Lo scioglimento dell'unione (in bokmål: Unionsoppløsningen; in nynorsk: Unionsoppløysinga; in høgnorsk: Unionsoppløysingi; in svedese: Unionsupplösningen) tra i regni di Norvegia e Svezia, all'epoca costituenti un unico stato in unione personale, venne avviata da una risoluzione del Parlamento norvegese (Storting) il 7 giugno 1905. Dopo alcuni mesi di tensione e timori per lo scoppio di un conflitto tra i due regni, e un plebiscito tenutosi il 13 agosto che sostenne in modo schiacciante lo scioglimento, i negoziati tra i due governi portarono al riconoscimento della Norvegia come monarchia costituzionale indipendente da parte della Svezia il 26 ottobre 1905. In quella data, il re Oscar II di Svezia rinunciò alla sua pretesa al trono norvegese, dissolvendo efficacemente il Regno Unito di Svezia-Norvegia. A questo evento seguì rapidamente, il 18 novembre, l'ascesa al trono norvegese del principe Carlo di Danimarca, che prese il nome di Haakon VII.

Antefatti Le aspirazioni nazionalistiche norvegesi nel 1814 furono frustrate dalla vittoria della Svezia in una breve ma decisiva guerra che portò la Norvegia a entrare in un'unione personale con la Svezia. La Costituzione norvegese fu in gran parte mantenuta intatta. La Norvegia legalmente aveva lo status di nazione indipendente, con un Parlamento, un sistema giudiziario, un sistema legale, delle forze armate e una valuta. Tuttavia, i due paesi condividevano un monarca comune e conducevano una politica estera comune attraverso il Ministero degli affari esteri svedese. Esistevano in gran parte sentimenti di buona volontà tra i due popoli e il re generalmente cercava di agire nell'interesse di entrambi i regni.

Tuttavia, nel corso degli anni, emerse una divergenza di interessi tra norvegesi e svedesi. In particolare, i norvegesi ritenevano che i loro interessi in politica estera fossero inadeguatamente serviti dal Ministero degli affari esteri svedese. Ci furono diversi fattori alla base del crescente conflitto: l'economia norvegese dipendeva maggiormente dal commercio estero e quindi era più sensibile alle misure protezionistiche favorite dal governo svedese mercantilista dell'epoca; la Norvegia aveva rapporti commerciali e altri legami con il Regno Unito, mentre la Svezia aveva legami più stretti con l'Impero tedesco; la Norvegia aveva più interessi rispetto alla Svezia al di fuori dell'Europa.

La politica norvegese, inoltre, era sempre più dominata da tendenze liberali caratterizzate dall'estensione della democrazia parlamentare, mentre la politica svedese tendeva ad essere più conservatrice. Sotto la Costituzione norvegese, il parlamento norvegese, lo Storting, era la più potente legislatura del continente. Il re aveva solo un potere di veto sospensivo in Norvegia e lo Storting resistette a numerosi tentativi da parte del sovrano di ottenere il veto assoluto che la monarchia aveva in Svezia. Inoltre, nel 1884, il potere dello Storting era cresciuto al punto che il re non poteva più nominare un governo norvegese interamente di sua scelta o tenerlo in carica contro la volontà dello Storting. Al contrario, il sovrano rimase quasi un autocrate (almeno sulla carta) nei suoi domini svedesi fino al 1905, poco prima della fine dell'Unione.

Quando nel 1895 il libero scambio tra i due paesi fu limitato dall'abolizione delle "Leggi interstatali" (Mellomrikslovene), anche le ragioni economiche per il proseguimento dell'Unione diminuirono.

Il conflitto arrivò al culmine della cosiddetta "vicenda dei consoli" in cui diversi governi norvegesi insistettero che la Norvegia dovesse stabilire i propri uffici consolari all'estero piuttosto che fare affidamento sui consolati comuni nominati dal Ministro degli esteri svedese. Poiché la prassi di lunga data per lo svolgimento della politica estera congiunta era stata che fosse uno svedese a ricoprire la carica di ministro degli esteri, il governo e il re svedesi si opposero a questa insistenza, considerandola come un rifiuto del diritto della monarchia di guidare la politica estera.

Mentre il Partito Liberale norvegese aveva inizialmente aperto la strada a una posizione senza compromessi attraverso la cosiddetta "politica del pugno", il Partito Conservatore arrivò anche ad adottare una politica forte a favore almeno dell'indipendenza di fatto e dell'uguaglianza all'interno dell'unione personale. Sebbene entrambe le parti abbiano compiuto sforzi per risolvere il problema attraverso dei negoziati, l'opinione pubblica norvegese gradualmente si radicalizzò.

Sia la Svezia che la Norvegia aumentarono le loro spese militari. La Norvegia non solo modernizzò i forti di frontiera di Kongsvinger e Fredriksten, ma costruì una serie di nuove fortezze militari lungo il suo confine con la Svezia.

Preludio alla dissoluzione

All'inizio del 1905, Christian Michelsen formò un governo di coalizione composto da liberali e conservatori, il cui unico obiettivo dichiarato era quello di stabilire un corpo separato di consoli norvegesi. La legge venne approvata dal Parlamento norvegese. Come previsto e probabilmente pianificato, il re Oscar II si rifiutò di accettare le leggi e il governo Michelsen si dimise. Quando il 7 giugno il re si dichiarò incapace di formare un governo in quelle circostanze sorse una crisi costituzionale. Più tardi, lo stesso giorno, lo Storting votò all'unanimità lo scioglimento dell'unione con la Svezia, seguendo la linea di pensiero che Oscar II aveva in effetti abbandonato il suo ruolo di re di Norvegia rifiutando di nominare un governo sostitutivo. Il testo della dichiarazione unanime, notevole per il fatto che la dichiarazione di scioglimento era una parte della clausola principale, recitava:

Inizialmente reagendo a questa dichiarazione come a un atto di ribellione, il governo svedese indicò l'apertura a una fine negoziata dell'Unione, insistendo tra l'altro sulla necessità dello svolgimento di un plebiscito per il popolo norvegese. Tuttavia, il governo norvegese aveva giocato d'anticipo e aveva già programmato un plebiscito per il 13 agosto, evitando così l'apparenza di essere stato chiamato in risposta alle richieste della Svezia.

Oltre ai cambiamenti interni in Norvegia, un importante fattore chiave che permise alla Norvegia di staccarsi dalla Svezia fu l'emergere del Movimento Socialdemocratico svedese. Nei primi anni del XX secolo Hjalmar Branting guidò i socialdemocratici nell'opporsi a una guerra per mantenere la Norvegia unita alla Svezia. Quando si verificò la crisi costituzionale del 1905, coniò lo slogan "Giù le mani dalla Norvegia, re!" I socialdemocratici, dopo un richiamo dei riservisti da parte del governo, organizzarono atti di resistenza e uno sciopero generale contro la possibilità di una guerra. La maggior parte degli svedesi sosteneva l'indipendenza della Norvegia tanto quanto gli stessi norvegesi.

Il referendum si tenne il 13 agosto 1905 e diede uno dei risultati più chiari nella storia di questo istituto giuridico. A favore dello scioglimento vi furono 368 208 voti (il 99,95%), contro solamente 184 (lo 0,05%).

Il governo ebbe quindi la conferma dello scioglimento. L'85% degli uomini norvegesi andò a votare. Le donne non poterono farlo in quanto in Norvegia il diritto di voto fu concesso anche alle donne nel 1913. Le suffragette norvegesi raccolsero comunque 279 878 firme a favore della dissoluzione.Kvinneaksjon for unionsoppløsning (in norvegese) Arkivverket,URL consultato il 24 gennaio 2013

L'esploratore polare Fridtjof Nansen intervenne pesantemente a favore dello scioglimento dell'unione e si recò personalmente nel Regno Unito, dove fece pressioni per il sostegno britannico al movimento indipendentista norvegese.

Negoziati di Karlstad

Il 31 agosto, delegati norvegesi e svedesi si incontrarono nella città svedese di Karlstad per negoziare i termini dello scioglimento. Sebbene molti eminenti politici svedesi di destra preferissero un approccio rigoroso alla questione, gli storici affermano che il re aveva capito ben presto che sarebbe stato meglio perdere l'unione piuttosto che rischiare una guerra con la Norvegia. Il travolgente sostegno pubblico tra i norvegesi a favore dell'indipendenza aveva convinto le maggiori potenze europee che il movimento indipendentista era legittimo e la Svezia temeva che reprimendolo sarebbe rimasta isolata; inoltre, c'era scarso appetito per creare ulteriore cattiva volontà tra i paesi.

Anche se i negoziati progredirono, le forze militari, sebbene separate da 2 chilometri furono dispiegate in silenzio su entrambi i lati del confine tra Svezia e Norvegia. L'opinione pubblica tra le persone di sinistra norvegesi si disse a favore di una guerra di indipendenza, se necessaria, indipendentemente dalla superiorità numerica della Svezia.

Il 23 settembre i negoziati si conclusero. Il 9 ottobre il Parlamento norvegese votò per accettare i termini dello scioglimento. Il 13 ottobre il Parlamento svedese seguì l'esempio e fece altrettanto. Sebbene la Norvegia avesse considerato l'unione con la Svezia terminata il 7 giugno, la Svezia riconobbe formalmente l'indipendenza norvegese il 26 ottobre, quando il re Oscar II rinunciò alla pretesa al trono norvegese per sé e per i suoi discendenti.

Alla ricerca di un re

Nella sua risoluzione del 7 giugno, lo Storting fece quella che venne chiamata "Offerta Bernadotte", invitando il re Oscar II a consentire a uno dei suoi figli minori di assumere il trono norvegese. L'offerta rappresentò il tentativo del governo norvegese di dimostrare buona volontà nei confronti della Svezia e della sua casa reale, nonostante la separazione dei due paesi. Ad un altro livello, più significativo, si intendeva anche rassicurare le altre potenze europee che la secessione della Norvegia non era un progetto rivoluzionario radicale, nonostante l'influenza dei socialisti. La continuazione del sistema monarchico avrebbe segnalato che tradizione, continuità e ordine sarebbero stati apprezzati come prima nel nuovo paese. In questo modo, la Norvegia mirava a raccogliere il sostegno degli altri grandi paesi europei che, ad eccezione della Francia, erano tutte monarchie ereditarie.

A differenza della dichiarazione di indipendenza, l'offerta Bernadotte fu oggetto di contese e polemiche all'interno del governo norvegese. Cinque parlamentari socialisti votarono contro l'idea di una monarchia e il ministro delle finanze Gunnar Knudsen, un membro del governo repubblicano, rassegnò le dimissioni a causa di questo problema. Si sapeva che il re Oscar II non era suscettibile ad accettare l'offerta Bernadotte ma la questione rimase instabile fino a quando l'offerta non fu formalmente rifiutata dal re il 26 ottobre.Biografia di re Haakon VII nella serie della NRK "Store norske".

Il rifiuto dell'offerta fu anticipato mesi prima e già durante l'estate una delegazione norvegese aveva avvicinato la Danimarca con una proposta riguardante il 33enne principe Carlo di Danimarca, il secondo figlio del principe ereditario Federico. La madre del principe Carlo, Luisa di Svezia, era l'unica figlia legittima sopravvissuta all'infanzia del re Carlo XV di Svezia e quindi nipote dello stesso re Oscar II. Sarebbe stato preservato un collegamento con la Casa reale di Svezia. Inoltre, Carlo era sposato con Maud del Galles, figlia del re Edoardo VII del Regno Unito. Con l'arrivo di una regina di origine britannica, si sperava che la Norvegia potesse corteggiare il sostegno del Regno Unito. Un altro vantaggio era che il principe Carlo era già padre di un figlio, Alexander, di due anni, che forniva sicurezza per continuare la linea di successione. Il Parlamento norvegese prese in considerazione altri candidati, ma alla fine scelse il principe Carlo.