Il Monte Malbe, o Montemalbe, è una collina italiana in provincia di Perugia, alta 532 metri, situata a nord-ovest del centro della città di Perugia.

Comprende territori dei comuni di Corciano e Perugia, oltre che innumerevoli frazioni di entrambi, per la maggior parte borghi fortificati, castelli (Chiugiana, Migiana, Pieve del Vescovo, Canneto, Capocavallo), romitori e conventi (Santa Maria del Sasso, San Salvatore, Seradino, Palazzi) o insediamenti di epoca moderna (La Trinità). Numerose aziende agricole e vigneti sfruttano il terreno acido e argilloso per la produzione di ottimi vini e olio extravergine d'oliva, attività nota sin dal XIII secolo assieme alla caccia (cinghiali, caprioli, cervi e cacciagione da piuma), alla pesca (presso l'adiacente Valle dell'Oscano) e al taglio di bosco ceduo per la produzione di legna da ardere, attività che contraddistingue tutto il contado di Porta Sant'Angelo. Di fondamentale importanza sono le cave, alcune delle quali tuttora in funzione, che sin dai tempi degli Etruschi riforniscono i due comuni di calce, gesso ed argilla, così come le innumerevoli risorse d'acqua, tra cui il torrente Genna, affluente di sinistra del Nestore, che da esso nasce.

Origine del nome Diverse fonti storiografiche fanno risalire l'origine del nome all'antico sacerdote etrusco Malot Tages; la forma contratta di Malot, Malz, sarebbe poi evoluta in Malze-Malbe. Tale teoria trova fondamento solamente negli studi del filologo Giovanni Semerano, che nei suoi studi fa risalire l'origine di Malz all'accadico (wa)-malu, tradotto con "fare divinazioni/velarsi il capo", avvicinando le ipotesi secondo cui Monte Malbe sarebbe stato il luogo deputato agli aruspicini; è comunque da sottolineare che tali studi sono tuttora oggetto di dibattito dalla comunità internazionale. Nelle sue cronache, Felice Ciatti asserisce che i resti di un tempio etrusco erano in corrispondenza dell'attuale Chiesa della SS. Trinità. Quello che è certo, è che il nome non sia assolutamente da ricondurre a variazioni dello stesso: a confermare questa teoria esistono i vari documenti del medioevo che non vedono variare il nome Montemalbe per oltre nove secoli, salvo un solo caso (sacrame di Fonte Avellana) dove compare come Monte Albo. Tutte le teorie formulate nel XIX secolo riguardo alla Malva sylvestris, al colore bianco del calcare (albus) e alla mancanza d'acqua (mal bè=mal bere) si dimostrano quindi essere delle invenzioni infondate.

Morfologia Durante il Miocene-Pliocene un’intensa fase tettonica ha determinato il corrugamento delle formazioni sedimentarie caratteristiche dell’Appennino centrale e conseguentemente di Monte Malbe. Gli affioramenti di Monte Malbe sono costituiti dalla successione carbonatica, che va dalla scaglia cinerea al rosso ammonitico, tipica dell'appennino umbro-marchigiano, rappresentandone l'unità più esterna, ed unicamente visibile ad occhio nudo. Un tempo questi affioramenti dovevano costituire il fianco occidentale del monte, e con il passare degli anni ora questo settore è mutato profondamente, mascherandone la sua granulometria.

Espressione della formazione calcarea del monte sono le trosce (piccoli invasi di acqua), spesso asciutte nel periodo estivo, e le doline. Dal punto di vista geologico, il “panettone” del monte ospita in affioramento una delle formazioni geologiche più antiche dell’Umbria: il Calcare Cavernoso. Nel periodo di sedimentazione di questa formazione geologica, il Triassico superiore, si era in presenza di un mare poco profondo nel quale andavano depositandosi successioni sottilmente stratificate di gessi e calcari. Successivamente il gesso, dissolvendosi in soluzione, ha determinato il “collasso” di tutta la serie calcareo-gessosa, con la conseguente fratturazione di tutti gli strati calcarei. Oggi, il Calcare Cavernoso viene utilizzato come pietra da costruzione e per l’abbellimento e la “naturalizzazione” di parchi e giardini.

Il Monte Malbe ospita grandi cave: di fronte a Corciano, ad esempio, viene estratto un calcare particolarmente puro utilizzato come inerte da costruzione. Anche gli antichi conoscevano il pregio di certi materiali: il grande spazio oggi sito in corrispondenza dell’incrocio della salita per La Trinità, è nato come conseguenza dell'estrazione di travertino, effettuata prima dagli Etruschi e poi dai Romani. Il continuo approfondimento del mare della Tetide ed i cambiamenti di ambiente deposizionale hanno poi determinato la successiva formazione geologica: il Calcare Massiccio, che oggi si trova in affioramento nei pressi della cima del monte. Nell’abitato di Migiana di Corciano, in corrispondenza di una grande cava, non è difficile trovare frammenti di ammoniti.

Flora e fauna Il territorio di Monte Malbe presenta particolari caratteristiche che sono l’espressione di diverse influenze bioclimatiche. La vegetazione mediterranea di sclerofille sempreverdi e caducifoglie è rappresentata sul versante meridionale dalle estese leccete, con un'associazione più interna di cerrete termofile. Sui versanti settentrionali sono presenti boschi cedui di carpino nero, nelle radure sono diffusi gli arbusti di ginepro e ginestra. Tra le specie floristiche non endemiche sono significative la ginestra germanica, rara a livello regionale, e il brugo la cui distribuzione nella nostra penisola è piuttosto frammentaria ma che rappresenta un habitat comunitario (4030). Le specie più significative sono indicate nel seguente elenco:

Acero Carpino nero Castagno Cerro Leccio Olivo Olmo Orniello Roverella Salvia Pungitopo Biancospino Brugo Caprifoglio Cisto Corbezzolo Edera Erica Felce Ginepro Ginestra Ligustro Rosa canina Prugnolo Sanguinello

Monte Malbe è noto, inoltre, come la riserva di basidiomiceti più varia del territorio perugino. Sin dall'antichità fino ad oggi, i suoi boschi sono battuti dagli abitanti della zona e dai Perugini che vanno in cerca di funghi per il consumo domestico e per la ristorazione. Per quanto riguarda la fauna, bisogna precisare che la grande varietà di animali che un tempo popolava queste zone è oggi ridotta a poche specie esistenti, sia a causa dell'antropizzazione (e quindi della relativa recinzione di moltissime aree) che della caccia. Le specie significative sono descritte nel seguente elenco: Cinghiale Capriolo Tasso Faina e Donnola Riccio Scoiattolo Rana e rospo Biscia, biacco e vipera Orbettino italiano Poiana Falco Ghiandaia Taccola Fagiano Quaglia Allocco Civetta Barbagianni Gufo Beccaccia Merlo Tordo Lupo (è attestato il suo ritorno, se pur in numero molto ridotto, da testimonianze visive dei cacciatori di cinghiale a partire dal 2017)

Storia

Della storia di Montemalbe esistono notizie sparse. Queste zone furono sfruttate dai comuni di Perugia e Corciano per la fornitura di legna da ardere, calce, cacciagione e sporadiche colture collinari, perlopiù graminacee, olivi e vite. Gli scarsissimi rinvenimenti riscontrati durante gli interventi di esplorazione e di scavo nella zona che da Perugia costeggia dapprima Cenerente e Colle Umberto ad Ovest per poi coinvolgere parzialmente Monte Acuto a Nord e Monte Tezio ad Est, parlano di un'impronta etrusca da far risalire ai secoli VII e VI a.C.A.E. Feruglio, Un carro da parata da Castel San Mariano di Corciano presso Perugia, in AA.VV., Antichità dell'Umbria a New York, Perugia 1991, pp. 131-40, caratterizzata dalla presenza di grandi latifondi di proprietà delle ricche aristocrazie agrarie locali dell'epoca, cioè di famiglie gentilizie etruscheAA.VV., Il Tezio racconta, a.c. dell'Associazione Ecologista "Colli del Tezio", Perugia 1995, pp. 49 e ss.. Nella Historia di Perugia redatta dallo storico Pompeo Pellini è menzionata la presenza di un tempio a Montemalbe che le leggende locali farebbero ricondurre al sepolcrale di Malot Tages o ad un tempio delle divinazioni; in luogo di verità comprovata, ciò risulterebbe un'interessante prova di culti religiosi etruschi.

Documentazione L'importanza del bosco dell'areale di Monte Malbe vide, nel corso del medioevo, numerose regolamentazioni da parte dei due comuni sopracitati, che ne regolassero l'utilizzo e multassero chiunque danneggiasse il patrimonio boschivo. Queste regolamentazioni prendevano il nome di comunanze. Di seguito le più significative

1275, gennaio 11

Il consiglio cittadino, a larga maggioranza, delibera di accogliere quanto in precedenza avevano stabilito i sapientes eletti per provvedere alla custodia di Monte Malbe. Costoro avevano realizzato una sorta di regolamento, ma il testo purtroppo non è riportato nel verbale, dove invece si hanno due aggiunte seguenti.

1) Nel caso in cui un servo di qualche nobile fosse stato sorpreso a danneggiare il bosco di Monte Malbe doveva amputarglisi la mano;

2) se coloro che erano i deputati alla custodia del bosco avessero commesso frodi o non avessero provveduto ad accusare chi lo danneggiava, sarebbero incorsi in una pena pari al quadruplo di quello che spettava al dampnum dantes.

1285, luglio 24

Nella delibera del consiglio dei sapientes relativa alle modalità d'appalto della comunanza di Monte Malbe, è riportato un passo inerente alla tutela del bosco. Gli appaltatori non potevano tagliare o far tagliare nessun alborem suptus terram cum sapa vel alio modo, ne potevano roncare, laborare seu roncari vel laborari facere de silva illius montis oltre ai terreni già coltivati.

1313, settembre 30

I priori delle arti di Perugia deliberavano l'elezione dei custodi della comunanza di Monte Malbe per il semestre venturo, ad iniziare dal 1º ottobre. Essi dovevano custodire fructus et ligna dicti monitse: sarebbe loro spettato un salario di 100 soldi di denari. Gli eletti furono i seguenti: Bettino "Perotti", Lucio, "Iacopelli", Lottolo,"Ventorutii", Pietro[...], Recolo "Vaccatoris", Vanne, "Maffutii", Ninolo, "Cole", Manzino, "Salvutii", Vegnatolo, "Valentini", Zozolo [...].

1318, ottobre 5

Nel canovaccio approntato per la stipula del contratto d'appalto della comunanza del legnatico e del pascolo in Monte Malbe vi erano le seguenti norme relative alla tutela del bosco: era vietato tagliare gli alberi se non cum securibus et falcellis; era vietato estirpare alberi e ranchare cum fossaris vel ligonibus vel cappis; negli ultimi due anni era vietato il pascolo e l'immissione nella comunanza di capre e becchi. Altre notizie riportano che la selva di Monte Malbe fu ceduta alla comunità di Corciano nel 1242 dal vescovo di Perugia Salvo, il quale riservò per sé la metà dell’usufrutto.

La produzione notarile in area rurale è simile a quella cittadina. Buona parte è costituita da contratti agrari e acquisti di animali, ma vi sono documenti di altro tipo: testamenti, contratti di matrimonio, ecc. Diverso, ma non di molto, è il caso costituito dagli atti che interessano le strutture pubbliche. Al fine di articolare meglio la presentazione dei documenti, si è operata una distinzione tra gli atti riguardanti la comunità e quelli riguardanti i privati cittadini. Gli atti più importanti che riguardano la comunità corcianese negli ultimi secoli del medioevo sono:

1) l’atto in cui il vescovo Salvo concedeva privilegi ai boschi posseduti dall’episcopato perugino nella zona;

2) i documenti dell’acquisto del castello di Mantignana;

3) un capitolato d’appalto di un’opera pubblica e il pozzo da realizzarsi in Corciano;

4) il verbale dell’assemblea della comunità di Chiugiana del 1384 e di quella di Corciano del 1542.

Oltre a tali leggi, l'amministrazione di Monte Malbe sfruttava la divisione in vocaboli per la gestione e la facilitazione nelle pratiche burocratiche. I vocaboli sono rimasti tali dal medioevo e sono i seguenti: Casa Nuova, Sasso, Orto di Lullo, Troscia, Poggio, Cisterna, Le Compre, L'Aiola, Lo Schiacciaro, La Tanella, Carpaneto, Castaldo, Patumelle, Le Vaglie, La Murcia.