Il Vittoriale degli Italiani è un complesso di edifici, vie, piazze, con teatro all'aperto, giardini e corsi d'acqua, fatto erigere tra il 1921 e il 1938 a Gardone Riviera dal poeta e romanziere Gabriele d'Annunzio, sulla sponda bresciana del lago di Garda.

Vi è sepolto lo stesso D'Annunzio che che ne affidò il progetto all'architetto Giancarlo Maroni, in modo che il luogo rappresentasse la memoria della «vita inimitabile» del poeta-soldato e delle imprese dei soldati italiani durante la prima guerra mondiale. Spesso con Vittoriale ci si riferisce alla sola abitazione di d'Annunzio, situata all'interno del complesso, che invece è la parte chiamata «Prioria».

Il Vittoriale è un monumento aperto al pubblico e visitato ogni anno da migliaia di persone. Le visite del 2022 ammontano a , contro le del 2021 e le del 2015.

Il complesso monumentale

Il Vittoriale si estende per circa nove ettari sulle colline di Gardone Riviera in posizione panoramica, dominante il lago.

Accoglie il visitatore l'ingresso monumentale costituito da una coppia di archi al cui centro è collocata una fontana che reca in lettere bronzee un passo del Libro segreto, ultima opera scritta da Gabriele d'Annunzio: A sormontare la fontana una coppia di cornucopie e un timpano con il famoso motto dannunziano «Io ho quel che ho donato».

Dalle arcate d'ingresso si snoda un duplice percorso: il primo in leggera salita conduce alla prioria, la casa-museo di Gabriele d'Annunzio, e salendo ancora alla nave militare Puglia e al mausoleo degli eroi con la tomba del poeta; il secondo porta verso i giardini, l'arengo, e, attraverso una serie di terrazze digradanti verso il lago, si giunge alla limonaia e al frutteto.

Superato l'ingresso e presa la via verso la prioria si incontrano il pilo del Piave con la scultura della Vittoria incatenata dello scultore Arrigo Minerbi, il Pilo del Dare in brocca cioè colpire nel segno, imbroccare. Sulla sinistra il Parlaggio, l'anfiteatro progettato da Maroni fra il 1931 e il 1938, i cui lavori terminarono soltanto nel 1953 lasciandolo, tuttavia, incompiuto. Ispirato ai teatri della classicità, e in particolar modo a quello di Pompei dove Maroni venne mandato in missione insieme allo scultore Renato Brozzi, secondo le indicazioni del committente doveva impiegare delle lastre di marmo rosso di Verona a copertura dei materiali grezzi della "modernità", quali il cemento armato, utilizzati per la platea e le gradinate. La struttura rimase in tale manchevole stato per mancanza di fondi, sino all'effettivo compimento dell'opera avvenuto nel marzo 2020 e inaugurata nel mese di luglio.

L'anfiteatro gode di un panorama sul lago avendo come naturale scenografia il monte Baldo, l'isola del Garda, la rocca di Manerba nella quale al poeta tedesco Goethe parve di ravvisare il profilo di Dante e la penisola di Sirmione. È sede ogni estate di una stagione di spettacoli che negli anni ha portato a calcare il palco i più grandi attori italiani, étoiles del mondo della danza come Carla Fracci ed Eleonora Abbagnato, star della musica internazionale come Lou Reed, Michael Bolton, Patti Smith, Ben Harper e Morrissey.

Salendo ancora si giunge alla piazzetta Dalmata che prende il nome dal pilo sovrastato dalla Vergine di Dalmazia. Su questo spazio si affacciano la prioria, la casa-museo di Gabriele d'Annunzio, lo Schifamondo, le torri degli archivi e il tempietto della Vittoria con una copia bronzea della celebre Vittoria alata di Brescia di epoca classica. La sommità del Vittoriale è occupata dal mausoleo, monumento funebre realizzato dopo la morte di d'Annunzio.

Le simbologie occulte Il monumento è ispirato ai tumuli funerari di tradizione etrusco-romana, ed è costituito da tre gironi in marmo Botticino a rappresentare le vittorie degli Umili, degli Artieri e degli Eroi, studiati per elevare spiritualmente il visitatore, secondo i criteri della geometria sacra dei culti misterici.

Nel complesso sono presenti infatti numerose simbologie esoteriche, tema d'interesse di D'Annunzio, che lo indusse ad affidarne la costruzione all'architetto Gian Carlo Maroni ritenuto un medium, e a collezionare numerosi oggetti magici, talismani, cimeli, provenienti da diverse tradizioni spirituali, che arredano in maniera sincretica gli ambienti interni, conferendo loro un'atmosfera surreale e quasi spiritica.

Al centro della spianata superiore è collocata la sepoltura di d'Annunzio e intorno le arche di dieci fra eroi e legionari fiumani cari al poeta: Guido Keller, Giuseppe Piffer, Ernesto Cabruna, Mario Asso, Italo Conci, Adriano Bacula, Antonio Locatelli, Luigi Siviero, Antonio Gottardo e Riccardo Gigante.

Le automobili A suggello e ricordo della passione di d'Annunzio per le automobili, nel settembre 2017, grazie al contributo della Regione Lombardia, la Fondazione ha voluto la realizzazione nell’antico parcheggio all’ingresso del Vittoriale, ancor prima di accedere alle mura, di un museo dell’automobile – L’Automobile è femmina – che testimoniasse l’amore del Poeta per le macchine, simbolo per eccellenza della modernità, della velocità e del progresso. Si possono ammirare tre degli ultimi veicoli posseduti da d'Annunzio nel corso della sua vita: la Fiat Tipo 4, l'Isotta Fraschini e la Alfa Romeo "soffio di Satana" (edizione speciale della Alfa Romeo 6c 2300).

Le sale della Prioria

La casa, espropriata nel 1920 al critico d'arte tedesco Henry Thode assieme alla sua collezione, è denominata dal poeta "Prioria" ovvero casa del priore, secondo una simbologia conventuale che si ritrova in molte parti del Vittoriale.

L'anno seguente scrive d'Annunzio alla moglie Maria in una lettera del febbraio del 1921, cioè pochi giorni dopo il suo arrivo a Gardone: Nelle intenzioni del poeta il soggiorno gardesano sarebbe dovuto durare solo poche settimane per completare la stesura del suo ultimo romanzo, mentre in realtà divenne la sua ultima e definitiva dimora.

L'antica facciata settecentesca della casa colonica viene trasformata e arricchita da Maroni, tra 1923 e il 1927, con l'inserimento di antichi stemmi e lapidi che richiamano alla memoria la facciata del palazzo Pretorio di Arezzo. Al centro della facciata un araldico levriere illustra il motto dannunziano "Né più fermo né più fedele". Il pronao d'ingresso, in stile Novecento, è decorato con due Vittorie attribuite a Jacopo Sansovino, mentre sul battente della porta, sopra una bronzea Vittoria crocifissa di Guido Marussig, si legge il motto Clausura, fin che s'apra - Silentium, fin che parli.

Ingresso

Comincia qui un percorso iniziatico fra presenze simboliche che rammentano il valore sacrale della casa: il cancello dorato, i sette scalini, gli stalli di un coro seicentesco alle pareti, un pastorale e un'acquasantiera, la colonnina francescana in pietra di Assisi sormontata da un canestro in cemento con melograni, frutto che d'Annunzio ha eletto a emblema di sé, in quanto simbolo di abbondanza e fertilità.

Due porte, sormontate da due lunette del pittore salodiano Angelo Landi e raffiguranti santa Chiara e san Francesco d'Assisi conducono a due differenti anticamere, una riservata alle visite ufficiali (o per ospiti, definiti, "indesiderati") e una per gli amici del poeta.

Proprio all'ingresso si trova un busto in bronzo raffigurante Gabriele D’Annunzio. L'opera d'arte, commissionata dall'amministrazione comunale di Palma Campania (in provincia di Napoli) guidata dal sindaco Nello Donnarumma è stata realizzata dallo scultore Gabriele Vicari in due copie, una delle quali è esposta in località Vico, a Palma Campania. Le due sculture raffiguranti D'Annunzio poggiano su una base in pietra estratta da una cava che si trova in località Castello, borgo della cittadina campana.

Stanza del mascheraio La stanza è così denominata dai versi sopra lo specchio del camino, composti in occasione della visita di Mussolini al Vittoriale nel maggio del 1925: "Al visitatore / Teco porti lo specchio di Narciso? / Questo è piombato vetro, o mascheraio. / Aggiusta le tue maschere al tuo viso / ma pensa che sei vetro contro acciaio".

Questa anticamera fungeva da sala d'attesa per le visite ufficiali. Al suo interno sono collocati circa novecento volumi, fra cui anche spartiti musicali e una ricca collezione di dischi, una radio e un grammofono. Da segnalare il lampadario in vetro di Murano raffigurante quattro cornucopie, il cavallo in bronzo di Dario Elting presentato all'esposizione di arti decorative a Parigi nel 1925, le sedie con lo schienale a lira di Giancarlo Maroni e alcuni vasi faentini in stile déco di Pietro Melandri. Si dice che D'Annunzio abbia fatto attendere Mussolini due ore in quella stanza.

Stanza della musica Inizialmente intitolata a Gasparo da Salò, ritenuto l'inventore del moderno violino, è una grande sala destinata ai concerti da camera. Qui in particolari occasioni suonava il quartetto del Vittoriale. Per favorire l'acustica e il raccoglimento le pareti sono rivestite da preziosi damaschi neri e argento della ditta Ferrari di Milano raffiguranti bestie feroci e sostenuti da fermacorde a forma di lira: è un rimando al mito di Orfeo che con la musica riesce ad ammansire le fiere. Le vetrate gialle a imitazione dell'alabastro, di Pietro Chiesa, ricordano quelle già descritte nelle prime pagine del romanzo Il piacere. Nella sala sono conservati due pianoforti e altri strumenti musicali: un clarino, uno zufolo e un arciliuto. Sulle pareti si trovano alcuni dipinti della collezione Thode fra i quali un ritratto di Cosima Liszt Wagner, opera di Franz von Lenbach, e le maschere funerarie di Ludwig van Beethoven e di Franz Liszt. L'arredamento accosta tra loro oggetti déco e statuette orientali, colonne romane sormontate da zucche policrome luminose e cesti di frutti in vetro di Murano di Napoleone Martinuzzi, calchi in gesso di sculture greche, pelli di serpenti come quella di pitone fissata al soffitto. Il gusto eclettico di d'Annunzio che mescola oggetti di diversa provenienza ed epoca trova qui la sua prima e immediata manifestazione.

Sala del mappamondo È la biblioteca principale della casa. Qui sono collocati i circa seimila libri d'arte già appartenuti al critico d'arte tedesco Henri Thode sul totale dei complessivi raccolti da d'Annunzio nel corso della sua esistenza, e catalogati dal suo collaboratore Antonio Bruers.

Il nome della stanza deriva dalla grande sfera geografica settecentesca che troneggia sopra un tavolo al centro della stanza. Nella nicchia al centro della sala la xilografica di Adolfo De Carolis raffigurante il Dantes Adriaticus; poco oltre la maschera funeraria di Napoleone Bonaparte e alcuni oggetti realmente appartenuti al condottiero francese durante il periodo di esilio trascorso a Sant'Elena.

Sul lato opposto gessi che riproducono il busto di Michelangelo e, nella nicchia sopra il divanetto, il celebre tondo Pitti di Michelangelo Buonarroti il cui originale è conservato al Museo nazionale del Bargello di Firenze. Tra le due finestre un organo americano al quale solitamente sedeva Luisa Baccara, giovane pianista veneziana ma soprattutto compagna ufficiale di d'Annunzio a Fiume e per tutto il periodo del Vittoriale.

Zambracca

Il nome è derivato da un antico vocabolo provenzale che significa donna da camera. Anticamera alla stanza da letto e guardaroba, negli armadi e nei cassettoni è riposta la biancheria del poeta, in questa stanza d'Annunzio sbrigava le ultime faccende della giornata e qui, seduto al tavolo, fu trovato morto la sera del 1º marzo 1938. Alle spalle della scrivania la fornita farmacia del poeta, sull'armadio riproduzioni in gesso dei cavalli fidiaci del Partenone. Sulla scrivania il completo da scrittoio firmato da Mario Buccellati, orafo del Vittoriale e soprannominato dal poeta Mastro Paragon Coppella, la testa d'aquila in argento di Renato Brozzi, la testa dell'Aurora di Michelangelo.

Stanza della Leda