Il ciclone Bhola, chiamato anche ciclone del delta del Gange-Brahmaputra, fu un ciclone tropicale di categoria 4 sulla scala Saffir-Simpson che colpì il Bengala nel mese di novembre 1970. È ritenuto il ciclone tropicale che ha fatto registrare il maggior numero di morti di sempre e che ha causato uno dei peggiori disastri umanitari a livello mondiale. Tra il Pakistan Orientale (diventato Bangladesh l'anno seguente) e il Bengala Occidentale, in India, causò un numero di vittime che va dai ai , a seconda delle stime.

Si originò come tempesta tropicale l'8 novembre 1970 nel golfo del Bengala, evolvendosi in direzione nord ed intensificandosi, toccando l'11 novembre il picco d'intensità con venti sostenuti sui 3 minuti fino a , raggiungendo la categoria 4, ovvero tempesta ciclonica molto forte secondo la scala dell'India Meteorological Department. Il giorno seguente approdò lungo la costa bengalese in concomitanza con l'arrivo dell'alta marea. L'onda di tempesta investì l'area del delta del Gange, causando allagamenti e devastazioni.

Il governo pakistano, guidato dal presidente Yahya Khan, venne criticato duramente sia dai politici del Pakistan orientale sia dai media internazionali per aver reagito in maniera insufficiente ai danni causati dal ciclone. Questo contribuì alla vittoria della Lega Popolare Bengalese nelle elezioni generali nazionali del mese successivo e al sostegno alla guerra di liberazione bengalese che scoppiò pochi mesi dopo.

Storia meteorologica

Il 1º novembre 1970 la tempesta tropicale Nora si sviluppò sul mar Cinese Meridionale. Il sistema durò quattro giorni, prima di degenerare in un minimo depressionario residuo sul golfo del Siam il 4 novembre, per poi spostarsi verso ovest attraverso la penisola malese il giorno successivo. I resti di questo sistema contribuirono allo sviluppo di una nuova depressione nel golfo del Bengala centrale la mattina dell'8 novembre. La depressione si intensificò mentre si muoveva lentamente verso nord, e l'India Meteorological Department la classificò come tempesta ciclonica il giorno successivo. Dopo una fase stazionaria iniziata la sera del 9 novembre, la tempesta riprese ad accelerare verso nord il 10 novembre.

La tempesta si intensificò ulteriormente in una forte tempesta ciclonica l'11 novembre, iniziando a girare verso nord-est, mentre si avvicinava all'estremità settentrionale del golfo. Sviluppò un occhio ben definito e raggiunse la sua massima intensità l'11 novembre stesso, con venti sostenuti di tre minuti a e venti sostenuti di un minuto a e una pressione centrale di . Il ciclone approdò sulla costa del Pakistan orientale la sera del 12 novembre, in concomitanza con l'arrivo dell'alta marea locale. Una volta sulla terraferma, il sistema iniziò a indebolirsi; la tempesta si degradò in una tempesta ciclonica il 13 novembre, quando si trovava a circa a sud-sudest di Agartala. La tempesta si indebolì rapidamente in un minimo depressionario residuo sull'Assam meridionale la sera dello stesso giorno, per poi dissiparsi.

Preparazione Dopo aver ricevuto numerosi resoconti dalle navi presenti nel golfo del Bengala, il governo indiano aveva sufficienti informazioni meteorologiche sull'intensità del ciclone. Tuttavia, non è chiaro se ci sia stato uno scambio di queste informazioni con il governo pakistano, dati i rapporti tesi tra i due paesi. Questo è ritenuto uno dei motivi per i quali una larga parte della popolazione del Pakistan orientale fu colta di sorpresa. Inoltre, vi sono diversi indizi che il sistema di allerta cicloni del Pakistan non fosse stato messo in atto nella maniera appropriata e che la popolazione non fosse al corrente dell'allerta. Alcuni sopravvissuti riportarono che il 12 novembre Radio Pakistan aveva diffuso un "segnale di grande pericolo" per l'avvicinarsi di un ciclone molto forte, sebbene non sapessero cosa significassero realmente quei bollettini.

Dopo che nell'ottobre del 1960, due cicloni uccisero circa persone nel Pakistan orientale, il governo pakistano aveva chiesto al governo degli Stati Uniti di aiutarlo a sviluppare un sistema di allerta per la popolazione. Gordon E. Dunn, allora direttore del National Hurricane Center, aveva preparato un rapporto dedicato con una serie di raccomandazioni e lo aveva presentato nel 1961. Ciononostante, non è chiaro se il governo pakistano avesse seguito tutte le raccomandazioni di quel rapporto.

Impatto

Sebbene l'oceano Indiano settentrionale sia il meno attivo tra i bacini ciclonici tropicali, la costa del golfo del Bengala è particolarmente vulnerabile agli effetti dei cicloni tropicali. Il numero esatto di vittime non è noto, ma si stima che il ciclone Bhola abbia causato tra le e le vittime. Nonostante l'incertezza sui dati, tale ciclone è considerato il più letale mai registrato, nonché uno dei disastri naturali più letali della storia moderna, paragonabile al terremoto di Tangshan del 1976, al maremoto dell'Oceano Indiano del 2004 e al terremoto di Haiti del 2010.

Pakistan orientale La stazione meteorologica di Chittagong, a est rispetto al punto di approdo del ciclone, registrò venti fino a prima che il suo anemometro saltasse via intorno alle 22:00 UTC del 12 novembre. Una nave ancorata nel porto nella stessa zona registrò una raffica di picco di circa 45 minuti dopo. Al momento dell'approdo, venne generata un'onda di tempesta alta circa nel delta del Gange. Nel porto di Chittagong, la marea di tempesta raggiunse il picco a circa sopra il livello medio del mare, dei quali erano l'onda di tempesta; il massimo venne, invece, raggiunto nella parte settentrionale dell'isola di Bhola con circa sopra il normale livello di marea.

Radio Pakistan riferì che non c'erano sopravvissuti su tredici isole nelle vicinanze di Chittagong. Un volo di ricognizione sopra l'area colpita riportò che la devastazione era completa in tutta la metà meridionale dell'isola di Bhola e le coltivazioni di riso dell'isola di Bhola, delle isole Hatia e della vicina costa continentale erano state distrutte. Diverse imbarcazioni marittime nei porti di Chittagong e Mongla vennero segnalate danneggiate e gli aeroporti di Chittagong e di Cox's Bazar rimasero sotto un metro d'acqua per diverse ore.

I danni complessivi causati dalla tempesta vennero stimati in 86 milioni di dollari. I sopravvissuti affermarono che circa l'85% delle case nella zona era stato distrutto o gravemente danneggiato, con la distruzione maggiore verificatasi lungo la costa. Il 90% dei pescatori d'altura nella regione subì gravi perdite, tra cui la distruzione di barche da pesca d'altura; dei pescatori costieri, erano stati uccisi dal ciclone, mentre il 40% dei sopravvissuti ne venne gravemente colpito. Complessivamente, circa il 65% della capacità di pesca della regione costiera venne distrutta dalla tempesta, in una regione dove circa l'80% delle proteine consumate proveniva dal pesce. Anche i danni all'agricoltura furono gravi e il danno per la perdita dei raccolti venne stimato in 63 milioni di dollari, mentre si stimò la perdita di capi di bestiame. Tre mesi dopo la tempesta, il 75% della popolazione riceveva cibo dagli operatori umanitari e oltre persone facevano affidamento sugli aiuti per metà del loro cibo.

Venne riportato un incremento di casi di colera e di tifo nelle aree colpite, a causa della contaminazione delle acque. Molti tentativi di inviare aiuti nella regione vennero rallentati da queste malattie e scorte di vaccino vennero richieste alla Croce Rossa.

India Il ciclone portò piogge diffuse sulle isole Andamane e Nicobare, con piogge molto intense cadute in alcuni punti tra l'8 e il 9 novembre. A Port Blair vennero registrati di pioggia l'8 novembre e ci furono numerose inondazioni sulle isole. La MV Mahajagmitra, una nave mercantile da tonnellate in rotta da Calcutta al Kuwait, affondò a causa della tempesta il 12 novembre e le cinquanta persone a bordo morirono; la nave, nel suo segnale di soccorso, aveva riferito di essere stata investita da venti di forza ciclonica prima di affondare. Piogge intense colpirono anche il Bengala Occidentale e l'Assam meridionale, causando danni alle abitazioni e ai raccolti in entrambi gli stati indiani, con i danni peggiori nei distretti più a sud.

Conta delle vittime

Il laboratorio di ricerca sul colera Pakistan-SEATO condusse due indagini di soccorso medico nel 1970: la prima a novembre, la seconda tra febbraio e marzo. Lo scopo della prima indagine era stabilire le immediate necessità mediche nelle regioni colpite, mentre la seconda, più dettagliata, era stata concepita per la pianificazione a lungo termine delle attività di soccorso e recupero.

La prima indagine concluse che l'acqua superficiale nella maggior parte delle regioni colpite dal ciclone aveva un contenuto di sale paragonabile a quello estratto dai pozzi, tranne nel sottodistretto di Sudharam, dove l'acqua era quasi imbevibile con un contenuto di sale fino allo 0,5%. Dalla prima indagine emerse che la mortalità era stata stimata al 14,2%, equivalente a un numero di morti di . La morbilità correlata al ciclone era generalmente limitata a ferite lievi, ma venne osservato un fenomeno denominato "sindrome del ciclone", ossia gravi abrasioni sugli arti e sul torace causate dai sopravvissuti che si aggrappavano agli alberi per resistere all'ondata di tempesta. Inoltre, sebbene si temesse un'epidemia di colera e febbre tifoide nelle settimane successive alla tempesta, l'indagine non trovò prove di un'epidemia di colera o altre malattie infettive.

Nella seconda indagine venne coinvolto un numero inferiore di persone e venne stimato che il numero di morti doveva essere, come minimo, . Nel sottodistretto di Tazumuddin la mortalità venne stimata al 46,3%, corrispondente a circa decessi nella sola thana; la mortalità media in tutta la regione colpita era del 16,5%.

Conseguenze

Risposta del governo pakistano Nei giorni successivi al passaggio del ciclone, tre cannoniere e una nave ospedale della marina pakistana che trasportavano personale medico e rifornimenti lasciarono Chittagong per le isole Hatia, Sandwip e Kutubdia. Le squadre dell'esercito pakistano raggiunsero molte delle aree colpite nei due giorni successivi al passaggio del ciclone. Nei primi dieci giorni, per distribuire gli aiuti, furono inviati un aereo da trasporto militare e tre aerei da trasporto agricolo. Il governo affermò di non essere stato in grado di inviare elicotteri militari dal Pakistan occidentale perché il loro passaggio era stato rifiutato dal governo indiano, cosa che quest'ultimo negò.

Il 16 novembre il presidente Yahya Khan visitò il Pakistan orientale sulla via del ritorno da un viaggio in Cina, sorvolando l'area colpita dal ciclone. In una conferenza stampa a Dacca, Khan riconobbe che il governo aveva commesso "sviste" ed "errori" nei suoi sforzi di soccorso per le vittime del ciclone, ma insistette sul fatto che "tutto era stato fatto nelle capacità del governo". Il presidente diede indicazioni affinché non venissero risparmiati sforzi nei soccorsi e dichiarò il 21 novembre giorno di lutto nazionale. Khan ammise, inoltre, che c'era stata una mancanza di comprensione dell'entità del ciclone e dell'onda di tempesta. Confermò, poi, che le elezioni generali del 1970, previste per il 7 dicembre, si sarebbero svolte senza alcun rinvio, ad eccezione dei nove distretti più colpiti.

Nei dieci giorni successivi al disastro, il governo pakistano aveva stanziato l'equivalente di 116,4 milioni di dollari. Il presidente Khan giunse a Dacca il 24 novembre per prendere in carico le operazioni di soccorso, mentre il governatore del Pakistan orientale respinse le accuse per i ritardi nei soccorsi, affermando che i rifornimenti stavano raggiungendo tutte le aree colpite, ad eccezione di alcune piccole zone.

Critiche e conseguenze politiche