La pandemia di COVID-19 in Cina è stata una pandemia causata dal coronavirus SARS-CoV-2, agente eziologico della malattia respiratoria COVID-19, iniziata nel 2019 nella città di Wuhan, capoluogo della provincia cinese dell'Hubei, e successivamente diffusasi in quasi tutte le nazioni del mondo.
Il primo paziente confermato ha iniziato a manifestare sintomi già il 1º dicembre 2019, anche se il South China Morning Post ha successivamente riferito che un'analisi retrospettiva ha mostrato che il primo caso potrebbe essere stato quello di un 55enne della provincia di Hubei già dal 17 novembre 2019. I primi casi hanno coinvolto principalmente lavoratori del mercato ittico all'ingrosso di Wuhan in cui si vendeva pesce e altri animali, anche vivi. Solo il 31 dicembre 2019, a seguito di documenti non ufficiali comparsi sul web, la Cina ammise che vennero riscontrati dei casi di polmonite sconosciuta collegati al mercato di Wuhan. Dato il possibile scoppio di una epidemia a livello nazionale, la Commissione Nazionale di Sanità cinese si vide costretta a inviare esperti da Pechino al capoluogo dello Hubei, Wuhan. I governi locali di Wuhan e dell'Hubei sono stati ampiamente criticati, anche a livello internazionale, per le loro risposte in ritardo ed esitanti al virus e per la censura delle informazioni ad esso relative durante e, in parte, dopo l'epidemia iniziale, anche durante le sessioni parlamentari locali. Ciò ha consentito la diffusione precoce del virus, poiché un gran numero di cinesi è tornato a casa per le vacanze del capodanno cinese da e attraverso Wuhan, importante snodo dei trasporti. Dal 23 gennaio 2020, a quasi 2 mesi dal primo contagio, sono state introdotte misure di contenimento come il blocco di Wuhan e della provincia di Hubei e l'obbligo di utilizzo delle mascherine, che hanno ridotto e ritardato il picco dell'epidemia. Nonostante ciò, entro il 29 gennaio, il virus si era diffuso in tutte le province della Cina continentale. Il 31 gennaio, a 2 mesi dal primo contagio, l'Organizzazione mondiale della sanità dichiarò l'epidemia un'Emergenza sanitaria pubblica di portata internazionale. Una grave carenza di dispositivi di protezione individuale in Cina portò diversi Paesi a inviare aiuti internazionali, comprese forniture mediche.
All'8 febbraio 2020, morirono oltre 700 persone a causa della polmonite causata da coronavirus e più di 34000 furono i casi totali di positività. Nel solo Hubei vi furono 24953 casi e 699 deceduti. Questo ha portato tutte le province e divisioni cinesi a dichiarare lo Stato d'emergenza sanitaria ed attuare i migliori procedimenti al fine di ridurre la diffusione dell'epidemia. Il 31 gennaio 2020 l'OMS dichiara l'emergenza sanitaria come non più di solo interesse cinese ma di interesse mondiale per il timore che, nonostante la Cina "stesse facendo il possibile", la diffusione si potesse diffondere in Paesi in cui i sistemi igienico-sanitari non sono robusti come quello cinese.
Il Segretario generale del PCC Xi Jinping informò che la Cina stava affrontando una "situazione grave". Il Politburo del PCC ha istituito un gruppo appositamente per la battaglia contro il coronavirus, capeggiato dal Primo ministro cinese Li Keqiang. Vengono annullate tutte le celebrazioni per il Capodanno cinese il quale, durante il periodo del Chunyun (Festa di Primavera), viene riconosciuto come la più grande migrazione umana annuale, con un numero di passeggeri che supera i 2 miliardi. A tutti i passeggeri venne misurata la temperatura. Gruppi per il controllo dell'epidemia sono stati istituiti in differenti regioni, tra le quali lo Hubei e Wuhan. Molte tratte bus nazionali e ferroviarie sono state sospese.
Il 23 gennaio 2020 le autorità di Wuhan decidono di mettere in quarantena la megalopoli chiudendo l'aeroporto e fermando tutti i mezzi di trasporto pubblico invitando la popolazione a non spostarsi dalla città per evitare che il virus possa propagarsi ulteriormente; Pechino annulla i festeggiamenti per il Capodanno cinese, stessa decisione presa in seguito da Macao.
Al 29 gennaio viene messo in quarantena l'intero Hubei. Misure restrittive simili vengono applicate anche ad altre città vicine come a Huanggang, Wenzhou e Hangzhou. In tale giorno, vengono poste le basi per la costruzione di un nuovo ospedale per curare i pazienti affetti da tali patologie. La regione dello Hubei inizia anche a soffrire della carenza di mascherine e attrezzature varie, nonostante viene riconosciuto come il fulcro manifatturiero per la produzione mondiale di tali materiali. Per sopperire alla mancanza di posti letto, la città di Wuhan inizia a costruire in tempi record ospedali da campo provvisori. Il 23 gennaio inizia la costruzione di uno dei 16 ospedali, quello che ottenne più clamore mediatico a livello nazionale, l'Ospedale Huoshenshan. Il 3 febbraio 2020 venne aperta una prima ala dell'ospedale, ultimata l'8 febbraio grazie a lavoratori che si sono impegnati 24 ore su 24 per il completamento della struttura, inaugurandolo per intero solamente 16 giorno dopo l'inizio dei lavori.
Il 25 febbraio, per la prima volta, il numero di casi fuori dalla Cina supera il numero di quelli nazionali. Il 6 marzo il numero di nuovi casi nazionali si riduce a non più di 100 unità al giorno, riducendo drasticamente i numeri che nemmeno due settimane prima superavano le unità giornaliere. Il 13 marzo i casi di contagio da ritorno, ovvero i casi importati di cittadini cinesi e non di ritorno dall'estero, superano quelli domestici.
A causa dell'aumento esponenziale di casi di infezione, non furono rari casi di xenofobia e razzismo in generale nei confronti di cittadini cinesi, sia a livello locale cinese che a livello nazionale. Molti furono i governi che intimarono di interrompere immediatamente qualsiasi comportamento razzista nei confronti dei cittadini cinesi. Il governo cinese sembra abbia lavorato duramente sulla censura di tutti quei contenuti di insoddisfazione comparsi online collegati con le misure di contenimento, cercando di far trasparire solo reazioni positive.
Il 25 marzo il Premier cinese Li Keqiang dichiara che il contagio in Cina è stato fondamentalmente bloccato e che l'epidemia è tuttora sotto controllo.
Il 13 aprile viene annunciato un nuovo focolaio a Suifenhe, importato dalla Russia e vengono registrati 95 nuovi contagi. Il 14 e 15 aprile la situazione del focolaio peggiora, infatti vengono registrati nuovi 106 contagiati. Nel giorno seguente viene registrato un calo.
Al 17 aprile, il focolaio ha causato 322 contagiati e 4 decessi. Nello stesso giorno la Cina rifà i conti del bilancio e aggiunge altri 325 contagiati e 1.290 morti, quasi tutti nella città focolaio di Wuhan, mentre Pechino annuncia che la situazione non è più sotto controllo. Il numero di morti in tutta la Cina sale così di quasi il 39%, arrivando a 4.634.
Il 25 giugno 2020 la Cina ha dichiarato di aver eseguito più di 90 milioni di test di acido nucleico per verificare la positività al COVID-19.
Il 5 maggio 2023, l'Organizzazione mondiale della sanità dichiara ufficialmente la fine della pandemia.
Contesto storico e sociale
Qualsiasi nuova epidemia, in particolar modo quelle di natura sconosciuta, rappresentano una minaccia per la salute pubblica generale e per il sistema ospedaliero e sanitario. Nonostante i coronavirus siano conosciuti come principali patogeni causa del comune raffreddore, una nuova specie di coronavirus, in seguito definita SARS-CoV, causò una epidemia riguardante 29 Paesi che, tra il 2002 e il 2003, ha infettato persone e causato 774 decessi. Gli studi hanno mostrato che l'epidemia è stata causata da un coronavirus di un animale, probabilmente un pipistrello, che è entrato in qualche modo a contatto con l'uomo. Lo scoppio di una epidemia causata da coronavirus animali implica, inoltre, un rischio enorme per la salute umana.
A seguito della fine dell'epidemia di SARS del 2003, il popolo e la comunità scientifica erano fortemente allarmati per il ritorno di un futuro virus mortale, il che ha portato il Governo cinese ad attuare riforme che rivoluzionassero il sistema sanitario nazionale in modo da renderlo preparato per l'arrivo di una possibile futura epidemia mortale. Nella riforma, il Governo cinese ha incluso l'espansione della rete dei laboratori, in modo che gli scienziati potessero occuparsi dello studio degli agenti patogeni delle malattie infettive. Tali riforme includevano la costruzione di un nuovo laboratorio nella città di Wuhan, di livello BSL-4, e alcuni laboratori nazionali dove si potessero studiare le polmoniti da fattori sconosciuti. Zeng Guang, il Capo esecutivo del Centro cinese per controllo e prevenzione delle malattie, ritenne che una pubblicazione delle informazioni più repentina avrebbe reso l'epidemia di SARS di più facile gestione e che questa sarebbe stata una lezione che la Cina non avrebbe mai dimenticato.
Con le migliorie apportate al sistema sanitario cinese, la Cina è riuscita a gestire con più efficacia diverse emergenze sanitarie durante gli anni. Nel 2009, durante lo scoppio della febbre suina partita dal Messico, la Cina è riuscita a vaccinare più di 100 milioni di persone come prevenzione per la malattia. Nel 2013, durante lo scoppio dell'epidemia dell'influenza di tipo H7N9 nell'Est della Cina, il Paese è riuscito ad identificare gli agenti patogeni solamente 5 giorni dopo lo scoppio della malattia. I kit dei test per la diagnosi vennero progettati e distribuiti in tutte le province della Cina continentale solamente 3 giorni dopo l'identificazione. In ogni caso, come scrive il Souther Metropolitan Daily, giornale liberale con sede a Canton, la gente aveva notato le migliorie apportate alla sanità pubblica, acclamando gli sforzi del Governo, ma i fondi concessi in realtà non erano minimamente sufficienti per le dimensioni cinesi e che i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie nelle municipalità più piccole, a causa di mancanza di fondi, dovevano fare tagli sul personale.
Andamento dei contagi
Lo scoppio dell'epidemia a Wuhan Scoperta
A fine 2019 si registrarono nuovi casi di polmonite sconosciuta nella città di Wuhan. I primi casi vennero confermati nel dicembre 2019 e furono identificati in pazienti collegati al mercato umido di Wuhan, luogo in cui venivano venduti anche animali vivi. Questo collegamento ha fatto pensare agli studiosi al fatto che si sarebbe potuto essere potenzialmente nato un nuovo coronavirus mutuato dagli animali. Attualmente resta sconosciuta la provenienza di quello che viene definito oggi come virus SARS-CoV-2. Inizialmente si credeva che solamente i pazienti malati fossero contagiosi e solo in seguito vennero confermati contagi anche da pazienti asintomatici. Secondo la Commissione nazionale di sanità cinese il virus si trasmette tramite le goccioline respiratorie prodotte dall'uomo durante azioni comuni come il parlare, respirare, tossire o starnutire, oppure tramite stretto contatto mentre alcuni propongono anche le feci come mezzo di trasmissione del virus.
I sintomi tipici dell'infezione virale includono febbre, tosse secca, dispnea, mal di testa e polmonite che risultano comparire durante il periodo di incubazione che dura fino a 14 giorni. La gestione dell'epidemia è stata resa più complicata dalla presenza di casi di pazienti che, mostrando solo sintomi lievi, non riconducevano i sintomi all'infezione dovuta al nuovo coronavirus. Oltretutto, è stato studiato come i pazienti infetti siano in grado di trasmettere l'infezione anche durante il periodo di incubazione. Va inoltre tenuto a mente che i test rapidi per la COVID-19 effettuati in Cina avevano una sensibilità del 30% , il che potrebbe spiegare il numero basso di casi e di asintomatici.