Biografia Formazione Studente all'Accademia Clementina a Bologna, fu allievo di Ubaldo Gandolfi, successivamente del fratello Gaetano (acquisendone talmente la lezione, da far confondere poi talune sue opere con quelle del maestro) dal 1782 al 1785, e di Filippo Pedrini, aggiudicandosi svariati riconoscimenti e sviluppando presto un'inclinazione al gusto neoclassico. Allievo di Gaetano Gandolfi assieme probabilmente a Felice Giani, con quest'ultimo e Mauro Gandolfi, figlio di Gaetano e nipote di Ubaldo, Santi fu accomunato, oltre a legami amicali, dalla stessa passione politica rivolta al rinnovamento e alle libertà individuali, espressi negli ideali giacobini.

Attività di decoratore Nonostante si firmasse spesso Santi da Ferrara le sue prime attività furono nella città natale: fu autore delle decorazioni di Palazzo Zambeccari (1790) assieme a Santini e sostituì con le Storie di San Filippo Benizzi uno stemma, probabilmenete pontificio, dipinto da Niccolò dell'Abate in una lunetta nel Portico dei Servi per poi iniziare la sua attività artistica a Ferrara, dove si trasferì (1797 secondo Antonio Frizzi, Savonuzzi e Fei; restò nella città natìa sino al 1790 ca. secondo Scardino; ad inizio Ottocento secondo ) ricevendo numerose committenze sia private che pubbliche, sia per la Certosa cittadina.

Attivo come frescante in palazzi nobiliari ferraresi quali Bresciani, Ferrarini e Pavanelli, già di Maria Rossi Scutellari, e Palazzo Aventi, decorò la chiesa di Sant'Agnese (1793 o 1790-95) e assieme ad altri, Stefano Barozzi e Zuliani,Indicati come bolognese il primo e veneto il secondo in o come entrambi veneti in . la prima decorazione della sala (1797-98) del neonato Teatro comunale per quanto riguarda le figure,. decorazione complessiva poi sostituita, durante la Restaurazione, con gli affreschi di Angelo Monticelli (1825).

Nominato docente di Pittura all'Ateneo ferrarese nell'ultimo decennio del Settecento (febbraio 1798, altrove indicato 1795) sostituendo Alberto Mucchiati, viene riconfermato nel 1804 - quando l'Ateneo fu declassato a Liceo Dipartimentale - ricoprendo tale ruolo sino al 1808.

Partecipò agli apparati per le esequie di Ariosto dipingendo pannelli e quadrature ispirate allOrlando Furioso (1801) e l'ornamento murale «di pittura rappresentante un gran panno verde sostenuto da molti genii». (1802) con allegorie di Fama e Poesia, decorazione «eroico-romantica» attorno al sepolcro, quando il generale Miollis trasmutò le ossa del poeta da San Benedetto all'allora Università cittadina. Come figurista lavorò agli apparati scenografici del monumento ferrarese dedicato a Napoleone (inaugurato nel 1810) e fu autore, sempre ad inizio secolo, delle decorazioni della Sala di Ganimede a Palazzo Bevilacqua-Massari e di chiese a Ravenna, San Pietro Maggiore (opera perduta) e la cupola della Madonna del Torrione. Il ciclo decorativo più completo ed importante di Santi a Ferrara fu quello eseguito per Casa B., dimora patrizia politicamente conservatrice, tra le più allineate al clima della Restaurazione, motivo probabilmente per il quale il «giacobino» Santi risultò poi ufficialmente ignoto nelle recensioni di Aventi e di malavoglia ricordato in quelle di Scutellari, e le pitture, quindi, «dimenticate e taciute». La decorazione comprendeva tre sale, un'anticamera, la cappella ed il salone d'onore, quest'ultimo presente sul lato del giardino all'epoca affacciato sul Canale Panfilio ed il Castello, il tutto databile al primo decennio del secolo e nel quale i personaggi caduti dall'Olimpo assumono «l'immagine di una morte neoclassica della vecchia cultura, una inquietudine moralistica e psicologica», dove la pittura pare sia per l'autore «la sola salvezza; l'unico mezzo per esprimere una fantasia malinconica ed estrema».

Con la caduta del Regno d'Italia, per Santi iniziò un periodo buio di emarginazione che comunque non mancò di alcuni lavori, tra i quali una Beata Vergine col putto (o Vergine sedente col Bambin Gesù o Madonna col Bambino, ora dispersa) nella cappella a sinistra dell'altare. della chiesa di San Maurelio detta Chiesa Nuova.. In quest'ultimo periodo della sua carriera vi sono anche le decorazioni a figura nella chiesa ferrarese di San Michele (1822, ornatista Carlo Savioli) mentre all'anno del decesso appartengono i disegni dei cotti e i due busti della Madonna e Santo Stefano per la facciata della chiesa omonima, poi eseguite da Giacomo Pozzi, la sistemazione del bel portale marmoreo cinquecentesco proveniente da San Silvestro, oltre, secondo lo storico Cittadella, un Convito degli Dei, quadro quadro commissionato da Benedetto Casazza e rimasto allo stato di abbozzo oltre probabilmente una certa attività come copista.

Opere di Santi «pittore figurista», sono segnalate nel 1873 come presenti nella Civica Pinacoteca.. Nel 1888 gli eredi di Giuseppe Bresciani dell'omonima Stamperia ferrarese, donarono al Comune due quadri di Santi, Giove in casa di Filomene e L'apoteosi della Pittura e della Scultura, che si aggiunsero allo schizzo su carta e allOrazione nell'orto (appartenuta a Giovanni Tebaldi e da lui ivi depositata nel 1874) all'epoca già presenti nella collezione.

In passato, alcuni suoi disegni furono classificati come opere dei Gandolfi o del collega Giani. I disegni certi di Giuseppe Santi sono quindi rari: un progetto per decorazione, a penna ed acquerelli colorati, conservato al Museo di Belle Arti di Budapest, e qualche prova accademica, databili al periodo di studio sotto Gaetano Gandolfi. «La rarità del nome, tuttavia, e il confronto con alcuni dipinti di Giuseppe Santi, di formato simile, e con identica disposizione delle figure nello spazio, depongono a favore dell'attribuzione tradizionale».Cfr. A. Czère, Disegni di artisti bolognesi nel Museo delle Belle Arti di Budapest, Bologna 1989, pp. 170-171; cfr. D. Biagi Maino, La pittura a Bologna tra Accademia e Neoclassicismo. Il caso Giuseppe Santi, in Ricerche di Storia dell'Arte, n. 46, 1992, pp. 5-14; cfr. i nn. 7-8, p. 11, in Biagi Maino 1989 cit., citati in e .

Altre attività Santi era anche interessato alle opere d'arte antica: si occupò delle sorti di un busto di Borso d'Este ed auspicò l'allestimento di una pinacoteca nella chiesa di Sant'Agnese con opere provenienti dalle chiese soppresse, consegnando svariate opere di San Benedetto e della Certosa a Giuseppe Faustini all'Università di Ferrara (aprile 1803). Nel secondo decennio dell'Ottocento (dal 1805 al 1811 oppure 1805-09) ebbe funzioni di Commissario del Dipartimento del Rubicone per la cernita di opere da inviare in Francia dopo la seconda scelta di Appiani, collaborando in tal senso col modenese Boccolari, seguendolo in varie "missioni".

Tramite Maria Rossi Scutellari, nel 1812 e 1819 chiese un aiuto in campo professionale ad Antonio Canova, rimasto vano.

Allievi Come professore nella Scuola di pittura dell'Ateneo, poi Liceo, ferrarese, ebbe come allievi, tra gli altri, lo scultore Giuseppe Ferrari (raccomandatogli dallo stuccatore svizzero Pietro Trefogli) e i pittori Gherardo Bevilacqua Aldobrandini, Ferdinando Dalla Valle, Francesco Migliari, Francesco Saraceni, Giovanni Antonio Baruffaldi e Gaetano Domenichini.

Con il suo insegnamento cercò di aprire la pittura locale al moderno Neoclassicismo ma appunto la caduta del Regno d'Italia segnò la sua emarginazione professionale. Santi potè comunque insegnare ai più giovani allievi da un lato la curiosità formale oltre ai confini delle vecchie scuole italiane e la necessità di utilizzare ogni possibile referto culturale, e dall'altro, l'impegno moralistico di scavare nella direzione della crisi stessa, approfondendola ed accentuandola. Santi viene così identificato come l'«indispensabile premessa» senza la quale la pittura dell'Ottocento a Ferrara «non avrebbe avuto un contenuto psicologico proprio, un punto di riferimento da cui partire e su cui svilupparsi». Da esso derivano quindi l'abilità irrequieta ed aperta di Francesco Migliari, l'anticonformismo di Saraceni, la stessa mistificazione elegante di Girolamo Domenichini. Santi, assieme anche a Leopoldo Cicognara, «aprono letteralmente l'800 ai giovani ferraresi della "prima generazione"» i quali sarebbero sennò cresciuti «nel chiuso e nello stantio».

Decesso e sepoltura Definito di comportamento «stendhaliano», morì malinconico ed indigente, mancando di guadagnare per colpa della pigrizia, nella città dove si trasferì: è sepolto nella Certosa estense.La Ricerca defunti su non dà risultati. La sua tomba, nell'arco 107,; ; è indicata con l'arco 106 in . fu decorata a pittura da Saraceni - Aventi indicò la decorazione di Saraceni senza menzionare il defunto, pur avendo la casa interamente decorata da esso - con una neoclassica Allegoria alla Pittura, assieme a due Apoteosi di Napoleone ed una «piccolissima lapide»: AttualmenteSettembre 2026. l'arco 107 si presenta senza nessuna decorazione né numero e solo con la suddetta epigrafe; è adiacente al secondo cancello d'ingresso della Cella degli Uomini Illustri.

Stile e critica «Franchissimo pennello: gran disegnatore: ma del gusto della sua scuola», Antonio Frizzi, 1848.

«Franchissimo pennello; gran disegnatore ma del gusto della sua scuola, fu valente piucchemai nel maneggiare la tempera, i suoi disegni a matita e più ancora a penna sono ricercatissimi e molto pregiati», Giuseppe Fei, 1878.

«Abilissimo nel disegnare nudi e fiori [...] fu abile esecutore di quadri "in stile" del Garofalo e dello Scarsellino, come ebbero modo di rilevare Camillo Laderchi e Gaetano Giordani a proposito di una Madonna col Bambino della collezione Costabili», Lucio Scardino, 1995.

Scutellari [...] non può negarne le qualità: «fu uomo di genio, più che di cultura [...] assai manierato ma talvolta ebbe morbido e splendido colorito», Scutellari, riportato da Savonuzzi.

«Finora il Santi non esisteva [...] Pareva un piccolo pittore di second'ordine [...] Ma gli affreschi e decorazioni [...] ne ricostruiscono per la prima volta la figura. Che fu quella di un pittore inquieto, diviso tra l'abilità di mano e di occhio acquistata alla vecchia scuola ed una coscienza romantica del neoclassicismo, vale a dire della crisi interiore proprio dei mezzi formali che impiegava. [...] entrerà in un «manierismo romantico», dove la classicità morta va riscoperta e ritrovata in una pittura di getto, istintiva; o nella «mistificazione» strumentale di un'abilità prospettica fin rarefatta». Savonuzzi riporta, in base ai lacerti del Teatro comunale e agli apparati per l'Ariosto, la violenza della pittura di Santi «purtuttavia una violenza lirica [...] addirittura elagiaca» alla quale si aggiunge un «europeismo di portato francese» e certamente contatti veneti. Indica anche che la pittura romantica, ancora non nata, era presente in alcune sue opere tanto da farne erroneamente datare l'esecuzione al secolo successivo anziché a fine Settecento.

Galleria di immagini

Opere Pinacoteca Nazionale di Ferrara Orazione nell'orto o Gesù che prega nell' orto di Getsemani con gli apostoli dormienti, tavola di piccole dimensioni Sacra Famiglia, schizzo a fuliggine su carta.

Certosa Catafalchi e progetti decorativi; la lunetta sulla tomba di Girolamo Cicognara Romei (1813) e per la tomba Bresciani (1825).

Chiese Martirio di Sant'Agnese, Il Buon pastore, cupola e tela, Ferrara, chiesa di Sant'Agnese Susanna e i vecchioni, Milano, Museo Poldi Pezzoli Giove e Mercurio Beata Vergine col putto, Ferrara, Chiesa Nuova Sacra Famiglia, chiesa dei "Maghi" delle Scuole Pie, inaugurata 19 agosto 1821.

Palazzi Figure monocrome e soffitti di due saloni al piano terra, uno con putti, l'altro con fiori e uccelli oltre ad altre decorazioni, Bologna, Palazzo Zambeccari Sala di Ganimede (Ganimede rapito, Ganimede, Leda, Giove ed Ebe) e decorazione dell'anticamera verso la corte, Ferrara, Palazzo MassariDettagli della sala e del palazzo, in . Palazzo Aventi, Ferrara Ex Palazzo Santini