Il Partito Social Democratico nacque nel 2001 dalla confluenza di due soggetti di centro-sinistra, l'egemone Partito della Democrazia Sociale di Romania e il minoritario Partito Social Democratico Romeno, che era membro dell'Internazionale socialista. Il PSD si configurava come continuatore del progetto politico costruito da Ion Iliescu, prima con il Fronte di Salvezza Nazionale e poi con il Fronte Democratico di Salvezza Nazionale e il Partito della Democrazia Sociale di Romania.

Origini

In seguito alla rivoluzione romena del 1989 che rovesciò la dittatura di Nicolae Ceaușescu, nacque un organo di governo provvisorio, il Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale (CFSN), guidato dal Fronte di Salvezza Nazionale (FSN), grande partito di ispirazione socialdemocratica composto essenzialmente da ex militanti del Partito Comunista Rumeno (PCR), tra i quali il presidente della repubblica Ion Iliescu e il primo ministro Petre Roman. Grazie alla propria egemonia istituzionale, politica e mediatica, il FSN dominò le prime libere elezioni tenutesi nel 1990 e gestì in totale autonomia la prima fase di transizione del paese alla democrazia.

Nel corso del 1992, tuttavia, emersero due correnti contrapposte, che portarono alla scissione dell'ala conservatrice maggioritaria di Ion Iliescu, che sosteneva una politica di lenta transizione all'economia di mercato e di più ampie garanzie di protezione sociale, elementi che attraevano le fasce popolari dell'elettorato ancora legate all'ideologia comunista. Mentre l'ala riformista di Petre Roman mantenne la sigla originale di FSN (e nel 1993 si tramutò nel Partito Democratico), nell'aprile 1992 Iliescu creò il Fronte Democratico di Salvezza Nazionale (FDSN), che fu la prima forza politica alle elezioni parlamentari del 1992 e ne consentì la rielezione alla presidenza della repubblica. Nel 1993 il partito assorbì altre forze minori e fu ridenominato Partito della Democrazia Sociale di Romania (PDSR).

Alle elezioni legislative del 1996, tuttavia, il PDSR fu battuto dalla coalizione di centro-destra della Convenzione Democratica Romena, che governò per i successivi quattro anni. Nello stesso periodo il PDSR attuò un programma di riorganizzazione interna preparatorio alle elezioni del 2000, che segnarono il ritorno al potere di Iliescu e la nascita di un governo presieduto da Adrian Năstase, già vicepresidente del partito. In applicazione di un protocollo siglato nel 2000 tra il PDSR e il Partito Social Democratico Romeno (PSDR) di Alexandru Athanasiu, in occasione della conferenza nazionale del 16 giugno 2001 si concretizzò la fusione tra le due formazioni, che già erano riunite nella coalizione del Polo della Democrazia Sociale di Romania e partecipavano ad un gruppo parlamentare comune alla camera dei deputati e al senato. Sotto la guida di Năstase, acclamato all'unanimità presidente del nuovo partito, quindi, si realizzò l'unificazione di due tra i più importanti gruppi socialdemocratici del paese intorno all'unica insegna di Partito Social Democratico (PSD).

La presidenza Năstase Il governo Năstase

In seguito alle elezioni del 2000 Ion Iliescu riottenne la presidenza della repubblica, mentre il premier e presidente del partito Adrian Năstase riuscì a formare un governo con la partecipazione, oltre che del PSD, anche del Partito Umanista Rumeno (PUR) dell'imprenditore Dan Voiculescu. Sulla base di interessi comuni, quali lo sviluppo economico della Romania e l'integrazione euro-atlantica del paese, anche il partito regionalista dell'Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR) fornì il proprio sostegno esterno.

Nel giugno del 2003 il primo ministro, nel quadro di una più ampia risistemazione della squadra di governo, decretò l'abolizione del ministero per le piccole e medie imprese, l'unico ministero assegnato al PUR e condotto da Silvia Ciornei. Ritenendo scandalosa tale decisione, il leader del PUR Dan Voiculescu accusò il PSD di aver rotto gli accordi stretti precedentemente, di aver mostrato una costante arroganza nei confronti del partito e di aver continuamente cercato di forzare l'identità dottrinaria del PUR. Questo decise di lasciare il governo e, nel mese di settembre, tutti i suoi deputati abbandonarono il gruppo parlamentare del PSD, passando al gruppo degli indipendenti. Nonostante la defezione, il governo sopravvisse fino al termine della legislatura nell'autunno del 2004. Nel marzo 2004 fu realizzato un ulteriore rimpasto al fine di capitalizzare il consenso dell'elettorato.

Nel corso dei quattro anni di governo l'amministrazione Năstase combinò l'introduzione di misure di protezione sociale all'adesione agli accordi economici di breve e medio termine definiti dall'Unione europea. L'esecutivo riuscì a conseguire una certa ripresa economica del paese e, malgrado i dubbi espressi dalle istituzioni europee sulla riforma dell'amministrazione e la corruzione dilagante, dopo lunghe negoziazioni e il successo di un referendum di revisione costituzionale promosso dalla maggioranza, ottenne la conferma dell'ingresso della Romania nell'Unione europea a decorrere dal 1º gennaio 2007 e nella NATO dal marzo 2004. Năstase non ebbe successo, però, nella soluzione dei problemi riguardanti la giustizia e la corruzione, solamente parzialmente mitigati dall'istituzione della Direzione nazionale anticorruzione. Tra gli aspetti negativi della sua amministrazione, inoltre, tentò di porre un controllo sugli organi di stampa e mostrò una certa intolleranza verso le forze di opposizione, ignorando il confronto politico e ricorrendo sistematicamente alla misura dell'ordinanza d'urgenza come metodo per aggirare il dibattito parlamentare.

Passi verso la socialdemocrazia moderna

Il riallineamento degli obiettivi a livello ideologico comportò la necessità, dichiarata dalle alte sfere del partito, di proporre una revisione della propria immagine, distaccandosi dall'idea che associava il PDSR alle vecchie strutture comuniste e che rifiutava una riforma strutturale netta. Furono considerati essenziali, quindi, il rilancio dell'economia e l'avvicinamento ad Unione Europea e NATO. Nel 2001 il nuovo PSD scelse 12 nuovi vicepresidenti e l'ex leader del PSDR Alexandru Athanasiu fu indicato come presidente del consiglio nazionale del partito. A livello di organizzazione interna fu abolita la figura del primo vicepresidente, mentre fu rafforzata quella di segretario generale, ruolo assegnato a Cozmin Gușă.

Nel 2002 il partito presentò il documento intitolato «Verso la normalità - una visione socialdemocratica moderna riguardante il futuro della Romania» (Spre normalitate – o viziune social-democrată modernă privind viitorul României), che presentava i possibili campi di azione per l'immediato futuro e dichiarava concluso il periodo di transizione alla democrazia, consacrando il passaggio ad una nuova fase politica per la socialdemocrazia in Romania. A metà legislatura, nel gennaio 2003, il PSD adottò un testo programmatico riguardante la strategia politica per l'anno a venire, incentrata sulla crescita della speranza di vita degli abitanti, sulla riduzione della disoccupazione e sulle riforme fiscale e pensionistica. Il 3 marzo fu istituito il cosiddetto "gruppo di azione per l'unità socialdemocratica", mirato ad attirare nel partito personalità vicine a tale ideologia. Per allargare la propria base, inoltre, nel luglio del 2003 il PSD assorbì le formazioni minori del Partito Socialista del Lavoro e del Partito Socialista della Rinascita Nazionale.

Già membro del gruppo socialista al consiglio europeo dall'aprile 2000 con la sigla del PDSR, durante il meeting di Snagov del febbraio 2003 il partito avviò le procedure di adesione all'Internazionale Socialista e al Partito del Socialismo Europeo. In occasione del congresso di San Paolo celebratosi tra il 27 e il 29 ottobre 2003 il PSD divenne membro a pieno titolo dell'Internazionale Socialista, allora guidata da António Guterres.

Un netto rinnovamento, tuttavia, fu reso difficile dai problemi di immagine del PSD, percepito dall'opinione pubblica come corrotto, guidato dal clientelismo e dominato dagli interessi personali dei rappresentanti locali, i cosiddetti "baroni". Sebbene il primo ministro fosse riuscito a contenere le richieste provenienti dagli influenti rappresentanti del PSD sul territorio, a volte cedendo ad abbondanti concessioni per evitare la rottura del partito (molti di loro vennero cooptati come dirigenti nelle strutture del partito o vennero nominati vicepresidenti del PSD, che divennero 20 nel 2003), la nascita di divergenze tra Iliescu e Năstase per la leadership fu fonte di nuove tensioni, che culminarono nella decisione del premier di cancellare la delegazione permanente del PSD e sostituirla con un ufficio di coordinamento composto dai suoi più fedeli collaboratori. Nel giugno 2003 l'espulsione di Gușă, divenuto uno dei più duri critici di Năstase, portò alla reintroduzione della figura del presidente esecutivo, assegnata a Octav Cozmâncă, mentre quella di segretario generale andò a Dan Matei Agathon.

Lo scontro tra i leader delle due ali del PSD li spinse a favorire l'emergere delle figure dei loro protetti in contrapposizione all'avversario. Mentre da un lato Iliescu promosse il personaggio di Mircea Geoană, ministro degli esteri, Năstase nel 2001 portò nel partito Victor Ponta, allora giovane procuratore, che fu nominato a capo del corpo di controllo del governo e dal 2002 presidente dell'organizzazione giovanile del PSD.

Elezioni del 2004

Le elezioni locali dell'estate del 2004 segnarono un sostanziale pareggio tra il PSD e l'opposizione di centro-destra composta da Partito Democratico (PD) e Partito Nazionale Liberale (PNL), con entrambi gli schieramenti che arrivarono su percentuali intorno al 30%. Il PSD in ogni caso ottenne la maggioranza dei sindaci (1685 su 3137) e conquistò la guida dei municipi di Costanza (Radu Mazăre) e Iași (Gheorghe Nichita), mentre a Bucarest la tardiva candidatura di Mircea Geoană non convinse l'elettorato, che preferì il rappresentante del Partito Democratico Traian Băsescu. Nonostante il vantaggio, la percezione pubblica era quella di un calo del PSD, poiché aveva perso in due città principali (Bucarest e Cluj-Napoca) e la somma dei voti per i consiglieri distrettuali dei partiti d'opposizione PNL e PD era superiore a quella del PSD.

In seguito alle amministrative la crescita di un certo nervosismo nel partito e l'intensificarsi del dualismo tra Iliescu e Năstase, quasi spinsero Năstase a rassegnare le proprie dimissioni da presidente del PSD, stanco dell'atteggiamento di Iliescu che, pur da presidente della repubblica, continuava a dare direttive al partito e ai suoi membri. Tali tensioni furono in parte allentate dal congresso straordinario del 27 agosto 2004, caratterizzato dallo slogan «Idee nuove, forze fresche!» (in rumeno Idei noi, forțe proaspete!), che ratificò la candidatura di Adrian Năstase alla presidenza della repubblica in vista delle elezioni della fine del 2004. Nella stessa occasione fu istituito un "consiglio di integrità morale". Allo stesso tempo i rappresentanti del PSD invitarono Iliescu ad assumere nuovamente la guida del partito una volta conclusosi il suo mandato presidenziale. Iliescu rispose che un'eventuale nomina a presidente del PSD sarebbe stato argomento di un ulteriore congresso da celebrarsi dopo le elezioni.