Durante la seconda guerra mondiale Genova, per l'importanza del suo porto e delle sue industrie (a partire dall'Ansaldo e dalla Piaggio), subì numerosi bombardamenti aerei e navali, che causarono ingenti danni tessuto urbanisitico-architettonico e un significativo numero di vittime.

Le strutture militari e civili preposte a difesa della città erano largamente impreparate e sottodimensionate rispetto agli attacchi che si verificarono nel quinquennio della guerra: non vi era un adeguato sistema di contraerea (un solo aereo fu abbattuto, ed esposto al Teatro Margherita) e i rifugi erano largamente insufficienti, in grado di ospitare solo il 5% della popolazione (trentamila posti per una popolazione di seicentomila abitanti).

Bombardamenti navali 14 giugno 1940

Il 14 giugno 1940, quattro giorni dopo l'entrata in guerra dell'Italia, una formazione navale francese salpata da Tolone e composta dagli incrociatori pesanti Dupleix e Colbert e dai cacciatorpediniere Vautour e Albatros cannoneggia la zona industriale di Genova, tra Sestri Ponente e Arenzano (contemporaneamente, un'altra formazione francese attacca gli impianti industriali di Savona e Vado Ligure). La reazione delle batterie costiere italiane danneggia gravemente lAlbatros, mentre quella della Regia Marina, data l'esiguità delle forze navali disponibili in loco (la squadra navale è concentrata a Taranto), si limita a un coraggioso ma inefficace contrattacco da parte della torpediniera Calatafimi. Il bombardamento francese causa comunque pochi danni materiali, tutti riparati in meno di dieci giorni, e poche perdite tra i civili (tre morti e dodici feriti).Giuseppe Fioravanzo, La Marina italiana nella seconda guerra mondiale. Volume II, La guerra nel Mediterraneo – Le azioni navali, Tomo I: dal 10 giugno 1940 al 31 marzo 1941, pp. 86-90.

9 febbraio 1941

Un secondo e ben più pesante bombardamento navale di Genova ha luogo il 9 febbraio 1941 per opera della Forza H britannica, salpata da Gibilterra: l’azione è eseguita dall’incrociatore da battaglia Renown, dalla corazzata Malaya e dall'incrociatore leggero Sheffield, scortati da dieci cacciatorpediniere e coadiuvati da aerei decollati dalla portaerei Ark Royal (che al contempo lancia attacchi aerei secondari contro La Spezia e Livorno). In tutto vengono sparati 273 colpi da 381 mm, 782 da 152 mm e 400 da 114 mm, dei quali soltanto un terzo colpisce la città e gli impianti industriali; questi ultimi non subiscono danni gravi, e la corazzata Duilio e il cacciatorpediniere Bersagliere, uniche navi da guerra ai lavori nei cantieri navali, rimangono del tutto indenni, mentre delle 55 navi mercantili presenti in porto due sono affondate (il piroscafo Ezilda Croce e la nave scuola Garaventa), due sono colpite e danneggiate (i piroscafi Salpi e Garibaldi) e 29 subiscono lievi danni da schegge. Considerevoli invece i danni al centro abitato, con 250 abitazioni distrutte, 144 vittime e 272 feriti tra i civili, oltre a 2500 senzatetto. Infruttuosa la reazione delle batterie costiere, mentre la squadra navale, uscita da La Spezia per intercettare il nemico, non vi riuscirà a causa della scarsa coordinazione tra la Marina e l’Aeronautica.Giuseppe Fioravanzo, La Marina italiana nella seconda guerra mondiale. Volume II, La guerra nel Mediterraneo – Le azioni navali, Tomo I: dal 10 giugno 1940 al 31 marzo 1941, pp. 354-358.

Bombardamenti aerei

11/12 giugno 1940

Primo bombardamento su Genova, nonché (insieme al contemporaneo attacco su Torino) prima incursione aerea subita da una città italiana nella seconda guerra mondiale. Due bombardieri britannici, su 36 decollati dall’Inghilterra (altri due vanno perduti), sganciano cinque tonnellate di bombe, causando pochi danni e vittime.

13/14 giugno 1940

Attacco da parte di nove aerei britannici della Fleet Air Arm.

15/16 giugno 1940

Otto bombardieri Vickers Wellington della Haddock Force (una formazione britannica dislocata in basi aeree della Provenza con lo specifico scopo di attaccare i centri industriali del Nord Italia) attaccano i cantieri Ansaldo e gli stabilimenti Piaggio.

16/17 giugno 1940

Altri tre bombardieri della Haddock Force, su un gruppo di 22 decollati, attaccano di nuovo l’Ansaldo e la Piaggio.

2/3 settembre 1940

Incursione da parte del Bomber Command della Royal Air Force; le bombe cadono sulla città, causando due vittime tra la popolazione civile.

20/21 ottobre 1940

Altra incursione da parte del Bomber Command.

10/11 settembre 1941

Incursione da parte del Bomber Command: 76 bombardieri partiti dalle basi in Inghilterra attaccano in parte Genova e in parte Torino (cinque vengono abbattuti). A Genova le bombe cadono sull’abitato.

28/29 settembre 1941

Incursione da parte di 41 bombardieri del Bomber Command, tre dei quali vanno perduti. Le bombe cadono sulla città; alcuni aerei, perso il contatto con la formazione, sganciano bombe su La Spezia e Savona.

12 aprile 1942

Incursione da parte di diciotto aerei del Bomber Command della RAF (molti dei quali, smarritisi durante il volo, attaccano Savona e Imperia), che sganciano 9,5 tonnellate di bombe.

22/23 ottobre 1942

Prima delle sei incursioni di "area bombing" del Bomber Command della RAF contro Genova dell’autunno del 1942: 100 bombardieri britannici Avro 683 Lancaster (su 112 decollati dalle basi in Inghilterra) sganciano 179 tonnellate di bombe sulla città (punto di mira è Piazza De Ferrari). Vengono colpiti il centro storico, il porto, i cantieri navali, i quartieri orientali; subiscono danni la stazione ferroviaria di Brignole, l'Ospedale di Pammatone, le chiese di Santa Maria in Passione e Sant’Agostino, Sottoripa, i palazzi Spinola, Tursi, San Giorgio e Ducale. Le vittime civili sono 39. Si tratta, in assoluto, del primo bombardamento su una città italiana a utilizzare la tecnica dellarea bombing, con impiego massiccio di spezzoni incendiari: un radicale cambiamento rispetto ai bombardamenti degli anni precedenti, subito percepito dagli abitanti, alle prese con distruzioni e incendi di proporzioni mai viste in precedenza (alcuni incendi non saranno ancora domati dopo ventiquattr’ore). L’indomani mattina, Genova viene visitata dal re e dalla regina: Vittorio Emanuele III visita i quartieri colpiti, mentre la regina Elena fa visita ai feriti negli ospedali.Giorgio Bonacina, La R.A.F. cancella intere città, su "Storia Illustrata" n. 164 (Marzo 1972), p. 55Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, pp. 186-191

23/24 ottobre 1942

Seconda incursione di "area bombing" su Genova, da parte di 95 bombardieri Short S.29 Stirling e Handley Page Halifax che sganciano 144 tonnellate di bombe. Il maltempo disperde gran parte dei 122 bombardieri originariamente decollati dall’Inghilterra (tre dei quali vanno perduti), molti dei quali attaccano erroneamente Savona (scambiata per Genova) causando 55 vittime, su Vado Ligure o su Torino; a Genova i danni sono relativamente contenuti (vengono colpite, tra l’altro, la Basilica della Santissima Annunziata, il Palazzo Imperiale e il Teatro Paganini, distrutto e mai più ricostruito), tanto che il Bomber Command riterrà l’incursione un fallimento (a differenza di quella precedente e di quelle successive, tutte giudicate riuscite e ben concentrate), ma il panico destato dal bombardamento della notte precedente, di maggiore intensità rispetto a quelli dei primi due anni di guerra, causò una calca presso l’ingresso del rifugio antiaereo allestito nella Galleria delle Grazie, con la morte di almeno 354 persone (secondo i bollettini ufficiali; altre stime parlano di 500 vittime).Giorgio Bonacina, La R.A.F. cancella intere città, su "Storia Illustrata" n. 164 (Marzo 1972), p. 56Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, pp. da 190 a 193.

6/7 novembre 1942

Terza incursione di "area bombing", con lo sgancio di 115 tonnellate di bombe da parte di 65 bombardieri della RAF (su 73 decollati dalle basi in Inghilterra; due vengono abbattuti). Vengono colpiti i quartieri centro-orientali, con danni tra l’altro alla chiesa di San Donato, a Palazzo Cattaneo e a Villa Pallavicini; le vittime civili sono 20.

7/8 novembre 1942

Quarta e più pesante incursione di "area bombing": 143 bombardieri (su 175 decollati dall'Inghilterra; sei vanno perduti) sganciano 237 tonnellate di bombe sulla città e sui cantieri Ansaldo, causando 23 vittime. Vengono colpiti i cantieri navali e i quartieri orientali, con danni alla basilica della Santissima Annunziata, al monastero di Santa Chiara, a Sottoripa, ai palazzi Doria, Spinola, Arcivescovile e dell'Accademia Ligustica. Si tratta del bombardamento più pesante subito da una città italiana dall’inizio della guerra (“primato” superato, pochi giorni dopo, dall’incursione su Torino del 20 novembre).Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, p. 194.

13/14 novembre 1942

Quinta incursione di "area bombing", da parte di 70 bombardieri del Bomber Command (su 76 decollati dalle basi inglesi) che sganciano 80 tonnellate di bombe dirompenti e 47 tonnellate di incendiarie. Obiettivi sono l'Ansaldo e la città; entrambi sono colpiti, con danni tra l'altro allo scalo ferroviario di Sampierdarena, alla zona intorno alla stazione Brignole, all'ospedale Galliera, alla basilica di San Siro, alla chiesa di Santo Stefano, ai palazzi Spinola e dell'Accademia Ligustica di Belle Arti, alla Loggia della Mercanzia. Le vittime civili sono dieci.

15/16 novembre 1942

Sesta incursione di "area bombing". 68 bombardieri (su 78 decollati dall'Inghilterra) sganciano 115 tonnellate di bombe sulla città, colpendo sia l’abitato (tra cui la chiesa dei santi Cosma e Damiano, la basilica di San Siro, la basilica di Santa Maria Assunta e Palazzo Cattaneo) che il porto e provocando cinque vittime.

Le sei incursioni su Genova dell’autunno 1942, complessivamente, causano la distruzione o il grave danneggiamento di 1250 edifici. 1996 appartamenti sono distrutti o gravemente danneggiati, 1249 lesionati e resi in parte inabitabili, 4438 subiscono danni lievi; in alcuni quartieri più di un terzo degli edifici sono distrutti o gravemente danneggiati. I danni alle strutture portuali, viceversa, sono relativamente contenuti, e riparabili in poco tempo. Le vittime civili, 451, sono relativamente poche, rispetto all’enormità dei danni: ciò è dovuto soprattutto alla buona disponibilità di rifugi antiaerei di Genova, superiori in numero e capienza rispetto alle altre città italiane e in massima parte costruiti in gallerie e sottopassaggi, non soggetti al crollo di edifici soprastanti (una delle principali cause di vittime nei bombardamenti aerei). Le perdite del Bomber Command ammontano in tutto a nove aerei, due dei quali scontratisi in volo.Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, pp. 192-194.

7/8 agosto 1943