La nostalgia è uno stato d'animo di tristezza e di rimpianto per la lontananza da persone e luoghi cari, o per una situazione passata che si vorrebbe rivivere.
La parola è stata coniata da un medico alsaziano nel Seicento, per descrivere il malessere di mercenari svizzeri che si trovavano in Francia, lontani da casa per molti mesi. È composta dal greco , ritorno, e , e significa letteralmente "dolore del ritorno". Può essere una sensazione triste e felice contemporaneamente: triste, perché il momento non è più presente, felice perché l'emozione permette di riviverlo nella memoria; il ricordo riporta alla mente la felicità, ma causa tristezza per la perdita.
La nostalgia può evolvere in manifestazioni patologiche. Tuttavia, alcuni studi recenti hanno concluso che, se non è troppo pervasiva, la nostalgia è una risorsa psicologica perché dà un senso alla vita davanti a una perdita: in questo, ha una funzione esistenziale ..
Il "male svizzero"
La parola nostalgia non fa parte del vocabolario del greco antico, ma come molti termini scientifici medici, è un neologismo formato con delle radici greche. In questo caso, si tratta di due lemmi greci: νόστος "ritorno" e άλγος "dolore", e significa letteralmente "dolore del ritorno". Il termine è stato coniato nel 1688 in Svizzera da uno studente di medicina alsaziano dell'Università di Basilea Johannes Hofer, e ha avuto poi grande diffusione. Hofer, all'epoca 19enne, aveva constatato la sofferenza dei mercenari svizzeri al servizio del re di Francia Luigi XIV, che per lavoro rimanevano a lungo lontani dai monti e dalle vallate della loro patria, e vi dedicò la sua tesi di laurea, scritta in latino e pubblicata nel 1688 con il titolo in lingua latina, greca e tedesca, Dissertatio medica de Νοσταλγία, oder Heimwehe (Dissertazione medica sulla "nostalgia" o Heimweh) Variante 1, copertina Nostalgia in caratteri greci, anno di stampa 1688; Variante 2 online (copertinaNostalgia in caratteri latini, con anno di stampa 1678).
Con nostalgia, Hofer "traduceva" in un termine medico la parola tedesca «Heimweh» (letteralmente dolore per la casa) e il francese «mal du pays», ancor oggi utilizzati nelle rispettive lingue.
Lo stato di prostrazione che aveva osservato Hofer era così grave, che portava alla morte i soggetti che ne erano colpiti, e nessun intervento medico valeva a ridare loro le forze e la salute, a meno che non li si riportasse verso casa.
Dopo Hofer, altri medici fecero osservazioni simili, e per un breve periodo si pensò che fosse un fenomeno specificamente svizzero: veniva infatti chiamato "male svizzero" Schweizerkrankheit.
Uno di questi osservatori fu il medico Theodor Zwinger III, che era nella commissione di laurea di Hofer a Basilea: Zwinger annotò la melodia del Ranz des vaches, chiamandola con il suo nome tedesco Kuhreihen - un canto di lavoro tradizionale che aveva il potere di gettare i mercenari svizzeri in un profondo stato di prostrazione. Anziché "nostalgia", Zwinger chiama questa prostrazione Pothopatridalgia.
La parola è attestata in italiano nel 1764.
Jean-Jacques Rousseau, che pure era svizzero, parla del Ranz des vaches nel suo Dictionnaire de musique (1768): spiega infatti che i comandanti delle truppe svizzere avevano vietato di suonare questo canto, pena la morte, appunto poiché faceva scoppiare in lacrime, oppure faceva disertare o addirittura morire coloro che la ascoltavano, perché suscitava l'ardente desiderio di rivedere il loro paese.
Rousseau insiste sul fatto che non fosse quella specifica canzone ad avere proprietà musicali particolari tali da smuovere l'animo di chi ascolta, ma che essa funzionava con gli svizzeri, perché ridestava ricordi personali della loro infanzia.
Rousseau ebbe una grande influenza sulla storia delle idee in Europa.
Durante la Rivoluzione francese, Pierre-François Percy, chirurgo nell'esercito repubblicano, annotò i sintomi della nostalgia nei soldati bretoni..
A partire dalla fine del Settecento e soprattutto nella prima metà dell'Ottocento, accanto all'interesse medico, la nostalgia convoglia notevoli attenzioni in ambito poetico e musicale,
La nostalgia colpiva persone anche di umile origine, e si differenziava dalla malinconia, che colpiva per lo più gli "uomini di lettere".
A partire da Charles Baudelaire, il termine si libera dal riferimento a precisi luoghi o al passato infantile, per assurgere a condizione di anelito indefinito.
Con l'età del Romanticismo, il pensiero del ritorno all'infanzia e del ricordo del proprio passato si caricò di tensione eroica e drammatica, diventando inoltre un fondamento indiretto per i nazionalismi che stavano nascendo in quel periodo in tutta Europa.
Per Chateaubriand, scrittore romantico francese della metà dell'Ottocento, la nostalgia non è tanto una malattia quanto un sentimento di rimpianto del paese natale:
Fu con gli albori della società di massa, che la nostalgia assunse le caratteristiche peculiari con cui si identifica ancora oggi, come spiega Svetlana Boym nel testo Ipocondria del cuore: nostalgia, storia e memoria:
Nozioni affini
La nostalgia è un termine che storicamente nasce nella medicina per indicare una patologia; negli anni tuttavia questa accezione è stata abbandonata per indicare un sentimento generico. Nei secoli, diverse lingue hanno sviluppato delle nozioni affini, che indicano un sentimento: in italiano il dantismo disìo Puntata di Parla con me del 30/11/2010., come compare nel canto VIII del Purgatorio:
in francese il mal du pays indica la nostalgia di casa
in portoghese saudade indica "il ricordo di aver goduto in tempi passati, che non torneranno più; il dolore di non poter godere nel presente, o di poterlo fare solo nel ricordo; e il desiderio e la speranza di tornare in futuro all'antico stato di felicità"[Saudade é a] lembrança de se haver gozado em tempos passados, que não voltam mais; a pena de não gozar no presente, ou de só gozar na lembrança; e o desejo e a esperança de no futuro tornar ao estado antigo de felicidade.
in romeno, dor designa un sentimento complesso che include tristezza, struggimento e desiderioAcademia Română, Dicționar explicativ al limbii române. Editura Univers enciclopedic, București, 2016 Dor esprime desideri calmi ma intensi, sereni ma anche strazianti, implicando una nota piacevole contemplazione retrospettiva (nostalgia) ma anche impulsi ancora pressanti verso l'azione per reintegrare autentiche condizioni esistenziali, per tornare ai propri luoghi nativi. . Il dor è considerato parte del carattere nazionale romenoMircea Eliade: Dor - a Saudade romena. In: Acção vom 31. Dezember 1941, S. 3. e si ritiene che sia intraducibile.Lucian Boia: History and Myth in Romanian Consciousness. Central European University Press, Budapest 2001. S. 147. in tedesco il già citato Heimweh nostalgia di casa e Sehnsucht, forma di "nostalgia del futuro". Sehnsucht è ritenuto generalmente intraducibileCf. Sehnsucht in Historisches Wörterbuch der Philosophie, vol. 9, p. 165.. Tuttavia, secondo Michaëlis, filologa e lessicologa prussiana naturalizzata portoghese, la parola Sehnsucht esprime lo stesso concetto di saudade e ne è pertanto un ottimo traducente.
La nostalgia in psicologia
Virginia de Micco, nel testo a sua cura Le culture della salute-immigrazione e sanità, un approccio trans-culturale, scrive:
In un articolo del 2023 di Marshawn Brewer, filosofo dell'Università Fordham di New York, i recenti contributi della psicologia, della psicologia sociale, della filosofia e delle ricerche storiche suggeriscono che esistono due tipi principali di nostalgia: la nostalgia "tipica", che è un'esperienza piuttosto positiva in quanto «rafforza il nostro senso di identità narrativa collegandoci a un passato idealizzato che sentiamo di aver vissuto»; queste esperienze tipiche di nostalgia sono emotivamente "agrodolci" (anche se più dolci che amare), emergono spesso a seguito di una crisi e ci fanno sentire di nuovo a casa nel mondo; Brewer evoca il concetto di «ancoraggio retrospettivo» (retrospective anchor) a un sentimento del passato (ad esempio nel ricordo di un evento piacevole, rassicurante o gratificante che abbiamo vissuto in passato); Brewer aggiunge tuttavia che può esistere un ancoraggio simile anche a un passato che non abbiamo mai effettivamente vissuto ( un'"età dell'oro"); la nostalgia "atipica", descritta ad esempio da A.J. Steinbock nel 1995, sarebbe un'esperienza piuttosto negativa, che ci collega «non a un passato che abbiamo vissuto, ma a quello che avremmo voluto vivere»; questa forma di nostalgia non porta a un rafforzamento dell'identità narrativa, ma a un suo indebolimento, e a un senso di tristezza di fronte a un mondo al quale non potremmo appartenere». Il sentimento o l'emozione nostalgica possono essere suscitati da tutti e cinque i sensi: un suono, una voce, un odore, una musica, un testo, un'immagine o un film.
La nostalgia nella sociologia della migrazione Ricerche recenti sono partite dal "caso" dei mercenari svizzeri e il Ranz des vaches per illustrare diversi modi dei migranti di gestire i sentimenti di nostalgia.
Il fatto che il concetto di nostalgia venga sviluppato nel Seicento fa capire quanto fossero diventate importanti le migrazioni individuali in quel periodo storico.
Secondo Renos K. Papadopoulos il fatto che tutti i rifugiati abbiano perduto la casa (o la madrepatria) fa sì che condividano un profondo senso di struggimento nostalgico e che desiderino riparare quel tipo molto specifico di perdita. Nostalgia è il termine usato per descrivere l'intero fascio di tutti quei sentimenti, reazioni, speranze, timori, ecc. In questa ottica la nostalgia non può essere separata da ciò che la "casa" rappresenta soprattutto a livello simbolico. In particolar modo per i rifugiati, ciò crea un disorientamento in quanto si rivela impossibile stabilire con esattezza l'origine precisa di una perdita che non si limita a quella tangibile di una casa tout court, intesa nella sua materialità, ma che si allarga alla perdita di tutti i tipi di rapporti personali che il soggetto intrattiene con sé stesso, con gli altri e con l'ambiente sociale che lo circonda.
Dopo aver lasciato il proprio paese, la propria casa, il luogo dove si è conosciuti e riconosciuti, le poche certezze che hanno segnato e dato senso alla propria esistenza, la nostalgia può rappresentare un'emozione talmente intensa da manifestarsi come esperienza dolorosa, e condurre a un malessere psichico e fisico. L'antropologo ed etnopsichiatra Roberto Beneduce scrive:
Se da un lato la nostalgia è disillusione e può condurre a un malessere del corpo e della mente, dall'altro può essere vissuta come una spinta verso il luogo di origine, verso il proprio paese, verso gli affetti, verso le proprie radici e la propria storia, spinta che consente di non sentirsi senza casa, senza appartenenza, senza paese e costituisce una risposta al sentimento del pericolo incombente sulla propria identità. Nostalgia allora anche come consolazione e come rifugio. Spesso la nostalgia si condensa intorno ad alcune immagini (di oggetti, di luoghi, di persone) che si rivelano nell'esperienza come fortemente significativi per la propria dimensione dell'essere e molto consolatori rispetto al vissuto dello spaesamento, dando alla persona un senso di maggiore sicurezza. La nostalgia è un "terreno ricco" nella clinica con le persone straniere, nel quale è molto importante per il terapeuta sapersi muovere, infatti gli "oggetti" della nostalgia (che nel tempo possono anche perdere un po' di concretezza) ci rivelano molto dell'inespresso della persona, non solo del suo passato, ma anche dei suoi bisogni, dei suoi desideri nel presente.
La nostalgia in filosofia