Pisano (Pisan in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Novara in Piemonte.

Geografia fisica Il comune di Pisano si trova a circa 396 m s.l.m. sulle colline del Vergante, tra i comuni di Meina e Nebbiuno. Il territorio comprende numerosi corsi d'acqua e boschi compresi tra il monte La Guardia (830 m s.l.m.) e la valle del Tiasca (300 m s.l.m.).

Partendo dall'alto si incontrano boschi (Monte la Guardia, Motto dell'Arbujera 683 m s.l.m.) prati e frutteti, la strada provinciale dell'alto Vergante; sotto il paese si estendono prati e serre. Il paese si è allungato nella fascia di territorio pianeggiante e ora si presenta come una lunga striscia costruita lungo la strada centrale.

Clima Il clima tipico del nord Italia è caratterizzato da inverni miti ed estati fresche. Primavera e autunno sono due stagioni tendenzialmente piovose. Ci troviamo di fronte ad un clima "mite umido" fortemente influenzato dalla vicinanza al lago Maggiore.

Origini del nome L'etimologia del nome ha origini latine, il prefisso Pis deriva probabilmente da due patrizi romani proprietari terrieri (Pisius o Pisone). il suffisso -ano del nome del paese indica che in precedenza il territorio era una proprietà agraria.

Storia Le origini di Pisano Non è noto quando sia sorto il comune di Pisano. Tuttavia, nel 1908 furono ritrovate una trentina di anfore di varie dimensioni, che possono essere interpretate come corredi funebri o urne cinerarie collegabili all'epoca romana, il che confermerebbe l'esistenza di un piccolo insediamento agricolo romano nella parte est di Pisano, verso Corciago.

Nel 1986 è stata rinvenuta una moneta bronzea di prima età imperiale (43 a.C. - 37 d.C.).

Con l'arrivo dei Longobardi si diffuse nella zona l'arianesimo ed è forse questo il motivo per cui la chiesa di Pisano è stata dedicata a sant'Eusebio, il vescovo che aveva combattuto a lungo contro questa eresia; proprio a questa chiesa è legata la più antica citazione scritta del paese, risalente attorno al 1280, quando nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani si menziona la chiesa di S. Eusebio de Pexsana. Nel 1282-1283 in tre pergamene dell'abbazia di Arona e dell'Isola di San Giulio compaiono i nomi di Guido Notarius de Pesano e Alberto e Otone e Casaro de Pesano.

Pisano nel Vergante La storia di Pisano è successivamente strettamente collegata ai momenti storici di tutto il Vergante attraverso la signoria dei Visconti e della famiglia Borromeo.

Intorno all'anno Mille, il comune di Milano, con a capo il suo arcivescovo, venne in possesso della rocca di Arona e del monastero benedettino che vi si trovava, con tutte le sue terre; nel corso del tempo l'influenza milanese si estese nella zona. Fino al 1262 la famiglia dei Visconti non aveva alcun diritto sul Vergante, a parte Massino, ma da questa data Ottone Visconti fu nominato arcivescovo di Milano e l'importanza della famiglia aumentò. Alla signoria dei Visconti subentrò successivamente quella dei Borromeo.

L'antica struttura di Pisano Il paese, esteso nella zona pianeggiante lungo un antico tracciato, presenta una struttura medioevale: una strada stretta centrale con le case che la fiancheggiano, una attaccata all'altra per una migliore difesa. Il paese presenta due nuclei perché anticamente scorrevano due corsi d'acqua che limitavano il paese: uno verso Corciago, l'altro dove ora sorge la piazza centrale.

Pisano nel Rinascimento Al 1470 risale la bella casa con specola (piccola torre osservatorio), tuttora ben conservata, che sorge all'angolo di via Piceni. All'inizio del Novecento mostrava ancora lungo il perimetro del tetto una serie di graziosi abbaini in legno; probabilmente sono stati tolti dopo la guerra ma recenti restauri li hanno ricollocati.

Carlo Borromeo e la peste Nel 1511 fu terminata la decorazione dell'oratorio della Madonna delle Sette Allegrezze. All'inizio del 1500 Pisano apparteneva alla parrocchia di Nebbiuno ma alla fine del 1567 la popolazione ottenne dal cardinale Carlo Borromeo il permesso di avere una propria parrocchia e cominciò un primo ampliamento della chiesa dedicata a sant'Eusebio. La narrazione degli eventi più importanti che caratterizzano la storia di questo edificio si rileva da antichi documenti che ancora oggi si trovano negli archivi diocesani di Milano e di Novara, e in quelli parrocchiali di Angera e di Pisano. Il parroco che doveva essere nominato per la nuova parrocchia doveva recitare l'officiatura ambrosiana e non il rito romano.

Il secolo XVII cominciò a Pisano con un evento straordinario: la visita nel 1604 del cardinale Carlo Borromeo. Di questo passaggio rimangono alcuni interessanti verbali. Ottenuta l'indipendenza della parrocchia di Nebbiuno, nel 1612 si cominciò la riedificazione dell'attuale chiesa parrocchiale che ricevette un nuovo e deciso impulso solo nel 1632, l'anno dopo la grande peste che causò tante vittime tra la popolazione del luogo.

Gli effetti della controriforma Quando il Novarese venne annesso al Regno di Sardegna, Pisano seguì la storia del Vergante. Nel corso di questi secoli, soprattutto nella seconda metà del settecento per la diffusione completa delle norme liturgiche legate alla Controriforma, anche a Pisano fu necessario il completamento degli arredi negli edifici sacri e quindi le popolazioni, 450 anime, pur essendo molto povere dovettero acquistare o far eseguire nuovi paramenti: calici, statue, reliquiari e preziosi accessori.

Sempre nel corso del Settecento furono effettuati altri interventi presso l'oratorio della Madonna delle Sette Allegrezze e nella chiesa parrocchiale. Fu inoltre costruita la piccola cappella votiva dedicata alla Madonna di Loreto in via Umberto I, sulla vecchia strada di comunicazione con Tapigliano.

Il restauro della chiesa parrocchiale Nel 1817, in pieno clima di Restaurazione, la parrocchia di Pisano venne aggregata alla diocesi di Novara e dal rito ambrosiano si passò a quello romano.

Nella metà dell'Ottocento una grande carestia e una serie di malattie distrussero il raccolto dell'uva e del baco da seta (coltivazione in grande espansione) causando una forte diminuzione della popolazione in paese.

Nonostante le gravi epidemie e la carestia gli abitanti di Pisano trovarono la forza e i fondi per effettuare opere di ampliamento e abbellimento della chiesa Parrocchiale: nel 1850, si rialzò il coro e furono inserite delle vetrate. A questi anni, 1866, risale anche la costruzione della cappella di via Duchessa di Genova.

L'età moderna Nell'estate del 1992 sono stati effettuati notevoli lavori di consolidamento per la piena funzionalità del campanile. Durante gli scavi di ristrutturazione è stato scoperto a tre metri di profondità un antico bastione di sasso, probabilmente risalente ai resti della prima chiesa di San Eusebio già esistente nel 1567. Sono stati ritrovati anche dei frammenti di un affresco: una decorazione a finto marmo di difficile datazione, dall'XI alla fine del XV secolo, ed alcune teste femminili, probabilmente parte di un Giudizio universale, databili tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo.

Nel 1928 al territorio di Pisano furono aggregate come frazioni i contestualmente soppressi comuni di Corciago, Tapigliano e Colazza. Nel 1950 le prime due passarono al comune di Nebbiuno mentre, nel 1955, Colazza ritornò autonoma.

Simboli All'interno dello stemma è disegnato un albero di pesco: infatti un tempo il paese produceva una squisita qualità di pesche che veniva esportata anche in Svizzera. Sopra al pesco un serpente, simbolo dei Visconti. Lo stemma è stato concesso assieme al gonfalone con DPR del 5 novembre 1962 che così recita:

Il gonfalone è un drappo di verde.

Monumenti e luoghi d'interesse Lungo la strada che conduce a Ghevio, vicino al ruscello Rio della Madonna, troviamo l'oratorio della Madonna dei Sette Dolori, risalente al periodo cinquecentesco. All'interno, da notare, la volta affrescata nel 1657 con la figura centrale della Madonna con intorno un coro di angeli.

La chiesa parrocchiale

La chiesa si trova al centro del paese; è dedicata a sant'Eusebio, vescovo di Vercelli nel IV secolo, e ai santi Maccabei, sette fratelli martirizzati anticamente per ordine del re di Antiochia. Sulla facciata della chiesa, ampliata nella prima meta del 1600, si trova un portico (eretto nel 1767 per contenere l'organo) sopra il quale, recentemente, è stato portato alla luce un piccolo affresco seicentesco raffigurante le tre virtù teologali. L'interno a forma di croce latina ha un'unica grande navata con tre cappelle addossate. La prima a destra accoglie il fonte battesimale; la seconda, sotto il seicentesco pulpito ligneo, ospita l'altare dedicato alla Madonna del Rosario (culto introdotto nei primi anni del XVII secolo accanto a quello per il SS. Sacramento) affiancata da due belle statue di San Sebastiano e San Rocco, invocati per scongiurare continui pericoli di epidemie. La terza cappella, situata proprio sul lato opposto, è ora dedicata a sant'Eusebio, ma in passato qui trovava posto un altare non consacrato dedicato a sant'Antonio (protettore degli animali domestici) che nei primi anni del secolo XVII una famiglia del paese sostituì con (effigiata in una bella tela andata purtroppo distrutta). Nel transetto trovano posto una cappella (in origine chiusa da un muro ed utilizzata, nel 1763, come sacrestia), il presbiterio e l'androne del campanile. Proprio qui, grazie ai recenti scavi, sono stati rinvenuti i resti di un antico oratorio sul quale è stata costruita la chiesa odierna. Tracce visibili del passato restano nei frammenti di un affresco che pare fosse una Madonna della Misericordia, opera di un pittore che si era formato alla bottega di Oropa attiva in queste zone tra la fine del XIII e inizio del XIV secolo. Dietro all'altare, dove un tempo c'era il coro, è emerso, nel corso degli ultimi restauri, un affresco di Sant'Eusebio. Probabilmente l'opera risale prima dell'Ottocento (si ipotizza 1762) poiché il santo porta un piviale rosso simbolo del martirio. Nell'Ottocento infatti si è provata la non veridicità del suo martirio.

L'affresco posto sulla volta della navata principale (opera di Luigi Morgari, inizio novecento) raffigura il santo nell'atto di sconfiggere l'arianesimo (simboleggiato dal serpente), con indosso un piviale verde.

L'altare attuale fu costruito nel 1839 con i marmi tipici della zona. La sopraelevatura del coro e l'apertura delle finestre risalgono al 1850. L'intera decorazione del soffitto (dipinta da Andrea Francinetti di Gignese e Luigi Mazzuchelli di Vigevano dal 1856 al 1859) segue un andamento narrativo fortemente eucaristico, ripreso anche nelle vetrate installate nel 1930; sono raffigurati: l'agnello, il pellicano, le pecore e lo stesso sant'Eusebio (che compare quattro volte), gli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Ci sono due medaglioni con i volti di san Gaudenzio e san Carlo, a testimonianza del passaggio del 1817 dalla diocesi di Milano a quella di Novara e a conferma della devozione che queste terre avevano per il cardinale milanese.

Il ciclo degli affreschi è completato da due grandi pitture sui muri laterali della navata: l'Immacolata Concezione il Sacro Cuore di Gesù (dipinti da Luigi Morgari).

I dipinti votivi Su tutto il territorio comunale, lungo le antiche vie di comunicazione con i paesi limitrofi, ci sono numerose cappelle votive, costruite dalla gente in segno di devozione. Tutte quelle rimaste sono dedicate alla Madonna.

Una tra le più antiche si trova inglobata nel muro di una vecchia cascina situata sulla strada provinciale del Vergante. L'iconografia e la fattura sono simili all'affresco conservato nell'oratorio delle Sette Allegrezze: in questa raffigurazione la Vergine con il Bambino è incoronata da due angeli e Gesù impartisce la benedizione. Il dipinto è abbastanza ben conservato, ma non si hanno notizie precise sulla sua datazione.