazie all'intervento veneziano.
Dal 1463 era in corso una guerra turco-veneziana. L'Impero ottomano desiderava espandersi, mentre i veneziani cercavano di proteggere le loro colonie commerciali. Venezia possedeva un certo numero di città albanesi, tra cui Scutari, che aveva conquistato nel 1396, motivo per cui decise di rinforzarle.Pitcher, Donald Edward. An historical geography of the Ottoman empire from earliest times to the end of the sixteenth century. Leiden, Brill, 1972, . Nel 1466 Venezia considerava Scutari il cuore e la capitale dell'Albania Veneta.Oliver_Schmitt (tradotto in albanese da Ardian_Klosi). Arbëria Venedike (1392-1479), Tirana: K&B, 2002. Scutari rivestiva un'importanza cruciale anche per gli ottomani, tanto che, come riporta il cronista ottomano Aşıkpaşazade, essa rappresentava «la speranza del passaggio nelle terre d'Italia».Aşıkpaşazade (ca. 1480) cited in Pulaha, Selami. Lufta shqiptaro turke në shekullin XV: burime osmane. Tirana: Universiteti Shtetëror i Tiranës, 1968. p. 72. Gli ottomani tentarono di prendere Scutari nel primo assedio del 1474, ma poiché il comandante Suleiman Pascià fallì nell'intento, Mehmed II pianificò un imponente assedio.
Nel frattempo, il sultano ottomano aveva altresì chiesto a Venezia di cedere anche Kruja e altre città albanesi in cambio della pace. Per mettere la Serenissima sotto pressione, ordinò a Iskender Bey di eseguire delle incursioni nel Friuli. Il conte Carlo da Braccio riuscì a respingere gli invasori, i quali, prima di tornare in Bosnia, saccheggiarono le campagne: «i razziatori turchi arrecarono comunque un danno enorme e portarono via un gran numero di uomini e bestiame». Nonostante il grande timore suscitato da queste aggressioni, Venezia rifiutò di cedere alle richieste di Mehmed II, in quanto considerava Scutari il suo «ultimo bastione in Oriente».
Nel 1477 gli ottomani conquistarono la maggior parte del territorio vicino a Scutari (nell'odierno Montenegro), impossessandosi del Principato di Zeta e di Žabljak, oltre a sconfiggere l'esercito di Ivan Crnojević nel 1478. Crnojević riconquistò velocemente Žabljak, ma solo per breve tempo, mentre gli ottomani si concentrarono sul loro attacco a Scutari dove si sospettava che ci fossero parti della popolazione corrotte dagli ottomani e quindi favorevoli alla resa della città.
Forze in campo La Repubblica di Venezia era intenzionata a difendere Scutari in ogni modo possibile.Nadin, Lucia. Shqiptarët në Venedik: Mërgim e integrim 1479–1552. Tirana: Shtëpia Botuese "55", 2008. In attesa del nuovo attacco ottomano, i veneziani si prepararono inviando i loro ingegneri a rinforzare le fortificazioni secondo le più moderne tecniche e mantenendo un presidio di circa 800 soldati in città.
Alla fine del 1477, quando la nuova minaccia ottomana divenne imminente, molti mercenari veneziani abbandonarono Scutari. Per questo motivo, il Senato veneziano approvò finalmente le richieste di armamento da parte dei locali e autorizzò il reclutamento di soldati dai villaggi circostanti. Si pensava che le forti mura della città di Scutari avrebbero retto, considerando anche la presenza di una guarnigione difensiva composta da veneziani e gente del posto.
Nella primavera del 1478, Mehmed II convocò sia il Beylerbey Koca Davud Pascià, sia il nuovo Beylerbey dell'Anatolia, Mustafa Bey. Lo storico Marino Barlezio (o Barleti), testimone oculare di questi avvenimenti da lui raccontati nel libro L'assedio di Scutari, riporta che si ipotizzava di impiegare nell'attacco fino a soldati ottomani. Il cronista ottomano Kivami parla invece di una cifra più contenuta, pari a unità.Pulaha, Selami (ed.). Lufta shqiptaro-turke në shekullin XV. Burime osmane. Tiranë: Universiteti Shtetëror i Tiranës, Instituti i Historisë dhe Gjuhësisë, 1968.
Allo scopo di assistere gli assediati, Venezia decise di inviare delle galee sul fiume Bojana dal mare Adriatico, ma queste furono intercettate da un blocco navale ottomano nei pressi di Shirgj. Quando i turchi si avvicinarono a Scutari nel maggio 1478, il comandante veneziano Antonio da Lézze inviò donne e bambini nei villaggi sul mare,Barleti, Marin. Rrethimi i Shkodrës. Tiranë: Instituti i Historisë, 1967. ma alcune donne rimasero per aiutare gli uomini. Circa persone difesero il castello, mentre, dall'esterno, centinaia di uomini e giovani albanesi della regione compivano attacchi di guerriglia agli accampamenti nemici. Le forze di Ivan Crnojević, con il supporto dei Ragusani, salparono sul lago e attaccarono le sentinelle ottomane di notte. Altre persone coinvolte nella difesa di Scutari furono Fra Bartolomeo Epiro, che aveva combattuto al fianco di Scanderbeg prima di prendere i voti, e Nicola Moneta.
Considerazioni strategiche e tattiche
Il castello di Rozafa costituì il punto focale dell'assedio. Infatti, la posizione naturale e i rinforzi architettonici consentirono alla guarnigione, in netta inferiorità numerica, di resistere ai bombardamenti e ai successivi attacchi da terra da parte degli assedianti. Il castello era considerato il nucleo centrale di un insieme di fortezze difensive che includeva Zabljak, Drisht e Alessio.Kivami (Ottoman Chronicler, ca. 1426–1491), cited in Pulaha, Selami (ed.). Lufta shqiptaro-turke në shekullin XV. Burime osmane. Tiranë: Universiteti Shtetëror i Tiranës, Instituti i Historisë dhe Gjuhësisë, 1968
La città di Scutari era stata bruciata e parzialmente distrutta dai turchi nel 1467, con il risultato che la popolazione si era trasferita nella fortezza per ragioni di sicurezza.Kamsi, Vili. "Shtrirja e qytetit të Shkodrës në kohën e lashtë dhe të mesme" in Monumentet: materialet e sesionit III të institutit të monumenteve të kulturës, 11. Tirana: Instituti i Monumenteve të Kulturës, 1967. p. 122. Come accennato, la struttura difensiva rappresentava un luogo difeso da elementi naturali, ovvero dal lago di Scutari, da tre fiumi (Boiana, Drin e Kir) e dal mare Adriatico. Si riteneva che fosse «una specie di Termopili dove le alte montagne restringevano il passaggio tra il lago e il mare».Ceka, Neritan. The Illyrians to the Albanians in the Dawn of Albanian History. Tiranë: Migjeni, 2006 Tutte le facce del monte erano ripide, ma la parete nord lo era di meno e ci si poteva arrampicare più facilmente. I cronisti ottomani riferiscono delle difficoltà da affrontare per salire sul monte fortezza.Tursun (ca. 1426-1491), text cited in Pulaha, Selami. Lufta shqiptaro-turke në shekullin XV. Burime Osmane. Tirana: Universiteti Shtetëror, 1962, p. 105.
Prevedendo una guerra d'assedio, nel 1458 gli ingegneri veneziani Andrea e Francesco Venier e Malchiore da Imola disegnarono i piani di rinforzo della cittadella e un sistema a cisterna progettato per raccogliere l'acqua piovana.Kamsi, Vili. “Kështjella e Shkodrës dhe Restaurimi i Saj” in Monumentet, 1 (ed. Gani Strazimiri). Tiranë: Ministria e Arsimit dhe e Kulturës, 1971 Inoltre, i veneziani aggiunsero un barbacane e un cancello in più per rafforzare quello che (correttamente) ritenevano rappresentasse il punto maggiormente esposto.
Nell'assedio ottomano fallito del 1474, le mura esterne furono danneggiate in modo significativo. Secondo il resoconto di Barlezio, i cittadini ricostruirono le mura, ma quando seppero che gli ottomani si stavano avvicinando di nuovo con un esercito ancora più ampio, edificarono fortificazioni secondarie e supplementari fatte di legno e terra.Barleti, Marin (trans. Henrik Lacaj). Rrethimi i Shkodrës. Tirana: Instituti i Historisë, 1967.
Svolgimento 1478