Il depuratore storico della città di Potenza è stato progettato da Girolamo Ippolito (1891 – 1975), coevo del tedesco Karl Imhoff (1876 - 1965), capostipite nel trattamento delle “acque luride” con il quale ebbe continue e proficue collaborazioni, tanto che il manuale Epurazione delle acque di fognature urbane di K. Imhoff (1934) è stato tradotto e annotato da Girolamo IppolitoFranklin Colamonico, L’impianto di depurazione delle acque di fogna di Potenza, in "Annali dei Lavori Pubblici", 73 (1935), 2 ed., pp. 1134-1138..
L’impianto è stato costruito dall'impresa ing. V. Capuano e la direzione dei lavori è stata curata del Regio Genio civile di Potenza, che affidò la direzione tecnica sempre al prof. Ippolito. I lavori iniziarono nel 1933 e l’impianto entrò in funzione il 21 ottobre 1935 e fu inaugurato il 28 ottobre 1935G. Ippolito, L’impianto di epurazione delle acque di fogna di Potenza, in "Acqua e Gas", 11-12 (1938)..
Scriveva il Provveditore alle Opere Pubbliche Franklin Colamonico nel novembre del 1935 «L’opera è stata studiata secondo le più moderne vedute tecniche e rappresenta forse il primo impianto in Italia, nel quale siano stati realizzati un completo ciclo epurativo, un completo ciclo digestivo dei fanghi ed una completa utilizzazione dei gas della digestione, dei liquami epurati e dei fanghi digeriti'»F. Colamonico, L’impianto di depurazione delle acque di fogna di Potenza cit..
A conferma del carattere di unicità dell'impianto c'è una pubblicazione del giugno 1936 a cura di Gastone D’Avolio De Martino, Esame critico comparativo dei sistemi più in uso per la depurazione delle acque di fognaG. De Martino, Esame critico comparativo dei sistemi più in uso per la depurazione delle acque di fogna, in "Annali dei Lavori Pubblici", 11-12 (1937). che riferisce dell’impianto sperimentale di Foggia (entrato in esercizio nel 1931) e dell’impianto di depurazione di Potenza (entrato in esercizio nel 1935).
Nel seguito si espongono le evidenze grazie alle quali l’impianto di Potenza risulta essere il primo del suo genere in Italia e tra i primi in Europa. Un’opera che, così come era stata pensata e realizzata, si integrava sia con la città sia con l’ambiente, secondo la filosofia dello sviluppo sostenibile che solo molti decenni più tardi si sarebbe affacciata nel dibattito scientifico e non solo, antesignana dell’economica circolare grazie alla quale oggi si cerca di perseguire un nuovo modello di sviluppo.
La realizzazione e l’esercizio dell’impianto, e la conseguente esperienza maturata, consentirono la diffusione e la formazione di generazioni di professori, ricercatori, studenti e tecnici del settore, nonché la diffusione della depurazione delle acque in Italia. A tal riguardo la lettera rinvenuta nell'archivio dell’Ente Autonomo Acquedotto pugliese inerente alla visita programmata per il 15 maggio 1954Ente Autonomo Acquedotto Pugliese, Associazione Nazionale Ingegneria Sanitaria. Gita per visita impianti epurativi fognatura, prot. n. 4810 del 30 aprile 1954. al depuratore di Potenza da parte dell’Associazione Nazionale di Ingegneria Sanitaria di RomaAssociazione Nazionale di Ingegneria Sanitaria-Ambientale., testimonia (non unico documento tra quelli rinvenuti nel citato archivio) il rilevante interesse per l’impianto anche dopo circa venti anni dalla sua realizzazione.
Ragioni storiche dell’opera Le epidemie di colera spinsero tra la fine del ‘800 e gli inizi del ‘900, ad emanare provvedimenti che miravano in particolare a garantire la fornitura di acqua potabile e l’allontanamento e la depurazione delle acque luride.
Nel 1889 il dott. Michele Ricciuti scriveva: «… Se consideriamo il caso particolare del fiume Basento, che sarebbe qui destinato a ricevere i canali collettori, troviamo che le condizioni si fanno anche peggiori … Ora chi conosce quanto sia lento il movimento dell’acqua del Basento, e quanto scarsa la quantità d’acqua in certi periodi, potrà ben comprendere come tale sistema di smaltimento sia inapplicabile, potendosi correre perfino il pericolo che i materiali ristagnino allo scoperto. Bisogna adunque ricorrere al sistema d’irrigazione, sebbene anche esso abbia qualche inconveniente …».“M. Ricciuti, Sulle condizioni igieniche della città di Potenza, Potenza 1889 (rist. Rionero in Vulture 2009), pp. 41-42.
Ricciuti evidenzia come il semplice collettamento e scarico nel fiume delle acque luride determina grossi problemi sanitari e al contempo ricorrere al sistema d’irrigazione non risulta di facile attuazione. L’art. 39 della Legge n. 5849 del 22 dicembre 1888, emanata dopo l’inchiesta sulle condizioni igienico sanitarie nei comuni del Regno conseguente la circolare Depretis del 9 gennaio 1885, stabilì che «Le case di nuova costruzione, od in parte rifatte, non possono essere abitate se … si dimostrato … essersi provveduto allo smaltimento delle acque immonde, delle materie escrementizie e di altri rifiuti, in modo da non inquinare il sotto-suolo …»Legge n. 5849 del 22 dicembre 1888, Sull’ordinamento dell’amministrazione e dell’assistenza sanitaria del Regno.. Il voto del 19 aprile 1922 da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici stabilì che per l’irrigazione non si potessero più usare acque luride se prima non preventivamente trattate negli impianti epurativiArturo de Benedettis, Il Sele, l’acqua e l’E.A.A.P., secondo vol. 1902-1998, Corato 2011, p. 71... Conseguentemente la comunità scientifica fu spinta a trovare soluzioni tese a garantire la salute pubblica. Nella documentazione degli anni Venti che accompagnava l’iter di approvazione del Piano Regolatore della città di Potenza, approvato con Deliberazione del Commissario Prefettizio n. 138 del 6 marzo 1928Stralci documentazione inerente al Piano Regolatore generale di Potenza approvato nel 1928 (Archivio Storico comunale Potenza, ASCPZ categoria X classe 17 busta 1404). si legge:
«A completamento di lavori della fognatura è necessaria la esecuzione di opportune opere di depurazione biologica per la immunizzazione dei liquami della fognatura stessa. Per tali opere è stato già interessato il Ministero dei LL.PP. che ha disposto lo studio di essi da parte dell’Ufficio del genio Civile»Stralcio dalla lettera dell'8 settembre 1925.;
«Per i noti inconvenienti igienici derivanti dal libero sbocco nel Basento, che essendo alla sua origine, ha carattere spiccatamente torrentizio, di talché per buona parte dell’anno resta all’asciutto o la sua portata si riduce a poche decine di litri al secondo, l’interessato Comune ha giustamente domandato che l’importante opera di risanamento sia dallo Stato integrato con adatto impianto di depurazione biologica per irrigazione, preceduto da vasche di decantazione, terrosabbie, e vasche settiche»;Stralci relazione e piano finanziario del marzo 1928.;
«I campi biologici d’irrigazione così concepiti varranno ad ottenere una abbondante produzione di ortaglie non infette e costituiranno un buon cespite di entrata per la finanza del Comune»;Relazione sanitaria del 30 novembre 1927.;
«Due campi d’irrigazione presso il Basento verranno a depurare le acque di rifiuto e cloacali, che saranno previamente trattate in moderni impianti meccanici di decantazione, ferma-sabbie e depurazione settica, utilizzanti anche i residui a scopo agricolo e commerciale».Delibera di approvazione del piano regolatore edilizio e di ampliamento del Commissario Prefettizio n. 138 del 6 marzo 1928..
Descrizione dell'impianto L’archivio storico del Dipartimento di Ingegneria Idraulica ed Ambientale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, nella rivista "Acqua e gas" (n. 11-12, 1938) conserva la pubblicazione dal titolo L’impianto di epurazione delle acque di fogna di Potenza a firma di Girolamo Ippolito nella quale si legge: «L’illustrissimo Provveditore per le Opere Pubbliche della Lucania, Gr. Uff. Ing. Franklin Colamonico, nel fissare i termini dell’appalto concorso, intese appunto creare un’opera modernissima che avesse quasi il carattere di impianto sperimentale, sui risultati del quale si sarebbe potuto in seguito orientare le future installazioni del genere … l’impianto completa quelle esperienze che sono state già svolte nella Stazione Sperimentale per la epurazione delle acque di fogna in Foggia»Ippolito, L’impianto di epurazione delle acque di fogna di Potenza cit.. Il depuratore, dimensionato per servire 24.000 abitanti, prevedeva «l’epurazione completa, anche ai fini della utilizzazione irrigua delle acque di fogna, in tempo asciutto, prevista per la portata media di 30 litri/sec e per quella massima di 60 litri/sec … l’epurazione completa, seppur leggermente meno spinta, delle acque miste in caso di pioggia fino alla portata massima di 90 litri/sec.»Colamonico, L’impianto di depurazione delle acque di fogna di Potenza cit., aveva lo schema di funzionamento rappresentato in Figura 1.
«Il trattamento, secondo i dettami della moderna tecnica, prevede:
delle griglie per trattenere le sostanze grossolane; un dissabbiatore per trattenere le sabbie inerti trasportate nei periodi di pioggia; un impianto di sedimentazione con annessa digestione ed essiccamento dei fanghi; un impianto ossidativo con annessa sedimentazione finale degli effluenti. L’ubicazione dell’impianto è stata studiata in modo da assicurare all'emissario una quota sufficiente a dominare una vasta area pianeggiante in sinistra del Basento, che verrà così irrigata coi liquami epurati»..
In estrema sintesi, l’opera si poneva l’obiettivo di salvaguardare il fiume Basento, in particolare nei periodi di magra, e di consentire l’irrigazione di ampi appezzamenti di terreno destinati ad attività agricole. Il trattamento si basava sull'utilizzo controllato di microorganismi spontaneamente presenti in natura, dunque un trattamento di tipo biologico. Esso consentiva la rimozione del carico inquinante dalle acque nere e al contempo determinava la produzioni di fanghi. Tali fanghi erano a loro volta trattati per produrre metano e per ridurne il volume.
Le stazioni dell'impianto sono le seguenti:
Griglie Dissabbiatore Vasche di sedimentazione Imhoff Vasche di aerazione Vasche di sedimentazione finale Pozzetti di fanghi attivati Vasche di trattamento delle acque di supero Vasche di rigenerazione Pozzetti dei fanghi di digestione Vasche di digestione Letti di essiccamento dei fanghi Organi di epurazione del gas Gasometro Edificio del cloratore Vasche di contatto per la clorazione dell’acqua Motore a gas Compressori d’aria Riscaldatori
Le unità tecnologiche che caratterizzavano il progetto originario sono schematizzate e rappresentate nello schema di funzionamento e nella planimetria dell’impianto allegato alla relazione del prof. IppolitoG. Ippolito, L'impianto di epurazione delle acque di fogna di Potenza , Università degli Studi di Napoli Federico II 1937., e il layout originario è sovrapponibile a quello rinvenuto presso l’archivio storico dell’Acquedotto Pugliese, allegato alla relazione datata 6 marzo 1948 con la quale si procedeva alla richiesta di interventi manutentiviEnte Autonomo Acquedotto Pugliese, Relazione – impianto epurativo per la fognatura di Potenza, Potenza 6 marzo 1948..
La rilevanza storica dell'impianto Il ciclo tecnologico del depuratore di Potenza era stato progettato al fine di salvaguardare il fiume Basento e le condizioni igienico sanitarie della popolazione, cercando di conseguire bassi consumi energetici e un refluo depurato idoneo per essere utilizzato a scopi irrigui e costituire «un buon cespite di entrata per la finanza de Comune». Si trattava della prima esperienza in Italia e tra le prime in Europa. Il ciclo tecnologico prevedeva l’utilizzo di microorganismi biologici spontaneamente presenti in natura, e non quello di sostanze chimiche; e si ottennero subito ottimi risultati.