Il Parco archeologico di Poggibonsi, denominato ufficialmente Parco archeologico e tecnologico di Poggio Imperiale, è un'area protetta d'interesse storico e archeologico situata sulla sommità del colle di Poggio Imperiale nel comune di Poggibonsi, in provincia di Siena. Il parco tutela e valorizza un sito di straordinaria importanza per l'archeologia medievale italiana, caratterizzato da una complessa stratificazione storica che spazia dal tardoantico (il periodo di transizione tra l'età classica e il Medioevo) fino al Rinascimento.
Indagato sistematicamente tra il 1993 e il 2009, con indagini sul campo riprese a partire dal 2017 dall'Insegnamento di Archeologia Medievale dell'Università degli Studi di Siena, il sito ospita le testimonianze sovrapposte di tre principali insediamenti: un villaggio alto-medievale (evolutosi da una prima fase di età ostrogota a una curtis carolingia di IX-X secolo d.C.), l'importante città imperiale e ghibellina di Poggio Bonizio (fondata nel 1155 e distrutta nel 1270) e la successiva Fortezza di Poggio Imperiale, imponente struttura difensiva progettata alla fine del XV secolo da Giuliano da Sangallo su commissione di Lorenzo de' Medici.
Il parco è internazionalmente noto per ospitare lArcheodromo di Poggibonsi, il primo museo all'aperto in Italia interamente dedicato all'Alto Medioevo. Basato sui principi dell'archeologia sperimentale (la verifica di ipotesi scientifiche sul passato attraverso la ricostruzione pratica e l'uso di repliche di manufatti) e della "storia vissuta" (living history), l'archeodromo propone la ricostruzione in scala 1:1 della curtis di periodo franco rinvenuta durante gli scavi. L'iniziativa si configura come uno dei progetti pionieristici di archeologia pubblica (la divulgazione e il coinvolgimento attivo della cittadinanza nella ricerca archeologica) in Europa. Per l'efficacia e il rigore della sua comunicazione scientifica, il progetto ha ottenuto nel 2015 il Premio nazionale "Riccardo Francovich", conferito dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI).
Parco e contesto storico Il parco archeologico e le sue strutture si trovano sulla sommità del colle denominato Poggio Imperiale (Monte Imperiale, anticamente Mons Imperialis), che sovrasta la cittadina di Poggibonsi. Il colle è interamente circondato dalla cinta muraria della Fortezza di Poggio Imperiale, una delle realizzazioni difensive più importanti tra quelle commissionate da Lorenzo de' Medici. Dal colle, che ha visto in passato la costruzione di varie abitazioni e cittadelle fortificate, si possono osservare i castelli di Badia e di Strozzavolpe, oltre che la basilica di San Lucchese, patrono della città. Più in lontananza, è possibile scorgere le torri del comune di San Gimignano, importantissimo centro turistico della zona.
Nonostante l'archeodromo rievochi con le sue attività il periodo compreso tra il IX e il X secolo d.C., le strutture rivelate dai numerosi scavi archeologici sono collocabili in un periodo di tempo molto più ampio: si passa dalle strutture più antiche risalenti al V-VI secolo d.C., fino a considerare la Fortezza di Poggio Imperiale, datata 1472. Grazie ad una collaborazione che ha coinvolto il Comune di Poggibonsi e l'Università degli Studi di Siena, il parco è stato inaugurato nell'anno 2003, dopo circa 10 anni di lavori. Le operazioni archeologiche effettuate dal 1993 hanno portato alla luce i resti di varie strutture abitative di un villaggio alto-medievale, e delle sue varie fasi di evoluzione.
Nell'anno 2014 il Comune di Poggibonsi ha commissionato lavori di ristrutturazione sull'intera zona del parco archeologico: grazie alla costruzione della camminata panoramica, lungo le mura della Fortezza, è oggi possibile visitare tutti i punti del parco con i numerosi pannelli esplicativi. I visitatori hanno la possibilità di percorrere 5 tipologie di percorsi tematici:
Archeologico Storico-architettonico Geologico-morfologico Naturalistico-ambientale Panoramico-monumentale
Servizi e attività didattiche Il Cassero (l'edificio monumentale soprastante la Fortezza di Poggio Imperiale) funge da centro di interpretazione, raccolta documentale e punto di coordinamento logistico dell'intero sistema parco. La struttura ospita una sala congressi, laboratori archeologici e informatici, una foresteria, servizi di ristorazione e un bookshop.
Le attività didattico-culturali e di divulgazione sono coordinate dalla società Archeòtipo s.r.l. (società spin-off accademica dell'Università degli Studi di Siena). L'offerta comprende laboratori di archeologia sperimentale per scolaresche, campi solari scientifici, visite guidate e rievocazioni storiche a tema medievale.
Attività per adulti e laboratori specialistici Oltre alle proposte per l'infanzia, il parco organizza regolarmente corsi formativi e laboratori tecnici rivolti a un pubblico adulto, focalizzati sul recupero dell'artigianato storico e delle discipline archeologiche: Tessitura storica: apprendimento delle tecniche di tessitura tradizionale mediante l'impiego di telai a mano ricostruiti. Sartoria e tintura naturale: studio della moda del XIII secolo basato su fonti iconografiche per la riproduzione di abiti d'epoca e sperimentazione di ricette per la tintura dei filati con elementi vegetali (robbia, guado, zafferano). Scherma medievale: introduzione teorica e pratica alle tecniche schermistiche del Basso Medioevo in condizioni di totale sicurezza. Introduzione all'archeologia pratica: corsi teorico-pratici incentrati sui metodi della ricerca archeologica stratigrafica e della valorizzazione culturale.
Formazione universitaria e Summer School Dal 2015, il Dipartimento di Scienze Storiche e Beni Culturali dell'Università degli Studi di Siena organizza presso il parco la Summer School internazionale intitolata "La materialità della storia: archeologia sperimentale e living history", diretta dal professor Marco Valenti.
Il corso è rivolto a studenti, ricercatori e operatori dei beni culturali, e mira a formare figure professionali specializzate nella gestione di musei all'aperto e parchi archeologici. Durante le sessioni estive, i partecipanti affrontano lezioni teoriche presso il Cassero e partecipano direttamente alla costruzione o manutenzione straordinaria delle capanne dell'Archeodromo (come avvenuto nel 2019 per la capanna C39), apprendendo sul campo le antiche tecniche di carpenteria in legno, impasto della terra e orditura dei tetti in canna palustre.
Archeologia sociale e archeoterapia Il parco è stato tra i primi siti in Italia a sperimentare protocolli di "archeoterapia", integrando le pratiche dell'archeologia pubblica con scopi terapeutici e riabilitativi. In collaborazione con i servizi sociosanitari locali e cooperative sociali, vengono attivati percorsi rivolti a persone con disabilità psichiche, cognitive o sensoriali. Le attività si articolano in due ambiti principali: Attività di laboratorio archeologico: manipolazione, siglatura e restauro assistito di reperti ceramici non diagnostici, simulazione di scavi stratigrafici in ambiente controllato. Pratiche di archeologia sperimentale: coinvolgimento attivo nella riproduzione di antiche tecnologie (lavorazione dell'argilla, tessitura, panificazione), finalizzato alla stimolazione cognitiva, alla manualità fine e alla cooperazione sociale all'interno del gruppo.
Il Centro di documentazione
Aperto nel 2003 e interamente riorganizzato nel 2011 secondo moderni criteri di comunicazione museale, il Centro di Documentazione è situato all'interno del Cassero della Fortezza. Il progetto scientifico e allestitivo è stato concepito per narrare le trasformazioni urbanistiche, edilizie e sociali del sito in modo immediato, rinunciando a tecnicismi e favorendo un approccio di tipo interattivo (secondo la filosofia del "touch the past" ovvero "toccare il passato").
La narrazione si avvale di grandi ricostruzioni illustrate affiancate da fotografie di scavo, plastici ricostruttivi e una selezione mirata di reperti intesi come veri e propri "arredi" della vita quotidiana delle varie epoche. Il percorso espositivo si articola in tre sale cronologiche e una sala polivalente:
Prima sala (L'Alto Medioevo): illustra l'evoluzione del villaggio dal V al X secolo d.C. Accanto ai reperti, ospita la ricostruzione tridimensionale in scala 1:1 dello spaccato di una capanna seminterrata dotata di pavimento in terra battuta, focolare e arredamento interno (pagliericci, pellicce, vasi in ceramica). Seconda sala (Il Basso Medioevo): è dedicata alla fondazione di Poggio Bonizio (1155), al suo sviluppo in comune ghibellino e alla sua distruzione nel 1270. L'elemento centrale è la ricostruzione a grandezza naturale dell'officina di un fabbro del XIII secolo, completa di forgia, incudine e strumenti di lavoro reali che i visitatori possono toccare con mano. Terza sala (L'Età Moderna): analizza la breve rioccupazione di Arrigo VII nel 1313 e, in particolare, la complessa fase di progettazione e cantiere della Fortezza Medicea. Sala Polivalente "Riccardo Francovich": uno spazio modulare progettato per ospitare conferenze, lezioni didattiche, attività seminariali e iniziative culturali del parco.
Gli scavi archeologici Gli scavi archeologici sul colle di Poggio Imperiale rappresentano una pietra miliare per l'archeologia medievale italiana. La prima lunga campagna di scavo, svoltasi tra il 1993 e il 2009 sotto la condirezione scientifica dei professori Riccardo Francovich e Marco Valenti, ha interessato un'area di circa 12 ettari complessivi. Le indagini hanno smentito le fonti d'archivio primarie che datavano la nascita del sito solo alla metà del XII secolo, dimostrando una frequentazione quasi ininterrotta a partire dal V secolo d.C.
Dopo un'interruzione durata sette anni, il Comune di Poggibonsi e l'Università degli Studi di Siena hanno formalmente riavviato le indagini archeologiche sul campo il 3 luglio 2017, con l'obiettivo di chiarire ulteriormente le dinamiche d'insediamento sul colle.
Il villaggio altomedievale (V-X secolo d.C.) La straordinaria importanza scientifica dello scavo risiede nell'aver riportato alla luce, per la prima volta in Italia in modo così esteso, la transizione materiale dall'età tardoantica al pieno feudalesimo attraverso le trasformazioni architettoniche e sociali di un villaggio rurale.
Fase tardoantica (V-VI secolo d.C.) L'insediamento più antico sul colle è costituito da un nucleo di cinque abitazioni di forma rettangolare. Queste strutture vengono definite in archeologia "case in terra" poiché le pareti poggiavano direttamente sul suolo livellato tramite uno zoccolo in pietra e malta di fango, senza vere e proprie fondazioni scavate. A differenza delle capanne delle epoche successive, queste abitazioni presentavano una copertura in laterizi (tegole e coppi) di tradizione romana, a testimonianza di una continuità tecnologica e artigianale con l'età classica. Ai margini delle case si sviluppavano una calcara (fornace da calce), una cisterna, un'area adibita alla macellazione e tracce di campi arati.
Fase longobarda (fine VI - VIII secolo d.C.) Con l'arrivo dei Longobardi, il villaggio subisce una profonda ristrutturazione. Le vecchie "case in terra" vengono abbandonate in favore di capanne in legno a pianta circolare o quadrangolare, parzialmente infossate nel terreno, note come Grubenhäuser (capanne seminterrate). Ogni unità abitativa, di dimensioni comprese tra i 20 e i 50 metri quadri, era dotata di un'area esterna recintata. Nel corso dell'VIII secolo d.C. si assiste a una prima differenziazione sociale: le capanne aumentano di numero e si dispongono attorno a un'ampia corte centrale, suggerendo la presenza di un personaggio di rango egemone (un probabile amministratore regio o esponente dell'aristocrazia locale). L'economia di questa fase si basava prevalentemente sull'allevamento ovino e caprino.