La chiesa arcipresbiterale plebana di San Martino vescovo. è il principale luogo di culto cattolico di Nembro in provincia e diocesi di Bergamo, nel vicariato locale di Albino-Nembro. È stata sede di una tra le più grandi e antiche pievi della diocesi di Bergamo, essendo indicata già nel 830 la località di Nembro quale luogo in cui sorgeva una pieve dallo storico Mario Lupo nel suo Codex diplomaticus civitatis, et ecclesiæ Bergomatis...

Storia Origini La plebana di Nembro sorse, per tradizione, intorno al V o VI secolo. e il suo centro era la chiesa intitolata a san Donato vescovo di Arezzo, tra le più antiche della diocesi... e demolita nel 1907.. L'antica chiesa si trovava in prossimità della quattrocentesca chiesa di San Nicola da Tolentino.

Una chiesa dedicata al santo di Tours era presente già nell'VIII secolo. Una pergamena del 1º agosto 830, riporta la dicitura: "Ecclesia Sancti Martini sita Nembro".Documento conservato nell'archivio delle pergamene di Bergamo Un'ulteriore citazione risale al 909, in cui viene indicato un certo Gramoaldo arcidiacono, messo del vescovo Adalberto e indicato come "de plebe Sancti Martini scita Nembro".

La chiesa per la sua posizione era la pieve più importante della val Seriana inferiore. Il 17 marzo 1304 era presente al sinodo bergamasco voluto da Giovanni da Scanzo; risultano infatti registrati: "Presbiter Albertus archipresbiter, presbiter Iacobus de Triscurio et Alexander de Cumis, canonici ecclesie Sancti Martini de Nembro". Nel 1360 era inserita nell'elenco nota ecclesiarum voluto da Bernabò Visconti per conoscere le taglie e le decime imposte al clero dal papa e dai Visconti stessi.

Della prima chiesa non rimane nessuna testimonianza. Venne modificata e riedificata più volte: rimane dell'edificio quattrocentesco una chiave di volta datata 1424, anno in cui, il 19 maggio, iniziarono i lavori di rifacimento. Testimonianza della chiesa è la bolla pontificia del 1468 di papa Paolo II che le conferiva benefici assieme a quella di San Bernardino a Lallio.

L'arciprete Magnanini Fu arciprete fra il 1510 e il 1520 Cristoforo Magnanini, vescovo di Polignano in Puglia dal 1508 al 1517, esiliato e a cui venne affidata in commenda la parrocchia di Nembro. Rinunciò poi a ritornare come vescovo in Puglia dimettendosi nel 1517 e rimanendo a Nembro. In assenza per esilio dei vescovi di Bergamo, prima Lorenzo Gabrieli dal 1509 esule e poi Niccolò Lippomano, nella plebana di Nembro si svolgevano le ordinazioni sacerdotali ed erano da lui svolte le cresime e le altre funzioni episcopali....

Il Cinquecento Gli atti della visita pastorale del vescovo Pietro Lippomano, avvenuta il 30 maggio 1520, la definiscono già parrocchia. Si susseguirono poi le visite pastorali degli altri vescovi: il 4 luglio 1546 Vittore Soranzo, che verrà inquisito e processato a Roma; il vescovo Federico Corner il 23 ottobre 1564, fino alla visita del 24 novembre 1575 del cardinale san Carlo Borromeo che ne ha fornita una dettagliata descrizione. La vicinanza con Bergamo portò la chiesa a essere visitata da molti vescovi della diocesi.

La ricostruzione settecentesca L'aumento della popolazione richiese però l'edificazione di una nuova chiesa. Progettata dall'architetto di Lugano Luca Lucchini, fu posata la prima pietra il 23 o il 25 aprile del 1752Don Pierantonio Alberti a 58 anni ha lasciato un documento:

Ronchetti nella sua Serie storico-cronologica degli Arcipreti di Nembro, come anche don Andrea Gavazzeni nelle sue Memorie della Chiesa e Comune di Nembro, affermano che ciò sia avvenuto il 25 dello stesso mese e la prima pietra posta dal signor Conte Bernardo Spini d'Albino.

Don Pierangelo Alberti, in realtà, vide il completamento della chiesa, e anche la sua benedizione. Morì infatti a 93 anni nel 1787.. L'antica chiesa parrocchiale venne demolita nel 1760. Il nuovo edificio, di grandi dimensioni, occuperà lo spazio della canonica, di parte di un bosco e della vecchia chiesa, impedendo così la possibilità di rilevare l'ubicazione esatta della chiesa originaria. La costruzione, durata 25 anni (escludendo la facciata e il campanile).., richiese la partecipazione attiva di gran parte degli abitanti della comunità, che estrassero il materiale da una cava di pietra a ... Questo veniva quindi spostato alla piazza di Santa Maria in Borgo, che fungeva da parrocchia temporanea, e fatto scivolare su un piano inclinato onde raggiungere il cantiere. Nei pressi fu costruita anche una fornace per poter cuocere i mattoni atti alla costruzione

La nuova chiesa fu ultimata, aperta al culto e benedetta dal bergamasco Antonio Ambiveri, vescovo di Aureoliopoli, p. 161. il 16 novembre 1777 e fu consacrata dal vescovo di Bergamo Giovanni Paolo Dolfin, con rito della dedicazione al vescovo san Martino di Tours, il 16 maggio 1790La consacrazione doveva avvenire il 19 novembre 1777 dal vescovo di Bergamo Marco Molin, ma egli morì il 2 marzo, così la domenica 16 novembre 1777 la chiesa fu solo benedetta dal vescovo di Aureoliopoli, di origine bergamasca. Questo spiega perché la chiesa fu benedetta e consacrata in due momenti distinti.. I patroni minori sono il beato Alberto di Villa d'Ogna, san Rocco e san Bernardo di Chiaravalle. La devozione verso di loro è ormai scomparsa, tranne per San Rocco di cui si celebra la festa nell'omonima chiesa..

Il campanile venne realizzato nel 1806 su progetto di Francesco Antonio Caniana. Il progetto prevedeva due campanili simmetrici in facciata, ma venne realizzato solo quello di sinistra..

L'arciprete Ronchetti Dal 1805 fino al 1838, anno della sua morte, fu arciprete Giuseppe Ronchetti, storico della cultura locale bergamasca. Scrisse la Serie Storico-cronologica degli Arcipreti di Nembro e le Memorie Istoriche della città e chiesa di Bergamo. Rimanendo a Nembro rinunciò a diventare vescovo di Ceneda (poi diocesi di Vittorio Veneto).

San Bonifacio La chiesa conserva ed espone il corpo di san Bonifacio dall'11 ottobre 1806, giorno in cui con solenne pompa la reliquia fu trasportata dalla chiesa di San Nicola nembrese fino in plebana, tolta dalle catacombe romane e tenuta in casa da Giovanni Tommaso Coffetti di Alzano Lombardo dal 1792.. Nel 1872 fu eretto un altare in suo onore precedentemente dedicato a Tutti i Santi.. Da quando la reliquia fu traslata a Nembro, gli abitanti del paese spesso lo invocarono, in particolare contro le epidemie, le calamità naturali e in soccorso di moribondi tramite scoprimenti, rito che da tempo non viene più celebrato.. A testimonianza della sua importanza, nel centenario della sua traslazione fu celebrata una novena di preparazione iniziata il 3 agosto. Nei giorni 11, 12 e 13 di quel mese fu celebrata la grandiosa solennità con la presenza del cardinale Felice Cavagnis e del vescovo di Bergamo Giacomo Radini-Tedeschi.

Gli antichi privilegi In occasione del centenario della benedizione della plebana, don Andrea Gavazzeni, in rappresentanza dei sacerdoti di Nembro, dopo aver avuto l'autorizzazione verbale dal vescovo di Bergamo Gaetano Camillo Guindari, scrisse una elaboratissima Petizione per ripristinare i privilegi arcipretali corredata da tutta la documentazione necessaria.. Tale petizione è conservata ancora presso l'archivio parrocchiale di Nembro ed è stata aggiunta la postilla: "Questa domanda non venne inoltrata in ossequio al nostro Vescovo, che non la credeva opportuna, quantunque convenisse che il titolo era legittimo e ben fondato".. I privilegi arcipretali che si richiedevano (in particolare l'uso della mitria) erano quelli caduti in disuso dopo la peste manzoniana di cui perirono tutti i sacerdoti di Nembro. Tra le prerogative vi sonoLe parti tra le virgolette sono tratte da ..: esser nomimata per prima negli elenchi delle pievi nei documenti antichi; esser la prima chiesa visitata nelle visite pastorali, in special modo nel Settecento; la collegiata di San Martino aveva un arcidiacono (come la cattedrale di Bergamo), poi denominato sacrista maggiore e poi vicearciprete; l'arciprete aveva diritto di sedere in cornu Evangelij (a sinistra del presbiterio), nel 1992 era ancora rispettato; fino al 1630 l'arciprete faceva uso della mitria "in tutta la sua pieve nella celebrazione solenne de' divini offici"; fino al 1630 l'arciprete aveva diritto dell'uso quotidiano dell'anello; l'arciprete aveva il diritto di essere accompagnato da due accoliti nelle funzioni solenni "per antichissimo privilegio"; fino al 1904, l'arciprete di Nembro nelle messe solenni, era assistito dal diacono e dal suddiacono, oltre dal cerimoniere in rocchetto con la veste violacea "per autentica consuetudine". Monsignor Giosuè Signori, Vicario Generale, fece smettere tale tradizione "non senza lamenti da parte della popolazione";

L'incoronazione dell'effige della Beata Vergine Maria dello Zuccarello Dal 31 luglio all'11 agosto 1920, il paese di Nembro festeggiò solennemente l'incoronazione dell'effige della Beata Vergine Maria dello Zuccarello. Il paese si trasformò completamente, si riempì ovunque di archi e fiori, si arrivò addirittura a creare per qualche giorno un laghetto artificiale. I nembresi tentarono di creare un nuovo paradiso terrestre. L'immagine fu portata dal santuario prima alla chiesa di San Nicola, poi alla plebana. Il paese fu inondato non solo da nembresi, da pellegrini dalla valle, dalla città, dalla provincia, ma anche da fuori. L'8 agosto, la linea tranviaria dovette interrompersi nel centro del paese. L'incoronazione avvenne per la mani del cardinale Giorgio Gusmini, arcivescovo di Bologna, alla presenza del vescovo di Bergamo Luigi Maria Marelli, del vescovo di Bobbio Pietro Calchi Novati, del vescovo del Santo Sepolcro Pompeo Ghezzi, innumerevoli furono i sacerdoti bergamaschi. Durante il pomeriggio per la funzione per riportare l'effige al santuario arrivò anche il vescovo di Alessandria Giosuè Signori. Nei giorni delle festività arrivarono anche il vescovo di Lodi Pietro Zanolini, e il vescovo di Cremona Giovanni Cazzani..

Per il centenario dall'incoronazione di questa immagine ha celebrato messa nella plebana il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, venerdì 1º ottobre 2021.

Descrizione Esterno L'edificio domina lo spazio circostante per grandezza, infatti è tra le chiese più grandi della diocesi. Anche per questo viene chiamata in dialetto Ol Cesù (letteralmente tradotto Il chiesone).. Secondo la tradizione l'architetto bergamasco Giacomo Quarenghi disse: "Fu un'impresa temeraria!".

La chiesa, preceduta da un grande sagrato con pavimentazione in porfido, ha il classico orientamento a est. L'ingresso principale, unico presente sulla facciata, è completo di stipiti che reggono l'architrave in marmo di Zandobbio, e il protiro con due colonne complete di alto basamento e capitello d'ordine ionico in granito grigio di Lonigo, atte a reggere il timpano triangolare. Due angeli reggono il blasone della diocesi di Bergamo. La facciata è divisa in tre ordini da due cornicioni. Il più importante è quello inferiore, con la trabeazione in pietra sagomata, mentre quello superiore è più esile. Verticalmente la facciata, in cinque scomparti, è divisa da lesene e controlesene con alto basamento in ceppo e le parti centrali avanzate rispetto alle due laterali. La facciata presenta anche delle nicchie completate dalle statue realizzate da Nicola Pirovano nel 1820. Quelle inferiori rappresentano i santi vescovi: Fulgenzio, Agostino, Simpliciano e Tommaso da Villanova. Nel secondo ordine, oltre alla grande finestra centrale culminante con il timpano curvilineo, vi sono due nicchie con le statue dei santi Nicola da Tolentino e Giuliano; mentre lateralmente, sul cornicione, vi sono quelle delle sante Monica e Chiara. Il timpano con la scritta “D.O.M. ET·DIVO·MARTINO·EPISCOPO”, completa la facciata con la croce ferrea..

Il campanile e le campane