La pagina illustra la storia della pittura in Abruzzo, dalle origini ad oggi.
Le prime testimonianze archeologiche
Le origini si possono benissimo far risalire all'epoca del Paleolitico, quando gli uomini raffiguravano scene di vita quotidiana, per mezzo di incisioni rupestri e in grotte, come dimostrano i casi più interessanti di Balze del Morrone a Sulmona e nella grotta di Piccioni di Bolognano. Si tratta sostanzialmente di graffiti uguali a molti altri rinvenuti in altri siti italiani ed europei, senza originale particolarità, se non quella di ritrarre forme umane e animali fortemente stilizzate.La pittura ad affresco venne introdotta nell'età italico-romana, anche se oggi a causa di depredazioni e distruzioni dei templi pochissimo è rimasto. Dal motivo decorativo più frequente, di cui oggi esistono vari esemplari, la tecnica ornamentale delle architetture prediletta in Abruzzo fu il mosaico. Difatti si hanno gli esempi dei pavimenti e delle pareti musive di Sulmona, delle terme di Vasto, del santuario di Ercole Curino, e delle domus dei seminterrati di Teramo, tra le quali la domus del Leone.
Medioevo Finalmente nell'età medievale la pittura abruzzese poté trovare ampio respiro, a partire dal XII secolo in poi. Accanto ad esempi noti e meglio conservati (come statue dipinte e affreschi), troviamo anche cicli di cui si hanno visioni frammentarie, ma che pure restituiscono la ricchezza e la varietà dei percorsi artistici attivi nella regione. La storia della pittura medievale abruzzese trova negli affreschi di San Pietro a Capestrano, Santa Maria Maggiore di Pianella, Santa Maria di Cartignano a Bussi sul Tirino le prime e significative manifestazioni risparmiate dal tempo, e si parla del periodo compreso tra il IX-XII secolo)G. Matthiae, Pittura medievale Abruzzese, 1969, voci relative. Nel secolo successivo, in pieno romanico e poi nel gotico, e testimonianze si moltiplicarono notevolmente, con cicli istoriati molto più variegati e dettagliati, quali quelli di Santa Maria ad Cryptas di Fossa, San Pellegrino di Bominaco, Santa Lucia di Rocca di Cambio,, voce "Santa Maria ad Cryptas"; M. Chini, Pittori aquilani del '400 in Rassegna d'arte negli Abruzzi e del Molise, 1912 Santa Maria di Ronzano, Santa Maria in Piano a Loreto Aprutino, San Francesco d'Assisi a Castelvecchio Subequo e Santa Maria Assunta di Atri.
Gli studi finora condotti hanno permesso di delineare in maniera sempre più puntuale il tessuto di rapporti e influenze, che collegano i cicli abruzzesi con le esperienze pittoriche extraregionali, siano esse campane, romane, umbre e marchigiane, e nonostante le difficoltà di trovarsi per lo più di fronte a opere anonime, sono state proposte attribuzioni e avanzati nomi che arricchiscono la compagine di magistri finora conosciuti. Nel percorso artistico delineato rientrano anche affreschi del Quattrocento e del Cinquecento, come quelli di Andrea De Litio, che rappresenta il punto di passaggio da arte gotica a rinascimentale.
Pitture romaniche
Incominciando con gli esempi più remoti, che testimoniano il passaggio dall'arte bizantina a quella romanica, l'esempio più interessante è il ciclo dell'abbazia di San Pietro ad Oratorium di CapestranoM. Andaloro, I dipinti murali di S. Pietro ad Oratorium, in Studi sull'arte medievale in Abruzzo, dispense di I. Carlettini, Chieti, Università degli Sturdi "G. D'Annunzio", AA. 1987-88; P. Tenaglia, San Pietro ad Oratorium, Capestrano. Decorazione pittorica prima e dopo il sisma del 2009, Teramo 2011. Esso interessa l'abside e si snoda tra l'arco trionfale, il cilindro e il catino absidale. Ripropone il tipico tema della tradizione romanica d'ispirazione bizantina, ispirato a un passo dell'Apocalisse di Giovanni: sull'arcone spicca al centro la figura di Cristo in maestà circondato dagli Evangelisti e dai due tetramorfi, sotto i quali si dispongono in due ali, i 24 vegliardi dell'Apocalisse, che offrono al redentore coppe d'oro. La figura di Cristo esemplificata, è impostata sul modello iconografico bizantino, seduto sul trono gemmato, e mostra nella mano sinistra il libro del Vangelo. La fascia inferiore dell'affresco è occupata da una teoria di santi benedettini, caratterizzati dalla tonsura e dal codice della Regola.L'opera risale al XII secolo, quando l'antica chiesa franco-longobarda di Carlo Magno, secondo la leggendacfr. il lavoro di Cesare Rivera, Valva è suoi Conti, Bollettino della Società di Storia patria degli Abruzzi, '1925 venne ristrutturata, e queste pitture dal sapore ancora bizantineggiante e orientale hanno numerose analogie con l'abbazia di Sant'Angelo in Formis, riconducibili al clima stilistico degli anni dell'abate Desiderio di Montecassino., che proprio nel 1115 circa giunse negli Abruzzi, visitando le badie di San Liberatore e San Clementecfr. il recente lavoro di Gaetano Curzi Terra e potere. La porta bronzea di San Clemente a Casauria e il suo contesto, Università degli Studi "G. D'Annunzio", Chieti 2012. Le analogie sono soprattutto evidenti nella figura bizantineggiante del Cristo in maestà, con il linearismo marcato per i tratti del viso, gli occhi e la bocca, ma anche per segnare i panneggi. Inoltre sono evidenti analogie anche con gli affreschi di San Vincenzo al Volturno in Molise, abbazia millenaria che per secoli ha tenuto in feudo l'Abruzzo marsicano e aquilano con Montecassino, specialmente nella fascia del ciclo del Martirio di San LorenzoF. Valente, Le pitture della cripta di Epifanio a San Vincenzo al Volturno, 1995.
Stesso caso può dirsi della chiesa di Santa Maria di Ronzano a Castel Castagna. Gli affreschi sono un po' più tardi, realizzati tra il 1181 o il 1281, ma mostrano perfettamente tutte le caratteristiche del ciclo di San Pietro ad Oratorium, anche se Mario Moretti fu il primo a definire il primo caso attestato di ciclo pittorico, che inizia a distaccarsi da questi aspetti di tradizione bizantinaM. Moretti, Architettura medioevale in Abruzzo, pp. 189-191V. Bindi, Op. cit., voce "Santa Maria di Ronzano". Presso il catino absidale nel riquadro più alto è dipinto il Cristo in maestà nell'atto di benedire, in proporzioni estremamente smisurate rispetto alle figure del Tetramorfo che lo circondano, ed egli è avvolto in una corona simile alla mandorla che caratterizzerà la pittura abruzzese rinascimentale di San Silvestro all'Aquila e Santa Maria in Piano a Loreto.Per l'utilizzo decisivamente rosseggiante degli sfondi, caratteristica tipica degli affreschi bizantini, sono state avanzate anche ipotesi di collegamento con il ciclo di affreschi della chiesa di Santa Maria foris portas a CastelseprioE. Carli, Gli affreschi benedettini nell'Abruzzo del XIII secolo, Bollettino d'Arte V, 1939. Il volto dei personaggi, anche di quelli delle tre fasce cicliche di Storie dell'Antico e Nuovo Testamento, con le ultime fasce incentrate sulla vita di Gesù e della Madonna, è chiaramente bizantineggiante, con grandi occhi tondi, espressioni ieratiche e assenti, mancanza di prospettiva e dinamismo, nonché assenza di rapporto bidimensionale tra le figure e i paesaggi disegnati.
Pittura gotica
Il passaggio dal romanico al gotico nell'Abruzzo, nel campo pittorico, è stato molto discusso, e vari sono stati gli accostamenti ai cicli di altre chiese abbazie, come Sant'Angelo in Formis, Santa Maria in Foroclaudio e San Clemente in Laterano a Romacfr. introduzione di Enzo Carli negli Affreschi medievali del XIII secolo in Abruzzocfr. G. Matthia, Op. cit.. Si può anche arrivare a parlare, per il periodo e per i luoghi dove il cambiamento avvenne, di "scuola benedettina", di cui in Abruzzo esistevano molti monasteri, prima dell'arrivo dei monaci cluniacensi e cistercensi. I monaci Benedettini dunque elaborarono il modello bizantino romanico, e mediante gli artisti a cui commissionavano dei nuovi cicli, videro il modello evolversi, spesso sfociando in un vero e proprio eclettismo. E l'Abruzzo naturalmente accolse questo eclettismo, come dimostrano soprattutto i casi di San Pellegrino e Santa Maria ad CryptasE. Bertaux, Due tesori di pitture medieoevali. Santa Maria di Ronzano e San Pellegrino di Bominaco, Rassegna Abruzzese di Storia ed Arte, III, 1899, pp. 107-125, dove gli sfondi dei paesaggi, alcuni tratti delle vesti dei santi, mostrano delle tracce della cultura locale popolare, e dove è principe il concetto tipico regionale dell'abbondanza. La spontaneità abruzzese, nel descrivere i modelli benedettini dei cicli di storie tratte da Antico e Nuovo Testamento, con particolare riferimento ad alcune scene molto care rispetto ad altre, affonda le radici nel IX secolo circa, quando vennero realizzati gli affreschi dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno, da cui nel XII secolo prese avvio lo stile romanico, e poi il gotico, importato dalla FranciaG. Rasetti, Il Giudizio Universale in arte e pittura medioevale abruzzese, Pescara 1935; E. Carli, Affreschi benedettini nel XIII secolo in Abruzzo, nel Bollettino delle Arti, 1939, pp. 442-463.
I cicli pittorici della metà del XIII secolo Dunque al moralismo dei Benedettini e al loro concetto di educazione spirituale e intellettuale, dalla metà del Duecento, con l'arrivo di Carlo I d'Angiò, venne posto il nuovo stile gotico dello sperimentalismo e della ricercatezza del particolare e di nuove forme di rendere la bellezza e la plasticità delle figure, come avverrà specialmente in San Pellegrino di Bominaco. Oltre ai casi più noti, lo stile gotico si diffuse in tutta la regione, anche se a causa dei rifacimenti rinascimentali e poi barocchi, molto si è perso. A cavallo tra romanico e gotico si possono considerare i lacerti di affreschi del monastero dei Benedettini a San Benedetto in Perillis, della Basilica di San Pelino di Corfinio, della chiesa di San Salvatore a Canzano e della chiesa di San Clemente al Vomano a Guardia Vomano, successivamente della chiesa di San Domenico a Teramo, di alcuni cicli della Basilica di Santa Maria Assunta di Atri (poiché il repertorio fu rifatto completamente da Andrea De Litio nella metà del Quattrocento), della chiesa di Santa Maria del Lago a Moscufo e dell'abbazia di San Giovanni in Venere a FossacesiaG. Matthiae, Pittura medievale abruzzese, voci di riferimento per Bominaco e Fossa; cfr. F. Savini, Le pittura medioevali di San Domenico a Teramo. Questi ultimi due esemplari sono di particolare interesse, perché nel primo si riscontrano ancora le tracce del tardo romanico bizantino, nel catino absidale, dove le figure dei santi, più piccoli rispetto al monumentale Cristo in maestà (di cui restano solo i piedi visibili), mentre nell'abbazia di Fossacesia, presso le absidi della cripta, la Madonna col Bambino e il Cristo in maestà rappresentano il prodotto di due artisti diversi: l'uno ancora imbevuto del romanico bizantino, e l'altro di tratti giotteschi, per quanto concerne l'aspetto di alcuni particolari del volto.
Ciclo di San Pellegrino a Bominaco