A differenza delle successive formazioni legionarie, composte esclusivamente di fanteria pesante, le legioni della prima e media età repubblicana consistevano di fanteria sia leggera che pesante.
Il termine esercito manipolare, cioè un esercito basato su unità chiamate manipoli (), è pertanto utilizzato in contrapposizione con il successivo esercito legionario del tardo periodo repubblicano e alto imperiale, incentrato, invece, su un sistema di unità chiamate coorti.
Struttura Prima repubblica Stando alla storiografia latina, si deve l'introduzione del manipolo come elemento tattico a Marco Furio Camillo durante il periodo del suo quarto tribunato consolare.
L'unità costituì l'elemento fondamentale della legione romana dalle battaglie contro Equi e Volsci, vinte da Furio Camillo, fino alla Seconda guerra punica.
L'esercito manipolare si basava in parte sul sistema di classi sociali e in parte sull'età e sull'esperienza militare;Boak, A History of Rome to 565 A.D., p. 87 rappresentava quindi un compromesso teorico tra il precedente modello basato interamente sulle classi e gli eserciti degli anni che ne erano indipendenti.
Legione manipolare delle guerre latine
Questa impostazione della legione viene impiegata nel contesto delle guerre che si sono svolte nella regione del Latium vetus a partire dal 389 a.C. fino al III secolo a.C.. Ciascuna legione risultava composta da fanti e 300 cavalieriLivio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 14. ed era schierata su tre file, dette triplex acies. AntepilaniLivio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 7.
La prima linea consisteva in 15 manipoli di fanteria, ognuno composto da: 60 hastati (fanteria pesante), cioè gli elementi più giovani e meno abbienti fra la fanteria pesante. 20 leves (fanteria leggera) . La seconda linea consisteva anch'essa di 15 manipoli di fanteria, la cui composizione era: 60 princeps (fanteria pesante), i quali avevano maggiore età ed esperienza rispetto agli hastati. 20 leves (fanteria leggera) .Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 5. Su entrambe le linee, in aggiunta, ogni manipolo era comandato da due centurioni. OrdinesLivio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 8. La terza linea consisteva in 15 ordini (), ciascuno formato da: 1 manipolo di triarii (fanteria pesante), i quali erano sia le truppe più esperte, che le più abbienti. 1 manipolo di rorarii (fanteria leggera), i quali provenivano dalla quarta classe del censo serviano ed erano impiegati come rimpiazzi durante la battaglia. 1 manipolo di accensi (fanteria leggera), i quali provenivano dalla quinta classe del censo serviano. Avendo un equipaggiamento molto scarno, spesso avevano funzioni logistiche o di supporto. In aggiunta ogni ordine disponeva di due vessilliferi e quattro centurioni
Questa differenziazione esisteva, oltre che sulla base dell'esperienza dei soldati, anche sulla base del censo, tanto che ogni soldato era tenuto a provvedere autonomamente all'equipaggiamento. Tra i fanti, i più "benestanti" erano i triarii, che potevano permettersi l'equipaggiamento più completo e pesante, mentre gli accensi erano i più poveri, presi dalla quarta classe di cittadini, secondo l'ordinamento censitario di Servio Tullio.
Legione manipolare delle guerre italiche
Al termine delle guerre latine, anche alla luce di alcune sconfitte, lo schieramento della legione viene revisionato.
La nuova organizzazione ci viene descritta da Polibio nel VI libro delle Storie. La datazione di questo tipo di legione è molto confusa; difatti si tende a collocarne l'impostazione a partire dal III secolo a.C., fino all'alba della seconda guerra punica.
Difatti, per quanto sia certo che la sua comparsa sia precedente al 218 a.C., non si può escludere, che tale riorganizzazione (rispetto a quella proposta da Tito Livio nel paragrafo precedente), non possa appartenere ad un'epoca antecedente e databile addirittura alla stessa guerra latina (340-338 a.C.),P. Connolly, Greece and Rome at war, p. 130. alla terza guerra sannitica (298-290 a.C.) o alla guerra condotta contro Pirro e parte della Magna Grecia (280-272 a.C.).
Ogni legione era formata da fanti (portati fino a , in caso di massimo pericolo) e da 300 cavalieri ed era schierata, come in precedenza, a triplex acies.Polibio, Storie, VI, 20, 8-9.
Come innovazione rispetto alla precedente impostazione, abbiamo un'uniformazione dello schieramento, il quale è sempre su tre file, ma ognuna contenente 10 manipoli aventi la medesima struttura.
Inoltre, viene creato un nuovo legionario di fanteria leggera, il velite (), il quale sancisce l'obsolescenza delle precedenti tipologie adibite allo stesso ruolo e ne raccoglie l'organico.
I fanti erano quindi suddivisi in quattro differenti categorie:Polibio, Storie, VI, 21, 8.
primi ad essere arruolati erano i Velites, in numero di 1.200Polibio, Storie, VI, 21, 9. (tra i più poveri e i più giovani);Polibio, Storie, VI, 21, 7. seguono gli Hastati, il cui censo ed età erano ovviamente superiori, in numero di 1.200. poi vengono i Principes, di età più matura, sempre in numero di 1.200. Questi soldati formavano la seconda linea;In realtà, come suggeriva il nome, in origine i principes (di età media) erano schierati in prima linea e solo successivamente venne deciso di proteggerli collocando in avanti i più giovani hastati. Ai veterani (triarii) era comunque riservata l'ultima fila. Cfr. Tito Livio, Storie, a cura di P. Ramondetti, Torino, UTET, 1989, vol. 3 (libri XXI-XXV, p. 238, nota 1). e infine i Triarii, i più anziani, in numero di 600: non aumentabile nel caso in cui la legione fosse incrementata nel suo numero complessivo (da fanti a ), a differenza di tutte le altre precedenti classi, che potevano passare da a fanti ciascuna.Polibio, Storie, VI, 21, 10. Erano i guerrieri più esperti e temprati dalle battaglie, che venivano scelti dai migliori della prima classe e dai veterani delle altre, in grado di permettersi una corazza pesante.
Con la riforma manipolare del IV secolo a.C., i cittadini romani erano obbligati a prestare servizio militare, entro il quarantaseiesimo anno di età, per 16 anni i fanti (o anche 20 in caso di pericolo straordinario). Sono esclusi dal servizio militare legionario coloro che avevano un censo inferiore alle 400 dracme (paragonabili a assi secondo il GabbaEmilio Gabba, Esercito e società nella tarda Repubblica romana, p. 6.), anche se vengono impiegati nel servizio navale.Polibio, Storie, VI, 19, 3.
Tarda repubblica Da Mario a Cesare (II-I secolo a.C.)
In un processo noto come "riforma mariana", il console romano Gaio Mario portò avanti un programma di riforme dell'esercito romano. Nel 107-104 a.C., tutti i cittadini potevano accedere all'arruolamento, indipendentemente dal benessere e dalla classe socialeBoak, A History of Rome to 565 A.D., p. 189* Santosuosso, Storming the Heavens, p. 10. Grazie alla sua iniziativa, ora anche i nullatenenti, ovvero i capite censi (così chiamati perché venivano semplicemente inseriti nell'elenco dei cittadini durante il censimento), potevano militare nelle legioni, riforma fondamentale che gli consentì di sfruttare al massimo gli alleati italici e di ottenere grande superiorità numerica rispetto a quella di tanti altri eserciti dell'epoca. Questa mossa formalizzava e concludeva un processo, sviluppatosi per secoli, di graduale rimozione dei requisiti patrimoniali per l'accesso al servizio militareEmilio Gabba, Republican Rome, The Army And the Allies, p. 1.
La distinzione tra hastati, principes e triarii, che già era andata assottigliandosi, era ufficialmente rimossa,Cary & Scullard, A History of Rome, p. 219 e fu creata quella che, nell'immaginario popolare, è la fanteria legionaria, che formava una forza omogenea di fanteria pesante. I suoi componenti erano reclutati da stirpi di cittadini; a questa epoca, la cittadinanza romana o latina era stata territorialmente estesa ben al di fuori dell'Italia antica e della Gallia cisalpinaEdward Luttwak, The Grand Strategy of the Roman Empire, p. 27 All'interno poi delle singole centurie i legionari formavano gruppi di 8-10 soldati, chiamati contubernium, a capo dei quali veniva posto un decanus (o caput contubernii).Flavio Vegezio Renato, Epitoma rei militaris, II, 13. Questa nuova unità ebbe una grande importanza a livello strutturale nella legione (non forse a livello tattico), sia nella gestione interna della centuria, sia per la vita quotidiana che gli 8-10 soldati compivano insieme, montando la tenda al termine di una lunga marcia in territorio nemico, dividendo i pasti e condividendo molte delle comuni fatiche della vita militare. La fanteria leggera di cittadini, come i velites e gli equites, furono sostituite dalle auxilia, le truppe ausiliarie dell'esercito romano che potevano consistere anche di mercenari stranieriSantosuosso, Storming the Heavens, p. 16
L'organizzazione interna subiva inoltre un cambiamento fondamentale: il manipolo perse ogni funzione tattica in battaglia e fu sostituito in modo permanente dalle coorti (sull'esempio di ciò che era già stato anticipato da Scipione l'Africano un secolo prima), organizzate in numero di 10 per legione e numerate da I a X.Tale affermazione costituisce una congettura fondata sul fatto che l'ultimo a citare l'utilizzo del manipolo sia stato Sallustio nel Bellum Iugurthinum; secondo alcuni il primo impiego della coorte dovrebbe risalire allo scontro con i Cimbri e i Teutoni Ogni coorte era formata da tre manipoli oppure da sei centurie, composte a loro volta da un centurione, un optio, un signifer, un cornicen (che si alternava con un tubicen nello stesso manipolo, ma dell'altra coorte) e 60 legionari, per un totale di 64 armati a centuria, ovvero 384 a coorte. La legione contava così 3.840 fanti. Furono poi eliminate le divisioni precedenti tra Hastati, Principes e Triarii, ora tutti equipaggiati con il pilum (non più l'hasta, che fino ad allora era in dotazione ai Triarii). Era, inoltre, abolita sia la cavalleria legionaria, sia i velites (ovvero la fanteria leggera), che furono però sostituiti con speciali corpi di truppe ausiliarie o alleate, a supporto e complemento della nuova unità legionaria.
La trasformazione del nucleo base dell'esercito e il passaggio alla coorte fu reso necessario dall'esigenza di rafforzare l'unità fondamentale della legione, implementandola nei ranghi e nella disposizione delle file, allo scopo di affrontare le cariche di nemici, come le popolazioni d'oltre Reno (Cimbri e Teutoni), che non sarebbero state gestibili, si pensa, con l'impiego del vecchio schema manipolare, fondato su piccole unità, ciascuna di 120 uomini.
In seguito alla riforma mariana del 107 a.C., la Repubblica romana fu costretta ad assumersi l'onere di equipaggiare e rifornire le truppe legionarie, permettendo a tutti, compresi i nullatenenti, di arruolarsi. L'età minima per i volontari (non più costretti a prestare il servizio di leva) era ora stabilita a 17 anni, quella massima a 46. Il servizio durava invece fino ad un massimo di 16 anni.Brian Dobson, in Greece and Rome at war a cura di P. Connolly, p. 213. Si trattava della prima forma di un esercito di professionisti dove era abolita la coscrizione per censo, mentre i soldati veterani, che dall'esercito traevano quotidiano sostentamento (vitto e alloggio, oltre all'equipaggiamento), ottennero una pensione sotto forma di assegnazioni di terre nelle colonie e, più tardi, anche della cittadinanza romana. A loro Mario e poi i successivi comandanti concedevano anche di dividere il bottino razziato nel corso delle campagne militari.Brian Dobson, in Greece and Rome at war a cura di P. Connolly, p. 214.
Unità complementari Cavalleria legionaria (e ausiliaria)