I racconti è una raccolta di Alberto Moravia, pubblicata nel 1952 con il titolo I racconti, 2 voll, e in seguito come Racconti 1927-1951. L'opera ha vinto il Premio Strega nel 1952.
L'opera ha conosciuto numerose traduzioni in altre lingue. I racconti, volume primo Cortigiana stanca (1927) Un giovane va a trovare la sua amante, Mariateresa, per l'ultima volta. Nel preparare l'incontro, tenta di convincersi che lei è vecchia, non più appetibile, ma quando sono insieme, queste idee gli sembrano sbagliate e la donna gli appare come molto desiderabile; è lui che non si può permettere di continuare la relazione, per motivi di denaro. Mariateresa lo accoglie con il tè, poi decide di cucinare e il giovane si stupisce della sua capacità domestica. Nel corso della serata ella gli confida di attendere una telefonata, da un suo amante di molto tempo fa; quando però arriva la chiamata, non è l'antico amante, ma il suo segretario a comunicarle che per lei non c'è nulla. Mariateresa avrebbe desiderato un po' di denaro per ritirarsi in campagna. Dopo, lei e il giovane si dirigono alla camera da letto. Al momento della separazione, il ragazzo si accorge che la donna piange: nella vita è sempre stata generosa e capace di rinunciare a grossi regali, non ha messo da parte un gruzzolo per i tempi magri. Ed ora questi sono arrivati. Delitto al circolo di tennis (1927) I membri del comitato direttivo di un centro tennistico molto rinomato decidono di organizzare un ballo per i soci. Uno di loro, Riparelli, propone di invitare una bizzarra principessa, per divertirsi alle sue spalle. Un altro, di nome Costa, si oppone con forza, accusando i soci di fare delle porcherie con la donna, quindi esce sbattendo la porta. La sera del ballo, i cinque si sono organizzati per fare scherzi alla principessa. Essi sono; Riparelli, Beniamino Jancovich e altri tre. Riparelli riesce a condurre la donna in una stanza piena di armadietti e con un tavolo, offre champagne alla donna che non sa tenerlo e dà inizio a una finta seduzione. Arriva Jancovich, fingendo di essere il padre di Riparelli e arrivano anche i tre soci: seguono varie scene, in seguito alle quali i cinque chiedono alla principessa di spogliarsi e mostrare il seno. La donna, ormai ubriaca, acconsente, ma le villanie dei cinque si intensificano ed essi vorrebbero che si spogliasse al completo. Spaventata, lei comincia a gridare e raggiunge la porta chiusa a chiave, tempestandola di colpi. Allora Riparelli afferra la bottiglia di champagne e la sbatte sulla nuca della principessa, causandone la morte immediata. Dapprima i cinque, tornati in sé, si rendono conto di essere tutti complici dell'assassino e cercano di alleggerire le loro posizioni. Poi Jancovich propone di attendere la fine del ballo e di portare via il cadavere facendolo cadere nel fiume. La donna vive sola e nessuno dovrebbe denunciarne la scomparsa. E così fanno: tornano in sala e si mischiano alla folla presente, che sta affluendo all'uscita. Inverno di malato (1930) Girolamo è un diciassettenne ricoverato in sanatorio per un male al ginocchio. Condivide la camera con Brambilla, commesso viaggiatore. Brambilla è un tipo strafottente e dimostra verso Girolamo un disprezzo difficile da comprendere, chiamandolo figlio di papà e mettendo in ridicolo qualsiasi cosa il ragazzo dica. Girolamo non sa sottrarsi a questo rapporto e vorrebbe la stima di Brambilla, che ha coinvolto nel gioco crudele anche un infermiere austriaco, tale Joseph. Persuaso che qualcosa non vada in lui, Girolamo si decide a un'impresa pazzesca: sedurre una ragazzina ricoverata, con la quale passa alcune ore in giorni fissi. La ragazzina è inglese e si chiama Polly: la madre ha ottenuto che Girolamo le possa tenere compagnia e i due comunicano in francese. Così Girolamo, quando viene condotto al piano e nella stanza della ragazzina (nel suo letto, perché non può muovere la gamba), un giorno comincia a darle dei baci. Polly non reagisce, ma sembra dimostrare una certa solidarietà quando sente arrivare qualcuno. Però Girolamo è convinto di fare male e non sa come illustrare a Brambilla le sue imprese. Finché un giorno apprende che Brambilla è guarito e presto se ne andrà. Conscio di aver fatto tutto per nulla, sprofonda nell'umiliazione; inoltre gli viene improvvisamente vietata la compagnia di Polly, che si è aggravata e ha delirato la notte. Il ragazzo si sente sempre peggio, allorché gli annunciano che l'indomani il primario gli parlerà e lui avrà il fatto suo. Convinto di aver fatto cose abominevoli, di essere cacciato dal sanatorio (che tanto costa alla sua famiglia), attende con ansia isterica l'arrivo del primario. Questi, a sorpresa, gli dice che è peggiorato e che deve impegnarsi di più nella guarigione; poi lo spedisce sul terrazzo a fare la cura del sole. Fine di una relazione (1933) Lorenzo è un giovane ricco e ozioso: in auto si dirige verso casa per raggiungere l'amante che lui stesso ha invitato e che lo sta aspettando. È già buio quando arriva, e la donna ha acceso le luci della casetta, si è messa un suo pigiama e ha occupato il letto. Ma un disgusto cova nell'animo di Lorenzo, una noia per la sua situazione, nella quale nulla manca, tranne la scintilla che renderebbe ogni cosa desiderabile e apprezzata. Con questo stato d'animo egli si comporta in modo imprevisto con l'amante, rifiutando le effusioni, dicendole di andarsene e gettandole i vestiti ovunque per la camera. Lei reagisce senza rancore, ma quando lui si spinge a dirle se non si vergogna al pensiero di quello che penserebbero di lei il marito e i figli, lascia la casa con dignità, come fosse un bimbo capriccioso. Rimasto solo, Lorenzo si affaccia alla finestra e pensa che sia tutto un sogno e che si sveglierà prima o poi, ritrovando il sapore della vita. La provinciale (1937) Gemma ha circa vent'anni e vive con la madre Giacinta, vedova Foresi, in una città dell'Italia centrale, sita piuttosto in altitudine. Le due donne sono povere e devono affittare alcune camere della loro casa, ma fanno come se avessero conosciuto un passato socialmente più elevato. Sono entrambe fantasiose, anzi molto bugiarde, ma credono alle fole che raccontano e gli altri trovano il tutto assai divertente. D'estate, Gemma va a passare due mesi in una elegante villa, dove è ospite e amica dei giovani padroni, un giovanotto e le sue sorelle. Accade così che il signorino Paolo si innamori di Gemma, abilmente provocato dalla seduttività della ragazza: i due trascorrono mesi senza sentirsi, finché Paolo fa una proposta di matrimonio e Gemma sta per accettare.
Invece dal padre del ragazzo arriva una lettera con cui informa la madre che Gemma non sarà più ospite alla villa e che deve rinunciare al matrimonio. Così la vedova Foresi è costretta a dire alla figlia che, avutala prima del matrimonio, è figlia anche lei del proprietario della villa, quindi sorellastra di Paolo. Dovendo rinunciare al suo sogno, la giovane finisce per sposare un signore che è a pensione da loro e che si occupa di studi di ricerca scientifica. Quest'uomo, un po' ridicolo, è davvero molto preso da Gemma, non si aspetta di essere troppo gradito e si prodiga per accontentare ogni desiderio della giovane moglie. E Gemma lo ricambia cercando distrazioni fuori casa. Conosce una donna rumena e, grazie alla complicità di questa, ha una relazione con un giovane frivolo.
Ma la relazione non è così importante e svanisce presto. In compenso, la rumena Coceanu approfitta della situazione per ricattare Gemma e giunge al punto di farsi accogliere nella sua casa, dove il marito non vede l'ora che la moglie abbia un'amica e compagnia. Però Gemma è ora incinta; ha imparato ad apprezzare la bontà del marito e non sopporta più la Coceanu, tuttavia non sa come liberarsene. L'occasione arriva con un trasferimento, ottenuto dal marito di Gemma a Roma. Gli sposi si preparano a lasciare casa e città, ma la Coceanu pretende di seguirli e si vede assecondata dal marito. Allora Gemma esplode: aggredisce la ricattatrice con un coltello e, nel litigio che segue, benché l'altra sveli subito la passata relazione di Gemma, quest'ultima è pronta a confessare. Il tutto si risolve con una grave infermità di Gemma, la quale perde anche il bimbo che aspettava. Nel frattempo, lo sposo ha capito che può ignorare la scappata, purché entrambi se ne vadano a Roma. E, appena Gemma si è ristabilita, partono insieme incontro a una nuova vita. L'avaro (1937) Tullio, già all'età di venticinque anni, è schiavo del vizio dell'avarizia. Tutti si sono accorti degli espedienti che escogita per non spendere: gli amici sanno che con lui non si deve sperare in serate al caffè o al cinema, senza che ci debba rimettere qualcosa; le amanti sono accettate solo in nome di un amore, che finisce con l'esaurirsi per l'eccesso di presunto sentimento sugli aspetti materiali di una relazione. Quando, verso i trent'anni, conosce una coppia, Valentino De Gasperis ed Elena, si ritrova ogni sera in casa dei due, ad assistere alle partite a carte del marito con tre amici, mentre lui fa compagnia alla moglie. La vicinanza illude Tullio che stia nascendo un sentimento vero nei confronti di Elena, la quale ha molti motivi di risentimento verso Valentino, giocatore, fannullone e pieno di debiti. Le cose peggiorano allorché Tullio scopre che i tre compagni di gioco serale sono tutti creditori di grosse somme, prestate al De Gasperis perché travolti da passione per Elena. Una sera, i giocatori litigano irreparabilmente ed Elena li mette alla porta, dicendo che riavranno il loro denaro fino all'ultimo centesimo. Tullio si chiede se i coniugi siano o meno complici nell'estorcere denaro, in cambio dei favori di Elena, favori che d'altra parte si dovrebbero dimostrare. Non riuscirà a scoprirlo mai, ma il tentativo di seduzione colpisce anche lui, che fugge e vuole assolutamente finire la frequentazione dei De Gasperis. Tornato a casa, viene contattato da Valentino per il prestito di una somma di denaro, che riesce a rifiutargli. Poi, a sera, sulle scale di casa, incontra Elena che dice di essere in rotta col marito e di voler stare con lui. Terrorizzato dalle fantasie che la donna si è costruita su quel che vorrebbe, le dichiara che lei è sposata, che sarebbe un vero delitto allontanarla dal marito: insomma, la respinge con parole ipocritamente sensate. Lei sparisce per sempre e con disprezzo per Tullio. Rimasto solo, riconosce di non essere felice, né contento di sé. L'architetto (1937) Silvio Merighi è un giovane e brillante architetto, vincitore di un concorso per un villino moderno. Vive a Roma, ma la sua famiglia auspica che torni a casa, ritenendo dispendioso mantenerlo nella capitale. Un giorno viene contattato da Gino Mancuso, un trentacinquenne in procinto di sposarsi: l'uomo vuole da Merighi il progetto per un villino. Tuttavia Mancuso dimostra di non avere le idee chiare sulla richiesta e quindi Silvio va a conferire con la fidanzata, la diciannovenne Amelia. Invece è ricevuto dalla madre, una donna giovanile e affascinante, che dimostra un'ottima comprensione per i lavori proposti. Nel frequentare i suoi acquirenti, Silvio è attirato in una curiosa dinamica familiare, in cui la madre non vede l'ora di far sposare la figlia con Mancuso, mentre questa, accampando sospetti da lei stessa alimentati, finisce con il tentare il giovane architetto. Silvio va in crisi e medita addirittura di fuggire lontano con Amelia, ma, dopo una sfuriata di Mancuso, è avvertito dalla madre di occuparsi del suo lavoro e non impicciarsi in questioni della loro famiglia. In un primo momento il giovane vorrebbe andarsene e piantare in asso il progetto; poi accetta la proposta della signora di allontanarsi il tempo giusto (anche Silvio è fidanzato e si deve sposare) e quindi riannodare i fili e concludere degnamente la sua opera. L'imbroglio (1937)