Il Partito Nazionale Liberale fu fondato nel 1990, come continuatore dell'omonima formazione politica che fu sciolta nel 1947 all'instaurazione della dittatura comunista. Nel corso degli anni duemila si configurò come principale forza di centro-destra della Romania. Il partito espresse un presidente della repubblica (Klaus Iohannis dal 2014) e quattro primi ministri (Călin Popescu Tăriceanu dal 2004 al 2008, Ludovic Orban dal 2019 al 2020, Florin Cîțu dal 2020 al 2021 e Nicolae Ciucă dal 2021).

Il Partito Nazionale Liberale "storico" Il Partito Nazionale Liberale (PNL) vide ufficialmente la luce il 24 maggio 1875, su iniziativa di alcuni intellettuali come Ion C. Brătianu, Mihail Kogălniceanu e Alexandru G. Golescu. Diversi gruppi e circoli di ispirazione liberale, tuttavia, erano già sorti intorno alla metà del XIX secolo e avevano guidato politicamente il Principato di Romania.

Sostenuto da una base eterogenea, sotto la guida di esponenti della famiglia Brătianu, che ne fu sempre a capo tranne nei periodi 1892-1909 e 1930-1933, fu a lungo il partito al potere della Romania a cavallo tra XIX e XX secolo (1876-1888, 1895-1899, 1901-1904, 1907-1910, 1914-1917, 1918, 1922-1926, 1927, 1933-1937), rivestendo un ruolo di primo piano nel consolidamento delle istituzioni in seguito alla conquista dell'indipendenza del paese, nell'introduzione del suffragio universale e nei rapporti diplomatici che portarono alla Dichiarazione di Alba Iulia del 1918. In seguito alla prima guerra mondiale il PNL fu promotore della riforma agraria, della riorganizzazione del sistema amministrativo e della nuova legge elettorale.

Messo fuori legge il 30 marzo 1938, in seguito alla decisione del re Carlo II di istituire un unico partito intorno alla sua persona, tuttavia, il PNL continuò ad essere rappresentato dai suoi membri che aderirono al nuovo sistema. Tornato in attività nel 1944, nel 1947 subì nuovamente una sospensione, dopo che la neonata Repubblica Popolare di Romania mise al bando tutti i partiti fatta eccezione del Partito Comunista Rumeno (PCR). Negli anni del regime comunista numerosi rappresentanti del PNL furono condannati all'arresto o costretti all'esilio all'estero. Dal 1985 a Parigi fu attivo il Club di riflessione e azione liberale (Clubul de Reflecție și Acțiune Liberala), cui parteciparono diverse personalità tra le quali Radu Câmpeanu, Dinu Zamfirescu, Ioana Brătianu e Ion Vitez.

La presidenza Câmpeanu La rifondazione del 1990

In seguito alla rivoluzione romena del 1989 che rovesciò il regime di Nicolae Ceaușescu il potere fu assunto ad interim da un governo provvisorio (il Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale, CFSN) costituito principalmente da ex membri del Partito Comunista Rumeno (PCR). Il 31 dicembre 1989 il CFSN emanò il decreto di abolizione del partito unico, consentendo la formazione di nuovi gruppi. I primi furono quelli "storici", che si basavano su una precedente tradizione politica, cioè il Partito Nazionale Liberale (PNL), il Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico (PNȚCD) e il Partito Social Democratico Romeno (PSDR).

Già nei primi concitati momenti della rivoluzione, il 22 dicembre 1989, si era formato un comitato provvisorio di iniziativa per la rifondazione del PNL (Comitetul provizoriu de inițiativă pentru reînființarea PNL), composto da diversi militanti, molti dei quali avevano fatto parte del partito "storico": Sorin Botez, Ionel V. Săndulescu, Radu Câmpeanu, Ioan Beșe, Nicolae Enescu, Mircea Ionescu-Quintus, Dan Amedeo Lăzărescu, Gheorghe Mincă, Sanda Tătărescu, Mircea Vaida e Cristian Zăinescu.

Il comitato ricevette l'autorizzazione ufficiale dal tribunale di Bucarest il 15 gennaio 1990, che divenne la data canonica di rifondazione del Partito Nazionale Liberale. Radu Câmpeanu fu indicato come segretario generale, mentre tra i membri fondatori figuravano Ioana Brătianu, Sanda Tătărăscu, Virgil Mănescu, Barbu Negoescu, Șerban Orăscu, Radu Vălsărăscu e Dinu Zamfirescu. La prima sede fu sita nella capitale romena in Bulevardul Nicolae Bălcescu 21 e al momento della registrazione figuravano circa 800 iscritti al partito. Per i giovani fu istituita un'organizzazione speciale, la Gioventù liberale.

Il 31 marzo 1990 si tenne il primo congresso del partito, che convalidò le nomine alla dirigenza e approvò lo statuto e il programma politico. In base al proprio documento programmatico il PNL si presentava nell'arena politica come il continuatore della tradizione democratica romena, strenuo oppositore dell'ideologia comunista, favorevole ad un modello economico che prevedeva un intervento ridotto dello stato, alla garanzia della proprietà privata, alla privatizzazione graduale delle aziende di stato, al consolidamento della classe media, alla separazione dei poteri dello stato, alla libertà di stampa, di espressione, di religione, di associazione e al rispetto dei diritti delle minoranze etniche. L'organo di stampa del partito era il giornale Liberalul. Il congresso elesse alla presidenza Radu Câmpeanu, mentre Ionel V. Săndulescu fu indicato come primo vicepresidente.

Opposizione al Fronte di Salvezza Nazionale Nonostante dichiarazioni contrastanti, nel febbraio 1990 l'organo di governo del CFSN di Ion Iliescu si trasformò in un partito politico, il Fronte di Salvezza Nazionale (FSN), grande gruppo politico che dominò la presenza nelle istituzioni e i mezzi di informazione nel primo periodo di transizione alla democrazia. A causa di tale mossa, il PNL e il PNȚCD di Corneliu Coposu accusarono la maggioranza di governo di voler ricostituire il partito unico e di mettere in pericolo il futuro della democrazia nel paese. La scelta del FSN creò problemi, oltre che di ordine politico, anche sul piano dell'ordine pubblico. In gennaio e febbraio i gruppi di opposizione, che lamentavano la mancanza di pluralità politica, organizzarono dure proteste contro il FSN e la continuità della sua classe dirigente, ritenuta invariata rispetto a quella del regime. Per reprimere le manifestazioni e ristabilire l'ordine, Iliescu fece appello al senso di responsabilità della popolazione in difesa della democrazia appena conquistata, chiamando all'intervento nella capitale i minatori della valle del Jiu, che dispersero i manifestanti con la violenza e devastarono le sedi di PNL e PNȚCD. Apparve, quindi, il fenomeno delle mineriade, termine generico che faceva riferimento alle violenze perpetrate dai minatori ai danni della popolazione civile, spesso su sprone delle autorità statali.

Il 10 febbraio 1990 venne emanato il decreto legge per la ridefinizione del CFSN in Consiglio provvisorio di unione nazionale (CPUN), piattaforma che ricalcava l'organizzazione del CFSN, ma che includeva anche i rappresentanti degli altri partiti. L'obiettivo principale era traghettare il paese fino a nuove libere elezioni (indette per il maggio 1990), varando altresì la relativa legge elettorale. Iliescu mantenne la presidenza, mentre la vicepresidenza venne assegnata ai rappresentanti delle altre forze politiche, tra i quali Radu Câmpeanu. La maggioranza del CPUN, in ogni caso, era costituita da elementi facenti capo al FSN, che rivestiva una posizione dominante nelle istituzioni, nella stampa e nella televisione di stato. Il PNL partecipò al CPUN con tre membri: Radu Câmpeanu, Ionel V. Săndulescu e Dan Amedeo Lăzărescu.

Una più ampia protesta appoggiata dall'opposizione, iniziata in aprile e che prese il nome di golaniada, fu brutalmente repressa dai minatori convocati a Bucarest da Iliescu nel giugno del 1990, in quella che passò alla storia come terza mineriada, evento che ebbe risonanza internazionale e fu criticato dalla stampa e dai governi di tutto il mondo.

Elezioni del 1990

Il Partito Nazionale Liberale lanciò il proprio programma per le elezioni parlamentari e presidenziali del maggio 1990 promettendo riforme radicali sul piano economico, una politica basata su ampie privatizzazioni, investimenti esteri, il rafforzamento del diritto alla proprietà privata e garanzie istituzionali sui diritti civili e politici. Il PNL si richiamò esplicitamente al periodo della Romania liberale e accusò il FSN di rappresentare il continuatore dell'ideologia comunista. Nonostante il messaggio del partito attraesse una parte dell'intellighenzia urbana e studentesca, la mancanza di una leadership forte nel PNL, lo strapotere mediatico ed istituzionale del FSN e il contesto politico non permisero il successo delle iniziative dei liberali. Larga parte della società, infatti, reduce da decenni di propaganda comunista, non desiderava discostarsi eccessivamente dal modello socialista, elemento che collocava le proposte del PNL su un piano idealistico difficilmente realizzabile nell'immediato futuro.

Il 9 aprile, prima delle elezioni, PNL, PNȚCD e PSDR firmarono una dichiarazione comune che prevedeva la collaborazione e il sostegno reciproco tra le tre forze politiche, ma questa non trovò mai applicazione. La candidatura di Câmpeanu alla presidenza della repubblica, quindi, non mise in dubbio il successo di Ion Iliescu, che il 20 maggio trionfò già al primo turno con l'85% delle preferenze, mentre l'esponente liberale ottenne il 10%. Alle legislative il FSN conquistò la maggioranza assoluta con il 66%, contro il 7% del PNL, percentuale di voto che gli valse 29 deputati e 10 senatori, numeri che consentivano al partito di condurre solo una timida opposizione insieme agli altri partiti storici.

Subito dopo le elezioni emerse nel PNL un contrasto tra la vecchia e la nuova generazione, con i secondi che accusarono i primi di aver gestito in maniera fallimentare la preparazione alla tornata elettorale e di rimanere ancorati ad una versione non attuale del liberalismo. Nel luglio 1990, quindi, si produsse una scissione che condusse alla nascita del Partito Nazionale Liberale-Ala Giovanile (Partidul Național Liberal-Aripa Tânără, PNL-AT), condotta da Dinu Patriciu. Nell'ottobre dello stesso anno il PNL assorbì il minuscolo Partito Socialista Liberale di Niculae Cerveni, che fu nominato nuovo vicepresidente.

La comune diffidenza nei confronti di Iliescu e il ruolo marginale riservato agli altri partiti in seno alle istituzioni, spinsero le opposizioni ad organizzarsi intorno ad un'alleanza politica definita Convenzione nazionale per l'instaurazione della democrazia (Convenția Națională pentru Instaurarea Democrației, CNID) sotto la guida del leader del PNȚCD Corneliu Coposu. Il 15 dicembre 1990 PNȚCD, PNL, PSDR, Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR) e Partito Ecologista Romeno (PER) siglarono il protocollo di creazione del CNID, mentre in un secondo momento anche il Partito Alleanza Civica (PAC) fece il proprio ingresso nel gruppo. Gli obiettivi principali del nuovo organismo, come da programma, erano «l'instaurazione di una società profondamente democratica, la promozione del vero in tutti i campi della vita pubblica, l'instaurazione di un clima di comprensione, tolleranza, armonia sociale e patriottismo autentico».

Nel luglio 1991 nel quadro del forum delle idee liberali (Forumul Ideilor Liberale) il PNL predispose un nuovo programma politico che prevedeva diverse riforme sul piano economico, politico e sociale. In ottobre il partito presentò la propria candidatura per l'ingresso nell'Internazionale Liberale.

Nel governo Stolojan e nella Convenzione Democratica Romena