Il punteggio tennistico registra l'andamento degli incontri di tennis. Un incontro (match) si articola in partite (set), giochi (game) e punti. I punti assegnati sono chiamati progressivamente 15, 30, 40. Chi si trova in vantaggio sul 40 e vince anche il punto successivo conquista il game. Se invece ci si trova 40-40, il game prosegue ai vantaggi e si chiude solo quando uno dei due giocatori ottiene un margine di due punti più dell'altro.

Chi per primo conquista sei game vince il set, purché con un vantaggio di almeno due game sull'avversario. Se il margine è di un solo game, il set dovrebbe proseguire fin quando uno dei due giocatori non ottiene il doppio vantaggio; è stato però introdotto ed è quasi costantemente previsto un game di spareggio (tie-break), di solito sul punteggio di 6-6.

Vince il match chi si aggiudica la maggior parte dei set previsti: tipicamente due su tre o tre su cinque.

Origini Le oscure origini delle convenzioni di punteggio nel tennis, specie in riferimento alla chiamata dei punti per 15, sono state oggetto di diverse teorie. Malcolm Douglas Whitman, in Tennis: Origin and Mysteries (1932), individua nella Ballade XVII di Carlo di Valois-Orléans,.. prima poesia di sempre sulla pallacorda. scritta mentre l'autore era prigioniero a Wingfield Castle (1435), il più antico riferimento al punteggio di 45,.. antenato del 40 contemporaneo.L'ipotesi comune e abbastanza pacifica che il punteggio di 40 sia una semplificazione verbale del 45 () lascia comunque non definitivamente spiegata l'adozione di un punteggio incoerente con gli altri ().

Esiste poi il resoconto di un incontro tra Filippo il Bello e il marchese di Dorset (31 gennaio 1505) nel quale il re «diede XV» al marchese.«[T]he kyng of Casteele played wth the Rackete and gave the Lord Marques XV» (). Il passo testimonia l'introduzione della racchetta, con il gioco già chiamato tennys in inglese. A queste prime menzioni fa eco un dialogo tra due giocatori dai Colloquia familiaria di Erasmo da Rotterdam (1522), che cita tutti e tre i punteggi e dimostra come il sistema fosse già ben consolidato..

La prima teoria sull'origine del punteggio per 15 si trova nel Trattato del giuoco della palla, prima pubblicazione al mondo con un capitolo sulla pallacorda, di Antonio Scaino, dedicato ad Alfonso d'Este.. In un involuto italiano cinquecentesco, l'autore ammette di non aver trovato nulla sull'argomento e formula un'ipotesi personale, illustrando tre diverse categorie di game in voga all'epoca: una «vittoria semplice», una «vittoria doppia» ottenuta conquistando quattro punti di seguito,Come nel tennis moderno quando si chiude il game da 40-0. e una «vittoria triplice» ottenuta vincendo cinque punti consecutivi da uno svantaggio di tre.Come nel tennis moderno quando si rimonta da 0-40. Secondo Scaino il 15, in quanto prodotto di 3 e 5, non sarebbe altro che il simbolo della vittoria triplice, la più onorevole, e dei punti necessari per conseguirla.... Whitman commenta che la tesi, benché negletta dagli studiosi, non è implausibile.

Altre teorie si fanno strada nel 1579, in un libercolo anonimo ma riconducibile all'astronomo e matematico Jean Gosselin, dal titolo Declaration des deux doubtes qui se trouvent en comptant dans le jeu de paume. Esposte due ipotesi, Gosselin, che come Scaino ammette di non aver trovato fonti sul tema, mostra di privilegiare l'idea che il punteggio della pallacorda derivi all'unità di misura romana antica del clima, pari a 60 piedi quadrati, in grado di generare su ogni lato di un quadrato quattro sezioni di 15 piedi, corrispondenti ai quattro punti necessari per vincere un gioco. L'altra ipotesi sostiene invece che il punteggio derivi dallo strumento astronomico del sestante, che misura 60°. Questi, suddivisi per i punti necessari a vincere il game, che un tempo equivalevano anche ai game necessari a vincere il set (4), danno appunto la misura di 15... Secondo l'Official Encyclopedia of Tennis, ciò lascia intendere che per vincere il match fosse necessario conquistare sei set: il sestante misura infatti un sesto di circonferenza, e vincerne sei equivale quindi a chiudere il cerchio (angolo giro)..

Le teorie moderne sul punteggio tennistico fanno capolino nel 1885. La prima sostiene che l'uso del 15 per indicare il primo punto, e dei suoi multipli per i successivi, nasca dall'uso di annunciare la «caccia» nella pallacorda, cioè la distanza in iarde, evidenziata sul campo da apposite linee, tra l'eventuale secondo rimbalzo della palla e il muro di fondo. Poiché le cacce in Francia erano 14, si è supposto che il 15 fosse stato adottato per evitare ambiguità.. Tuttavia il punteggio tennistico sembra più antico del sistema delle cacce, o per lo meno dell'uso di annunciarle: in origine si usava piuttosto apporre un segno sul pavimento in corrispondenza del rimbalzo e non erano tracciate linee sul campo..

Nel 1913 Ernest Crawley, su The Field, suppose per la prima volta che il punteggio per 15 fosse semplicemente il sistema sessagesimale usato per misurare il tempo. Il sistema era divenuto familiare nel Medioevo dopo l'invenzione degli orologi meccanici, che dividevano l'ora in 60 minuti e, applicati ai campanili, battevano i quarti ogni 15 minuti. La similitudine tra i colpi scanditi ogni ora e quelli necessari a vincere il game avrebbe quindi prodotto il conto dei punti per 15.. Crawley però già nel 1920 rinnegò questa tesi, sostenendo che il punteggio sessagesimale derivasse invece dalla suddivisione dei valori monetari, in particolare dall'uso di pezzi da 60 e da 15 soldi..

Risale al pallacordista Charles Delahaye, detto Biboche, la teoria citata da Albert de Luze nella Magnifique histoire du jeu de paume (1933).. Delahaye nell'infanzia aveva assistito a un incontro di longue paume nel quale, piuttosto che contare i punti, la squadra che ne conquistava uno avanzava ogni volta di 15 piedi verso la rete, che distava 60 piedi dal fondo, finché vincendo il gioco la raggiungeva. Quando tutti avanzavano di 45 piedi, il battitore aveva un enorme vantaggio: perciò era necessario vincere ancora due punti di seguito. I giocatori in parità erano detti quinzains sul 15-15 e trentains sul 30-30, ma quarantains sul 45-45. Ciò avrebbe prodotto la deformazione del punteggio di 45 nel moderno 40..

Dibattuta è l'origine dell'uso di love per indicare il punteggio 0. L'opinione comune è che derivi dal francese l'œuf, l'uovo, per la somiglianza di questo con il numero 0; l'ipotesi trova apparente conferma in alcune metafore dello 0 usate nel cricket (duck egg) e nel baseball (goose egg).. Il linguista Heiner Gillmeister obietta però che l'esito regolare di l'œuf in inglese, per legge fonetica, sarebbe stato *leef e non love (analogamente a bœuf > beef), e preferisce la tesi che riconduce il termine alla locuzione olandese omme lof spelen («giocare per l'onore»). Lof o loff ricorre in una lirica di Jeronimus van der Voort sulla battaglia di Anversa (1583), nell'espressione ghelt, pant noch loff («né denaro, né pegno, né onore); la poesia narra la battaglia nei termini di un incontro di pallacorda...

C'è poi chi sostiene che l'uso di love nel senso proprio di «amore» per intendere «[per] nulla» è semplicemente un uso comune in inglese, attestato nella lingua antica già nel 971 (in ne for feu, ne for nanes mannes lufou, all'incirca «né per denaro né per amore»). Esso è poi penetrato in espressioni come to play for love («giocare per amore», cioè in cambio di nulla) usate proprio negli sport. Si è anche affermato che love sia la deformazione di un antico termine scozzese, luff («niente»), in realtà mai esistito.

Il termine inglese deuce per indicare la parità (40-40) deriva dal francese à deux («a due») e sottolinea quindi la necessità di realizzare due punti consecutivi..

Metodo Storicamente il metodo di punteggio del tennis è «ai vantaggi»: per aggiudicarsi una frazione di incontro (game o set) è necessario conquistare almeno due frazioni più piccole (rispettivamente punto o game) più dell'avversario. Ciò può prolungare le frazioni indefinitamente, tutte le volte che nessun giocatore ottiene in tempi ragionevoli un doppio vantaggio sull'altro. Nel game ai vantaggi il prolungamento è in genere contenuto, con qualche rara eccezione.Si ricorda ad esempio un game tra Keith Glass e Anthony Faucett nel quale i giocatori si trovarono 37 volte in parità (). Nel set ai vantaggi è invece molto più sensibile e può estendere abnormemente la durata dell'incontro. Per questo motivo negli anni '70 è stato introdotto il set al tie-break, che si conclude con un vantaggio di un solo game, di spareggio, disputato di solito ai vantaggi e detto appunto tie-break.

Punteggio del game

I primi tre punti ottenuti nel game da ogni giocatore si chiamano rispettivamente 15, 30, 40. Nel game ai vantaggi il punto successivo chiude il game solo se chi lo conquista è già in vantaggio di almeno un punto (40-0, 40-15 o 40-30).

Alla chiusura di ogni punto il giudice di sedia annuncia il punteggio del game in corso, chiamando nell'ordine i punti del giocatore al servizio e quelli del giocatore alla risposta (v. esempi). Ciò vuol dire che sul 40-30 è in vantaggio il giocatore al servizio, e avrà la possibilità di chiudere il game vincendo il punto che segue (game point), mentre sul 30-40 sarà il giocatore alla risposta a giocare il punto che vale il gioco (break point).Game point e break point possono coincidere con i punti in grado di chiudere il set, il match o l'intero torneo. Si parla in tal caso di set point, match point, championship point. Questi punti notevoli si dicono annullati se sono vinti dal giocatore in svantaggio.

Se il punto successivo al 40 è sufficiente a chiudere il game, l'arbitro chiama «gioco» in suo favore e riepiloga il conto parziale dei game, precisando chi è in vantaggio e specificando il set in corso (v. esempi). Il punto non chiude il game se i due giocatori hanno vinto tre punti a testa. Sul 40-40 infatti l'arbitro chiama «parità» e si prosegue finché uno dei due non ottiene due punti di vantaggio sull'altro. Dopo ogni parità l'arbitro chiama «vantaggio» a favore del giocatore che vince il punto: se questi vince anche il punto che segue, conquista il game; se lo vince l'avversario, si torna in parità, e così via.. Punti Notazione Chiamata inglese. francese. spagnolo. italiano 0 love zéro cero zero primo 15 fifteen quinze quince quindici secondo 30 thirty trente treinta trenta terzo 40 forty quarante cuarenta quaranta quarto game jeu juego gioco Punteggi specifici nei game prolungati ai vantaggi terzo 40-40 deuce égalité iguales parità quarto o più A advantage avantage ventaja vantaggio quinto o più game jeu juego gioco Eccetto il 40-40, i punteggi di parità sono chiamati «quindici pari» e «trenta pari» (inglese: fifteen all, thirty all; francese: quinze à, trente à; spagnolo: quince iguales, treinta iguales). I vantaggi si chiamano indicando il nome del giocatore in vantaggio (v. esempi). Un'alternativa possibile e informale è indicare se il vantaggio è per chi si trova al servizio nel game («vantaggio battuta»; inglese: advantage in, ad-in) o per chi è alla risposta («vantaggio risposta»; inglese: advantage out, ad-out).

Esiste un metodo alternativo di punteggio senza vantaggio (no-ad), accolto da ITF nel 2018..

Punteggio del tie-break

Al computo ordinario dei punti del game fa eccezione il tie-break, game speciale che si disputa alternando i due giocatori al servizio e si vince conquistando un numero più alto di punti – generalmente sette – sempre a condizione di ottenere un doppio vantaggio sull'avversario. Nel tie-break i punti seguono la numerazione comune, e lo 0 è chiamato «zero», anziché love, anche in inglese. Se il punteggio non è in parità, l'arbitro chiama i punti vinti dai due giocatori nell'ordine dal più alto al più basso, indicando chi è in vantaggio (v. esempi).